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Poesie catartiche


Scritta da: FRANCA COLOZZO
in Poesie (Poesie catartiche)

Strage d'innocenti

Dei barconi la strage fa vittime innocenti,
mentre noi guardiamo cinici e indifferenti,
tra i riti consumistici d'un misero Natale,
che non dona felicità né gioia d'amare.

Nei giorni precedenti le feste il cristiano
crede d'esser misericordioso e umano,
che il Giubileo l'ha reso ancor più buono
e che certo l'attenderà di Dio il perdono.

Poi se un musulmano indifeso affoga
l'ipocrita piange un po', poi si consola
ché in fondo Dio l'ha voluto castigare
d'essere un infedele e può perire in mare.

Questo è il ritornello d'ogni ora:
c'è chi piange e non si rincuora
d'aver lasciato la sua terra avita
d'essere in fuga senza via d'uscita.

E mentre il falso ipocrita tien banco
sui mass media tuona e si fa vanto
d'essere il paladino dei migranti,
altri ancor in mar muoiono affranti.

Della mendace Europa ecco la giostra
che gira invan senza trovar risposta,
ecco l'inferno di sventurati in rotta
e l'ecatombe d'infanti senza sosta.
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    Scritta da: FRANCA COLOZZO
    in Poesie (Poesie catartiche)

    Il rumore delle stelle

    Ascolta del silenzio il rumore,
    anima mia, che cerchi in ogni dove
    del silenzio incantatore
    la rassicurante voce.

    Eppure il silenzio non ha suono,
    se non il rumor delle stelle
    che dal cosmo proviene,
    mentre ascolto del mondo
    l'assordante tuono.

    E m'arrovello e dico:
    "Perché questa voce
    io sola a volte sento
    e nessun altro?"

    Ultima tra le creature
    dell'universo,
    assorta, afferro
    la tua suadente voce
    che su sentieri senza tempo
    mi conduce.

    Amo il tuo richiamo,
    o silenzio, che l'anima mia
    in un'eco riproduce,
    quando di questa Terra
    smorzo l'irata voce,
    senza pace e in guerra.
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      Scritta da: FRANCA COLOZZO
      in Poesie (Poesie catartiche)

      Venerdì, 13 Novembre

      In questo venerdì nero, Parigi,
      ti ammantasti di tenebroso cielo,
      che libertà, eguaglianza e fratellanza
      coprirono d'un pietoso velo.

      Il lume accendi della ragione
      per chi teme la democrazia,
      mentre innocenti vittime
      pregano senza demagogia.

      Del sangue ti tingesti e del dolore
      di giovani uomini e donne,
      la cui vita senza pietà
      fu spezzata come un fiore.

      Contro il disumano terrore
      si levano parole di vicinanza
      a tutto il popolo francese
      per la feroce inutile mattanza.

      In lotta contro la tirannia,
      o francia, hai patito l'oltraggio,
      ancor dopo sharm e beirut,
      d'essere del terrore ostaggio.

      Dallo sconcerto dell'occidente
      e dal grido che vien da oriente,
      si leva lo scudo degli stati contro
      il califfato di religione camuffato.

      Improvvisati paladini di fede,
      che vendon armi di devastazione,
      fomentano contrapposte fazioni
      di potere avide e falsa devozione.

      Degli ipocriti infidi profeti,
      portatori d'odio e distruzione,
      il conformistico rituale assurge
      a paladin d'umana indignazione.
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        Scritta da: Joyeux ipotenusa
        in Poesie (Poesie catartiche)

        Il risveglio di Crono

        Lo percepite, l'Orrore?
        Lentamente nel vibrare notturno costruisce ragnatele d"incubi:
        è cannibale l'Orrore, si ciba dei propri figli, è scattata l'ora:
        Crono ha fame, aiutatelo a darglieli in pasto.
        Figlia della Terra e d'Urano tuo padre, perché glielo consenti?
        Madre, davvero mi allattasti al seno?
        Sostituiscimi con una pietra. Si cibi dell'alabastro il tuo sposo,
        ma salvami! La mia ora è giunta e la nostra anche.
        Già in principio lo avevano predetto le Parche.
        Scioglietevi dai nastri di corda d'arco fresca che ci legano,
        chi è schiavo eterno non ama la libertà, la confonde per tirannia.
        Padre Autentico fa piovere manna, poiché
        Crono ha fame.
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          Scritta da: FRANCA COLOZZO
          in Poesie (Poesie catartiche)
          Normalità

          Cerco Normalità,
          non chiedo troppo
          eppur par voce strana,
          su questa Terra
          che abbraccia la follia
          e che vagheggia
          morte e schizofrenia.

          Sulla luna perché mai
          la ragion volata è via?
          Così fu per Orlando,
          paladino di Francia
          che, per furor d'amore,
          perse lassù il senno.

          Ma quale alato carro
          potrà mai trovar in fondo
          a quei mari senz'acqua
          la ragione che in un'ampolla
          si dimena e annaspa per ritornar
          indietro al nostro mondo?
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            Scritta da: Angelo Minacapilli
            in Poesie (Poesie catartiche)

            Libera la mente (il cuore)

            Figlio della spietatezza,
            trovo un varco per la saggezza.
            Fra lotte continue un guerriero varca la soglia,
            apprende a varcarla,
            il non-ordinario,
            Nagual figlio del conflitto,

            Il vento del nord soffia pagine di Hagakure,
            poesia della guerra per un centro di gravità permanente.
            Nuovi sogni per deserti aridi,
            sfociano in pianti gelidi.

            Nessuna emozione
            eppure nella spietatezza nasce anche il poeta,
            dalla battaglia contro la morte, la pace.
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              Scritta da: FRANCA COLOZZO
              in Poesie (Poesie catartiche)

              La nebbia

              S'addensa rugiadosa
              la nebbia che sale
              dal suolo leggera,
              come del deserto
              la sabbia ogni cosa
              ricopre d'un velo.

              Scorre veloce
              il paesaggio all'ombra
              d'un raggio di sole.
              Galleggia sospesa
              nel vuoto, la sfera
              d'opalino splendore.

              Dal monte vicino
              s'alza gracchiante
              d'un corvo il rumore.
              Solitaria, una foglia caduca
              rinvia della vita
              all'inutile fuga.
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                Scritta da: G. Casarini
                in Poesie (Poesie catartiche)

                Apocalisse

                Quando si spegnerà quel giorno
                il sole e cadran le stelle giù nel
                mare sol fuoco celeste e gorghi
                di acque violente spaventosi
                avranno sulla terra il lor dominio
                non più nei campi con messi un
                tempo e frutti a rallegrar l'umana
                specie che da allor vagherà nella paura
                e nel terror dolente in attesa misera
                della accorrente fine e un sol destino
                tutti avvolgerà e non vi saranno sconti
                né favori o soprusi e raccomandazioni
                che le imploranti forti voci dei potenti
                e del più debole dei miseri il gridare
                saranno un unico terrificante grido di dolore.
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