Scritta da: Renzo Mazzetti

Vieni o maggio (canzone)

Vieni o maggio t'aspettan le genti
ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua dei lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol.
Squilli un inno di alate speranze
al gran verde che il frutto matura
alla vasta e nostra fioritura
in cui freme il lucente avvenir.
Disertate falangi di schiavi
dai cantieri dall'arse officine
via dai campi su dalle marine
tregua tregua all'eterno sudor.
Innalziamo le mani incallite
che sian fascio di forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dai tiranni dell'ozio e dell'or.
Giovinezze dolori ideali
primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date ai ciechi il coraggio e la fe.
Date fiori ai ribelli caduti
con lo sguardo rivolto all'aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente e poeta che muor.
Date fiori ai ribelli caduti
con lo sguardo rivolto all'aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente e poeta che muor.
Anonimo
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    Fotografo

    Son là, sdraiato su un manto d'acqua
    per ammirare l'albore, e nel mirino,
    un occhio fisso e attento e vigile,
    un rosso chiarore sta aspettando.

    Ed è, quest'attesa infinita,
    della mia immaginazione l'autrice.
    Ed ecco che un'immagine

    dinanzi ai miei occhi compare:
    di aranci e rosse sfumature
    il ciel si è tinto; e una luce
    vibrante l'azzurra distesa pervade;

    che abbagliata da cotanta purezza,
    s'illumina di quel fragrante riverbero,
    regalando all'occhio mio impareggiabile emozione.
    Anonimo
    Composta sabato 5 gennaio 2019
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      Scritta da: Heath Ledger

      Ricordi

      E ti sei mai chiesta il perché?
      perché il giorno rischiara la tua luce
      Nei dintorni piovosi
      Durante la stagione della natura che mi illude

      Quando qualcosa mancava
      La tua bellezza emanava sospiri di coscienza essenziale
      Ed intorno alla tua fronte, o meglio vicino al viso le guance si facevano rosse

      Oppure nei sibilii di sconforto che intravedevo nei tuoi occhi nelle giornate di settembre
      Che accarezzavo con cautela per non ferirli

      Passeggiava dolcemente la mia mano sul tuo viso

      Ti ricordi?

      E gli enormi scogli su cui ci arrampicavano
      Per salire sul palcoscenico deve recitare la nostra pagina di cristallo
      Il mare e la sua schiuma ci bagnavano la pelle timida di acqua leggera

      Le passeggiate nei dintorni boschivi
      Sotf to il sobrio cielo delle nostre incertezze
      Lontani dai rumori della città
      Sulla finestra di questo angolo eterno

      Mi svegliavi con i capelli che strusciavano come le foglie cadenti dei rami abbozzati dal trotto di un pendio

      Certe mattine mi sveglio
      E tu non ci sei più

      Come il circo delle carrozze antiche

      - Ti ricordi?
      Anonimo
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