Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Io ti amo

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    A quelli nati dopo di noi

    Veramente, vivo in tempi bui!
    La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
    indica insensibilità. Colui che ride
    probabilmente non ha ancora ricevuto
    la terribile notizia.

    Che tempi sono questi in cui
    un discorso sugli alberi è quasi un reato
    perché comprende il tacere su così tanti crimini!
    Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
    forse non è più raggiungibile per i suoi amici
    che soffrono?

    È vero: mi guadagno ancora da vivere
    ma credetemi: è un puro caso. Niente
    di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
    Per caso sono stato risparmiato. (Quando cessa la mia fortuna sono perso)

    Mi dicono: mangia e bevi! Accontentati perché hai!
    Ma come posso mangiare e bere se
    ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
    il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
    Eppure mangio e bevo.

    Mi piacerebbe anche essere saggio.
    Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
    tenersi fuori dai guai del mondo e passare
    il breve periodo senza paura.

    Anche fare a meno della violenza
    ripagare il male con il bene
    non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
    questo è ritenuto saggio.
    Tutto questo non mi riesce:
    veramente, vivo in tempi bui!

    Voi, che emergerete dalla marea
    nella quale noi siamo annegati
    ricordate
    quando parlate delle nostre debolezze
    anche i tempi bui
    ai quali voi siete scampati.

    Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
    attraverso le guerre delle classi, disperati
    quando c'era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

    Eppure sappiamo:
    anche l'odio verso la bassezza
    distorce i tratti del viso.
    Anche l'ira per le ingiustizie
    rende la voce rauca. Ah, noi
    che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
    noi non potevamo essere gentili.

    Ma voi, quando sarà venuto il momento
    in cui l'uomo è amico dell'uomo
    ricordate noi
    Con indulgenza.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Se tu dovessi venire in autunno
      mi leverei di torno l'estate
      con un gesto stizzito ed un sorrisetto,
      come fa la massaia con la mosca.

      Se entro un anno potessi rivederti,
      avvolgerei in gomitoli i mesi,
      per poi metterli in cassetti separati -
      per paura che i numeri si mescolino.

      Se mancassero ancora alcuni secoli,
      li conterei ad uno ad uno sulla mano -
      sottraendo, finché non mi cadessero
      le dita nella terra della Tasmania.

      Se fossi certa che, finita questa vita,
      io e te vivremo ancora -
      come una buccia la butterei lontano -
      e accetterei l'eternità all'istante.

      Ma ora, incerta della dimensione
      di questa che sta in mezzo,
      la soffro come l'ape-spiritello
      che non preannuncia quando pungerà.
      (dedicata a F. )
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        Scritta da: Cheope
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Infinità d'amore

        Se ancor non ho tutto l'amore tuo,
        cara, giammai tutto l'avrò;
        non posso esalare un altro sospiro per intenerirti,
        né posso implorare un'altra lacrima a che sgorghi;
        ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti
        - sospiri, lacrime, e voti e lettere - l'ho consumato.
        Eppure non può essermi dovuto
        più di quanto fu inteso alla stipulazione del contratto;
        se allora il tuo dono d'amore fu parziale,
        si che parte a me toccasse, parte ad altri,
        cara giammai tutta ti avrò

        Ma se allora tu mi cedesti tutto,
        quel tutto non fu che il tutto di cui allora tu disponevi;
        ma se nel cuore tuo, in seguito, sia stato o sarà
        generato amor nuovo, ad opera di altri,
        che ancor possiedono intatte le lor sostanze, e possono di lacrime,
        di sospiri, di voti, di lettere, fare offerte maggiori,
        codesto amore nuovo può produrre nuove ansie,
        poiché codesto amore non fu da te impegnato.
        Eppur lo fu, dacché la tua donazione fu totale:
        il terreno, cioè il tuo cuore, è mio; quanto ivi cresca,
        cara, dovrebbe tutto spettare a me.

