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Poesie e Parole d'Autore


Scritta da: dantino
in Poesie (Poesie d'Autore)

Primavera

Primavera
che Dio voglia cambiarmi
come può con il vento che da poco profuma
nel suo dovuto animato fischiare
tra le foglie di mirto, tra il muschio e i licheni
si sente lontano un echeggio di mare
che frena di piano in piano, in fiore, quasi... per non disturbare
si odono uccelli in sollievo, cantare,
è l'amore
un donarsi e un donare
si nasce
e questo commuove
ancor più
di quando si muore
ed io ateo
ringrazio il signore.
Composta domenica 22 marzo 2020
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    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Sfogliando pagine del libro
    dove si leggono poesie
    che la stagione pubblica
    mi fermo davanti agli occhi
    di un ciliegio che scrive versi,
    l'opera si presenta al vicinato
    con l'orgoglio festoso di chi dona.
    Tutti vogliono leggere la storia.
    E io che ascolto i versi
    della campagna
    trafugo al vento l'alito di fiori
    traggo debutto da forbiti aloni
    dall'eco attratto di reviviscenza,
    andatura commista di giulebbe
    e peso amaro sui gradini stanchi,
    m'affanno piazzando sui fogli
    di carta immagini per imitarlo,
    e mi vanto pittore.
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      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Contro la pandemia

      In ogni parte del mondo
      per lavarsi le mani
      occorrono 60 secondi.

      In Italia è diverso.
      In Italia basta tempo per una poesia.

      La bellezza di un minuto salverà il mondo.
      In Italia ogni minuto è bello.

      Ormai in tutto il mondo occorrono 60 secondi per lavarsi le mani.
      60 secondi bastano forse per salvare il mondo.
      Se è vero che la bellezza ci salverà, la bellezza da sempre dimora qui in Italia.
      Ogni minuto è più bello se vissuto in Italia.
      Ogni minuto in Italia è bellezza e poesia.
      Non sarà tempo perso neanche un minuto chiusi in casa.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Viva la primavera, viva la vita!

        Era l'11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
        Ma la primavera non sapeva nulla.
        Ed i fiori continuavano a sbocciare.
        Ed il sole a splendere
        E tornavano le rondini
        E il cielo si colorava di rosa e di blu.
        La mattina si impastava il panne
        e si infornavano i ciambelloni.
        Diventava buio sempre più tardi
        e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse.
        Era l'11 marzo 2020, i ragazzi studiavano connessi a discord.
        E nel pomeriggio immancabile
        l'appuntamento a tressette.
        Fu l'anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa.
        Dopo poco chiusero tutto
        Anche gli uffici
        L'esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini.
        Perché non c'era più spazio per tutti negli ospedali
        E la gente si ammalava
        Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire.
        Era l'11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
        I nonni, le famiglie e anche i giovani
        Allora la paura diventò reale
        E le giornate sembravano tutte uguali tornarono a fiorire
        Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
        Di scrivere lasciando libera l'immaginazione
        Di leggere volando con la fantasia
        Ci fu chi imparò una nuova lingua
        Chi si mise a studiare e chi riprese l'ultimo esame che mancava alla tesi
        Chi capi di amare davvero separato dalla vita
        Chi smise di scendere a patti con l'ignoranza
        Chi chiuse l'ufficio e aprì un'osteria con solo otto coperti
        Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l'amore per il migliore amico
        Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani avesse avuto bisogno.
        Fu l'anno in cui capì
        l'importanza della salute e degli affetti veri
        L'anno in cui il mondo sembrò fermarsi
        E l'economia andare a picco
        Ma la primavera non lo sapeva
        e i fiori lasciarono il posto ai frutti.
        E poi arrivò il giorno della liberazione
        Eravamo alla TV e il primo ministro disse a reti unificate
        che l'emergenza era finita.
        E che il virus aveva perso
        Che gli italiani tutti insieme avevano vinto.
        E allora uscimmo per strada
        Con le lacrime agli occhi
        Senza mascherine e guanti
        Abbracciando il nostro vicino
        Come fosse nostro fratello
        E fu allora che arrivò l'estate
        Perché la primavera non lo sapeva
        Ed ha continuato ad esserci
        Nonostante tutto
        Nonostante il virus
        Nonostante la paura
        Nonostante la morte
        Perché la primavera non lo sapeva
        Ed insegnò a tutti
        La forza della vita.

        Ma la primavera non lo sapeva e le rose.
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          Scritta da: Bernardo Panzeca
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Rinchiusi

          Dentro dimore
          abitate ad ore
          incatenati
          Ci ritrovammo
          Disperati.

          Vetri appannati
          da sguardi
          rassegnati
          Fecero delle mura
          Una stia di paura.

          Seduti a pensare
          Quanto bello
          Era amare
          Restammo mesi
          con i cuori tesi.

          Una rondine garriva
          Un mandorlo
          Applaudiva
          Tutto all'interno
          Era un inferno.

          Si doveva
          Pazientare
          Meditare
          e ancor più
          Pregare.

