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Poesie personali


Scritta da: Cristina Metta
in Poesie (Poesie personali)

Tamigi col sesso gabbiano

Notte senza stelle allegre e puttane d'ombra a Park St
nevica con unghie di ghiaccio e sirene senza appetito di umani ma solo di canto
subcontinente oceanico con inferni nascosti dentro palazzi dall'aria sobria
il mio cuore è la papilla gustativa di un demone di fuoco che s'alza in grattacieli
non voglio qualcosa di facile o di difficile ma voglio qualcosa di mio
Tamigi col sesso gabbiano l'aria stagna di freddo soltanto febbraio gela in vena
bistrot occupati fish and chips e Byron maledetto solo l'assenzio tra rime
ubriaca la gioia s'alza verso una stella lontana col nome di Keats ma in versi
piccoli angeli di pietra tubano con le guglie sui ponti già vecchi condanna alla storia
ogni tanto uno schiaffo di vento porta lontano il bianco dal fiocco di neve
nudi entrambi di ogni leggenda ci abbracciamo a terra cercandoci negli occhi
neve uomo neve cuore neve palpito e affondi tremante col corpo
notte senza stelle allegre
freddo scure
gelida insonnia
cielo d'acciaio
mentre solo tu bruci.
Composta lunedì 7 ottobre 2019
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    Scritta da: Cristina Metta
    in Poesie (Poesie personali)

    Young Zero

    Ho smesso di fare lo shakespeariano
    il mio cuore ha una sentenza di morte partita alla nascita col conto alla rovescia
    e sono incapace di costruire dopo il Ground 0 della poetica lasciata da Keats e gli altri
    la femminilità della Luna traumatizzata dalla mia noia

    mi chiamo 0 come il principio fondamentale di qualcosa
    che piace agli spettri in letargo sotto sta pelle di lupo
    ciò mi rende rognoso ai diavoli abbelliti a biscotti con spezie
    ma dentro più del putrido stagno _ amari
    io sono il Re della mia storia
    il guerriero
    l'uragano
    il ciclone
    l'incipit
    l'infetto di malinconia
    l'infermo d'amore
    l'incurabile
    il malato di tutto ciò che l'emozione potrà mai trasmettere
    io sono il bastoncino di lussuria intinto nel miele di donna
    pagliaccio per le emergenze
    abbaio
    ringhio e mordo
    fotto
    corro e friggo guardando alle stelle
    chiamatemi Male
    chiamatemi Demone o Uomo
    queste mani sentono più di quanto l'occhio possa vedere
    sentono i morti
    i poemi rimasti non scritti
    sentono le leggende ancora da tramandare

    e allora
    l'infermo lascia impronta
    mentre al suo orecchio
    il sensibile sussurro d'astri
    quello di Dei lontani
    gli canta
    lo imbriglia
    lo ubriaca di eterno

    tanto da sentire come la carne urla in quel buio
    dentro il petto
    o vedere l'orco della rima divincolarsi alla catena di sangue

    è un vecchio rito d'assenza dal presente
    con un pugnale più vigoroso dell'acciaio chiamato ode
    che infligge il più acuto dolore quello da sogni
    oh Follia
    di cui di son guardiano
    in sta nebbia notturna fatta di specchi con legioni
    di Byron e di Cesari
    io ho sto bulbo in battito che ancora non fa fiore
    e per cui scrivo
    per cui amo
    per cui rovescio mari
    per cui resto in viaggio
    senza una mappa
    senza una strada
    senza una meta

    "Young Zero".
    Composta lunedì 7 ottobre 2019
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      Scritta da: Cristina Metta
      in Poesie (Poesie personali)

      Randagio

      Cammino malato di foglie in ruggine
      sei quegli occhi che cerco in mezzo a una folla
      tormentata dall'oroscopo mattutino
      un caffè al bar
      sempre di corsa verso qualcosa che non da mai premi
      eccoti! mi dico ma i tuoi occhi fuggono via
      via dove?
      cerco un parcheggio in settima fila
      costa un rene sognare a tutte le ore del giorno
      vado verso una tomba
      che mi aspetta otto ore per quarant'anni circa
      dopo di che andrò in una buca sempre uguale
      con più silenzi forse
      viva l'amore
      che non ti vede
      che non ti guarda
      e non ti sorride
      nelle ore lavorative

      rincorro come l'infetto
      una cura per questo autunno
      senza alberi secolari
      senza ossigeno
      senza profumi di fiori
      ma ho l'app conta passi o incontra l'anima gemella
      dietro una stella nel Paradiso del Botox
      che può suturare per il momento
      quella ferita umana
      lasciata aperta dai troppi ormoni
      con astinenza da sentimento