        Tuttavia ancor non vorrei avere tutto;
        chi tutto ha non può aver altro,
        e dacché il mio amore ammette quotidianamente
        nuovo accrescimento, tu dovresti avere in serbo nuove ricompense;
        tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore:
        se puoi darlo, vuol dire che non l'hai mai dato.
        il paradosso d'amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta,
        tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
        Ma noi terremo un modo più liberale
        di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo
        un solo essere, e il Tutto l'un dell'altro.
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          Scritta da: mor-joy
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Educare

          Educare è equipaggiare il motore di una barca...
          Serve prendere le misure, pesare, equilibrare...
          e mettere tutto in funzione.
          Ma per questo si deve avere nell'animo un po' del marinaio... un po' del pirata... un po' del poeta... e un chilo e mezzo di pazienza concentrata.
          Ma è consolante sognare, mentre si lavora, che quella barca, quel bambino, prenderà il largo, se ne andrà lontano.
          Sognare che quel bastimento porterà il nostro carico di parole verso porti distanti, verso isole lontane.
          Sognare che quando si sarà messa a dormire la nostra barca, nuove barche porteranno inalberata la nostra bandiera.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Buongiorno a te
            che sono tre minuti che sei sveglia
            ma è già da un'ora che rifletti.
            Che questa notte hai chiuso gli occhi
            ma senza riposare.
            Ed hai il caffè che fuma sopra il tavolo.
            Buongiorno a te.
            Che di motivi per fermarti
            eccome se ne avresti.
            E invece no.
            Tu hai scelto di lottare.
            Di non scappare.
            Da questa vita che non ha risposte
            e a volte ti fa male.
            Buongiorno a te
            che ti rimbocchi occhi e cuore.
            E nonostante tutto.
            Ti dedichi ogni giorno la tua dolcezza.
            Il tuo coraggio.
            Il tuo sorriso migliore.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Il Risorgimento

              Credei ch'al tutto fossero
              In me, sul fior degli anni,
              Mancati i dolci affanni
              Della mia prima età:
              I dolci affanni, i teneri
              Moti del cor profondo,
              Qualunque cosa al mondo
              Grato il sentir ci fa.

              Quante querele e lacrime
              Sparsi nel novo stato,
              Quando al mio cor gelato
              Prima il dolor mancò!
              Mancàr gli usati palpiti,
              L'amor mi venne meno,
              E irrigidito il seno
              Di sospirar cessò!

              Piansi spogliata, esanime
              Fatta per me la vita
              La terra inaridita,
              Chiusa in eterno gel;
              Deserto il dì; la tacita
              Notte più sola e bruna;
              Spenta per me la luna,
              Spente le stelle in ciel.

              Pur di quel pianto origine
              Era l'antico affetto:
              Nell'intimo del petto
              Ancor viveva il cor.
              Chiedea l'usate immagini
              La stanca fantasia;
              E la tristezza mia
              Era dolore ancor.

              Fra poco in me quell'ultimo
              Dolore anco fu spento,
              E di più far lamento
              Valor non mi restò.
              Giacqui: insensato, attonito,
              Non dimandai conforto:
              Quasi perduto e morto,
              Il cor s'abbandonò.

              Qual fui! Quanto dissimile
              Da quel che tanto ardore,
              Che sì beato errore
              Nutrii nell'alma un dì!
              La rondinella vigile,
              Alle finestre intorno
              Cantando al novo giorno,
              Il cor non mi ferì:

              Non all'autunno pallido
              In solitaria villa,
              La vespertina squilla,
              Il fuggitivo Sol.
              Invan brillare il vespero
              Vidi per muto calle,
              Invan sonò la valle
              Del flebile usignol.

              E voi, pupille tenere,
              Sguardi furtivi, erranti,
              Voi dè gentili amanti
              Primo, immortale amor,
              Ed alla mano offertami
              Candida ignuda mano,
              Foste voi pure invano
              Al duro mio sopor.

              D'ogni dolcezza vedovo,
              Tristo; ma non turbato,
              Ma placido il mio stato,
              Il volto era seren.
              Desiderato il termine
              Avrei del viver mio;
              Ma spento era il desio
              Nello spossato sen.

              Qual dell'età decrepita
              L'avanzo ignudo e vile,
              Io conducea l'aprile
              Degli anni miei così:
              Così quegl'ineffabili
              Giorni, o mio cor, traevi,
              Che sì fugaci e brevi
              Il cielo a noi sortì.

              Chi dalla grave, immemore
              Quiete or mi ridesta?
              Che virtù nova è questa,
              Questa che sento in me?
              Moti soavi, immagini,
              Palpiti, error beato,
              Per sempre a voi negato
              Questo mio cor non è?

              Siete pur voi quell'unica
              Luce dè giorni miei?
              Gli affetti ch'io perdei
              Nella novella età?
              Se al ciel, s'ai verdi margini,
              Ovunque il guardo mira,
              Tutto un dolor mi spira,
              Tutto un piacer mi dà.

