Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Mauro Barazzuol
in Poesie (Poesie d'Autore)
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
contro le porte della notte
e i passanti che passano li segnano a dito
ma i ragazzi che si amano
non ci sono per nessuno
ed è la loro ombra soltanto
che trema nella notte
stimolando la rabbia dei passanti
la loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
essi sono altrove molto più lontano della notte
molto più in alto del giorno
nell'abbagliante splendore del loro primo amore.
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    Scritta da: Marilù Rossi
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    È difficile per i veri amanti
    imparare a giacere senza abbracci né baci
    senza un bisbiglio, senza un sospiro, muti
    ciascuno scaldandosi alla gloria dell'altro.
    Non sottovalutiamo le braccia e le labbra
    quali garanzie rinnovate di costanza,
    né la parola, comunicazione necessaria
    se i cuori oppressi brancolano nel buio.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Il Cavallino

      O bel clivo fiorito Cavallino
      ch'io varcai cò leggiadri eguali a schiera
      al mio bel tempo; chi sa dir se l'era
      d'olmo la tua parlante ombra o di pino?
      Era busso ricciuto o biancospino,
      da cui dorata trasparia la sera?
      C'è un campanile tra una selva nera,
      che canta, bianco, l'inno mattutino?
      Non so: ché quando a te s'appressa il vano
      desìo, per entro il cielo fuggitivo
      te vedo incerta vision fluire.
      So ch'or sembri il paese allor lontano
      lontano, che dal tuo fiorito clivo
      io rimirai nel limpido avvenire.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Ballata delle madri

        Mi domando che madri avete avuto.
        Se ora vi vedessero al lavoro
        in un mondo a loro sconosciuto,
        presi in un giro mai compiuto
        d'esperienze così diverse dalle loro,
        che sguardo avrebbero negli occhi?
        Se fossero lì, mentre voi scrivete
        il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
        o lo passate a redattori rotti
        a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

        Madri vili, con nel viso il timore
        antico, quello che come un male
        deforma i lineamenti in un biancore
        che li annebbia, li allontana dal cuore,
        li chiude nel vecchio rifiuto morale.
        Madri vili, poverine, preoccupate
        che i figli conoscano la viltà
        per chiedere un posto, per essere pratici,
        per non offendere anime privilegiate,
        per difendersi da ogni pietà.

        Madri mediocri, che hanno imparato
        con umiltà di bambine, di noi,
        un unico, nudo significato,
        con anime in cui il mondo è dannato
        a non dare né dolore né gioia.
        Madri mediocri, che non hanno avuto
        per voi mai una parola d'amore,
        se non d'un amore sordidamente muto
        di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,
        impotenti ai reali richiami del cuore.

        Madri servili, abituate da secoli
        a chinare senza amore la testa,
        a trasmettere al loro feto
        l'antico, vergognoso segreto
        d'accontentarsi dei resti della festa.
        Madri servili, che vi hanno insegnato
        come il servo può essere felice
        odiando chi è, come lui, legato,
        come può essere, tradendo, beato,
        e sicuro, facendo ciò che non dice.

        Madri feroci, intente a difendere
        quel poco che, borghesi, possiedono,
        la normalità e lo stipendio,
        quasi con rabbia di chi si vendichi
        o sia stretto da un assurdo assedio.
        Madri feroci, che vi hanno detto:
        Sopravvivete! Pensate a voi!
        Non provate mai pietà o rispetto
        per nessuno, covate nel petto
        la vostra integrità di avvoltoi!

        Ecco, vili, mediocri, servi,
        feroci, le vostre povere madri!
        Che non hanno vergogna a sapervi
        – nel vostro odio – addirittura superbi,
        se non è questa che una valle di lacrime.
        È così che vi appartiene questo mondo:
        fatti fratelli nelle opposte passioni,
        o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
        a essere diversi: a rispondere
        del selvaggio dolore di esser uomini.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Alle fronde dei salici

          E come potevamo noi cantare
          con il piede straniero sopra il cuore,
          fra i morti abbandonati nelle piazze
          sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
          d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
          della madre che andava incontro al figlio
          crocifisso sul palo del telegrafo?
          Alle fronde dei salici, per voto,
          anche le nostre cetre erano appese,
          oscillavano lievi al triste vento.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Non aspettare di finire l'università,
            di innamorarti,
            di trovare lavoro,
            di sposarti,
            di avere figli,
            di vederli sistemati,
            di perdere quei dieci chili,
            che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
            la primavera,
            l'estate,
            l'autunno o l'inverno.
            Non c'è momento migliore di questo per essere felice.
            La felicità è un percorso, non una destinazione.
            Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
            ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
            Ricordati che la pelle avvizzisce,
            i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
            Ma l'importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
            Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
            Dietro ogni traguardo c'è una nuova partenza.
            Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo.
            Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Il gatto in un appartamento vuoto

              Morire - questo a un gatto non si fa.
              Perché cosa può fare un gatto
              in un appartamento vuoto?
              Arrampicarsi sulle pareti.
              Strofinarsi tra i mobili.
              Qui niente sembra cambiato,
              eppure tutto è mutato.
              Niente sembra spostato,
              eppure tutto è fuori posto.
              E la sera la lampada non brilla più.

              Si sentono passi sulle scale,
              ma non sono quelli.
              Anche la mano che mette il pesce nel piattino
              non è quella di prima.

              Qualcosa qui non comincia
              alla solita ora.
              Qualcosa qui non accade
              come dovrebbe.
              Qui c'era qualcuno, c'era
              poi d'un tratto è scomparso
              e si ostina a non esserci.

              In ogni armadio si è guardato.
              Sui ripiani si è corso.
              Sotto il tappeto si è controllato.
              Si è perfino infranto il divieto
              di sparpagliare le carte.
              Che altro si può fare.
              Aspettare e dormire.

              Che lui provi solo a tornare,
              che si faccia vedere.
              Imparerà allora
              che con un gatto così non si fa.
              Gli si andrà incontro
              come se proprio non se ne avesse voglia,
              pian pianino,
              su zampe molto offese.
              E all'inizio niente salti né squittii.
              Composta lunedì 13 febbraio 2012
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