Poesie personali


Scritta da: Rossella Di Venti
in Poesie (Poesie personali)

A mio figlio

Ci sono giorni in cui mille sfumature di questo cielo
non bastano
a colorare la tua anima.
Una piccola nuvola accende una tempesta
perché in fondo al tuo cuore
c'è sempre un pizzico di rabbia che resta.
Non bastano i voli di un gabbiano
a farti capire che si può comunque andare lontano...
nemmeno l'onda più alta del mare
ti può dare quel coraggio che serve
per continuare a lottare.
E allora guardi i suoi occhi...
un piccolo palco a cui non servono riflettori.
È lì che decidi di fermarti...
è lì, figlio mio, che continuerò ad amarti.
Composta mercoledì 19 febbraio 2020
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    Scritta da: Gianni Marcantoni
    in Poesie (Poesie personali)

    Giuda

    Nessuno mi ha tradito, tutti mi
    hanno sempre amato sinceramente
    - sono stato molto fortunato in questo
    così sottile è stata la felicità
    ad avermi perforato, ora mi sento
    entusiasta di essere qui fra di voi
    per questo solenne momento!
    Insieme riusciremo davvero
    ad essere felici, riposti all'angolo
    del mondo perfetto che
    ci siamo costruiti, dove tutti
    ci diamo sempre una grossa mano
    per non cadere negli abissi
    aperti davanti ai piedi
    - e ad ogni passo tu mi sostieni

    per questo ringrazio ognuno
    di voi; voi che mi avete guidato
    e protetto su queste strade lustrate
    per il grande atteso evento,
    quello in cui tutti vantano sempre
    delle grandi conquiste.
    Nessuno mi tradisce - giuda.
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      Scritta da: MauriDora
      in Poesie (Poesie personali)

      Perché a volte la tristezza?

      Perché a volte la tristezza?

      Perché a volte la tristezza
      avvolge la vita come una coperta
      avvolge un uomo in un freddo giorno
      invernale?

      Perché ci sembra di essere aggrappati
      ad una ripida parete rocciosa con un profondo
      precipizio senza fondo?

      Perché quando il sole illumina i caldi
      colori d'autunno una fitta nebbia avvolge
      i pensieri più interni dell'animo?

      Perché la vita sembra essere come un treno
      che correndo veloce sui binari si svuota dei suoi passeggeri?

      Perché le ansie ci stringono il cuore rendendo
      le emozioni grigie e tenebrose e gli
      sguardi verso il futuro cupi e silenti?

      Perché dei molti perché, dei molti ma,
      dei molti se, dei molti molti e ancora
      ma e se e perché.

      Bisogna aspettare, ancora un po'
      aspettare e vedere il sole sopra le nuvole.
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        Scritta da: MauriDora
        in Poesie (Poesie personali)

        Il maritozzo

        Il maritozzo
        sii tosto come il maritozzo, buono come la panna, sempre del maritozzo.
        Sii dolce come il maritozzo, avvicinabile e attraente come lo è il maritozzo.
        Mangialo ogni tanto il maritozzo, con la panna ti conquisterà, è un maritozzo, un semplice maritozzo... ma quanto è buono sto maritozzo!
        Siediti calmo ad un tavolino, lascia che il tempo scorra lento, bevi un caffè accanto ad un maritozzo, gusta tutta la sua fragranza e sporcati il viso come i bimbi, lascia che la panna ti bagni il naso, le guance, i baffi.
        Se ci riesci non pensare ad altro, mozzica sto maritozzo, divoralo con gusto, poi lentamente prendi la tua tazzina di caffè nero bollente, a sorsi brevi goditi il sapore di questa unica ed inimitabile bevanda esotica.
        Rendi felici tutte le cellule del tuo corpo, fai ballare i neuroni e cantare il tuo stomaco al ritmo dei musicisti del tuo intestino, lascia trasportare questa gioia dal sangue che la porterà in ogni parte del tuo essere.
        Insomma si tosto come il maritozzo, buono come la sua panna, dolce come la sua pasta, e... ogni tanto mangiatelo un maritozzo.
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          Scritta da: MauriDora
          in Poesie (Poesie personali)

          La supernova

          La supernova

          quando una stella esplode il cielo si illumina,
          la fine di qualcosa non sempre oscura, non sempre è triste.

