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Poesie catartiche


in Poesie (Poesie catartiche)

La ricerca

Ho tante parole dentro,
come un vocabolario,
un romanzo o un diario,
qualcuno ancora non mi ha letta,
altri mi hanno solo consultata,
altri credono
di avermi studiata e imparata.

Ho lasciato pagine bianche,
per poter imparare,
ho allegato alle parole,
anche delle immagini per poterle
meglio assimilare.

Ma ho anche lasciato spazi vuoti
dove la mia fragile punta acuminata
si è spesso spezzata,
di tante parole,
cerco e ricerco ancora le definizioni,
di molte altre circolano solo tante voci.

Dimmelo tu che sottolinei
i miei aspetti,
che evidenzi i miei difetti,
dimmelo tu cosa vuol dire vivere!
Io che cerco ancora di scrivere,
Tu sei solo una voce dislessica
che diventa anche anoressica,
Quando ti aspetti da me una ricerca,
ti dimostri solo una fonte incerta.
Composta giovedì 23 gennaio 2014
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    in Poesie (Poesie catartiche)

    Il suono della fragilità

    Sotto i miei passi
    non solo asfalti,
    sui marciapiedi di città
    tappeti di foglie morte
    che svelano una verità.

    Un secco scricchiolio
    è una sensazione che condivido
    come se mi sentissi io stessa
    artefice e vittima della sofferenza
    che riecheggia la mia stessa fragilità.
    Composta sabato 16 agosto 2014
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      Scritta da: Roberta Canu
      in Poesie (Poesie catartiche)

      Il sole della laguna

      Il sole della notte
      Ha la laguna nel cuore.
      Spiriti allegri si muovono
      Come a festa con le teste rivolte
      Alle nuvole.
      Le correnti crescono,
      L'aria è ricca di iodio
      Cosicché il mare possa
      Naufragare meglio.
      Il sole della laguna
      È concettuale, simile
      Ad un segreto che
      Si spiaggia e riceve cure
      Dalle meduse allegre.
      Il sole della laguna è un osservatore colto
      E prega in silenzio.
      Composta mercoledì 15 maggio 2019
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        Scritta da: Laura De Luca
        in Poesie (Poesie catartiche)

        La vecchia Maserati blu

        Ricevi adesso la mia confessione
        oh notte.
        Ruffiana meretrice!
        Tu assolvi financo i diavoli del profondo inferno.
        Ma nel buio non esiston ombre e
        sotto il tuo vestito s'inabissa il niente
        Giro per le tue strade buie
        e vedo quello che nascondi al giorno.
        Gettata ai margini d'un marciapiede sporco
        da un destino che di lei si è fatto beffa
        una donna gracile e malvestita
        spreme dolore da una risata acuta.
        Ride a tre uomini
        che se ne vanno
        dopo aver lasciato nel suo sesso
        seme marcio e inutile violenza.
        La scherniscono con oscenità e risate.
        mentre si allontanano su una vecchia Maserati blu.
        Lei resta sola e ride, ride forte
        ride in faccia al freddo e alla paura,
        Ride sguaiata, volgare, quasi a dar ragione a loro
        e a quegli insulti che si allontanano veloci e festanti insieme al rombo del motore della
        vecchia Maserati blu.
        Scende il tuo silenzio, oh notte, sui protagonisti di questa triste storia e su tutte le storie tristi che non hanno voce.
        Ho voglia di gridare ma la donna gracile e malvestita, come un fantasma, sorge dall'abisso dell'inesistenza, mi guarda e mi fa segno di tacere. "È inutile" mi dice "Io sono stata scritta su questo marciapiede, non su una Maserati!"
        Ride, ride sguaiata e volgare mentre scompare tra le pieghe della sua triste storia.
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          Scritta da: Bryan Finadri
          in Poesie (Poesie catartiche)

          Zeitgeist (Alla ricerca del Senso perduto)

          Lo spirito del tempo
          Colui che vuoto imprime la sua immagine
          Su imparziali cristalli liquidi

          Colui che preme tasti a caso
          Senza alcun senso logico o decenza
          Purché il distratto mondo ascolti la sua voce

          Colui che anonimo è terrorizzato
          Dal vivere e perire
          Nell'anonimato

          E che escogita metodi improbabili
          Barattando la già poca dignità
          Per qualche "like"

          È il perdente servile
          Zittito dalla gerarchia capitalista
          Che frustrato sbraita ingiurie
          Tamburellando la tastiera

          Grida ogni millimetro della sua incolore nullità
          Davanti uno schermo
          Come iena in mezzo al branco
          Urla contro il diverso

          Sputa in viso al debole e all'effemminato
          La sua ignorante malignità
          E su chi è tanto insolente
          Da avere la pelle di un altro colore

          Lo spirito del tempo
          Tecnocratico ed esibizionista perverso
          Che sacrifica il pianeta
          Sull'altare di un'economia antieconomica

          E ride beffardo di grasse risate
          Dell'ingenuità dei sognatori
          E degli utopisti

          Lui che ancora si racconta
          Per poter rasserenarsi
          La favola della crescita infinita

          Uomo moderno
          Affacciato al futuro
          Ciononostante frenato
          Da pregiudizi vecchi di secoli

          Perdi gli anni
          Ciò che cerchi è la dissociazione
          Della mente dal cuore
          Del sentir dalla ragione

          Oltre la noia
          Riempi oggi il tuo vuoto!
          Mettiti in cerca
          Del tuo Senso perduto.
          Composta venerdì 18 maggio 2018
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