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Poesie catartiche


Scritta da: FRANCA COLOZZO
in Poesie (Poesie catartiche)

Il rumore delle stelle

Ascolta del silenzio il rumore,
anima mia, che cerchi in ogni dove
del silenzio incantatore
la rassicurante voce.

Eppure il silenzio non ha suono,
se non il rumor delle stelle
che dal cosmo proviene,
mentre ascolto del mondo
l'assordante tuono.

E m'arrovello e dico:
"Perché questa voce
io sola a volte sento
e nessun altro?"

Ultima tra le creature
dell'universo,
assorta, afferro
la tua suadente voce
che su sentieri senza tempo
mi conduce.

Amo il tuo richiamo,
o silenzio, che l'anima mia
in un'eco riproduce,
quando di questa Terra
smorzo l'irata voce,
senza pace e in guerra.
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    Scritta da: FRANCA COLOZZO
    in Poesie (Poesie catartiche)

    Venerdì, 13 Novembre

    In questo venerdì nero, Parigi,
    ti ammantasti di tenebroso cielo,
    che libertà, eguaglianza e fratellanza
    coprirono d'un pietoso velo.

    Il lume accendi della ragione
    per chi teme la democrazia,
    mentre innocenti vittime
    pregano senza demagogia.

    Del sangue ti tingesti e del dolore
    di giovani uomini e donne,
    la cui vita senza pietà
    fu spezzata come un fiore.

    Contro il disumano terrore
    si levano parole di vicinanza
    a tutto il popolo francese
    per la feroce inutile mattanza.

    In lotta contro la tirannia,
    o francia, hai patito l'oltraggio,
    ancor dopo sharm e beirut,
    d'essere del terrore ostaggio.

    Dallo sconcerto dell'occidente
    e dal grido che vien da oriente,
    si leva lo scudo degli stati contro
    il califfato di religione camuffato.

    Improvvisati paladini di fede,
    che vendon armi di devastazione,
    fomentano contrapposte fazioni
    di potere avide e falsa devozione.

    Degli ipocriti infidi profeti,
    portatori d'odio e distruzione,
    il conformistico rituale assurge
    a paladin d'umana indignazione.
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      Scritta da: FRANCA COLOZZO
      in Poesie (Poesie catartiche)
      Normalità

      Cerco Normalità,
      non chiedo troppo
      eppur par voce strana,
      su questa Terra
      che abbraccia la follia
      e che vagheggia
      morte e schizofrenia.

      Sulla luna perché mai
      la ragion volata è via?
      Così fu per Orlando,
      paladino di Francia
      che, per furor d'amore,
      perse lassù il senno.

      Ma quale alato carro
      potrà mai trovar in fondo
      a quei mari senz'acqua
      la ragione che in un'ampolla
      si dimena e annaspa per ritornar
      indietro al nostro mondo?
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        Scritta da: Angelo Minacapilli
        in Poesie (Poesie catartiche)

        Libera la mente (il cuore)

        Figlio della spietatezza,
        trovo un varco per la saggezza.
        Fra lotte continue un guerriero varca la soglia,
        apprende a varcarla,
        il non-ordinario,
        Nagual figlio del conflitto,

        Il vento del nord soffia pagine di Hagakure,
        poesia della guerra per un centro di gravità permanente.
        Nuovi sogni per deserti aridi,
        sfociano in pianti gelidi.

        Nessuna emozione
        eppure nella spietatezza nasce anche il poeta,
        dalla battaglia contro la morte, la pace.
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          Scritta da: FRANCA COLOZZO
          in Poesie (Poesie catartiche)

          La nebbia

          S'addensa rugiadosa
          la nebbia che sale
          dal suolo leggera,
          come del deserto
          la sabbia ogni cosa
          ricopre d'un velo.

          Scorre veloce
          il paesaggio all'ombra
          d'un raggio di sole.
          Galleggia sospesa
          nel vuoto, la sfera
          d'opalino splendore.

          Dal monte vicino
          s'alza gracchiante
          d'un corvo il rumore.
          Solitaria, una foglia caduca
          rinvia della vita
          all'inutile fuga.
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            Scritta da: G. Casarini
            in Poesie (Poesie catartiche)

            Apocalisse

            Quando si spegnerà quel giorno
            il sole e cadran le stelle giù nel
            mare sol fuoco celeste e gorghi
            di acque violente spaventosi
            avranno sulla terra il lor dominio
            non più nei campi con messi un
            tempo e frutti a rallegrar l'umana
            specie che da allor vagherà nella paura
            e nel terror dolente in attesa misera
            della accorrente fine e un sol destino
            tutti avvolgerà e non vi saranno sconti
            né favori o soprusi e raccomandazioni
            che le imploranti forti voci dei potenti
            e del più debole dei miseri il gridare
            saranno un unico terrificante grido di dolore.
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              Scritta da: Dario Pautasso
              in Poesie (Poesie catartiche)

              Normale

              Quando hai paura e non sai perché
              quando tutto ti infastidisce
              quando un cruccio diventa un peso insopportabile
              quando cerchi tenerezza senza voler rinunciare alla tua solitudine
              quando anche alzarsi è una fatica troppo grande
              beh, in quei casi, sì, sei normale.

              Sei normale se soffri d'amore fino a tremare
              se il petto ti si chiude per una sconvenienza
              che chiunque giudicherebbe leggera
              ma non tu.
              Non sei normale se tutto questo non accade
              se procedi sempre sicuro sulle macerie, dico
              no! Non sei normale.
              Se non piangi, se non urli, se non scuoti le fronde
              pesanti dei tuoi pensieri
              dimmi tu, come ti senti?

              Se in certi momenti vorresti sparire
              se in altri morire
              ecco, io dico, è normale anche questo.

              Se desideri mostrarti al mondo mentre tutt'attorno
              esplodono le bombe
              ti pare normale?

              Fai di te il meglio che puoi
              ma, Dio, lascia perdere i confronti:
              non è normale.
              Composta sabato 13 giugno 2015
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                Scritta da: ROBERTO POZZI
                in Poesie (Poesie catartiche)

                L'armadio senza chiave

                Se sbagliare è umano,
                devo avere oltrepassato il limite
                concesso dall'onnipotente Dio
                credendo di potere di cambiare
                la natura che lui mi ha donato.

                Assecondando le dottrine di una chiesa
                da secoli svuotate della compassione
                del suo umano e divino creatore,
                come l'ennesimo Giuda rinato
                ho tradito me stesso.

                Rinnegando la consapevolezza dell'essere,
                ho lottato per decenni contro il fato
                che mi conduceva verso l'accettazione
                di un originale ma odiata diversità,
                ho rinchiuso nell'armadio senza chiave
                quella parte che illuminava
                la mia anima persa.

                Il disprezzo verso quell'innominabile frammento
                di una personalità da dover annientare
                aveva quasi distrutto il mio vitale istinto,
                finché ho compreso l'assoluta verità:
                nessuno ha il diritto di erigersi a padre eterno,
                distruggere chi sei sempre stato
                e chi sei destinato a diventare.
                Composta giovedì 1 ottobre 2015
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