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Poesie catartiche


Scritta da: Carmime Di Salvo
in Poesie (Poesie catartiche)
L'araba fenice.
Cos'è l'araba fenice se non risorgere dalle proprie macerie.
Che cos'è se non un cartone animato surreale senza vincitori. Cos'e l'araba fenice se non le proprie miserie, le proprie incapacità. Che cos'è se non il ricordo di Carlo che la nominava in continuazione.
Cos'è se non fare i conti con il proprio passato. Cos'è se non lottare contro i propri demoni. Combattere ogni giorno, smettere di gridare e di usare violenza. Cos'è l'araba fenice se non essere adulti.
Composta venerdì 12 gennaio 2018
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    in Poesie (Poesie catartiche)

    Hana-BI

    Ho finito le lacrime,
    mi rifugio in un fragile paradiso.
    Spero di essere forte da questo momento,
    fino alle porte dell'eterno.

    Mi aspettano poeti estinti e filosofi misantropi
    e chi come me difende il coraggio dei gesti estremi

    non sono spento, il mio cuore,
    nido di vermi, torna a battere
    per amare, amare ancora
    ciò che resta della luce,
    ciò che resta della luce dell'anima

    fiori di fuoco cantano la fine di un giovane spensierato,
    poetiche illusioni, placide tentazioni.
    Voglio superare la luce e spegnermi nel mio sole
    cuore di vastità,
    padrone dell'autunno.

    L'estate sta per finire ed io inizio a costruire
    il mio paradiso di fiori di fuoco.
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      Scritta da: Rosetta.Z
      in Poesie (Poesie catartiche)

      Remare per non cadere

      Alzo lo sguardo nel cielo notturno
      in cerca di stelle o della luna
      ma non brilla più niente lassù...
      anche il sole di giorno,
      si nasconde e si oscura.
      È tutto spento in questo momento
      il firmamento.
      C'è una "piccola barca" che vorrebbe navigare
      ormai da tempo, in cerca di orizzonti migliori.
      Ma il cielo è in tempesta
      Il vento gli soffia contro,
      l'oscurità la sta per sopraffare,
      la nebbia intorno è così fitta
      che sembra quasi la voglia soffocare.
      onde giganti sono pronte a trascinare
      questo veliero giù in fondo al mare.
      Quattro marinai intenti ad ormeggiare,
      remano essi,
      pur non sapendo dove andare
      "Remare per non cadere"
      Perché ahimè sarebbe la fine
      per chi di loro non sa nuotare.
      La tempesta è forte,
      ma sperano che li lasci andare
      e senza arrendersi mai
      continuano a remare
      aspettando "la luce dell'alba" che dovrà
      prima o poi arrivare.
      E questo "mare agitato" si dovrà pur calmare.
      Composta domenica 2 luglio 2017
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        Scritta da: Carlo Tracco
        in Poesie (Poesie catartiche)

        Muto

        Muto; il silenzio triste della mia stanza,
        la cetra spenta nella mia anima; muta è la parola che non ti so dire,
        ma che urla la mia anima nel profondo degli occhi.
        Giace muta la speme del fanciullo che fu un tempo,
        barbariche sono le grida che ho dentro, le lettere che non ho più,
        i ricordi portati via dal tempo.
        Muta come la cornamusa di uno scozzese nelle Highlands.
        Fervente e triste è il rintocco della campana di mezzogiorno,
        quando guardi il vuoto che c'è attorno e non v'è nient'altro che il tempo oltre il muto.
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