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Barzellette


Scritta da: Andrea Calcagnile
in Umorismo (Barzellette)
Un cervo vuole sposarsi, ma non sa con chi, dato che non ama la sua specie. Un giorno andò da una prostituta e le disse: "Ciao cara! Ti piacerebbe sposarmi?"
Lei: "Non ci tengo, visto che faccio un mestiere diverso dal solito".
Il cervo: "Ma ti piaccio almeno?"
Lei: "Sì, un po', pagami, non te ne pentirai".
Il cervo: "Ma io voglio sposarti, stai tranquilla, tanto non mi porrò problemi, visto che ho già due corna abbastanza lunghe".
E lei: "Quindi sei stato tradito spudoratamente per due volte?"
Composta mercoledì 21 febbraio 2018
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    Scritta da: minnie
    in Umorismo (Barzellette)
    Una volta avevo un gallo, bello, altezzoso e battagliero... un giorno passò un tizio e lo vide: bello! Disse, cosa gli dai a mangià... eh? E io, fiera più del gallo: tutto, carne, pesce, tagliatelle paglia e fieno, frutta fresca...
    e quello mi fa: eh, ma che vergogna... con la fame che c'è nel mondo... e se ne andò.
    Poi, passò un altro tizio: bello! Disse, cosa mangia... questo gallo...
    e io: no, niente... quel che avanza... rifiuti, schifezze...
    e quello mi fa: vergogna! Povera bestia, chiamerò la protezione animali...
    poi, venne un altro tizio ancora: bello! Eh... ma cosa mangia di buono... eh!?
    E io: ah, non lo so, gli dò 5 euro... si compra quello che... zzzzz... gli pare...
    Composta domenica 11 febbraio 2018
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      Scritta da: Daniele De Patre
      in Umorismo (Barzellette)
      - Simone: "Mamma, mamma, perché papà lo chiamano cornuto?"
      - Mamma: "Mario, Nicola, Franco, Roberto, Vittorio, Rocco, Giustino, Paolo, Luca, Filippo, Andrea, Bruno, Gianni, Ugo, Michele, Tiziano, Mimmo, Carlo, Sandro, Nino, Dante... se è stato qualcuno di loro a dirlo, non crederci. Ma nemmeno se lo dice qualcun altro; ormai, non posso ricordarli tutti."
      Composta domenica 15 ottobre 2017
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        Scritta da: Vanessa Grassi
        in Umorismo (Barzellette)
        Ieri ho incontrato un amico che mi dice: "Siccome non hai Facebook, prova a farti degli amici al di fuori di Facebook, applicando gli stessi principi."
        Allora tutti i giorni io scendo in strada e spiego ai passanti, che cosa ho mangiato, come mi sento, cosa ho fatto la sera prima, quello che sto per fare, quello che farò domani, gli do delle foto personali mie e della mia famiglia, del cane che ho avuto, di me che sto lavando i piatti e dei miei famigliari che stanno guardando la tv, foto vecchie o appena scattate. Ascolto molto attentamente anche le conversazioni della gente e gli dico: "mi piace!". E sta funzionando! Attualmente ho già 5 persone che mi seguono: 2 poliziotti, 1 psichiatra, 1 psicologo e un infermiere.
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          Scritta da: Alido Ramacciani
          in Umorismo (Barzellette)
          ‘Na signora ‘n po’ troppo ‘n carne;( ‘n carne pe’ modo de di’; se faceva prima a passaje sopra che a giraje attorno ).
          Allora se decide e va’ da ‘l dietaro, pe’ cerca’ d’abbassa’ n po’ ‘l peso. ‘L dietarolo je fa’ ‘na dieta misurata, ‘n base pe’ ‘ l’altezza. Doppo ‘n mese  la signora c’aritorna, ‘l dietaro le mette su la bilancia e se stupisce:
          “ A signo’ com’è pussibile che nun’ha perso manco ‘n chilo ?”  
          “Dotto’, i mi fiji a pranso e a cena lascino sempre quarche avanso e, io pe’ rispetto de chi patisce la fame me le magno; ‘l mi’ marito lascia sempre mal piatto ‘na cazzata, da buttalla me dispiace e me le magno. “ A signo’ perché nun se fa ‘n porchetto?” ” Dotto’ famo a capisse! Io l’avanzi de casa me le magno, ma quelli del porchetto propio noooo!”
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            Scritta da: Giuseppe Esposito
            in Umorismo (Barzellette)
            Il Conte Bernasconi Sforza Rizzoli munifico rappresentante della nobiltà lombarda, ricorrendo il compleanno della moglie Sig. Ra Matilde Aldrovandi di Montefeltro, incarica il proprio l'autista personale Pasquale di preparare la limousine al fine di accompagnarlo in via Montenapoleone di Milano, onde acquistare un degno regalo alla consorte che in passato gliene aveva fatto cenno di gradimento, cioè una pelliccia di cincillà.

            Infatti Pasquale Caputo, autista di origini napoletane, rigorosamente in livrea, ottempera a quanto ordinato dal suo datore di lavoro, tirata fuori dal garage la Isotta Fraschini, fa accomodare il Conte dietro e si dirige verso la meta predetta, cioè la via Montenapoleone di Milano sede della prestigiosa pellicceria Visconti.

