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Poesie di Alessandro Petrelli

Scrittore e Fisioterapista, nato giovedì 19 aprile 1990 a Lecce (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: Alessandro Petrelli

#17

C'è ancora impresso il tuo sorriso
tra le stanze della casa,
e tra il vociare dei tuoi amici
a tratti è come udirlo ancora.

C'è quel numero un po' ovunque,
nelle case e dentro i bar,
o indelebile sui corpi
di chi non lo accetta mai.

C'è il tuo posto in mezzo al campo,
non occorre un sostituto,
è la tua carica a bastare
ad altri mille incontri ancora.

C'è il vigore dei tuoi abbracci,
e se ne avverte la pressione,
e sulla pelle anche il calore,
e sui vestiti anche l'odore.

È ancora tutto ben disposto,
in cameretta e nei tuoi spazi,
ogni tua cosa sta al suo posto
e non hai modo di adirarti.

C'è la tua squadra ogni week end
e tu la segui e vince ancora,
c'è la tensione e la speranza,
la porta chiusa della stanza.

È tutto come lo hai lasciato,
perché non lo hai lasciato mai,
persino quando il dubbio è tanto
sei solo nella stanza a fianco.
Alessandro Petrelli
Composta lunedì 15 aprile 2019
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    Scritta da: Alessandro Petrelli

    Non ho mai sentito freddo

    Fuori dal tuo corpo
    e non ho mai sentito freddo,
    nemmeno negli inverni che sei brava a riscaldare;
    e neanche nelle notti
    ove il senno ancor non viene,
    e tu non sei maestra e mi hai coniato con la lode;
    e mai sei rimatrice,
    chi ti chiede quell'immenso?
    che svela una poesia che proprio mai saprò imitare;
    e parlan di egoismo,
    che nessuno si discerne,
    e tu sperperi vita per quel ché non ti appartiene.
    Non ho mai sentito freddo,
    e nemmeno una paura,
    che in mezzo ad ogni guerra mi recinti e sei trincea.
    E fendono il cordone,
    strillo il pianto del diniego,
    leggo l'indice col palmo, scorgo te, niente più freddo.
    Alessandro Petrelli
    Composta martedì 20 novembre 2018
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      Scritta da: Alessandro Petrelli

      Torre dell'orso

      Se i primi amori
      calpestando la tua sabbia ho incontrato,
      e la spensieratezza di non aver doveri,
      che la scuola o il lavoro eran lontani,
      sazio ogni giorno dei tuoi lauti averi.
      E intorno, in alto, a fissarci invidioso
      allunga la mano: ti vorrebbe il mondo;
      la torre zelante, il rivolo dolce
      e i mezzi busti premurosi in fondo.
      E il tempo corre, risoluto,
      col suo movente mi porta via,
      e ad ogni mio rimpatrio
      fisso il tuo corpo e ritorni mia.
      Riecco i pensieri, se contrastanti,
      di contentezza o immotivato rancore,
      calpestando la tua sabbia poi lo rincontro,
      è tutt'intorno, il mio primo amore.
      Alessandro Petrelli
      Composta domenica 18 novembre 2018
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        Scritta da: Alessandro Petrelli

        Se dovesse finire

        E se dovesse finire
        che si spenga il sole
        che nessuno possa più guardare il tuo viso sorridere come l'ho visto io,
        che a confronto il sole sembrava già spento.

        Se dovesse finire
        che detonino le stelle
        che chi vorrà starti a fianco nella notte non abbia nulla da mostrarti,
        come quando le ammiravamo insieme e paragonate a te erano il vuoto.
        Alessandro Petrelli
        Composta giovedì 19 luglio 2018
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          Scritta da: Alessandro Petrelli

          Ora che c'è il suo viso

          Come sarà, nell'avvenir, guardare il cielo?
          se nella somma grazia ai suoi iridi mai ha retto.
          Come sarà la coltre bianca giù in giardino?
          se nel candore immenso ben più niveo c'è il suo viso.
          E quel frumento aureo sopra cui rasenta il vento,
          se sfioro i suoi capelli, a malincuor, commette plagio.
          E il mondo che encomiate, se quel sole ve lo scalda,
          ostento il cuore mio, così da voi è perenne inverno.
          Alessandro Petrelli
          Composta venerdì 2 marzo 2018
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            Scritta da: Alessandro Petrelli

            Anime fiduciose su binari controcorrente

            È un'attesa perenne su banchine affollate,
            e i treni passano veloci,
            con anime confuse e su binari tortuosi.
            Sulle indicazioni sbiadite cospargiamo speranza,
            creduli di cambiare,
            per l'ultima volta,
            pensieri mutevoli come la rotta.
            Sorvoliamo passanti con anime affini,
            tralasciamo banchine su paesaggi verdi,
            siamo noi a scegliere oppure siamo scelti,
            da orizzonti ingannevoli e scenari apparenti.
            Con valigie pesanti e percorsi da rifare,
            ascoltando consigli su come sbagliare,
            con speranza ostinata o illusione insistente,
            siamo anime fiduciose su binari controcorrente.
            Alessandro Petrelli
            Composta lunedì 5 febbraio 2018
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              Scritta da: Alessandro Petrelli

              Ora che il sole più non vedi

              Sarà che ad ogni mio risveglio,
              manca un peso sul mio petto,
              e l'attenzione a non destarti,
              ora che dormi e non vi è fine.
              Sarà che quando sono a letto,
              e sto avvinghiato alla parete,
              e resto scomodo per ore,
              so che tu prendi il tuo spazio.
              Sarà che ad ogni nuovo sonno,
              il tuo cuscino perde odore,
              ed ogni volta che si attenua,
              aumenta il buio della notte.
              Sarà che quando ceno stanco,
              e il sugo tinge la divisa,
              un riso in casa scoppia ancora,
              forse è nella stanza a fianco.
              Sarà che i quadri alle pareti,
              che sceglievi per colmare,
              davano un senso di pienezza,
              che ora è il vuoto più totale.
              Sarà che ad ogni inizio luglio,
              ora che il sole più non vedi,
              credo che lui ti scotti ancora,
              e porto creme nella sporta.
              Sarà che quando torno in casa,
              e cerco intorno e non ti trovo,
              e la tua voce non mi chiama,
              ed ogni sera allora muoio.
              Sarà che questa lunga attesa,
              è un vento gelido e io tremo,
              e non so se mi aspetti ancora,
              oltre quel mare, oltre quel cielo.
              Sarà che quando viaggi in due,
              dopo una vita, ti dimezzi,
              è come avere un solo corpo,
              e se vai via, si muore insieme.
              Alessandro Petrelli
              Composta mercoledì 12 luglio 2017
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