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Poesie d'Autore migliori


in Poesie (Poesie d'Autore)

Cento Sonetti D'amore (XVII)

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Lontano di già si è ritirato il mare
    E tu
    Come alga dolcemente accarezzata dal vento
    Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Lontano di già si è ritirato il mare
    Ma nei tuoi occhi socchiusi
    Due piccole onde son rimaste
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Due piccole onde per annegarmi.
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      Scritta da: Elisa Iacobellis
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Se...

      Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
      la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
      se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
      e mettendo in conto anche il loro dubitare;
      se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa,
      se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
      o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio,
      senza apparir però troppo buono o troppo saggio;

      se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
      se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
      se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso
      trattando quei due impostori allo stesso modo
      se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa
      distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
      o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
      e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;

      se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
      e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
      a perdere e a ricominciar tutto daccapo,
      senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
      se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
      benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
      e a tener duro quando niente più resta in te
      tranne la volontà che ingiunge: "tieni duro! ";

      se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
      o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario;
      se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti,
      se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
      se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile
      e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
      il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
      e - quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        La mia bohème (Fantasia)

        I pugni nelle tasche rotte, me ne andavo
        con il mio pastrano diventato ideale;
        sotto il cielo andavo, o Musa, a te solidale;
        oh! Là, là! Quanti splendidi amori sognavo!

        La sola braca aveva un largo buco. - In corsa
        sgranavo rime, Puccetto sognante. E l'Orsa
        Maggiore era la mia locanda. - Lassù
        le stelle in cielo avevano un dolce fru fru;

        le ascoltavo, seduto ai lati delle strade,
        nelle sere del buon settembre ove rugiade
        mi gocciavano in fronte un vino di vigore;

        e, rimando in mezzo ai tenebrosi fantastici,
        come fossero lire, tiravo gli elastici
        delle mie scarpe ferite, un piede sul cuore!
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          Scritta da: Maresa Schembri
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Amore

          Dicono che lo sciacallo e la talpa
          bevano allo stesso ruscello
          dove viene a bere il leone.

          E dicono che l'aquila e l'avvoltoio
          infilino il becco nella stessa carcassa,
          e stanno in pace l'uno con l'altro, davanti alla cosa morta.

          O amore, che con la tua regale mano
          hai imbrigliato i miei desideri,
          e hai elevato la mia fame e la mia sete
          a dignità di orgoglio,
          non permettere che il forte e il durevole in me
          mangino il pane e bevano il vino
          che tentano il mio io più debole.
          Lasciami piuttosto morire di fame,
          e consenti che il mio cuore bruci dalla sete
          e lasciami morire e avvizzirmi,
          prima che io stenda la mano
          verso una coppa che tu non abbia riempito
          o una ciotola che tu non abbia benedetto.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Scintilla

            Mi hanno sempre irritato tutti gli anni, le ore i
            minuti che gli ho regalato lavorando come un mulo,
            mi ha fatto seriamente male alla testa,
            mi ha fatto male dentro, mi ha stordito
            e mi ha fatto diventare pazzo - non riuscivo ad accettare
            questi miei anni assassinati
            eppure i miei compagni di lavoro non davano segni di
            agonia, anzi molti di loro sembravano addirittura soddisfatti,
            e vederli così mi faceva impazzire quasi quanto
            quel lavoro monotono e insensato.

            I lavoratori sottostavano,
            il lavoro gli annientava, venivano
            racconti col cucchiaino e buttati via.

            Mi irritava ogni minuto, ogni minuto mentre veniva
            mutilato
            e nulla alleviava la noia.

            Ho valutato l'ipotesi del suicidio.
            Mi sono bevuto le poche ore di libertà.

            Ho lavorato per decenni.

            Ho vissuto con la peggiore specie di donne,
            e loro hanno ucciso
            quello che il lavoro non era riuscito ad uccidere.

            Sapevo che stavo morendo.
            Qualcosa dentro mi diceva: continua così, muori, spegniti,
            diventa come loro, accettalo.
            E poi qualcos'altro dentro diceva: no, salva un pezzetto
            minuscolo.
            Non importa che sia molto, basta solo una scintilla.
            Una scintilla può incendiare un'intera
            foresta.
            Solo una scintilla.
            Salvala.

            Penso di esserci riuscito.
            Sono fiero di esserci riuscito.
            Che stramaledetta
            fortuna.
            Composta domenica 20 ottobre 2013
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