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Poesie catartiche


Scritta da: Marco Sette
in Poesie (Poesie catartiche)

Saranno diversi i giorni e il mondo intero

Sarà diverso il respiro, lo sguardo che affonda nel buio
sarà diverso il tocco e la pelle, saranno diversi i baci
ogni bacio sarà diverso
sarà diverso il raggio di sole, il bagno di luce
le parole che diciamo, ogni canto ogni grido
sarà diverso il cielo e il vento, le onde impazzite
sarà diverso il sonno e l'odio, sarà diverso il male
la gioia e ogni singolo ricordo.
Saranno diversi i giorni e il mondo intero
tutto sarà diverso piccola mia, sarà tutto diverso.
Ora dormi.
Non soffrire.
Non pensarci.
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    Scritta da: Dario Pautasso
    in Poesie (Poesie catartiche)

    E lei non c'era

    Mi svegliai, ricordo era un Martedì
    e colsi subito il sapore amaro della tristezza
    rimasi a letto per ore
    non credo avrei potuto fare diversamente.

    Fuori c'era un sole che appariva opaco
    i miei gatti dormivano e dormivano
    sembravano non dovessero svegliarsi mai
    nessuno dei due venne a chiedermi un buffetto
    la tv mandava in onda programmi così deprimenti
    che la tenni accesa solo perché la mia angoscia avesse una compagnia

    Mi alzai per bere, l'acqua aveva un gusto rancido
    mi sedetti un attimo sul divano,
    inserii The Wall dei Pink Floyd nel pc
    ma quel suono che tanto amo
    annodava la gola

    e lei non c'era

    e il telefono non emise un suono in tutta la giornata
    ed ero solo al mondo
    e i cani non abbaiarono
    e non una voce di bambino filtrò dalle finestre
    non un canto d'uccello

    e lei non c'era

    ma non mi riuscì di far scendere una lacrima di catarsi
    mai, finché fu sera
    e la luna taciturna e sottile guardava minacciosa
    e le stelle cadenti scappavano fugaci
    sembravano puntare altrove
    altrove altrove

    infine venne la notte
    e i sogni erano severi
    mi scuotevano irreprensibili
    e finalmente sorse il sole
    e tutto riprese come sempre
    ma quel giorno, quel martedì
    lo ricordo,
    il mondo non si voltò mai dalla mia parte.

    Poi, lei non c'era.
    Composta mercoledì 16 settembre 2015
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      Scritta da: Dario Pautasso
      in Poesie (Poesie catartiche)

      Buio e miele

      Dipingi ancora le mie giornate
      con la pennellata lieve delle tue
      mani nelle mani mie.
      Non ti chiedo molto per
      ritrarre un po' di colore, vedi?

      Lanciami nell'incompresa speranza
      e se devi raccogliermi pulcino
      qualche volta, non temere!
      Io saprò ancora volare
      nel tuo incondizionato abbraccio.
      Volerò un po' più alto,
      o un po' più basso.
      Ma volerò, e tu con me.

      Perché il petto si chiude al bello, talvolta.
      Sì, lo ammetto, talvolta, si chiude.
      E mi devo concedere solitario
      alla lotta eterna dell'io.

      Amore, non voltiamo più le spalle
      all'incompreso. Siamo uccelli, siamo gialli girasoli,
      volti al sole nel giorno più bello.
      Non tutto può essere ammissibile alla mente.
      Ragiona sul sentimento e avrai scordato il sentimento.

      Facciamo di mille errori grano per per le stagioni buie
      e non sperpero di gioia,
      non abbattimento di volontà.

      Facciamo sbocciare fiori
      dove tutti si aspettano il freddo dell'inverno,
      nelle lande dove apparirebbe impossibile,
      lasciamo intercorrere un fascio di luce
      tra i nostri visi che, giocosi,
      tornano a specchiarsi.
      Occhi tuoi nei miei.
      Cielo e terra.
      Composta lunedì 31 agosto 2015
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        Scritta da: Dario Pautasso
        in Poesie (Poesie catartiche)

        La mia tristezza

        Prova a chiedere ad un bambino
        cosa non vada,
        perché stia piangendo:
        allargherà le braccia,
        scuoterà la testa,
        piangerà, dirà: "non lo so",
        "ho paura".

        È la tristezza.

        Io talvolta mi aggiro
        muto come una tomba,
        le gambi tremanti.
        "Cosa c'è che non va?".
        "Sono un bambino", vorrei dire.
        Ma allargo le braccia,
        e sussurro "ho paura".

        È la mia tristezza.
        Composta giovedì 16 luglio 2015
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          Scritta da: Elcoche
          in Poesie (Poesie catartiche)
          Ti ho incontrato stanotte, nei miei sogni agitati, ti sentivo pervadermi e riempirmi di fuoco.
          Il nostro incontro è stato senza respiro, il tuo calore mi bruciava in modo così continuo da divenire soffocante.
          Cercavo di sfuggirti, poi ad un tratto ho compreso che non avrei mai potuto continuare senza di te.
          Dopo la tua iniziale richiesta è diventata un obbligo:
          "Raffaele ho deciso di spossarti".
          Grazie caldo estivo.
          Composta lunedì 29 giugno 2015
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            in Poesie (Poesie catartiche)

            Esodo

            Al cospetto dell'umana reliquia risuona l'inno della carità,
            senza frequenza sbocciano, sparse, rose cangianti
            e la logica, macchina autofaga, adora e sconsacra l'assenza.