          La fine potrebbe essere il principio di una grande bellezza.

          Quando si dice fine a volte vuol dire liberazione, una aspettazione da tempo attesa.

          Una fine non sempre è senza speranza ma potrebbe essere l'adempimento di promesse fatte molto tempo fa.

          La speranza avrà fine nell'adempimento dei desideri, la fine quindi a volte rende liberi non sempre oscura non sempre è triste.
          Come una stella che illumina lo spazio infinito la fine a volte illumina volti spenti e concentra lo sguardo verso un futuro luminoso.
          Composta domenica 9 febbraio 2020
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            Scritta da: Stefano Medel
            in Poesie (Poesie personali)

            Se non ci sei

            Se non ti vedo,
            sprofondo
            in antri bui
            di tristezza,
            non ho risorse mentali,
            senza di te,
            non so che fare,
            con chi parlare;
            se non ti vedo,
            la malinconia fluttua
            libera nell'aria,
            e tutto
            è grigio,
            smorto,
            noia senza te,
            rimango solo con me stesso,
            ma tu non puoi immaginare,
            cosa vuol dire,
            non lo sai,
            non ti rendi conto,
            cosa sei per me,
            cosa conti,
            sei parte della mia vita,
            lo capisci.
            Composta domenica 23 febbraio 2020
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              Scritta da: Poetaadieta
              in Poesie (Poesie personali)

              Vorrei essere

              S orgente alba che diffonde la sua luce radiosa,
              o tramonto che uccide il giorno con infuocati strali.
              Quello, vorrei essere.
              M ontagna che maestosa domina la pianura,
              o fiume che con le sue fresche acque disseta la radura.
              Quello, vorrei essere.
              N ebbia che tutto avvolge in umido sudario,
              o notte che su torbide vicende cala il sipario.
              Quello, vorrei essere.
              M artire che s'immola sull'altare degli ideali,
              o condottiero cui la città è fiera d'aver dato i natali.
              Quello, vorrei essere.
              A quila che volteggia librandosi alta nel cielo,
              o delfino che solca felice le onde del mare.
              Quello, vorrei essere.
              A viatore tiranno d'immensi spazi,
              o marinaio principe di profonde solitudini.
              Quello, vorrei essere.
              A rtista creatore di opera immortale,
              o scienziato inventore di soluzione vitale.
              Quello, vorrei essere.
              N on sono alba, ne tramonto, ne montagna o fiume;
              non sono nebbia o notte, ne aquila o delfino;
              non sono martire, o condottiero, o aviatore, o marinaio;
              non sono ne artista, ne scienziato:
              non sono... quello che vorrei essere.
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                Scritta da: Poetaadieta
                in Poesie (Poesie personali)

                Un po' di me

                Dare un po' di me a chi amo,
                perché mi ami di più.
                Dare un po' di me a chi stimo,
                perché mi stimi a sua volta.
                Dare un po' di me ad un amico,
                perché mi onori della sua amicizia.
                Dare un po' di me a chi conosco,
                perché mi conosca meglio.
                Dare un po' di me ad uno sconosciuto,
                perché impari a conoscermi.
                Dare un po' di me ad un uomo,
                perché mi veda suo complice.
                Dare un po' di me ad una donna,
                perché mi trovi compagno ideale.
                Dare un po' di me ad un bambino,
                perché mi regali il suo sorriso.
                Dare un po' di me a tutto il mondo,
                perché mi accetti come sono.
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                  Scritta da: Poetaadieta
                  in Poesie (Poesie personali)

