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Poesie generazionali


Scritta da: Cristina Metta
in Poesie (Poesie generazionali)
Siamo lontani anni luce da ogni porto o riva
saliamo il mare col vento contro con le onde contro e in destino avverso
megalomani innamorati di oltre confini e di mostri che non temono gli uomini
noi con la fede nei battiti e coi battiti soltanto ad affrontare il ciclone
crediamo nella strada che emerge sulle acque grazie al volere di una stella
tracciamo leggende che altri canteranno quando ubriachi nelle cuccette
conservatori solo di una perduta rotta rimasta tesoro nel cuore di un sogno
vibranti con bussola rotta e inferno davanti noi pionieri
non siamo normali non siamo diversi
siamo colpevoli tutti di avere speranza in qualcosa
medichieri dei nostri mali come direbbero i bimbi
innamorati perdutamente
infinitamente
straordinariamente innamorati delle tempeste.
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    in Poesie (Poesie generazionali)
    Per favore non gridate.
    Fate tacere il vostro odio,
    quel rumore violento dell'ira,
    quel grido soffocato d'angoscia,
    quel battere impetuoso del vostro cuore.
    Per favore non gridate.
    Per molto tempo ho sentito le vittime
    innocenti gridare le loro suppliche
    ai suoi carnefici, ad amanti, mariti, amici,
    rassicuranti mostri dai volti angelici.
    Per favore non gridate.
    Lasciatemi sentire lo scroscio della pioggia,
    il rumore dell'acqua, dell'erba che cresce,
    del fiore che sboccia, del bacio che schiocca.
    Per favore ascoltate.
    Non sentite anche voi questo assordante
    desiderio d'amore.
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      Scritta da: Valerio Varaldo
      in Poesie (Poesie generazionali)
      Indelebile nella mia mente
      legato al mio cuore
      ricordo ancora quell'attimo
      in cui i miei pensieri
      chiedevano prepotentemente
      di te.
      Mille disegni si formavano
      dentro di me.
      Mille paure contrastavano
      il mio cuore.
      Mille sogni accarezzavano
      le mie paure.
      Forse un giorno
      capirai le mie parole
      intreccerai i miei pensieri
      li legherai a te.
      O forse no.
      Darai al passato
      l'ennesimo garbo
      di un sogno infranto.
      Forse un giorno
      mi cercherai
      come non hai fatto mai.
      Forse un giorno
      scapperai dalle tue paure
      dai tuoi ricordi
      che flebili si fanno guerra
      nella tua mente.
      Forse un giorno
      mi abbraccerai
      e chiuderai la mia bocca
      con un dolce bacio.
      Forse un giorno
      sarai mia
      perché lo vorrai.
      Forse un giorno
      sarò ancora lì
      ad aspettare quel sorriso
      quegli occhi
      e quella voce
      che stringono
      e avvolgono il mio cuore.
      Forse un giorno
      perderò quel cuore.
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        in Poesie (Poesie generazionali)
        I giorni erano bui, sempre
        si era illusa che il cuore potesse battere bene
        trovando la dimensione giusta o almeno credeva
        voleva convincersi di controllare la situazione
        in realtà tutto andava a rotoli
        e si perdeva nel vuoto delle sue convinzioni
        che corrispondevano al falso
        Passava il suo tempo ad assumere ogni giorno
        atteggiamenti scontrosi e ciò perché mancavano
        quegli appigli necessari per sentirsi meno debole
        meno sola soprattutto quando il dolore l'affliggeva
        devastandola dentro dove il suo cielo avrebbe dovuto godere
        di momenti meravigliosi portati ad una unica soluzione
        quella di aver la certezza che niente potesse farle male
        respirando un'aria pulita un benessere per il fisico e la mente
        la più efficace. Si mosse sotto ai suoi piedi un tappeto antico
        scintillò come un gufo con orbite al posto degli occhi mai veramente chiusi
        e il cervello in movimento anche di notte con una sveglia incorporata
        affettuosa ma noiosa e dura da sostenere. Un canto pietoso ed anelo
        aprì le porte, svegliò il tramonto che accecato si distese
        lei coperta affondò le unghie
        per ripararsi dai sogni asfissianti
        e da uno strato di crema sulla pelle scura
        Fili di lana morbidissima illuminata dall'alba strinse forte
        sparendo in un raggio di sole rassicurante, la fede, aveva cercato.
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          Scritta da: Simonetta L.
          in Poesie (Poesie generazionali)
          Sono stanca urlava la natura,
          nessuno ascoltava.
          Sono stanca urlava la terra,
          nessuno ascoltava.
          Sono stanca urlava l'ossigeno,
          nessuno ascoltava.
          Tutta l'umanità era stanca,
          nessuno ascoltava.
          Ora un grande silenzio echeggia nel mondo,
          il silenzio di chi invoca aiuto.
          La speranza pervade nei cuori.
          Ognuno si affida alla propria fede.
          Questo è il dilemma: "credere".
          Nella mano di Dio che possa operare attraverso competenti dottori, virologi ed esperti, oppure ad un miracolo? Chi è ateo si affida alla scienza, ma sempre a qualcosa si affida.
          Spero che da ciò si possa trarre il meglio, per un domani migliore. Non dimentichiamoci che le cose essenziali e semplici sono davanti ai nostri occhi. Ben venga il progresso, ma solo a scopo costruttivo. Fermatevi per il bene di tutta l'umanità.
          Fermatevi non dimenticate che la terra urla.
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