Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Il Cavallino

O bel clivo fiorito Cavallino
ch'io varcai cò leggiadri eguali a schiera
al mio bel tempo; chi sa dir se l'era
d'olmo la tua parlante ombra o di pino?
Era busso ricciuto o biancospino,
da cui dorata trasparia la sera?
C'è un campanile tra una selva nera,
che canta, bianco, l'inno mattutino?
Non so: ché quando a te s'appressa il vano
desìo, per entro il cielo fuggitivo
te vedo incerta vision fluire.
So ch'or sembri il paese allor lontano
lontano, che dal tuo fiorito clivo
io rimirai nel limpido avvenire.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Ballata delle madri

    Mi domando che madri avete avuto.
    Se ora vi vedessero al lavoro
    in un mondo a loro sconosciuto,
    presi in un giro mai compiuto
    d'esperienze così diverse dalle loro,
    che sguardo avrebbero negli occhi?
    Se fossero lì, mentre voi scrivete
    il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
    o lo passate a redattori rotti
    a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

    Madri vili, con nel viso il timore
    antico, quello che come un male
    deforma i lineamenti in un biancore
    che li annebbia, li allontana dal cuore,
    li chiude nel vecchio rifiuto morale.
    Madri vili, poverine, preoccupate
    che i figli conoscano la viltà
    per chiedere un posto, per essere pratici,
    per non offendere anime privilegiate,
    per difendersi da ogni pietà.

    Madri mediocri, che hanno imparato
    con umiltà di bambine, di noi,
    un unico, nudo significato,
    con anime in cui il mondo è dannato
    a non dare né dolore né gioia.
    Madri mediocri, che non hanno avuto
    per voi mai una parola d'amore,
    se non d'un amore sordidamente muto
    di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,
    impotenti ai reali richiami del cuore.

    Madri servili, abituate da secoli
    a chinare senza amore la testa,
    a trasmettere al loro feto
    l'antico, vergognoso segreto
    d'accontentarsi dei resti della festa.
    Madri servili, che vi hanno insegnato
    come il servo può essere felice
    odiando chi è, come lui, legato,
    come può essere, tradendo, beato,
    e sicuro, facendo ciò che non dice.

    Madri feroci, intente a difendere
    quel poco che, borghesi, possiedono,
    la normalità e lo stipendio,
    quasi con rabbia di chi si vendichi
    o sia stretto da un assurdo assedio.
    Madri feroci, che vi hanno detto:
    Sopravvivete! Pensate a voi!
    Non provate mai pietà o rispetto
    per nessuno, covate nel petto
    la vostra integrità di avvoltoi!

    Ecco, vili, mediocri, servi,
    feroci, le vostre povere madri!
    Che non hanno vergogna a sapervi
    – nel vostro odio – addirittura superbi,
    se non è questa che una valle di lacrime.
    È così che vi appartiene questo mondo:
    fatti fratelli nelle opposte passioni,
    o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
    a essere diversi: a rispondere
    del selvaggio dolore di esser uomini.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Alle fronde dei salici

      E come potevamo noi cantare
      con il piede straniero sopra il cuore,
      fra i morti abbandonati nelle piazze
      sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
      d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
      della madre che andava incontro al figlio
      crocifisso sul palo del telegrafo?
      Alle fronde dei salici, per voto,
      anche le nostre cetre erano appese,
      oscillavano lievi al triste vento.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Non aspettare di finire l'università,
        di innamorarti,
        di trovare lavoro,
        di sposarti,
        di avere figli,
        di vederli sistemati,
        di perdere quei dieci chili,
        che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
        la primavera,
        l'estate,
        l'autunno o l'inverno.
        Non c'è momento migliore di questo per essere felice.
        La felicità è un percorso, non una destinazione.
        Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
        ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
        Ricordati che la pelle avvizzisce,
        i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
        Ma l'importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
        Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
        Dietro ogni traguardo c'è una nuova partenza.
        Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo.
        Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Il gatto in un appartamento vuoto

          Morire - questo a un gatto non si fa.
          Perché cosa può fare un gatto
          in un appartamento vuoto?
          Arrampicarsi sulle pareti.
          Strofinarsi tra i mobili.
          Qui niente sembra cambiato,
          eppure tutto è mutato.
          Niente sembra spostato,
          eppure tutto è fuori posto.
          E la sera la lampada non brilla più.

