Scritta da: Arturo Donadoni
in Poesie (Poesie personali)
Sono andato lontano lontano
lontano con la mente
mi sono trovato vicino alla gente
poi il tutto si è unito alla parte
ora tutto ha un senso veramente.
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Sono andato lontano lontano
lontano con la mente
mi sono trovato vicino alla gente
poi il tutto si è unito alla parte
ora tutto ha un senso veramente.
La parola scritta non dorme mai
forse assopita
ma sempre veglia sulla storia mai finita.
Soli.
Soli io e te.
Soli senza calore.
Proprio solissimi.
Senza qualcuno dalla nostra parte.
Se ci fissi a lungo ti fanno male gli occhi.
Cammino lungo il viale alberato
che fino a ieri rinfrescava
con la sua ombra
le mie passeggiate desiderose d'ossigeno
ed il corpo lo trasmetteva all'anima
che, più leggera, ne godeva.
Ora che il sole non arde più
nel viale alberato
un tappeto di foglie ho trovato.
È l'umile natura,
che, con un'inchino, saluta,
ed ai miei piedi si spoglia.
Vivere in un mondo
che coniuga la bellezza
della musica e l'incontro
con l'altro
dove l'impalpabilità dei sensi
accarezza l'armonia
e le corde dell'anima.
Rosso scarlatto
oro rosa
la neve a fiocchi su tetti si posa.
Fiocchi leggeri e delicati,
cadono bianchi
su fiori bagnati.
E dentro le case, ridenti e beati
bambini e grandi
dietro vetri appannati.
Natale di sorrisi
e gioia sui visi,
questo il ricordo.
Non consumismo, né cellulari
ma seduti con le carte
al tavolo grande
si giocava tutti insieme,
nessuno in disparte
e si stava bene.
In quattro o in dieci
non aveva importanza,
ognuno trovava posto dentro la stanza,
e anche se non si avevano
soldi per i regali
io ricordo allora, felici natali.
Tra il cambiamento delle stagioni,
siamo noi gli artefici del nostro destino,
mentre il nostro cuore crea atmosfere delicate
e il nostro spirito forma armonie intorno a noi
gli errori insegnano e regalano esperienza,
non speriamo ogni anno che tutto prosegua per il meglio
per poi rimanere delusi su ogni cosa, che succede nella nostra vita,
lasciamoci i dispiaceri dentro il vecchio anno,
speriamo solo di avere tanta salute,
di continuare ad osservare il volo di una farfalla,
il fiorire dei fiori nel prato, ascoltare il soffio del vento
l'infrangersi di un onda su uno scoglio,
la magia di un tramonto, l'atmosfera maliziosa della luna,
il tempo passa inesorabile in questo nostro viaggio
nel vuoto dell'universo verso l'eternità,
diamo tanto amore, perché se doniamo felicità
saremo felici anche noi!
La felicità, difficile da trovare,
ma la più bella da provare.
Quell'emozione che ci attraversa così intensamente,
facendoci vivere al presente,
senza timori o ripensamenti.
La felicità, tanto desiderata,
talvolta, troppo ostacolata.
Nascosta dietro a quel buio oscuro,
lontano dal quale si intravede un piccolo bagliore.
Un attimo così fuggente,
che quasi sembra niente,
ma che resta per sempre impresso nella mente.
Così rara e sicura,
in un attimo, capace di far svanire ogni paura.
Talmente candida
da rendere la nostra vita così limpida,
liberandola da ogni dolore, da ogni ferita.
Nonostante sia in cima a quell'altura,
del cuore, resta l'unica cura.
La felicità, un tramonto all'orizzonte,
il sole durante l'inverno gelido.
Il sorriso in mezzo allo sgomento,
il delicato caldo che ravviva un cuore pallido.
La felicità, forse non dura che un istante,
ma è l'attimo, che dà valore ad un'intera vita.
Bellezza incastonata
nell'aria gelida,
rosso, rosa,
che spiccano
nel ghiaccio mattutino.
Meravigliose creature,
perfette alla vista,
imperfette all'olfatto,
dono di una natura
assopita nel suo inverno,
ma capace di rapire
il pensiero
trasportandolo verso
un futuro ricco di promesse:
la primavera.
Sento
quel vacuo senso d'infinito
che alimenta la marea del nulla
come fiore di ciliegio in attesa
d'una primavera che più non rifiorisce.
È l'apnea
il rifugio delle mie utopie
mentre il mondo scopre nuovi boia
ed i giorni
sono uteri feroci
che del mestruo han fatto il grido di battaglia.
Non ci sono rose
non ci sono giardini
solo le verdi lusinghe del petrolio
ad alimentare oasi di cemento
e tutto attorno
in astinenza d'ossigeno
lo sciamare di rifiuti animati
e cervelli inermi
in file disadorne
su propaggini di coscienze mute.
Sento
le tue mani su di me
mi accorgo d'esser vivo
in un contesto di paralisi
e
tutto attorno rinasce
l'euforia d'un canto nuovo
come concerto di rose
allo scoccar di mezzanotte.