Scritta da: Myškin

Limbo

La passione di altri
ci ritrova così
due anime ora pallide
stanche e accondiscendenti
sfumiamo via
restando rappresi
sulle foglie di alberi
poco distanti.
Il nostro viaggio non ha più una testa
e si può andare
anche da nessuna parte,
perché a fermarsi non è nessuno.
Qualcosa si compie
incessantemente,
e ogni sosta è un'uscita di strada,
in cui ancora fatichiamo a rientrare,
tu rinchiusa in un bagno,
io nello sfratto del tempo
che gli altri dormono.
E nei momenti in cui brilliamo
non c'è più nessuno a guardare.
Anonimo
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    Scritta da: Myškin

    Grottesco

    Ci hanno lasciati ancora vicini,
    siamo due scomodi pupazzi
    che sperano in una scarica elettrica.
    Che il cielo ci fulmini.
    Scivolo e ti poso la testa sul ventre.
    Tu non mi guardi
    e non puoi accarezzarmi,
    ma non lo dici.
    Certo che capisco.
    Immaginiamo che sia...
    Grottesco è il nome che si da,
    nei pomeriggi piovosi
    su divani polverosi
    agli eventi inventati
    che ci scoprono
    impotenti.

    Un fulmine che ci rimbalzi per il cervello.
    Anonimo
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      Scritta da: Myškin

      Due parole

      Si sgola
      la sacerdotessa,
      l'infante prende fuoco
      fra le braccia dell'inesperta madre.
      Mi piace quest'isola sperduta,
      non perché minacciosa
      o sadicamente franca,
      ma perché
      qualunque cosa chiamerai
      (e l'assurdo risponde)
      se verrà
      non giungerà che stanca.
      Un aborto unto
      nel rigurgito dell'onda.

      Penso.
      La morte è sempre qui,
      tra le parole,
      nelle parole,
      ma non è mai parola.

      Solo richiamo.

      Un uomo vecchio
      al freddo s'accovaccia,
      lontano lontano.
      Anonimo
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