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Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    L'agrifoglio

    Sul, limitare, tra la casa e 1'orto
    dove son brulli gli alberi, te voglio,
    che vi verdeggi dopo ch'io sia morto,
    sempre, agrifoglio.

    Lauro spinoso t'ha chiamato il volgo,
    che sempre verde t'ammirò sul monte:
    oh! Cola il sangue se un tuo ramo avvolgo
    alla mia fronte!

    Tu devi, o lauro, cingere l'esangue
    fronte dei morti! E nella nebbia pigra
    alle tue bacche del color di sangue,
    venga chi migra,

    tordo, frosone, zigolo muciatto,
    presso la casa ove né suona il tardo
    passo del vecchio. E vengavi d'appiatto
    l'uomo lombardo,

    e del tuo duro legno, alla sua guisa
    foggi cucchiari e mestole; il cucchiare
    con cui la mamma imbocca il bimbo, assisa
    sul limitare.
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      Scritta da: Lucia Galasso
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Preghiera del clown

      Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,
      ma non importa, io li perdono, un po' perché essi non sanno,
      un po' per amor Tuo e un po' perché hanno pagato il biglietto.
      Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene,
      rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola,
      ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

      C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità,
      noi dobbiamo soffrire per divertirla.
      Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo,
      capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.
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        Scritta da: Antonio Prencipe
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Morta per autoprocurato aborto

        La stanza tua piena di fiori
        e due coltelli, i testimoni
        di un rito che non ha padroni
        un rito l'unico rimedio
        a libertà negate a volontà spezzate

        In mezzo al sangue
        lei per terra vinceva la sua guerra
        senza parlare senza accusare dei suoi tre mesi
        di dolore, di rancore, di timore
        ecco l'immagine
        e tutto a un tratto mi sembra assurdo
        le strade son di burro si scivolava
        si sprofondava che si faceva noi

        Dov'è il coraggio di continuare a dar la vita
        tra le macerie se la gente non ci sente più,
        forse daranno un paradiso a donne come lei
        che così han deciso

        E in tutta questa distruzione
        Io cerco un'altra direzione ma sono già troppo lontana
        qualcosa brucia dentro me, dentro di me
        si torce l'anima
        cos'è successo, che cosa resta adesso
        che cosa sono io
        le grida spaesate
        le mani morsicate sue.
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          Scritta da: Phantastica
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Song - Canzone

          Il peso del mondo
          è amore.
          Sotto il fardello
          di solitudine
          sotto il fardello
          dell'insoddisfazione
          il peso,
          il peso che portiamo
          è amore.

          Chi può negarlo?
          In sogno
          ci tocca
          il corpo,
          nel pensiero
          costruisce
          un miracolo,
          nell'immaginazione
          s'angoscia
          fino a nascer
          nell'umano

          s'affaccia dal cuore
          ardente di purezza -
          poiché il fardello della vita
          è amore,
          ma noi il peso lo portiamo
          stancamente,
          e dobbiam trovar riposo
          tra le braccia dell'amore
          infine,
          trovar riposo tra le braccia
          dell'amore.

          Non c'è riposo
          senza amore,
          né sonno
          senza sogni
          d'amore
          sia matto o gelido
          ossessionato dagli angeli
          o macchine,
          il desiderio finale
          è amore
          non può essere amaro
          non può negare,
          non può negarsi
          se negato:
          il peso è troppo

          deve dare
          senza nulla in cambio
          così come il pensiero
          si dà
          in solitudine
          con tutta la bravura
          del suo eccesso.

          I corpi caldi
          splendono insieme
          al buio
          la mano si muove
          verso il centro
          della carne,
          la pelle trema
          di felicità
          e l'anima viene
          gioiosa fino agli occhi

          sì, sì,
          questo è quel
          che volevo,
          ho sempre voluto,
          ho sempre voluto,
          tornare
          al corpo
          dove sono nato.
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            Scritta da: Paolo Pinto
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Francesca

            Venivi innanzi uscendo dalla notte
            recavi fiori in mano
            ora uscirai fuori da una folla confusa,
            da un tumulto di parole intorno a te.
            Io che ti avevo veduta fra le cose prime
            mi adirai quando sentii dire il tuo nome
            in luoghi volgari.
            Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
            e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
            o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
            per poterti ritrovare,
            sola.
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              Scritta da: Andrea De Candia
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Stupore

              Perché mai a tal punto singolare?
              Questa e non quella? E qui che ci sto a fare?
              Di martedì? In una casa e non nel nido?
              Pelle e non squame? Non foglia, ma viso?
              Perché di persona una volta soltanto?
              E sulla terra? Con una stella accanto?
              Dopo tante ere di non presenza?
              Per tutti i tempi e tutti gli ioni?
              Per i vibrioni e le costellazioni?
              E proprio adesso? Fino all'essenza?
              Sola da me e con me? Perché mi chiedo,
              non a lato, né a miglia di distanza,
              non ieri, né cent'anni addietro, siedo
              e guardo un angolo buio della stanza
              come, rizzato il capo, sta a guardare
              la cosa ringhiante che chiamano cane?
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