      eccomi qua
      randagio come i randagi
      ringhione con il magone e rosicone per la felicità d'altri
      oh cerco gli occhi
      dove stanno i tuoi occhi
      il mio Apple contento mi gratifica con il Pokemon
      Durdix appostato in mezzo a una strada
      dove potrei morire investito
      ma vale la pena rischiare
      per catturare l'ennesima chimera
      costruita dall'uomo
      per ovviare a solitudini tristezze e suicidi
      mi manchi
      e quella condensa mi manca
      che parte col fuoco del tuo corpo quando si muove
      come una corona di alberi danzanti durante una pioggia
      per me sei come un fiore che sboccia tre le mani spettrali
      di un poeta sfuggito all'inferno
      che resta in strada a mirare le onde
      di uomini e nuvole e stagioni
      ognuno col proprio vulcano pieno di lava
      col proprio poema
      da recitare
      alle paure nei pensieri astratti
      di pogni passante senza uno scopo
      un brivido
      che rende ancora possibile
      mirare all'autunno come un gioia per pochi
      ed io ti cerco
      in mezzo a una folla
      col peso del cielo e d'ogni stella
      su questo cuore che tiene nel brivido d'amore
      la sua essenza di sognatore tra sognatori.
      Composta lunedì 7 ottobre 2019
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        Scritta da: Cristina Metta
        in Poesie (Poesie personali)

        Atelier zombie

        Ogni alba contata sulle dita porta la Morte
        un poco di morte ogni ora - ricorda il valore del respiro
        prendi la tua anima le soffi in bocca un po' di sogni
        poi la agiti così dopo l'ebbrezza lei torna al precedente equilibrio
        siamo sulla stessa barca del tempo - fantasmi
        ognuno col proprio posto numerato
        con una sigla sul braccio
        con un angelo dormiente al capezzale
        con uno strano brusio in un cranio virtuale
        osservato al suo microscopio atomico da un Dio curioso
        che sta imparando ancora le tabelline della rinascita

        ci fanno da guardia le paure
        quelle che ci spingono alle domande
        quelle che nutrono la nostra fame
        quelle che ci dicono tic tac fantasma!
        mentre ci cerchiamo dentro i corpi le risposte
        ci strappiamo coi becchi l'uno all'altra le piume dall'orgoglio
        prima di liberarci come uccelli blu
        che voleranno un abisso di numeri a forma di nuvole
        mentre dall'orologio biologico partirà il suono di una sirena
        costringendo il sole al tramonto
        regalandoci piccoli attimi di eternità tra infiniti momenti di sogni
        gli stessi con cui gli zombie popolano l'Eden
        prima che il piccolo Dio studente li faccia rinascere.
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          Scritta da: Cristina Metta
          in Poesie (Poesie personali)

          La rosa dalla schiena nera

          Sangue piccione ubriaco al tramonto stanchezza seduce
          rovine d'Oscuri Antichi che preghiamo in giardini di lumi
          casa nel caos vicino ad orizzonti con pubblicità per un Regno
          il mare verde nero blu in dipinti cari a qualche sognatore poeta
          poi alle care colline i ricordi in rime che faranno la storia
          un giovane Lestat sopra la locandina di un vecchio teatro
          "scusi l'insistenza ma siamo angeli" recitano negli armadi i fantasmi
          prima di una mezzanotte d'ottobre pronta per un Sabba di streghe
          voliera d'astri nel piccolo palmo di un apprendista celeste

          s'illumina nella dolce penombra la rosa dalla schiena nera
          sanguina ad occidente il crepuscolo un fiume di fuoco
          le nuvole in decomposizione avvide di piume inceneriscono raggi
          un lui pensa "lei esisterà morte dopo morte" non banale estinzione
          un Dio greco di ceramica fissa la bottiglia d'alcool con cui curare la noia
          la somma dei colori di una farfalla è pari all'istinto che un fiore ha del proprio profumo
          qualcosa decapita il sole e tutto diventa un inferno artificiale di luci
          di notte i filosofi s'appartano nel pensiero e vi restano per scomunicare la nuova morale
          sangue piccione ubriaco al tramonto la rosa dalla schiena nera - sboccia.
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            Scritta da: Cristina Metta
            in Poesie (Poesie personali)

            Re e Regina Pangioia glitch of London

            Si sciolgono nonostante la neve le labbra se a fuoco
            ci baciamo inverni estati primavere autunni e nuovamente
            ci baciamo a Dicembre
            dai ponti Tamigi sempre più sporco
            sempre più scuro
            sempre più freddo
            un fibrillare dei tuoi seni appena in brividi io consapevole che esisti
            a un fiocco ghiacciato - rubato il passaggio per l'Eden
            divoratori di mele
            di cereali di sigarette
            di oppiacei caramelle
            catturati dal programma di un videogioco
            ci rigeneriamo in cloni di avatar innamorati e canditi per panettoni
            chiatte insensibili al vento salgono al Barrier immutata l'onda
            San Giorgio patrona qualche pub battezzate a birra le sante bandiere
            rari i gabbiani del cielo padroni
            ogni poema dal cinquecento ad oggi
            si concentra nel fumo
            nella nebbia
            nell'attesa del torpore in un locale spiritato dai demoni
            di qualche poeta illuso morendo di restare immortale

            nudi insensibili al mondo
            rubato il corpo alla fame
            Pangioia il Glitch più alla moda di Londra
            Ivanhoe esce dalla storia a spada nel traffico e muore
            ci baciamo ignari di ereditare
            il trono
            il regno
            la gloria
            ci baciamo come se tenessimo lo scettro della magia
            negli occhi
            mentre
            dalla saga di Doctor Who si scopre che Gallifrey esiste
            che i regnanti e i Dalek hanno un accordo
            mentre
            al St Ermin's Hotel il tè è perfetto dopo la doccia
            e davanti lo Scotland Yard ci spia incredulo
            noi si possa ancora appartenere all'amore.
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              Scritta da: Cristina Metta
              in Poesie (Poesie personali)