          Era questa
          La forza umana
          Il ferro
          e il suono
          Di una campana.
          Composta giovedì 19 marzo 2020
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Padre che muori tutti i giorni un poco

            "Padre che muori tutti i giorni un poco,
            e ti scema la mente e più non vedi
            con allargati occhi che i tuoi figli
            e di te non t'accorgi e non rimpiangi -
            se penso la fortezza con la quale
            hai vissuto; il disprezzo c'hai portato
            a tutto ciò che è piccolo e meschino;
            sotto la rude scorza
            il tuo candido cuore di fanciullo;
            il bene c'hai voluto alla tua madre,
            alla sorella ingrata,
            a nostra madre morta;
            tutta la vita tua sacrificata
            e poi ti guardo come ora sei,
            io mi torco in silenzio le mani.

            Contro l'indifferenza della vita
            vedo inutile anch'essa la virtù
            e provo forte come non ho mai
            il senso della nostra solitudine.

            Io voglio confessarmi a tutti, padre,
            che ridi se mi vedi e tremi quando
            d'una qualche premura ti fa segno,
            di quanto fui codardo verso te.

            Benché il rimorso mi si alleggerisca,
            che più giusto sarebbe mi pesasse
            sul cuore, inconfessato...
            io giovinetto imberbe ti guardai
            con ira, padre, per la tua vecchiezza...
            stizza contro te vecchio mi prendeva...

            padre che ci hai tenuto sui ginocchi
            nella stanza che s'oscurava,
            in faccia alla finestra,
            e contavamo i lumi
            di cui si punteggiava la collina
            facendo gara a chi vedeva primo -
            perdono non ti chiedo con le lacrime
            che mi sarebbe troppo dolce piangere
            con quelle più amare te lo chiedo
            che non vogliono uscire dai miei occhi.

            Una cosa soltanto mi conforta
            di poterti guardare a ciglio asciutto:
            ti ricordi che piccolo, al pensiero
            che come gli altri uomini dovevi
            morire pure tu, il nostro padre,
            solo e zitto nel mio letto la notte
            io di sbigottimento lacrimavo.
            Di quello che i miei occhi ora non piangono
            quell'infantile pianto mi consola,
            padre, perché mi par d'aver lasciato
            tutta la fanciullezza in quelle lacrime.

            Se potessi promettere qualcosa
            se potessi fidarmi di me stesso
            se di me non avessi anzi paura,
            padre, una cosa ti prometterei:
            di viver fortemente come te
            sacrificato agli altri come te
            e negandomi tutto come te,
            povero padre, per la fiera gioia
            di finir tristemente come te.
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              Scritta da: Cristina Metta
              in Poesie (Poesie d'Autore)
              Lei è nella mia testa che brucia
              l'aria s'incendia al solo stare così lunghe ore al giorno
              fissando le nuvole _ vorrei il rumore
              voci
              voci
              voci

              aria che esplode dipendiamo dall'isolamento
              ore che passano lente
              ci siamo fermati
              chicchi di riso ricordi film in tv playstation e sport rigorosamente in casa
              all'assurdo la dipendenza da cose
              mentre continuano a mancare gli abbracci

              dammi un bacio
              dammi un bacio
              poiché è vietato
              poiché prezioso
              poiché pericoloso
              morirò comunque
              ma il morire per colpa di un bacio
              sarà un morire dolce

              tu mi manchi
              divisi da chissà quante cose coronano il "questo oggi"
              ronin un po' samurai il cuore mentre osserva la gente in fila davanti ai supermercati
              e la pioggia
              e la pioggia
              fa schiudere i fiori di marzo

              laddove il mare torna alle rive
              i fondali coi loro sogni d'astri
              laddove vette alte sorridono ai fiumi
              immagino tu sia

              si sterminano nell'impotenza i nostri avi
              un giorno parleranno di loro - di noi - di me _ quelle leggende
              di tante primavere che andranno avanti
              a cercare l'amore

              vieni più vicino
              più vicino ancora
              con la tua voce
              mentre la terra brucia
              tienimi stretta
              potrei cadere
              afferrami
              ...
              oh

              "poets and lovers".
              Composta mercoledì 19 ottobre 2016
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                Scritta da: Bernardo Panzeca
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Che cielo
                immenso
                stasera.
                È l'ideale
                per chi
                spera.
                Tante stelle
                luccicanti
                danno pace
                ai mendicanti.
                E la luna
                calda e gialla
                forse indica
                una stalla.
                Un bambino
                al suo interno
                mostra un cuore
                assai paterno.
                Forse è il cuore
                di Gesù?
                Vuol raddrizzare
                il mondo all'ingiù?
                Lo speriamo
                tutti quanti,
                implorando
                tutti i santi.
                Composta martedì 17 marzo 2020
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                  Scritta da: Bernardo Panzeca
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Epidemia

                  Solo così
                  potremo capire
                  un fiume inquinato
                  e un mare sporcato.

                  Solo così
                  potremo capire
                  un albero bruciato
                  e un fiore spezzato.

                  Solo così
                  potremo capire
                  un cielo oscurato
                  e un uccello assassinato.

                  Solo così
                  potremo capire
                  un anziano ammalato
                  e un bambino imprigionato.

                  Solo così
                  forse capiremo
                  quanto l'uomo
                  sia davvero scemo.
                  Composta giovedì 12 marzo 2020
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