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Poesie catartiche


Scritta da: Dario Pautasso
in Poesie (Poesie catartiche)
Ogni tanto sorge il sole
E mi trova ancora sgomento
S'insinua nelle palpebre
Mi abbaglia mentre è ancora notte
Dentro.

Sarà un sole pallido
Ma c'è,
Ed è come scivolare nella meraviglia
Come portare in seno dei fiori
Freschi
Di campo
Da donare a chi vuoi bene.

Ogni tanto sorge il sole
Quando è ancora notte
Ed io piango di commozione
Nel vapore di quei fiori
Odorosi
Di campo.

Ecco: la notte celere
Fa ritorno
Ricompare quando il sole è ancora alto
Giunge senza parola
Meschina
Fredda
Ammaliatrice.

Fa ritorno mentre il sole mi fissa
Mi avverte "adesso fermati"
Mi osserva, la notte,
Severa e forte
Ed io mi fermo
Col sole dritto in faccia.
Taccio.
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro
    in Poesie (Poesie catartiche)

    Io e il nulla

    Talora il nulla mi pervade, riempiendo di leggerezza le mie intenzioni.
    Ne assaporo l'inebriante densità, il vacuo respiro di vita, la forza ispiratrice che sola corrobora la volontà e spinge all'azione.
    Io e il nulla ci capiamo al volo, come due vecchi amici che si confidano segreti inauditi.
    Il nulla mi attraversa senza far rumore, si sofferma, soltanto, per elargire un sorriso che regala speranza e che sa di eternità.
    Composta mercoledì 22 ottobre 2014
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      Scritta da: Gianni Marcantoni
      in Poesie (Poesie catartiche)
      La pioggia era intatta
      nell'aria, il grigiore
      appariva come un
      silenzio tra i lampi.
      La vita riaffiorava
      nell'odore del mare mosso,
      le onde erano scure e rabbiose,
      da lontano l'acqua scorreva
      come il torrente chino
      alla discesa, tutto era nel
      pieno della natura viva,
      solo l'uomo giaceva
      come un essere sperduto
      alla comparsa della sera.
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        Scritta da: Dario Pautasso
        in Poesie (Poesie catartiche)

        La notte

        La Notte ha un suono azzurro
        come il mare.
        I pensieri a lungo taciuti
        s'inerpicano alti come trame di rovi.
        S'accendono lumi che la luce del giorno
        non conosce.

        Nel buio sono solo
        solo mio.
        Mi possiedo interamente
        come un abbraccio.

        La Notte è piena, pigra, inerte, ferma:
        s'infrange adagio
        in orde di canti antichi.

        Nel buio sono io
        completamente.
        Il mio corpo non proietta ombre
        non si separa:
        è fedele a se stesso.

        La Notte ha il sapore rotondo
        di un labbro socchiuso.
        Scende in fondo
        nei miei anfratti più scuri...

        ... borbotta, infine
        tace.
        Composta mercoledì 23 aprile 2014
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          Scritta da: Frank87
          in Poesie (Poesie catartiche)

          Il mercoledì di Renoir

          Un mercoledì la morte
          aspettava Renoir.

          Non così in fretta
          un suonatore di liuto
          un giocatore di biliardo
          avrebbero deciso la traiettoria
          reciso il passato
          cambiato memoria
          in un atomo concreto di fiori.

          Ma a Renoir
          ormai cieco
          cosa importa del lavoro
          e della fantasia?

          All'angolo fra la birreria
          e l'educandato
          vede il suo mondo cambiare
          in un momento
          come in provenza
          i chiari battelli riprendono il vento.

          E proprio in quell'attimo
          Renoir si volge, saltella
          con al fianco la morte sorella
          e i due dopo un'occhiata
          se ne vanno a braccetto
          nelle tasche dello stesso cappotto.
          Composta venerdì 18 aprile 2014
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            in Poesie (Poesie catartiche)

            Loro e noi

            Stavano tutti fuori sulla veranda
            a chiacchierare:
            Hemingway, Faulkner, T. S. Eliot,
            Ezra Pound, Hamsun, Wally Stevens,
            E. E. Cummings e qualcun altro.
            "Senti", disse mia madre, "puoi
            dirgli di starsi zitti?".
            "No", dissi io.
            "Stanno dicendo solo fesserie", disse mio
            padre, "dovrebbero trovarsi
            un lavoro".
            "Ce l'hanno un lavoro", dissi
            io.
            "Un accidenti", disse mio
            padre.
            "Esattamente", dissi
            io.

            A quel punto Faulkner entrò
            dentro barcollando.
            trovò il whisky nella
            credenza e se lo portò
            fuori.
            "Una persona tremenda",
            disse mia madre.
            Poi si alzò e sbirciò fuori
            in veranda.
            "C'è una donna con loro",
            disse lei, "solo che sembra un
            uomo".
            "È Gertrude", dissi
            io.
            "C'è un altro tizio che sta facendo vedere i
            muscoli", disse lei, "dice di
            poterli battere a tre
            a tre".
            "È Ernie", dissi io.
            "E lui", mio padre mi indicò,
            "vuole essere come loro!".
            "È vero?", chiese mia madre.
            "Non come loro", dissi io, "ma uno
            di loro".
            "Trovati uno stramaledetto lavoro",
            disse mio padre.
            "Statti zitto", dissi io.
            "Che?".
            "Ho detto, statti zitto, sto ascoltando
            queste persone".
            Mio padre guardò sua moglie:
            "Questo non è figlio
            mio!".
            "Spero di no", dissi io.

            Faulkner entrò di nuovo nella stanza
            barcollando.
            "Dov'è il telefono?",
            chiese.
            "A che diavolo ti serve?", chiese
            mio padre.
            "Ernie si è appena fatto saltare
            le cervella", disse lui.
            "Lo vedi cosa succede alla gente
            così?", urlò mio padre.
            Mi alzai
            lentamente
            e aiutai Bill a trovare
            il
            telefono.
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              Scritta da: Giuditta C.
              in Poesie (Poesie catartiche)

              Quando

              Quando i cavalieri della tavola rotonda
              giunsero al mare dissero: "ma che cazzo di surf abbiamo?"
              Quando, quella volta, ho visto i sorci verdi,
              la prima cosa che ho pensato è stata:
              "mah! Saranno della lega!"
              Quando usi il pugno di ferro,
              e non hai una donna,
              stai attento alle abrasioni...
              quando lei/lui ti dice:
              "questa me la pagherai!"
              Quando, quando, quando...
              quando nella vita non riesci a trovare delle risposte,
              non continuare a farti 'ste cazzo di domande!
              Composta mercoledì 26 febbraio 2014
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