Scritta da: Andrea De Candia
in Poesie (Poesie d'Autore)
Miete la falce del sole il mio primo sonno.
Da colli di uccelli – che vogliono torcersi! –
martirio cola nel mio animo.
Campi di colore leonino si struggono nella foschia.
Lodi la mia anima il Signore! –
in nessun luogo fra il cielo e l'inferno
avverrà più un miracolo simile.
Terra! Appenderò il tuo viso di mela
alla croce della mia superbia.
Oh, che io riesca a portarla
sino su quel calvario beffardo,
il letto di parto della mia disperazione.
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    Scritta da: Andrea De Candia
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Dovrai tenermi
    nella rete della tua volontà.
    Non voglio più uscire nel mondo
    dove il sole sorge e cala senza senso
    e febbrilmente la luna si riduce in quarti.
    Qui dentro non c'è né notte né giorno,
    qui manca la tentazione delle stelle
    di risollevarsi da un dolore antico
    per dover precipitare in quello nuovo.
    Nella tua rete la debolezza è buona.
    Come una farfalla redenta dalla luce
    il cuore angosciato si addormenta.
    Dovrai tenermi
    con tutto ciò che ho perduto
    e che mi rende pesante,
    così pesante come una pietra
    da far vibrare spesso la rete della tua volontà.
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      Scritta da: Rosita Matera
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Perché non vale dire

      Oppure cantare, solamente cantare!
      Dire che sei tu
      il senso sconosciuto delle cose,
      questa nostra coscienza:
      amore celato nei nostri amori
      voce del vento, e il silenzio
      che fascia le galassie,
      o improvviso, rapito gemito
      di fronde sul limitare
      appena della selva.

      Cantare suoni
      che non siano più parole.

      Forse è la musica, il suono
      puro che ti conviene:
      cantare con voce sempre nuova
      perché sempre "altro" tu sei;
      cantare con libera voce
      e lasciare i salmi tumultuosi
      perché non vale dire
      quanto di te soffersi...
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        Scritta da: Rosita Matera
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Arpeggi

        Viviamo d'un fremito d'aria,
        d'un filo di luce,
        dei più vaghi e fuggevoli
        moti del tempo,
        di albe furtive,
        di amori nascenti,
        di sguardi inattesi.

        E per esprimere quel che sentiamo
        c'è una parola sola:
        disperazione.
        Dolce, infinita, profonda parola.

        Vaga e triste è degli uomini la sorte:
        degli uomini che passano
        con non maggior fragore d'una foglia che si tramuta in terra.

        Precario stato il loro.

        La morte è uno sciogliersi,
        non un finire
        e senza tempo, senza memoria
        il terrestre viaggio.

        Il sole è stanco di contemplare
        una tanto monotona vicenda.
        Così parlava un monaco
        neghittoso e bizzarro,
        là, nell'antico Oriente:
        piccolo uomo assediato
        da immani fantasmi.
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