Poesie personali


Scritta da: criscri
in Poesie (Poesie personali)

Omaggio a Silvan

Dolce, appagato ostaggio
di mani addestrate a stupire,
che digitazioni di dispettosa,
eppur carezzevole illusione,
si scorgono ogn'ra infuocate demiurghe.
Eccovi
moto instancabilmente perpetuo
di carte che frusciano
al docile richiamo di falangi complici
prestigio ch'a truccarsi dispettoso s'adopra
del nome mai svelato di poesia;
sim sala bim
onomatopea sempiternamente fulgida
d'invenzioni ribollenti,
magie che guisa possiedono
di preghiera tenue ma fiera
alla scienza dell'inconsueto.
Freschezza di inviolabili bimbi
Hanno questi conigli sbarazzini
che dal cilindro emergono
ad atavico fascino s'abbevera
stupefacente e arcano
l'illusionismo di un fendere
che mai sarà real fendere
divini corpi di assistenti
racchiuse in un rilucente baule.
qui siamo e resteremo
sul palco indiavolato e amabilmente vergine
a invitar a cena di fantasmagorie mai cesellate
voi e lo stupore che ci è padre e figlio.
Sim sala bim
su velivolo di fantasia incantata si vola.
Composta martedì 26 marzo 2019
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    Scritta da: criscri
    in Poesie (Poesie personali)

    Lacrime sul ponte Morandi

    Respiri senza rifugio evaporano
    tra il ruggir di tremebondi, ancestrali campate
    e un incanutito figlio orfano resta d'un frammento
    ch'a decomporsi va, frantumato dall'aria,
    in polvere umiliandosi.
    Geme l'impotente pur mai doma lanterna
    dileguasi 'l sol dalla pelle di Genova
    e sola l'abbandona alle fauci d'un dolor
    ch'il color serba di quarantatré fruscii d'esistenze
    da sfuggente gaudio strangolate
    e or sul cocchio dell'eterna consunzione
    gemme or cosparse
    dell'aroma d'un ricordo.
    Composta martedì 26 marzo 2019
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      Scritta da: criscri
      in Poesie (Poesie personali)

      Resina

      A intimiditi ramoscelli
      d'irreprimibil speme
      anemico e prostrato m'avvinco;
      l'ancestral corteccia
      che demiurga mi fu e anco madre
      concedendosi va
      a urlanti ruscelli di resina
      iridescente balsamo
      di rifiorito pneuma.
      Irriverente avanzasi
      d'ormai obliati fallimenti l'ordito
      in vitree reminiscenze incastonati
      fin a carezzare
      la dama d'una basaltica follia.
      Divorzian le figlie foglie
      a guisa di baldi tersicorei agitandosi
      dallo spirito violato da Cronos
      dell'incanutito albero,
      d'infantil rugiada assetate
      e d'un fiero, accecante gialleggiare madide
      di rinsaldarsi al tepore della terra
      instancabilmente avide.
      È l'intangibil scienza dell'estinguersi
      che l'afono universo ammanta
      della suprema violazione.
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        Scritta da: criscri
        in Poesie (Poesie personali)

        In memoria di Pino Caruso

        Quel fragor di zagare
        ch'ancestral pelle di Trincaria fiera pervade
        in me giacque e sempiterno giacerà signore
        d'umorismo sano complice
        e d'un intonso e diacronico amore.
        Sicilia mia, d'amarti ogni frammento d'alma mia,
        fu dal vagito mio prim aduso
        so che mai mi oblierai né scorderai quanto t'amai e t'amo,
        tuo Pino Caruso.
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          Scritta da: Roberto Di Nardo
          in Poesie (Poesie personali)

          Cecco

          Roccia di ruvido spigolo
          seduta su terra di spuma
          stanche le spalle si oppongono
          all'onde che vita promette

          resta l'immagine a simbolo
          che niente alla mente frantuma
          dimentica al tempo ed al tuono
          immune per quanto riflette

          l'attimo nasce del rivolo
          che crepa infinita consuma
          laddove la roccia era trono
          rimane un sorriso, poi smette.
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            Scritta da: Luigi Berti
            in Poesie (Poesie personali)

            Oltre la vita

            Mamma ti ricordo con amore
            ti ricordo con affetto,
            sento ancora la tua mano
            che mi tiene stretto stretto.

            In questo giorno son nato
            e il dolore mi percuote,
            non festeggio il compleanno
            ma la morte di mia madre.

            Il destino è stato strano
            nel momento immaginario
            e nel giorno che son nato
            in silenzio mi hai lasciato.

            Io festeggio insieme a te
            e ti tengo un posto vuoto
            lo ricopro con ricordi
            che il tu cuore mi ha donato.

            Non ci sono più le lacrime
            che sovrastano il mio viso,
            le ho tutte emarginate
            e rivestite con il tuo sorriso.

            Ma l'immenso tuo ricordo
            mi regala questo giorno,
            che è stato il tuo più bello
            e con te festeggio quello.
            Composta sabato 23 marzo 2019
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              Scritta da: Carla Vercelli
              in Poesie (Poesie personali)

              Leziosa beatitudine

              Ho imparato dai gatti
              il mimetismo calmo e austero,
              l'autentica ritrosia,
              l'affetto centellinato e vero,
              la memore riconoscenza.

              Ho imparato l'autonomia
              -implicita domanda,
              lo sguardo che seduce
              -riverbero di un regno di malizie,
              lo scatto e la scorribanda
              -estrema saggia irriverenza.

              Ho imparato da loro
              ad entrare ed uscire dalle tenebre,
              l'attitudine
              ad emergere da soverchie mischie

              per sfolgorare in leziosa beatitudine.

              Forgiata nel metallo la mia luce
              è sempre più prossima all'alba

              che ho cercato con le unghie.
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