Poesie d'Autore migliori


in Poesie (Poesie d'Autore)
Dai il meglio di te
Se fai il bene, ti attribuiranno
secondi fini egoistici
non importa, fa il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi,
troverai falsi amici e veri nemici
non importa realizzali.
Il bene che fai verrà domani
dimenticato.
Non importa fa il bene
L'onestà e la sincerità ti
rendono vulnerabile
non importa, sii franco
e onesto.
Dà al mondo il meglio di te, e ti
prenderanno a calci.
Non importa, dà il meglio di te.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Lontano di già si è ritirato il mare
    E tu
    Come alga dolcemente accarezzata dal vento
    Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Lontano di già si è ritirato il mare
    Ma nei tuoi occhi socchiusi
    Due piccole onde son rimaste
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Due piccole onde per annegarmi.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      A quelli nati dopo di noi

      Veramente, vivo in tempi bui!
      La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
      indica insensibilità. Colui che ride
      probabilmente non ha ancora ricevuto
      la terribile notizia.

      Che tempi sono questi in cui
      un discorso sugli alberi è quasi un reato
      perché comprende il tacere su così tanti crimini!
      Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
      forse non è più raggiungibile per i suoi amici
      che soffrono?

      È vero: mi guadagno ancora da vivere
      ma credetemi: è un puro caso. Niente
      di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
      Per caso sono stato risparmiato. (Quando cessa la mia fortuna sono perso)

      Mi dicono: mangia e bevi! Accontentati perché hai!
      Ma come posso mangiare e bere se
      ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
      il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
      Eppure mangio e bevo.

      Mi piacerebbe anche essere saggio.
      Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
      tenersi fuori dai guai del mondo e passare
      il breve periodo senza paura.

      Anche fare a meno della violenza
      ripagare il male con il bene
      non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
      questo è ritenuto saggio.
      Tutto questo non mi riesce:
      veramente, vivo in tempi bui!

      Voi, che emergerete dalla marea
      nella quale noi siamo annegati
      ricordate
      quando parlate delle nostre debolezze
      anche i tempi bui
      ai quali voi siete scampati.

      Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
      attraverso le guerre delle classi, disperati
      quando c'era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

      Eppure sappiamo:
      anche l'odio verso la bassezza
      distorce i tratti del viso.
      Anche l'ira per le ingiustizie
      rende la voce rauca. Ah, noi
      che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
      noi non potevamo essere gentili.

      Ma voi, quando sarà venuto il momento
      in cui l'uomo è amico dell'uomo
      ricordate noi
      Con indulgenza.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Se tu dovessi venire in autunno
        mi leverei di torno l'estate
        con un gesto stizzito ed un sorrisetto,
        come fa la massaia con la mosca.

        Se entro un anno potessi rivederti,
        avvolgerei in gomitoli i mesi,
        per poi metterli in cassetti separati -
        per paura che i numeri si mescolino.

        Se mancassero ancora alcuni secoli,
        li conterei ad uno ad uno sulla mano -
        sottraendo, finché non mi cadessero
        le dita nella terra della Tasmania.

        Se fossi certa che, finita questa vita,
        io e te vivremo ancora -
        come una buccia la butterei lontano -
        e accetterei l'eternità all'istante.

        Ma ora, incerta della dimensione
        di questa che sta in mezzo,
        la soffro come l'ape-spiritello
        che non preannuncia quando pungerà.
        (dedicata a F. )
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          Scritta da: Cheope
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Infinità d'amore

          Se ancor non ho tutto l'amore tuo,
          cara, giammai tutto l'avrò;
          non posso esalare un altro sospiro per intenerirti,
          né posso implorare un'altra lacrima a che sgorghi;
          ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti
          - sospiri, lacrime, e voti e lettere - l'ho consumato.
          Eppure non può essermi dovuto
          più di quanto fu inteso alla stipulazione del contratto;
          se allora il tuo dono d'amore fu parziale,
          si che parte a me toccasse, parte ad altri,
          cara giammai tutta ti avrò

          Ma se allora tu mi cedesti tutto,
          quel tutto non fu che il tutto di cui allora tu disponevi;
          ma se nel cuore tuo, in seguito, sia stato o sarà
          generato amor nuovo, ad opera di altri,
          che ancor possiedono intatte le lor sostanze, e possono di lacrime,
          di sospiri, di voti, di lettere, fare offerte maggiori,
          codesto amore nuovo può produrre nuove ansie,
          poiché codesto amore non fu da te impegnato.
          Eppur lo fu, dacché la tua donazione fu totale:
          il terreno, cioè il tuo cuore, è mio; quanto ivi cresca,
          cara, dovrebbe tutto spettare a me.