                  D'ictus

                  Lampo d'accecante candore
                  m'abbaglia ed oscura la mente,
                  una fitta di lancinante dolore
                  mi avvisa che può, silente.
                  È il corpo non mio, lo sento,
                  quello che sfugge al controllo,
                  perché mai, certo non mento,
                  ho paventato un simile tracollo.
                  Ma come puoi, avido mostro,
                  crudele portatore di sventura,
                  bastardo figlio d'un creato nostro,
                  tentare di portarmi a morte sicura.
                  Con il tutto che ancor ho da fare
                  e del già fatto il non voluto oblio,
                  credi proprio ch'io non sappia lottare,
                  per della maggior vita il desio.
                  D itemi, luminari d'acquisita scienza,
                  o professori di folgorante carriera,
                  ditemi, dottori di sapiente esperienza,
                  ch'io posso sopravvivere alla sorte nera.
                  Non può, un figlio di puttana,
                  macellarmi a suo piacimento
                  e della mia carne, invero ancor sana,
                  cibarsi e satollarsi a suo godimento.
                  Crepa, ictus sordido e maledetto,
                  che con me la tua lama s'è spezzata;
                  ho vinto e la vita ho benedetto,
                  da consumar mai così agognata.
                  Certo non son quello di prima,
                  e di alcuni l'eccesso schivo,
                  ma come la luce vedo ogni mattina,
                  mi sorprendo sussurrare allo specchio: io vivo.
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                    Scritta da: Poetaadieta
                    in Poesie (Poesie personali)

                    Copa

                    Costante patriota è il mio avatar; un personaggio immaginario, un idealista.
                    Di conseguenza, uno stupido; almeno nella misura in cui, al giorno d'oggi, può essere stupido un idealista.
                    Copa è l'acronimo di costante patriota, ma, in dialetto bresciano, è anche una tremenda esortazione; vuol dire uccidi.
                    Ebbene, sì; a volte, uccidere, è un bel gesto. Un gesto auspicabile e commendevole.

                    Copa

                    copa l'intolleranza verso il diverso, di razza, sesso, fede e religione;
                    anche se di capirlo non c'è verso, il solo pensarlo è reato d'opinione.
                    Copa la rabbia cieca e sorda, che muove al gesto insensato
                    e, se ti sembra che la mano morda, prova a tagliartela, nell'immaginato.
                    Copa la crudeltà verso gli animali, figli prediletti della natura;
                    vittime di istinti e menti primordiali e di una ragione mai matura.
                    Copa l'indifferenza verso i deboli e gli inermi, spesso occhi di speranza portatori;
                    accogli le loro suppliche, senza chiedermi il plauso d'immeritati onori.
                    Copa l'ipocrisia, sorella della falsità, del benevolo vigliacco sguardo,
                    espressione di menzognera realtà. Tanto quanto il vile gioir beffardo.
                    Copa la bramosia di raggiungere il successo, perdendo l'aura della dignità;
                    nascosta nelle pieghe dell'insano processo, c'è spesso il tonfo dell'amara realtà.
                    Copa la frenesia di accumulare ricchezza, dimentico di ogni sorta di pudore;
                    nel quieto viver di modesta pochezza, c'è la disperata difesa del proprio onore.
                    Copa l'arroganza del potente, nascosto nelle pieghe del sistema,
                    all'altrui bisogno indifferente ed artefice di bieco teorema.
                    Copa la mancanza di civiltà vera, immota nel cuore e mobile al progresso;
                    è follia lucida e menzognera, portatrice di futuro recesso.
                    Copa l'odio, di tutti i mali progenitore; carnefice fuoco mai domo,
                    del cui valer spesso non c'è sentore, sino a che di colpe chiede perdono.
                    Copa la ferocia dell'anima assatanata, spinta al gesto odioso ed esecrabile
                    di gioire di donna violata ed umiliata, portatrice di ferita insanabile.
                    Copa il dolore di comunità indifesa, vittima di catastrofico evento,
                    portando ad essa la carità attesa di spegnere l'accorato lamento.
                    Copa il lezzo dell'inquinata atmosfera, portando il tuo modesto contributo;
                    fai felice il giorno ed adorabile la sera, di un viver sano e quanto mai piaciuto.
                    Copa il degrado dell'ambiente, facendoti di soluzioni nuove portatore,
                    accompagnando il prossimo tuo, sorridente, verso un domani certo migliore.
                    Copa la cecità di una politica corrotta, incapace di ascoltare i cittadini;
                    invoca un cambiamento di rotta, evocando nuovi paladini.
                    Copa il mio arrendevole sconforto, possibile assassino d'ideali;
                    fai che creda non sia un torto, il mio, sempre più stanco, battito d'ali.
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