            Per caso, o meglio, per probabilità mi ritrovai,
            solo, nel transetto dei miei pensieri.
            Davanti al tabernacolo mi offrii monumento e immolai il mio estro
            per cercar l'uomo di fronte al Dio fattosi scienza.
            All'ombra dei cipressi e delle foglie verdi
            scorsi in me la fronda olifera e la fiamma liquida
            al cui cospetto l'anima esonda e scinde
            in funzione al progresso.

            Bisecato, vidi la sinistra, macchina
            e schema del fabbro di Abdera
            che gli uni scioglie dai moti complessi,
            lottare armata nel rituale.
            La destra, consacrata a Dioniso,
            adagio si astrasse dal foro in simposio
            con trascendenza inumana.
            La croce predominante prese il controllo del simulacro e infuse il flegma,
            cinse gli arti con fili elettronici e condensò la sinfonia dell'esistenza
            nelle scale gemelle, così che la triforza esplicasse lo scito oltre l'alchimia del diamante.
            Ma una volta rivelato l'arcano biologico, come ricompensa alla lungimiranza,
            ebbi in dono un nuovo mondo e con esso abbinata di lui l'ignoranza.
            La croce rimasta, senza volto o umana sembianza,
            come un fiore appassito ubriaco d'acqua,
            presa dal moto di provvidenza,
            perse la luce, spezzò la lenza,
            porse il suo verso, lo accostò al mio,
            prosa ispirata, una parola, un mezzo, un fine: "Io,

            vittima dell'umana dialettica,
            senza d'alcun vero o percezione,
            qui albergo e animo intima, isolata, quest'anima eclettica.

            Tra le virtute e i valori persi
            spargo lancette di tempo e speme.
            Raccolgo tra spine e perduti canti
            il frutto proibito dell'episteme.

            I', a tua immagine e condizione,
            do fine al dato e, mirando al progresso,
            traccio il potere d'evoluzione.

            I' soffio candele costantemente,
            senza giudizio, Bisogno Divino.
            Chi mente mi vede e chi crede mente."

            La mente a volte rinasce ignea dalle ceneri dell'oblio,
            ma una sfinge assopita che risorge chimera
            è cieca del mutamento e guarda avanti.
            Io mi voltai indietro
            a cercar nel buio dei ricordi l'ombra del sogno perso nell'esodo.
            Nessun rumore negli occhi.
            Lontano, oltre l'orizzonte dei miei eventi, albeggia, ancor tenue ma esistente,
            la legge vigente del Dio che cosciente annebbia lontane le vie che non presi.
            Composta lunedì 22 settembre 2014
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              Scritta da: Dario Pautasso
              in Poesie (Poesie catartiche)

              I miei ricordi

              Se volete sapere come la ricordi
              non cercate nei miei pensieri
              cercate nel futuro della mia nostalgia.
              Lì, al cader del sole
              vedrete una mano quasi tonda
              quasi impubere
              portare un dito di capelli
              dietro l'orecchio involuto e sereno.
              Un fiore vi germoglierà
              tra d'immezzo
              giallo come un ranuncolo selvatico.

              Capelli di rame, brace viva, foglie d'autunno.

              Oh com'è calda la nostalgia
              con i suoi mirati ritagli
              le sue sottigliezze scorrette,
              com'è ingiusta nell'escluder i difetti
              dietro la sua mano sempre tesa
              aperta d'innanzi allo sguardo.

              Ma è lì che dovete cercare
              se volete sapere come la ricordi.

              Occhio di terra, d'oliva, e di mare burrascoso
              occhio liquido di stagno
              bocca ampia, tesa a cercare...
              fronte acuta.
              Molta intelligenza e bisogno di sicurezza:
              binomio di sconfitta.
              Amore.
              Binomio di sconfitta.

              Ti auguro di perdere in trionfo,
              che il suono delle fanfare però
              non spazientisca il germe
              della mia inedia. sol questo!

              Lascia che il passato si faccia tale
              mentre anche la nostalgia
              si avvicina, irriverente,
              a portarmi via dal futuro
              i miei ricordi di te.
              Composta sabato 30 maggio 2015
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                Scritta da: Gianluca Cristadoro
                in Poesie (Poesie catartiche)

                Maschere

                Giocavo ad intristirmi con la maschera della giovinezza.
                Nulla intaccava l'ironia e la forza che a tutto rimediavano.
                Ma poco alla volta le maschere lasciano il segno
                e ci assomigliano, mentre il fuoco rimane vivo per combattere.
                E ne indossiamo un'altra, allegra e irriverente,
                mentre ricuciamo gli strappi e leniamo le ferite.
                Composta mercoledì 20 maggio 2015
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