          Tuttavia ancor non vorrei avere tutto;
          chi tutto ha non può aver altro,
          e dacché il mio amore ammette quotidianamente
          nuovo accrescimento, tu dovresti avere in serbo nuove ricompense;
          tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore:
          se puoi darlo, vuol dire che non l'hai mai dato.
          il paradosso d'amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta,
          tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
          Ma noi terremo un modo più liberale
          di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo
          un solo essere, e il Tutto l'un dell'altro.
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            Scritta da: Irin Supertramp
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Hai detto tutto questo
            Certo, ho detto tutto questo.
            Cosa vuoi? Voglio bruciare.
            Perché?
            Perché sono infiammabile, sono
            serio.
            Hai detto tutto questo...
            Certo, ho detto tutto questo.
            Non sai cosa vuoi
            E dici che la vita non è abbastanza.
            La vita non è abbastanza.
            Allora cos'è abbastanza?
            Sentire... altrimenti muoio.
            Cosa proverai?
            Il fuoco.
            Allora vai avanti e brucia.
            Ma la vita non è in fiamme.
            Allora muori.
            Fisicamente?

            Sì. Irriverenza.
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              Scritta da: Sonia Dem.
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Amo

              Amo...
              quello che non avrò più domani.
              Gli occhi di mia madre,
              le parole di mio padre...
              Il vento tra i capelli,
              il dolce cielo del domani.
              Amo...
              quei valori che ho perduto,
              affacciata a un cielo muto,
              di parole che ho taciuto.
              Amo...
              tutto quello che ho vissuto...
              contemplando in un minuto
              tutto il senso di un saluto.
              Amo...
              il vento dolce della sera
              la bella poesia
              la vita nella mia preghiera.
              Amo...
              tutto quello che so amare
              e considero valore
              le parole che al mio cuore
              danno anima e bagliore.
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                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Ad ognuno un giorno

                A ognuno un giorno muore un proprio caro,
                tra l'essere e il non essere
                è costretto a scegliere il secondo.

                È duro riconoscere che è un fatto banale,
                incluso nel corso degli eventi,
                conforme a procedura,

                prima o poi inserito nell'ordine del giorno,
                della sera, della notte, di un pallido mattino;

                scontato come una voce dell'indice,
                come un paragrafo del codice,
                come una data qualsiasi
                del calendario.

                Ma è il diritto e il rovescio della natura.
                Il suo omen e amen distribuiti a caso.
                La sua casistica e la sua onnipotenza.

                Solo ogni tanto
                ci mostra un po' di cortesia -
                i nostri cari morti
                ce li butta nei sogni.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Il Risorgimento

                  Credei ch'al tutto fossero
                  In me, sul fior degli anni,
                  Mancati i dolci affanni
                  Della mia prima età:
                  I dolci affanni, i teneri
                  Moti del cor profondo,
                  Qualunque cosa al mondo
                  Grato il sentir ci fa.

                  Quante querele e lacrime
                  Sparsi nel novo stato,
                  Quando al mio cor gelato
                  Prima il dolor mancò!
                  Mancàr gli usati palpiti,
                  L'amor mi venne meno,
                  E irrigidito il seno
                  Di sospirar cessò!

                  Piansi spogliata, esanime
                  Fatta per me la vita
                  La terra inaridita,
                  Chiusa in eterno gel;
                  Deserto il dì; la tacita
                  Notte più sola e bruna;
                  Spenta per me la luna,
                  Spente le stelle in ciel.

                  Pur di quel pianto origine
                  Era l'antico affetto:
                  Nell'intimo del petto
                  Ancor viveva il cor.
                  Chiedea l'usate immagini
                  La stanca fantasia;
                  E la tristezza mia
                  Era dolore ancor.

                  Fra poco in me quell'ultimo
                  Dolore anco fu spento,
                  E di più far lamento
                  Valor non mi restò.
                  Giacqui: insensato, attonito,
                  Non dimandai conforto:
                  Quasi perduto e morto,
                  Il cor s'abbandonò.

                  Qual fui! Quanto dissimile
                  Da quel che tanto ardore,
                  Che sì beato errore
                  Nutrii nell'alma un dì!
                  La rondinella vigile,
                  Alle finestre intorno
                  Cantando al novo giorno,
                  Il cor non mi ferì:

                  Non all'autunno pallido
                  In solitaria villa,
                  La vespertina squilla,
                  Il fuggitivo Sol.
                  Invan brillare il vespero
                  Vidi per muto calle,
                  Invan sonò la valle
                  Del flebile usignol.

                  E voi, pupille tenere,
                  Sguardi furtivi, erranti,
                  Voi dè gentili amanti
                  Primo, immortale amor,
                  Ed alla mano offertami
                  Candida ignuda mano,
                  Foste voi pure invano
                  Al duro mio sopor.

                  D'ogni dolcezza vedovo,
                  Tristo; ma non turbato,
                  Ma placido il mio stato,
                  Il volto era seren.
                  Desiderato il termine
                  Avrei del viver mio;
                  Ma spento era il desio
                  Nello spossato sen.

                  Qual dell'età decrepita
                  L'avanzo ignudo e vile,
                  Io conducea l'aprile
                  Degli anni miei così:
                  Così quegl'ineffabili
                  Giorni, o mio cor, traevi,
                  Che sì fugaci e brevi
                  Il cielo a noi sortì.