              Notti nere

              Notte di cera che si consuma col fuoco
              notti sirene con demoni in catene al sangue che palpita nella vena
              sentieri con piombo fuso nella tua mente
              febbre a quaranta a cento a mille
              sotto pelle la lava in sintonia coi sogni
              l'amore non ha pietà! figliolo – senti dire una voce
              notti disfatte in sudore umori celesti senza un corpo
              torsioni d'acque in strati di nuvole rigide alle emozioni
              e quando resti senz'aria perché si spingono nel tuo tremito
              allora le notti nere diventano penitenza
              puttane ambite dal tuo cervello
              così
              vai in baldoria al Diavolo e incendi tutto quello che ti sta in fronte
              svuoti lo stomaco di malinconie eroina
              per ritrovarti in notti senza saliva in bocca a cercare brividi allegri
              mentre il mondo va a puttane
              e tu sei in cima allo Shard nel tuo pazzo fibrillato cervello.
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                Scritta da: Cristina Metta
                in Poesie (Poesie personali)

                Nocciole tostate biscotti all'arancia e pioggia

                Risveglio spinge di gelo in pelle
                il letto è un panda di gioia
                un certo Salomon Burke canta alla radio
                mentre la moka frigge sul fuoco
                notte ancora nel capo Dicembre balla un rigido il twist con i corvi
                la pioggia si spalma sull'alba ma ho gli stivali da guerra

                nocciole tostate biscotti all'arancia lacrima un cucchiaino di miele
                sotto all'albero di Natale dei doni ma non gli abbracci
                scrivo lettere nella mente di un magico Babbo Natale arrenato al Polo
                mi stringi in una giacca di piuma perché le ali dei sogni non prendano brina

                affondo nel giorno e non so di averti
                ti cerco in una vetrina pomposa che specchia solo un uomo
                Parigi naviga sopra un battello l'agenzia di viaggi è chiusa
                mi lancio contro la neve mischiata a pioggia sperando destino m'ascolti

                seduco le lancette del tempo lo fermo un attimo su alcuni secondi
                t'afferro alla mia mente t'immagino qui nonostante l'inverno
                ti cerco nel corpo i segreti del mio essere felice
                poi mi accorgo che nonostante le forze tu sei soltanto – pioggia

                ho sempre fame
                una fame disperata di dolce
                le coccole sono leggende che non racconta più nessuno
                se si vendessero ci sarebbero folli
                in file lunghe
                lunghe pianeti
                universi
                infiniti

                one way non end
                ho scritto sulle vetrine coi guanti nuovi – ti amo
                tu lo leggerai un giorno
                perché non impresso sul vetro ma nella sua anima
                come nella mia resta la consapevolezza che il cercarti
                renda entusiasmante questo Natale

                fatti trovare amore
                fatti arrivare da Babbo Natale e bussa alla mia porta
                prometto farò il solletico alle scale perché tremino di gioia
                e per San Puffo educherò l'inverno a essere sempre bianco
                per i tuoi occhi
                solo per i tuoi occhi.
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                  Scritta da: Cristina Metta
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Dicembriamo

                  Dicembriamo con vini rossi la festa nel cuore salute alla gioia
                  abbiamo accumulato tristezze per tutto l'anno un osso in più al cane
                  viviamo col complesso dello straordinario da cercare in bocca al destino
                  che non molla maledetto quel dente d'oro che renderebbe le cose più felici
                  resteremo ubriachi di sogni per tutta la storia
                  saremo pionieri di strane conquiste
                  sperimenteremo il male d'amore nello stomaco
                  coi parassiti nel cervello a volte - quando in guerra contro nostri fratelli

                  dicembriamo per quelli partiti
                  per gli ultimi in prima fila con la morte
                  per quelli che combattono col respiro
                  per i bimbi col cancro negli occhi lucidi di speranza
                  perché dicembriamo dimenticando queste cose?
                  perché amare è più difficile di una guerra?
                  perché non so dire scusa ho sbagliato – oggi?
                  perché aspettiamo il futuro?
                  come si aspetta una strage di cui cibarci perché
                  senza altri doni

                  dicembriamo
                  tu
                  mio caro al cuore
                  stammi vicino coi soli respiri
                  non faro nella tua mente alcun rumore soltanto un'idea
                  lascerò scintilla accesa faro per qualche tuo sogno.
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