Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Le tue gote rosse di latte

Col pianto venisti alla luce,
con le mie braccia avvolsi
il tuo esile corpo.
Tu col pianto ed io col pianto,
toccasti di me la parte più
bella, il cuore che vide
la vita apparire
quella parte di me
che era fatta di te!
Le notti insonne
che io festeggiavo
la musica fatta del pianto
di fame, il latte era pronto
il tuo riso di grazia
diceva ti amo.
Le tue piccole gote
di rosso e di latte
io baciavo fiero
di avere un neonato
un soffio di Dio,
un portento,
un fiore
un gaio
lamento.
Or sù stelle lontane
qui sulla terra è nato
mio figlio,
irradiate
la culla di luce divina!
Il bambino che è nato
è un frutto d'amore
un germoglio, un seme
sulla vita che scorre!
Amore di mamma
la fortuna sorride
in questo giorno di festa
suvvia gridiamo
al mondo
la gioia che ci resta!
Composta domenica 26 marzo 2017
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    Scritta da: Marta Emme
    in Poesie (Poesie personali)

    Terra: appello urge

    Che le intelligenze del mondo,
    senza perder giorno,
    faccian salir fin alle stelle
    uno spirito così ribelle
    da inventarsi la giusta mossa
    o magari una sommossa
    per dar ai potenti una tale
    scossa da farli tremar
    fin nelle ossa e costringerli
    così, ovunque nel mondo,
    a non perder più neanche
    un secondo, per cambiar
    le cose* (nell'ambiente), per
    far fiorir nei cuori
    ancor le rose.
    Dunque ci sia un momento
    per agire, perché pensando
    al domani, insieme a voi,
    si possa ancor gioire. Giacché
    c'è allarme sul Pianeta,
    è evidente, ma a chi conta
    importa poco o niente se
    anche la più drammatica
    vicenda* (clima) non è servita
    a fargli cambiar lo stato
    della mente, a mostrarsi
    persona intelligente e sfruttar
    l'esser suo potente per far
    l'interesse vero di ogni gente.
    Composta domenica 26 marzo 2017
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      Scritta da: Marta Emme
      in Poesie (Poesie personali)

      L'impronta

      Con quella faccia da fetente* (Trump)
      vorrei fossi solo un abbaglio
      della mente. Con l'inquinamento
      che ha prodotto il drammatico e
      climatico cambiamento, con le
      dinamiche economiche, da
      rosso profondo* (finanza, banche...),
      l'America di oggi lascia
      pagare agli altri il conto,
      infischiandosene del tardomondo*
      (sottosviluppo) e chiede ancora a
      quello di patir le tante pene,
      sol perché così conviene,
      senza pensar al comune bene,
      perché il Pianeta è di tutti
      e qui forte si sostiene.
      Poi, testa, se così avanti andrai
      solo rogne ai posteri lascerai.
      La loro maledizione per
      sempre tu sarai. E questa
      sarà anche la sola impronta
      che con l'America, tu lascerai.
      Or, se si vuol sapere un
      modo strano di vedere, ecco:
      il terrorismo non si sa più
      da che parte stia, ma è certo
      che non scompare con l'ipocrisia.
      È un'opinione la mia, che
      si ripete, come un vecchio
      adagio, perché sento forte
      il disagio. Allor mi
      perdonerete se anche stavolta
      non so essere cortese.
      Composta lunedì 20 marzo 2017
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        in Poesie (Poesie personali)

        Preghiera

        Aspettaci, Signore, sul calvario di Gerusalemme;
        siamo anche noi uomini battuti con il lattigo
        ascoltando il rantolo del cielo e della terra.

        Non andare solo a gridare sul duro patibolo
        dove un cielo cupo si abbassa e ti respinge
        mentre la terra triste piange, trema e canta.

        Fermati a guardare su queste pietre antiche
        dove la sofferenza ascolta il grido vigliacco
        degli uomini del potere di ogni tempo ed età.

        Fatti coraggio, ascolta l'umana e vera preghiera
        di quest'ultimo giorno morente sulla tua croce.
        Cammina coraggioso al tuo sublime martirio.

