Poesie generazionali


in Poesie (Poesie generazionali)

Saccente superbia

Scala e cala
dalla montagna alla valle,
deponi la superba superbia
e renditi uomo a noi terreni.
Vale,
Valerio,
quel tanto sudato e malandato foglio,
quello che stringi stretto
quando presente ti presenti.
Assente nella presenza,
pecchi nel peccato della memoria,
addobbi scuse dinanzi ad essa,
inchinandoti con falsa eleganza
devii e macchi l'aria di inutili parole.
Incolpi e tiri colpi al tuo passato,
illudendoti di essere migliore di ieri,
peggiore di domani.
Ti lodi e ti riveli senza veli,
ad un mondo che fermi e difformi
in un celeste turchino che ti illudi viva di te.
Poniti dinanzi allo specchio che adocchia oggettivo,
smonta e sventra i castelli
che impavido hai costruito intorno a te,
guardati con le pupille
della modesta modestia,
sei solo uno
ma non sarai mai Qualcuno.
Respirerai spirando
nell'inquieta solitudine,
nella giudizio di condanna
con cui hai vestito e svestito donne,
ignaro della presunzione che ti avvinghiava.
A parte apparto te,
nel baule degli oblii,
certa nella certezza
che tu pesassi soltanto quanto quella triste laurea.
Composta lunedì 10 dicembre 2018
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    in Poesie (Poesie generazionali)

    Anima, mia eterna bambina

    Ciao Anima,
    mia eterna bambina.
    Tu che sei una costante in questo corpo che muta... ma non aver timore se passano le ore,
    gli anni e la vita,
    Tu sarai sempre la mia miglior amica!
    Oh Anima dal cuor leggero!
    Tu che alleggerisci l'esistere con un sol pensiero!
    Non preoccuparti dell'odio e del rancore,
    Amami con tutto il tuo ardore,
    Amami seppur i miei passi son stretti nei tuoi.
    Amami mia cara bambina... ma soprattutto
    Amati oh eterna giovinezza
    che con la tua virtù
    porti lo spirito nell'etere più blu.
    Cara Anima mia, eterna Bellezza,
    non abbandonarmi,
    portami con la tua leggerezza...
    nell'infinità della tua spensieratezza,
    Attimi di eternità.
    Composta lunedì 17 settembre 2018
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      Scritta da: Domenico Borgese
      in Poesie (Poesie generazionali)
      Era lì in punta di piedi ad osservare la luna.
      Mentre parlava alle stelle,
      Cercava di spiegargli
      cos'era per lei quell'amore,
      che ogni la prendeva e la tormenta.
      A volte, immaginava di vedersi
      In una zattera di speranza
      in un mare quotidiano
      che si avvicinava, allo stesso tempo si allontanava con i suoi cavalli violenti.
      Era da tanto che parlava,
      nessuno l'ascoltava.
      Era sola
      con la passione d'amore che gli
      sembrava di essere solo sentimento privato.
      Composta domenica 9 dicembre 2018
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        Scritta da: Marta Emme
        in Poesie (Poesie generazionali)

        E lì tutto il marcio che c'è in te

        Il Trap..., niente è più... one,... one,... one,
        che faccia così rima con grande
        trappolone, come quando rappresenta
        una espressione (in senso "musicale",
        diciamo così!) che spinge le giovani
        menti (spesso sprovvedute) a diventare
        un po' tanto deficienti (manchevoli) da
        toglier lor, per un sereno giudizio (su quel
        che ascoltano), gli elementi (è spesso
        una comunicazione che annichilisce e
        ammutolisce la percezione della realtà).
        ... One,... one,... one, ma quanto sei coglione
        (un tale trapper) a far della musica così
        grande aberrazione, funzionale a cercar
        solo soldi (coi dischi) e quella grande
        adulazione che un giovane ti sa dar se gli
        togli la frizione (gli dai ciò che vuole; non
        fatica, sogni e valori). O sei solo assai
        furbone, o grande fico o grande adone!
        Nel proporre quel delirio di parole (nei
        testi) che rubano loro il vero senso della
        vita senza bisogno di pistole (si esprimono
        cattivi esempi o pensieri, ma con parvenza
        di verità; 'sì da catturare l'attenzione dei
        giovani).
        Composta domenica 9 dicembre 2018
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