Scritta da: Alido Ramacciani
in Poesie (Poesie personali)
Angeli
Bambini
lievitano in cielo
senza ali,
"levigherò"
armi di dissenso.
Commenta
Bambini
lievitano in cielo
senza ali,
"levigherò"
armi di dissenso.
A quella ragazza che ha cambiato la mia vita in meglio
a quella ragazza disagiata che ne è fiera
a quella ragazza che riesce a mantenere sempre un perfetto equilibrio
e che nonostante ciò continui ad inciampare
a quella ragazza vivace nonostante tutto
a quella ragazza che ha sempre il sorriso
quel sorriso che riesce ad illuminare un'intera vita
a quella ragazza,
io auguro il meglio
e auguro a me stesso, il ricordo di lei.
Nel mio orticello di famiglia
sono stati piantati due fragili
alberelli da mia figlia.
Sono giovani virgulti ma presto
cresceranno sani e forti, per
adesso sono deboli e spioventi
come due piccoli salici piangenti
in balia del maltempo e degli eventi.
Ma già si vedono i primi teneri boccioli
timidi segnali di incipienti fusti
diventeranno presto come
noci, forti, alti e robusti.
Mostrano già il loro innato istinto
preferendo i giochi interattivi che
risultano sani e stimolanti
sono attratti dai libri per bambini
e conoscono tutti gli eroi positivi
esternano viva intelligenza e
senza musica non sanno stare senza!
Sanno canzoncine, filastrocche e strofette
che senza orecchio musicale non
si può capire che le note sono sette!
Sono sicuro che del loro futuro
saranno veri protagonisti attori
e non dei semplici spettatori
Se buon sangue non mente e
il buongiorno si vede dal mattino
perché in qualsiasi posto li metti
Gioele e Matteo sono due genietti
e ve lo dice uno che il naso fino
l'osservatorio privilegiato e li
osserva spesso da vicino!
In tua dolce compagnia
è bello naufragare
ma lassù per l'universo
siam giunti alla deriva
di un pianeta, ahimè, deserto e,
senza cinguettio di uccelli
né sibilo di vento
manca pure la natura
col profumo e i suoi colori,
non c'è niente da poetar.
E quassù da soli adesso,
non ci si può manco toccar,
l'eternità del tempo,
nostra pena capitale,
sarà dura da scontare
per aver turbato le menti
e tediato finanche i cuori,
tu in veste di donna fatale
ed io con l'ardire del poeta.
Foglio bianco, mani in mano.
Nulla più.
Un bicchiere di vino, poi un altro, e
nulla più.
Basta una risata,
bastano gli amici,
un'estate da vivere e
un traguardo da non raggiungere.
Una corsa al contrario la nostra.
Verso la fanciullezza,
verso un'età che non torna più.
E il vento infuria,
ci spinge con forza verso un presente che vogliamo conservare,
perché da un momento all'altro non diventi passato.
E poi?
Poi nulla più.
Mi risveglio in un presente
che svanisce minuto per minuto.
E dimentico.
Dimentico questi e quei momenti,
come dimenticherò quelli che non ho ancora vissuto.
Calpesto i secondi passati,
attecchiti al suolo un attimo dopo aver sfiorato il mio viso
giungono le stagioni e svaniscono sotto i miei occhi ciechi.
E vorrei afferrare ogni attimo e tenerlo con me, come vorrei afferrare te.
Quel te che non ho mi conosciuto e che forse mai conoscerò.
Ho teso la mano,
eppure non sono riuscita
neppure sfiorare una
delle gocce di pioggia che hanno iniziato
a cadere
dal cielo in lacrime.
Mi chiedo dov'è l'alba ora che è notte
sui miei giorni guardo indietro
e mi accorgo di torcermi il collo
nelle mie mani tutta la potenza dell'infinito
eppure nulla ho mosso?
C'erano sogni c'erano fili semplici
ma nodo su nodo tutto si complica
e sulle mani resta il segno dei fili troppo tirati
sbiadita sparisco nei volti che incontro
così come il mio dentro traballa
in bilico sull'orlo dell'ennesimo cassetto
tutto il fuori dentro di me è tutto
tutto il dentro dentro di me è niente.
La voce del tempo.
Ascolta la voce del tempo
che scorre impercettibile
nel silenzio delle ore avvolte
dei giorni e delle notti
e delle albe, che recano
il ricordo di altre albe perdute
e degli infiniti tramonti.
Lento si leva il profumo
delle ore morte, ma non per sempre
vivono quelle ore,
nei miei sogni
ed è d'amore l'attesa
come note di violino
accordate dal creatore divino
levo gli occhi al cielo,
guardo le belle pleiadi
è lì che si offre tutto l'universo
e in quell'immensità, mi perdo io.
Quante vite sono passate sotto i loro occhi,
sono lì da sempre,
ridenti di notte a farti compagnia
e timide di giorno alla mia presenza.
Ci fanno compagnia,
e noi tra da di loro,
sole e luna,
ci rincorriamo dalla notte dei tempi,
nell'affannosa ricerca di quell'unico istante
in cui ci è dato di sfiorarci,
per poi tornare dolorosamente a riprendere la corsa.
Che terribili destini i nostri,
così vicini così lontani.
Magicamente notte-
un pulsare di stelle
nei battiti del cuore.
Affanni si quietano,
distendendo ora il tempo,
nell'immenso, un silenzio.
Mi parla il mare con i suoi respiri
con battiti di sillabe sugli occhi,
sfiorando quasi sottovoce il cuore.
Ti ritrovo pensiero tra i pensieri,
come tesoro riemerso dall'anima,
e sei bacio di sogno sulle labbra.