        Questi uomini fatti di creta e del tuo soffio di vita
        te lo abbiamo preparato con fierezza da millenni
        per vedere la nostra morte sparire nella tua tomba.

        Non temere, Signore, noi uomini che viviamo poco.
        Tu lo sai che noi vogliamo un martire a mani aperte
        ascoltando il giorno che muore inchiodato sulla notte.

        Tu, Signore, facci comprendere il tuo ultimo grido.
        Aiutaci a capire il tuo silenzio che ha sconfitto la morte.
        Le nostre mani sporche sanno di strade senza rotta.

        Aiutaci nei nostri giorni pieni di polvere e piedi sporchi
        quando gli occhi si riempiono di solitudine e penombra
        mentre la morte ci passa vicino e vorrebbe morderci.

        Insegnaci, Tu che fosti crocifisso dai tuoi stessi figli,
        di seguirti fino in fondo, dove temiamo riconoscerci.
        Fà che davanti alla tua croce giungiamo da veri uomini.
        Composta lunedì 30 novembre 2015
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          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
          in Poesie (Poesie personali)

          Preghiera alla Vergine

          Rivolgiamo a te, o Donna della Vita,
          una preghiera nata dal cuore dei figli di Adamo
          in cerca di tuo Figlio.
          Siamo uomini fatti di sangue e di terra
          carica di ossa, ma conosciamo ben poco
          l'azzurro che ci cade addosso.

          Siamo abituati a vivere in un mondo
          pieno di frastuoni per dimenticare
          che siamo chiamati a vivere molto poco.
          Aiutaci, o Vergine Madre, a capirci nel nostro silenzio.
          Facci comprendere l'alito vitale dei nostri pochi giorni.
          Tutti noi che oggi ti preghiamo siamo figli di una donna
          che come te ha portato i segreti della nostra vita.

          Tu Madre, insegnaci a rispettare il mistero della donna.
          I suoi occhi e il suo cuore sono specchi fatti per donare.
          Aiutaci, Vergine Madre, a non infrangere con violenza
          l'immagine di vita delle nostre compagne di viaggio.

          Che in ogni donna riusciamo a vedere l'immagine
          di nostra madre sempre attenta, buona e delicata.
          Ti preghiamo come figli nati dal dolore di un parto
          sotto quella croce dove tu piangevi il tuo unico figlio
          vedendo cadere a terra acqua, cielo, amore e sangue.

          Guidaci in questi giorni di sole dove la notte avanza.
          Guardaci, Madre degli uomini, con occhi del mattino
          aperti alla luce del sole e ai messaggi nati nel cuore.
          Fà che i nostri giorni si aprano come fiori di cactus
          in un mondo nuovo pieno di vita e sorrisi di infinito.
          Composta lunedì 30 novembre 2015
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            Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
            in Poesie (Poesie personali)

            Solo davanti alla tua croce

            Solo davanti alla tua croce prego. Ascoltami.
            Tu che vivi da secoli appeso a quella croce
            guardando gli uomini camminare sulla terra
            con il fagotto della vita sulle spalle, fermami
            sulla strada solitaria e donami il tuo silenzio.

            Ti prego come uno che non vuole ricchezze
            ma che conosce il passo stanco dell'uomo,
            gli occhi tristi di bambini che odiano la fame.
            le mani vuote di chi non ha niente da fare.

            Aiutami a guardare intorno e scoprire la tua voce.
            Sorridimi Signore dall'alto del tuo umano dolore:
            guarisci la mia gioia troppo umana e poco matura,
            trasporta la mia felicità sulle montagne solitarie
            dove ancora aleggia libero il vento del tuo Spirito.

            Fai che le mie pupille si specchino nel tuo cielo,
            si riempiano della tua pace e del tuo ricco silenzio.
            Sotto la tua croce dei miei e tuoi venerdì santi
            voglio lavare i giorni saturi di sole e nuvole pesanti.

            Ti prego in nome di tutti gli esseri viventi della terra:
            fai che non abbiamo paura di staccarci da terra,
            che non temiamo il vuoto e le maschere che l'avvolgono,
            purificaci com forza come il cielo durante una tempesta.