                  Chi dalla grave, immemore
                  Quiete or mi ridesta?
                  Che virtù nova è questa,
                  Questa che sento in me?
                  Moti soavi, immagini,
                  Palpiti, error beato,
                  Per sempre a voi negato
                  Questo mio cor non è?

                  Siete pur voi quell'unica
                  Luce dè giorni miei?
                  Gli affetti ch'io perdei
                  Nella novella età?
                  Se al ciel, s'ai verdi margini,
                  Ovunque il guardo mira,
                  Tutto un dolor mi spira,
                  Tutto un piacer mi dà.

                  Meco ritorna a vivere
                  La piaggia, il bosco, il monte;
                  Parla al mio core il fonte,
                  Meco favella il mar.
                  Chi mi ridona il piangere
                  Dopo cotanto obblio?
                  E come al guardo mio
                  Cangiato il mondo appar?

                  Forse la speme, o povero
                  Mio cor, ti volse un riso?
                  Ahi della speme il viso
                  Io non vedrò mai più.
                  Proprii mi diede i palpiti,
                  Natura, e i dolci inganni.
                  Sopiro in me gli affanni
                  L'ingenita virtù;

                  Non l'annullàr: non vinsela
                  Il fato e la sventura;
                  Non con la vista impura
                  L'infausta verità.
                  Dalle mie vaghe immagini
                  So ben ch'ella discorda:
                  So che natura è sorda,
                  Che miserar non sa.

                  Che non del ben sollecita
                  Fu, ma dell'esser solo:
                  Purché ci serbi al duolo,
                  Or d'altro a lei non cal.
                  So che pietà fra gli uomini
                  Il misero non trova;
                  Che lui, fuggendo, a prova
                  Schernisce ogni mortal.

                  Che ignora il tristo secolo
                  Gl'ingegni e le virtudi;
                  Che manca ai degni studi
                  L'ignuda gloria ancor.
                  E voi, pupille tremule,
                  Voi, raggio sovrumano,
                  So che splendete invano,
                  Che in voi non brilla amor.

                  Nessuno ignoto ed intimo
                  Affetto in voi non brilla:
                  Non chiude una favilla
                  Quel bianco petto in sé.
                  Anzi d'altrui le tenere
                  Cure suol porre in gioco;
                  E d'un celeste foco
                  Disprezzo è la mercè.

                  Pur sento in me rivivere
                  Gl'inganni aperti e noti;
                  E, dè suoi proprii moti
                  Si maraviglia il sen.
                  Da te, mio cor, quest'ultimo
                  Spirto, e l'ardor natio,
                  Ogni conforto mio
                  Solo da te mi vien.

                  Mancano, il sento, all'anima
                  Alta, gentile e pura,
                  La sorte, la natura,
                  Il mondo e la beltà.
                  Ma se tu vivi, o misero,
                  Se non concedi al fato,
                  Non chiamerò spietato
                  Chi lo spirar mi dà.
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                    Scritta da: sagea
                    in Poesie (Poesie d'Autore)

                    E così vorresti fare lo scrittore?

                    E così vorresti fare lo scrittore?
                    Se non ti esplode dentro
                    a dispetto di tutto,
                    non farlo
                    a meno che non ti venga dritto
                    dal cuore e dalla mente e dalla bocca
                    e dalle viscere,
                    non farlo.
                    E così vorresti fare lo scrittore?
                    Se non ti esplode dentro
                    a dispetto di tutto,
                    non farlo
                    a meno che non ti venga dritto
                    dal cuore e dalla mente e dalla bocca
                    e dalle viscere,
                    non farlo.

                    Se devi startene seduto per ore
                    a fissare lo schermo del computer
                    o curvo sulla macchina da scrivere
                    alla ricerca delle parole,
                    non farlo.

                    Se lo fai solo per soldi o per fama,
                    non farlo
                    se lo fai perché vuoi
                    delle donne nel letto,
                    non farlo.

                    Se devi startene lì a
                    scrivere e riscrivere,
                    non farlo.
                    Se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
                    non farlo.
                    Se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
                    lascia perdere.

                    Se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
                    allora aspetta pazientemente.
                    Se non ti esce mai come un ruggito,
                    fai qualcos'altro.
                    Se prima devi leggerlo a tua moglie
                    o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
                    o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
                    non sei pronto.

                    Non essere come tanti scrittori,
                    non essere come tutte quelle migliaia di
                    persone che si definiscono scrittori,
                    non essere monotono o noioso e
                    pretenzioso, non farti consumare dall'autocompiacimento

                    le biblioteche del mondo
                    hanno sbadigliato
                    fino ad addormentarsi per tipi come te
                    non aggiungerti a loro
                    non farlo
                    a meno che non ti esca
                    dall'anima come un razzo,
                    a meno che lo star fermo
                    non ti porti alla follia o
                    al suicidio o all'omicidio,
                    non farlo
                    a meno che il sole dentro di te stia
                    bruciandoti le viscere,
                    non farlo.
                    quando sarà veramente il momento,
                    e se sei predestinato,
                    si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.

                    Non c'è altro modo
                    e non c'è mai stato.
                    Composta mercoledì 25 settembre 2013
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