              Meco ritorna a vivere
              La piaggia, il bosco, il monte;
              Parla al mio core il fonte,
              Meco favella il mar.
              Chi mi ridona il piangere
              Dopo cotanto obblio?
              E come al guardo mio
              Cangiato il mondo appar?

              Forse la speme, o povero
              Mio cor, ti volse un riso?
              Ahi della speme il viso
              Io non vedrò mai più.
              Proprii mi diede i palpiti,
              Natura, e i dolci inganni.
              Sopiro in me gli affanni
              L'ingenita virtù;

              Non l'annullàr: non vinsela
              Il fato e la sventura;
              Non con la vista impura
              L'infausta verità.
              Dalle mie vaghe immagini
              So ben ch'ella discorda:
              So che natura è sorda,
              Che miserar non sa.

              Che non del ben sollecita
              Fu, ma dell'esser solo:
              Purché ci serbi al duolo,
              Or d'altro a lei non cal.
              So che pietà fra gli uomini
              Il misero non trova;
              Che lui, fuggendo, a prova
              Schernisce ogni mortal.

              Che ignora il tristo secolo
              Gl'ingegni e le virtudi;
              Che manca ai degni studi
              L'ignuda gloria ancor.
              E voi, pupille tremule,
              Voi, raggio sovrumano,
              So che splendete invano,
              Che in voi non brilla amor.

              Nessuno ignoto ed intimo
              Affetto in voi non brilla:
              Non chiude una favilla
              Quel bianco petto in sé.
              Anzi d'altrui le tenere
              Cure suol porre in gioco;
              E d'un celeste foco
              Disprezzo è la mercè.

              Pur sento in me rivivere
              Gl'inganni aperti e noti;
              E, dè suoi proprii moti
              Si maraviglia il sen.
              Da te, mio cor, quest'ultimo
              Spirto, e l'ardor natio,
              Ogni conforto mio
              Solo da te mi vien.

              Mancano, il sento, all'anima
              Alta, gentile e pura,
              La sorte, la natura,
              Il mondo e la beltà.
              Ma se tu vivi, o misero,
              Se non concedi al fato,
              Non chiamerò spietato
              Chi lo spirar mi dà.
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                Scritta da: Dario Pautasso
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Un uccello azzurro

                Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
                vuole uscire
                ma con lui sono inflessibile,
                gli dico: rimani dentro, non voglio
                che nessuno ti
                veda.

                nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
                vuole uscire
                ma io gli verso addosso whisky e aspiro
                il fumo delle sigarette
                e le puttane e i baristi
                e i commessi del droghiere
                non sanno che
                lì dentro
                c'è lui

                nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
                vuole uscire
                ma io con lui sono inflessibile,
                gli dico:
                rimani giù, mi vuoi fare andar fuori
                di testa?
                vuoi mandare all'aria tutto il mio
                lavoro?
                vuoi far saltare le vendite dei miei libri in
                Europa?

                nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
                vuole uscire
                ma io sono troppo furbo, lo lascio uscire
                solo di notte qualche volta
                quando dormono tutti.
                gli dico: lo so che ci sei,
                non essere
                triste

                poi lo rimetto a posto,
                ma lui lì dentro un pochino
                canta, mica l'ho fatto davvero
                morire,
                dormiamo insieme
                così col nostro
                patto segreto
                ed è così grazioso da
                far piangere
                un uomo, ma io non
                piango, e
                voi?
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                  Scritta da: Cristallina
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Niente è grande come le piccole cose

                  Mentre spremi un'arancia
                  canta la lavatrice e l'acqua della doccia
                  ti riscalda i pensieri
                  La vita si offre attraverso uno schermo
                  di persuasione mentre c'e chi guarda
                  il sole aspettando la luna
                  c'è chi si guarda intorno aspettando un
                  segnale.
                  Basterebbe guardarsi dentro e intristirsi
                  per il continuo bisogno di eroi
                  da quando mi impediscono di bere, di
                  fumare e mi istruiscono
                  sull'alimentazione sana e seguono i
                  miei passi e le mie conversazioni per
                  paura che io mi faccia male
                  è lecito domandarsi se ci sia vita su
                  Marte.
                  Quando chiudi la porta, che tu sia
                  dentro o fuori, ricordati che niente è
                  grande come le piccole cose e che
                  quando incontri qualcuno che ti
                  sembra non sappia quello che dica in
                  realtà sta semplicemente dicendo quello
                  che sa.
                  Composta domenica 2 dicembre 2012
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