            Ti preghiamo tutti insieme uomini di questo tuo mondo:
            chiamaci per accompagnarti al tuo umano calvario,
            facci vedere il filo invisibile che ci lega alla tua croce
            quando l'ombra della morte scende nei nostri occhi.
            Composta lunedì 30 novembre 2015
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              Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
              in Poesie (Poesie personali)

              Il nostro Venerdì Santo

              Tu che ti ergi fra la terra e il cielo sul monte della morte
              aspetta un attimo prima che il buio copra la tua terra.
              Ascolta coloro che stanchi ritornano a casa ogni sera
              con gli occhi appesi alla tua croce e mani dure e callose.

              Ti sei caricato sulle spalle la nostra ignoranza e ipocrisia
              per lavare con la tua innocenza e il tuo ultimo umano grido
              tutte le nostre ragnatele accumulate nel cuore dei secoli
              lasciando dolori, morte e feriti sulle strade della nostra vita.

              Ascolta i tuoi crocifissori, perdona la nostra superba ignoranza
              in questo pomeriggio di venerdì santo dove la morte è vera vita
              cancellando la vergognosa condanna racchiusa nelle nostre mani
              lavate dal sangue e acqua che sgorga dal tuo petto e dalle mani.

              Sotto la tua croce ci sono i teschi da Adamo fino all'ultimo uomo
              in attesa di essere purificati in cerca di pace, amore e ultimo riposo.
              Muori, o Nazareno, sul vergine legno che insieme abbiamo caricato
              prima di arrivare al Golgota che tutti dobbiamo affrontare per morire.

              Accetta la morte che ti rigetta da questa terra e donaci il tuo trionfo.
              Noi, Signore, abbiamo rigettato insieme alle ombre anche la tua voce cercando di seppellirla sotto terra ma con la garanzia della tua croce.
              La tua tomba umana oggi è vuota, la nostra aspetta il tuo perdono.
              Abbiamo sempre avuto paura della morte perché viviamo senza luce
              perciò t'inchiodammo per seppellirla con te nel cavo della roccia.

              Insegnaci a toccare la falce che tronca l'erba e i fiori dei tuoi campi
              ma non farci sentire il taglio della vita, se non bagnata dal tuo sangue.
              Impedisci che i passi di noi uomini si dirigano all'albero secco di Giuda
              dove penzola ancora la corda o mettono le bombe in nome di Dio.
              Chiamaci, Signore, con il nostro nome e riecheggi in noi il tuo sorriso.
              Fa che diventiamo nella nostra breve storia semi della tua vittoria.
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                Scritta da: Simone Morana Cyla
                in Poesie (Poesie personali)

                Il domani senza te

                Com'è strano tutto questo
                passaggio a nuova vita
                Ibernarsi e poi incontrarsi
                Ritrovarsi senza meta

                Lontano dalle piccole
                illusioni ed abitudini
                mi sento come inutile
                Stropiccio gli occhi lucidi

                L'istante di un abbraccio
                dilatato nel mio tempo
                universalmente fulgido
                In uno spazio riempio

                Trattengo la tua luce
                e faccio scorta di energia
                Mi servirà domani
                Quando non sarai più mia

                Danzando nei ricordi
                sarò invaso da emozioni
                mi sentirò fluttuare
                percependo vibrazioni

                Chissà se fosse stato
                Chissà se avessi detto
                La mente inganna e il corpo
                cerca solo un po' di affetto.
                Composta giovedì 23 marzo 2017
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                  Scritta da: Claudio De Lutio
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Scarpin da punta

                  S'alzò leggera, come foglia appare
                  sospinta or qua or là dal venticello
                  pria di cader nel settembrino àere.

                  Tutta sospesa, al giogo di un saltello,
                  ritornò giù, a mezzo giro in aria,
                  scarpin da punta, cui girare è bello.

                  "Ti dò il mio amore, ti dò la mia allegria!"
                  E si lanciò... nel turbinio del ballo.
                  Fin che danzò, rimase solo mia.
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