          Si sentono passi sulle scale,
          ma non sono quelli.
          Anche la mano che mette il pesce nel piattino
          non è quella di prima.

          Qualcosa qui non comincia
          alla solita ora.
          Qualcosa qui non accade
          come dovrebbe.
          Qui c'era qualcuno, c'era
          poi d'un tratto è scomparso
          e si ostina a non esserci.

          In ogni armadio si è guardato.
          Sui ripiani si è corso.
          Sotto il tappeto si è controllato.
          Si è perfino infranto il divieto
          di sparpagliare le carte.
          Che altro si può fare.
          Aspettare e dormire.

          Che lui provi solo a tornare,
          che si faccia vedere.
          Imparerà allora
          che con un gatto così non si fa.
          Gli si andrà incontro
          come se proprio non se ne avesse voglia,
          pian pianino,
          su zampe molto offese.
          E all'inizio niente salti né squittii.
          Composta lunedì 13 febbraio 2012
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            il mio amico William

            Il mio amico William è un uomo fortunato:
            non ha abbastanza immaginazione per soffrire.

            Ha conservato il suo primo impiego,
            la sua prima moglie.

            È capace di guidare per 50.000 miglia
            senza una frenata.

            Balla come un cigno
            e ha gli occhi più belli e inespressivi
            che ci siano da El Paso fino a qui.

            Il suo giardino è un paradiso,
            i tacchi delle sue scarpe sono sempre allo stesso livello
            e la sua stretta di mano è vigorosa.

            La gente gli vuol bene.

            Quando il mio amico William morirà
            non sarà certo di cancro o di pazzia,

            passerà davanti al diavolo
            per andare in paradiso.

            Stasera lo vedrete alla festa
            sorridere
            davanti al suo Martini

            beato e contento
            mentre qualcuno
            gli chiava la moglie
            nel bagno.
            Composta mercoledì 25 settembre 2013
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              Scritta da: Andrea De Candia
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              L'odio

              Guardate com'è sempre efficiente,
              come si mantiene in forma
              nel nostro secolo l'odio.
              Con quanta facilità supera gli ostacoli.
              Come gli è facile avventarsi, agguantare.

              Non è come gli altri sentimenti.
              Insieme più vecchio e più giovane di loro.
              Da solo genera le cause
              che lo fanno nascere.
              Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
              L'insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.

              Religione o non religione -
              purché ci si inginocchi per il via.
              Patria o no -
              purché si scatti alla partenza.
              Anche la giustizia va bene all'inizio.
              Poi corre tutto solo.
              L'odio. L'odio.
              Una smorfia di estasi amorosa
              gli deforma il viso.

              Oh, quegli altri sentimenti -
              malaticci e fiacchi.
              Da quando la fratellanza
              può contare sulle folle?
              La compassione è mai
              giunta prima al traguardo?
              Il dubbio quanti volenterosi trascina?
              Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

              Capace, sveglio, molto laborioso.
              Occorre dire quanti canzoni ha composto?
              Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
              Quanti tappeti umani ha disteso
              su quante piazze, stadi?

              Diciamoci la verità:
              sa creare bellezza.
              Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
              Magnifiche le nubi degli scoppi nell'alba rosata.
              Innegabile è il pathos delle rovine
              e l'umorismo grasso
              della colonna che vigorosa le sovrasta.

              è un maestro del contrasto
              tra fracasso e silenzio,
              tra sangue rosso e neve bianca.
              E soprattutto non lo annoia mai
              il motivo del lindo carnefice
              sopra la vittima insozzata.

              In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
              Se deve aspettare, aspetterà.
              Lo dicono cieco. Cieco?
              Ha la vista acuta del cecchino
              e guarda risoluto al futuro
              - lui solo.
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