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Poesie catartiche


Scritta da: Joyeux ipotenusa
in Poesie (Poesie catartiche)

2Q16

Prendimi il palmo e osserva:
ci sono due lune nel cielo!
Archetipici incontri di smarriti sulla terra.
Non c'è più niente che io tema,
se tu e io ci teniamo per mano.
E tu chi sei, sconosciuto? Amico o nemico?
Fratricida? Miserabile? Disumano?
Un'unica forza unisce infiniti mondi, cito.
Ignoto fratello osserviamo l'incognita nel cielo.
Ogni falange può riposare nel vuoto delle altre due
se solo introducessi le mie mani nelle tue.
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    Scritta da: FRANCA COLOZZO
    in Poesie (Poesie catartiche)

    Lettera a Giulio Regeni

    Gocce disperse
    di sogni cristallizzati,
    forse mai nati
    sulle sponde di ieri,
    diaspore di pensieri
    nella mente affastellati
    frugo e non trovo
    e cerco invano
    giustizia per chi
    all'arbitrio del tempo
    il suo corpo spento
    lascia al silenzio
    d'uomini ignavi.

    E tu, Giulio, che
    brancoli nel buio
    di tenebre oscure
    senza giustizia,
    tu sai e taci,
    muta presenza
    nei ricordi cari
    o in chi insegue
    il tuo sentiero,
    aspro di pace,
    dove volti mendaci
    ti copron di torture.

    Il tuo sguardo
    appare lucido e franco
    sui sentieri a rischiarar
    l'ingiuria della vita
    e sol chi t'ama
    vede in fondo una luce,
    sfocata e lontana
    in fondo a un pozzo
    di menzogne truce.

    Giovane guerriero,
    non cedere alla sorte dell'oblio
    or che il mondo infame
    chiude gli occhi e non vede,
    perché non vuole,
    sangue e morte
    e della Siria il grido
    verso il cielo
    a un Dio sordo
    e muto come
    noi esseri mortali.
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      Scritta da: FRANCA COLOZZO
      in Poesie (Poesie catartiche)

      In marcia

      In marcia con lacere scarpe
      e piedi piagati, al proprio fato
      delusi e abbandonati.

      Donne e bambini,
      vecchi e malati,
      avanzano senza fiato.

      In marcia van
      verso l'illusoria meta
      dall'Europa tracciata.

      Era come un faro
      falso di luce,
      effimero e non vero.

      Copia brutta e sbiadita
      di Lampedusa,
      piccola isola amica.

      In chi marcia,
      deserto or è nel cuore
      senza trovar sosta e pace.

      Europa, smorta di memoria,
      braccia conserte tieni
      e muri elevi ancora.

      Seminasti odio e serri
      or gli occhi orbi
      alla vergogna della gogna.
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        in Poesie (Poesie catartiche)

        Dolore

        Il dolore ci tocca nel punto in cui Dio si abbassa
        per elevarci oltre una coltre di nubi sparse
        Il dolore arrangia il nostro cuore
        con note solenni
        e ci costringe ad inchinarci ad un demone portato dal vento
        che si prende cura di noi
        e fatica a stare silente.
        Il dolore è un sospiro
        fra un bicchiere di vino
        e una sigaretta
        ma quel gemito ci costa caro
        più di ogni altra cosa al mondo.
        Getto via questo mio tormento
        e ti dedico questa poesia
        perché smetta di essere soltanto il mio demone
        e la tua presenza si faccia carne viva.
        Composta sabato 23 aprile 2016
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          Scritta da: Giuseppe Valenti
          in Poesie (Poesie catartiche)

          Malovizio

          Cercano soldi disperatamente
          ingannando spesso la gente
          lavorano come animali
          ma finiscono sempre come i maiali.
          Quando la loro roba è pura
          credono di non avere più paura.
          Percorrendo la strada più buia
          vengono presi dalla furia.
          Tutto questo faticare
          per un corpo da sballare.
          Che sia un giovane, un padre o un adolescente
          questo è il percorso di un demente.
          Meglio mendicanti in buona fede
          che drogati come prede.
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            Scritta da: Luca Vitali Rosati
            in Poesie (Poesie catartiche)

            Il fiume

            Arno sei una lagrima
            del monte Falterona,
            ché lungo il tuo corso
            sparisci e riappari e
            dividi i tui popoli,
            riuniti poi dai ponti.

            E quando in Firenze entri
            il tuo colore muta,
            sì anche il tuo olezzo
            diviene nero assai,
            dai peccati macchiato
            (mostri fan capolino)
            uscendo poi illibato e
            tranquillo continuare
            dopo, anno dopo anno,
            lungo il tuo corso.
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              Scritta da: Luca Vitali Rosati
              in Poesie (Poesie catartiche)

              L'albero

              Immobili, ma non immutabili,
              l'albero e il tempo, come due concetti,
              sì diversi, come i rami: mobili.

              Osservano la vita d'imperfetti
              uomini: la nascita in primavera,
              poi la gioventù gioviale in estate,
              la maturazione e il decadimento
              in autunno e nel gelido inverno.

              L'albero invero non muore, rinasce
              sempre, ogni anno, diviene eterno,
              libero da amore e umane angosce.
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                Scritta da: Luca Vitali Rosati
                in Poesie (Poesie catartiche)

                Nella stanza

                Ascolto i rombi è l fumo delle auto,
                ché distante sono, e un uomo astuto.

                Ascolto il fastidio di una zanzara;
                è così vicino, musica rara.

                E ascolto il silenzio,
                mentre dentro bercio.

                Vedo il foglio parziale illuminato,
                ò l nero trapassato del vicinato.

                Tocco i tuoi capelli inesistenti,
                che ardono come legnami ardenti.

                Ti guardo, o figura non reale!
                Né so quando tu sarai un ideale.

                Assaporo la sigaretta accesa
                e la mia vita cotanto derisa.

                Penso alla mia vita scorrevole
                come i tic tac, come se fosse un male.

                Allora sento il tempo compianto,
                del passato l'idea di disincanto.
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                  Scritta da: Joyeux ipotenusa
                  in Poesie (Poesie catartiche)

                  Raskol'nikov

                  L'ascia piange il sangue della vecchia e dell'innocente,
                  ne ride l'agente, sorride la gente; tu lascia che
                  nuoti febbricitante nelle acque del mar Rosso.
                  L'impronta del mio viso rimane intatta nel mio guanciale,
                  mentre urla a squarciagola il beone del pub:

                  "Lui perdonerà tutti: buoni e malvagi, malati e savi,
                  Venite - dirà - venite anche voi che siete tali a bestie"

                  L'ombra m'insegue o è sempre stata legata al mio corpo?
                  Perché ne ridono? Perché ancora ridono del profeta ubriacone?
                  Si vieta alla voce di un peccatore d'invocare il Risorto?
                  Corro a seppellire il mio senso di colpa, ma eccone un clone!

                  "E ci tenderà le braccia e noi, chini sul suo petto
                  lo inonderemo di lacrime e capiremo tutto"
                  Ciò è quanto venne detto.
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