Poesie personali


Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
in Poesie (Poesie personali)
Un giorno tranquillo pieno di luce
inizia questa domenica delle palme
ricordando il trionfo su un asinello
del re del mondo in gerusalemme.

Rami di palme dal color giallo chiaro
vanno ondulando allegre nel corteo
dove uomini e donne incappucciati
pregano e cantano al Dio incarnato.

È la fine poco umana dell'avventura
del figlio di Dio nato da una vergine
che ci ha aperto a noi uomini mortali
le porte del paradiso chiuse da adamo.

Processioni, folclore, tamburi e croci
sono il pio ricordo di persone buone
che per le strade di una spagna sacra
ricorda ai credenti la nostra ora di grazia.
Composta venerdì 19 aprile 2019
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    Scritta da: Alessandro
    in Poesie (Poesie personali)
    Tu, carmela.
    Sei arrivata tra di noi,
    così tenera e dolce,
    con gli occhi pieni di luce,
    nel volto la dolce primavera.
    E fra i capelli dei teneri
    fiorellini gialli,
    che ondeggiati dolcemente
    dal vento
    lasciano nell'intorno
    un intenso profumo...
    adesso che te ne andrai
    questa stanza non avrà
    più luce
    resterà fredda e buia,
    e sul viso una lacrima
    piano piano apparirà.
    Composta giovedì 5 marzo 2020
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      in Poesie (Poesie personali)

      Malincomico

      Una vita da clown.
      Seduto su una goccia di rugiada
      che scivola lenta a filo d'erba
      faccio collezione di attimi
      e li raccolgo in carillon a forma di cuore.

      Arcobaleni in bianco e nero
      collegano sogni a spicchi di cielo.

      Ci siamo quasi, tutto pronto.
      Tempo qualche istante
      e toccherà di nuovo a me.
      Il mio numero tra il domatore di leoni e l'equilibrista.
      E non è un caso. Ho imparato da entrambi.

      L'orchestrina scarta le prime caramelle di note.
      Luci e timidi applausi. Adesso.

      Mesdames et messieurs, voici le clown.
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        in Poesie (Poesie personali)

        La porta

        Non ricordavo chiusa a chiave questa porta.
        In verità non ricordavo nemmeno
        che fosse così impietosamente rovinata dal tempo,
        ora che, immobile come stessi osservando un quadro,
        percorro con gli occhi la sua superficie opaca
        e colgo le sue imperfezioni di stato e colore.

        Quante mani, oltre le mie, toccarono più o meno decise
        quella maniglia d'ottone luccicante e perfetta,
        la stessa che io oggi vedo spenta, silenziosa, ordinaria,
        come una figura lontana che si confonde tra la folla
        in un pomeriggio invernale di pioggia scrosciante.

        Quante volte (tante, per poterle racchiudere in una parola)
        varcai quella soglia, nell'andare o nel venire,
        spesso con convinzione, a volte esitando,
        quasi sempre in modo linearmente scontato,
        portando con me il solo bagaglio dell'essere e sentirmi
        in quell'esatto giorno della vita e del mondo.

        Una porta ormai chiusa a chiave,
        un tempo eroina e testimone di storie senza polvere.

        Vorrei incidere sul tuo legno la parola "grazie"
        ed anche "scusami" per non aver compreso a fondo
        l'importanza e l'irripetibilità di ogni mio singolo passaggio
        ma non lo farò, poiché non basterebbe a pareggiare
        ciò che tu, con misterioso rispetto, hai inciso sul mio cuore.
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          in Poesie (Poesie personali)

          Da lontano

          La forma del vento di montagna,
          l'aroma di una notte d'autunno in collina,
          il colore delle vetrate di un'antica chiesa.

          Le orme irregolari nella sabbia dorata,
          le voci da lontano la domenica mattina,
          i semi di zucca raccolti nel tovagliolo di stoffa.

          Il tuo camminare tra la folla, sui marciapiedi dell'esistenza.
          Riconoscere di te il passo, l'abito, l'essenza.
          Esattamente là, in quel punto infinito
          alla fine dei miei occhi chiusi al resto del mondo.

          Perché l'ultima neve di primavera non si è mai sciolta
          alle calde carezze di questi giorni di sole?
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            Scritta da: Daniela Cesta
            in Poesie (Poesie personali)

            Gli alberi

            Ascolto i sussurri degli alberi
            il loro sonno invernale
            è quasi finito, onde sonore
            appena percettibili,

            sussurri che passano sotto le nuvole
            tra cielo e terra in tutta la foresta
            con angeli invisibili sorridenti
            nel tramonto silenzioso.

            Speranza dell'amore sono gli alberi
            maestosi, potenti, misteriosi
            vogliono raggiungere il cielo azzurro
            per adorare Dio, che li creò,

            sottomessi all'uomo, pilastri verdi della terra
            sono la nostra vita, senza di loro moriremmo tutti,
            sono la poesia di Dio,
            usciti dal suo cuore,

            tra i suoi rami verdi di primavera
            voglio ubriacarmi di ossigeno,
            enzimi energici, vigorosi che donano
            benessere, floridezza al corpo e alla mente

            chi abbraccia un albero in cambio avrà
            la sua possente vitalità, efficienza
            consapevolezza, nel capire che cosa sono
            questi giganti pieni di amore incondizionato.
            Composta mercoledì 4 marzo 2020
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              Scritta da: Wolf359
              in Poesie (Poesie personali)

              La piazza

              È deserta di gente la piazza
              affollata dai tanti ricordi
              che continue folate di vento
              riportano in vita e presenti
              attraversano il cuore e la strada.

              È la piazza deserta
              che vive che parla che freme
              che geme al ricordo di tante speranze
              al pensiero di stelle cadenti
              di incontri attesi per giorni.

              Poi distesi - la notte - due amici
              a guardarle le stelle!
              A invocarli gli incontri!
              Sui gradini più in alto
              a sentirlo pressare sui corpi lo spazio infinito
              quanto il peso di un soffice velo di ignoto che ricopre il destino.

              È la piazza deserta
              che è la stessa di sempre
              non noi. Ma a quest'ora di notte
              per un attimo ancora mi piace sentire
              questo allungo improvviso del vento sull'ombra.
              Composta giovedì 31 agosto 2017
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                Scritta da: Poetaadieta
                in Poesie (Poesie personali)

                Consumismo

                Cammino in mezzo alla folla
                e mi sorprendo pensare
                quale sia la molla,
                che la spinge a vagare.
                Vagare per ogni dove
                ed acquistare, dissennata,
                prodotti senza prove
                e mercanzia taroccata.
                Sembra sia di vitale importanza
                adorare il Dio del consumo
                e tacitare la coscienza,
                gettando l'obolo al pover'uomo.
                Che progetto è mai questo,
                che ci spinge ad apprezzare
                non la gioia per il bel gesto,
                ma la voglia di divorare.
                Ingoiare, a tutti i costi,
                ciò che il consumismo ci offre
                e non soffermarci mai, onesti,
                ad ascoltare chi soffre.
                Anzi, la voce dei poveri
                alla folla da fastidio;
                le ricorda doveri
                verso vite da martirio.
                Ma non c'è tempo di fermarsi,
                perché tutto bisogna osservare
                e solo interessarsi
                di ciò per cui val la pena vagare.
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