            Dopo circa una mezz'ora, il Conte ritorna in compagnia di un commesso della pellicceria che recava in braccio un vistoso pacco confezionato con una splendida carta dorata recanti le insegne del negozio, contenente una favolosa pelliccia di cincillà, come gli riferisce confidenzialmente il gentiluomo che aveva la massima fiducia di Pasquale e lo metteva spesso al corrente delle sue iniziative personali nei confronti della moglie di cui era sempre innamorato.

            Pertanto la scatola con pelliccia viene appoggiata sul sedile posteriore della limousine e Pasquale con il Conte riprendono la strada di ritorno presso l'avita dimora, per fare la sorpresa alla gentildonna consegnandogli l'inatteso ma sospirato regalo della pelliccia in questione, del valore di 50 milioni, come gli aveva sussurrato con complicità, il Conte.

            Egli, nell'uscire dalla villa al mattino, aveva detto alla moglie che si sarebbe portato fuori Milano con Pasquale per badare ai propri affari con alcuni imprenditori e quindi avrebbe pranzato fuori casa. Lei, salutandolo con affetto, gli aveva risposto che avrebbe atteso il suo ritorno annoiandosi con le sue amiche giocando a canasta dopo aver dato disposizioni alla servitù circa l'andamento della casa. Quindi libera da impegni, intimamente pensava ai suoi affari personali, mai immaginando che il marito sarebbe ritornato li a poco, con la sorpresa.

            Pertanto durante il ritorno, Pasquale, visibilmente lieto del nobile e signorile gesto del Conte di cui aveva una smisurata stima, il quale lo aveva messo a parte del suo regalo per la consorte, pregustava già di vedere la gioia della marchesa nel ricevere il prestigioso regalo del marito rallegrandosi con il Conte per la magnifica idea che aveva avuto.

            Quindi tutto lieto di essere latore di cotanto regalo, Pasquale che portava fieramente in braccio il pacco con la pelliccia di cincillà, varcò la soglia di villa Bernasconi insieme al Conte, per dare alla Signora Marchesa il meraviglioso dono offertogli dal marito di cui non voleva assolutamente perdersi l'attimo fuggente.

            Entrambi vagarono per tutta la casa, il Conte chiamando la moglie per nome, ma non rispondeva nessuno. Ma lui era sicuro che la consorte era in casa come gli aveva riferito anche la cuoca, ma non rispondeva da nessun locale della casa né dal boudoir, né dalla biblioteca, né dalla cucina ove la cuoca gli riferisce di averla da poco vista, ma sembrava essere sparita! Al ché gli sorge un dubbio! Magari era tornata a letto per un malore? Ogni tanto aveva un calo di pressione!

            Insieme a Pasquale si recarono in camera da letto per verificarne la presenza. Infatti era lì! Ma sorpresa delle sorprese era a letto con un altro uomo! La Marchesa aveva l'amante! Pasquale esterrefatto, lasciò cadere la pelliccia a terra. Il Conte dopo un attimo di smarrimento, resosi conto della situazione, cercò di riaversi e riprendere la sua abituale imperturbabilità e così proferì:"non ti prendo a schiaffi perché sono una persona molto seria, donna fredifraga e messalina, ti credevo Cornelia madre dei gracchi e invece non sei che una semplice Tiziana popolana! L'ultima parola che vorrei dirti non riesco, perché mi strozza! "Poi rivolgendosi a Pasquale gli disse" Raccogli la pelliccia e portala a tua moglie che sicuramente è più onesta della mia ".

            Figuriamoci il povero Pasquale, che era completamente stralunato dall'evento, ma al colmo della felicità, si precipita a casa con la favolosa pelliccia appena regalatagli per la moglie dal Conte e per dargli la buona novella. Ma anch'egli gira per casa in cerca della moglie:

            - Concettina, Concettina dove sei? -

            Anche sua moglie non risponde, allora la cerca in camera da letto, spalanca la porta e trova pure lui la moglie a letto con l'amante! Situazione Kafkiana! Perfettamente analoga a quella del suo padrone vista poco prima.

            Allora si ricompone, e volendo imitare il Conte che in maniera signorile aveva liquidato la questione, con poche parole,
            che cerca di reinterpretare, sbottando così:

            " non ti piglio a cavici int'ò mazzo pecché song nà persona seria, donna fetosa che non vai mezzalira, ti credevo donna carmela quella che vende i "tracchi" e invece non sei che una semplice "trezzaiola", e l'ultima parola che ti vorrei dire...
            mi rimane in gola, "stronza! -
            Composta domenica 24 dicembre 1989
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              Scritta da: Giuseppe Esposito
              in Umorismo (Barzellette)
              Su una linea urbana di una città italiana sale una donna nera incinta con quattro bambini al seguito dai due ai sei anni. Esprimendosi in italiano dice ai figli indicandogli posti vuoti sul bus "tu siedi là, tu siedi qui, tu mettiti lì. Visto che non c'erano più posti per l'ultimo, nota un signore anziano seduto comodamente che aveva le gambe un po' allargate e occupava un sedile un po' più ampio dei soliti e dice alla bimba più piccola facendosi sentire anche dal signore seduto." Wiki se tu chiedi a quel signore di chiudere un po' le gambe, ci sarebbe posto anche per te accanto a lui". Sentito quanto detto dalla donna di colore, il signore seraficamente così le risponde" Cara signora io le gambe posso sicuramente chiuderle, ma se le avesse tenute chiuse lei al momento giusto, oggi staremmo tutti un po' più larghi, non le pare?
              Composta domenica 24 luglio 2016
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