Seguo questo corso di sabbia che scorre tra i ciottoli e la duna la pioggia d’estate piove sulla mia vita su me la mia vita che mi sfugge mi insegue e finirà il giorno del suo inizio caro istante ti vedo in questa tenda di bruma che indietreggia dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili e vivrò il tempo di una porta che si apre e si richiude.
Odiami dunque adesso, se lo vuoi, ora che il mondo a contrastarmi seguita, piegami giù, fa lega con la sorte, non affacciarti per estrema perdita. Oh no, se scampa a queste strette il cuore non dar rinforzi a un'angoscia in disfatta, non dare a un vento buio alba di pioggia a tardare, già certa, la catastrofe. Se vuoi lasciarmi non lasciarmi all'ultimo, di già sfiancato da futili pene, ma assalta primo, perché prima io gusti di possente Fortuna il più e il peggio. E ogni altra angoscia che ora par mortale, di fronte al perder te, non parrà uguale.
Più felice sono quando più lontana porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla, in una notte di vento quando la luna brilla e l'occhio vaga attraverso mondi di luce
Quando mi annullo e niente mi è accanto né terra, né mare, né cieli tersi e sono tutta spirito, ampiamente errando attraverso infinite immensità.
Bevo a una casa distrutta, alla mia vita sciagurata, a solitudini vissute in due e bevo anche a te: all'inganno di labbra che tradirono, al morto gelo dei tuoi occhi, ad un mondo crudele e rozzo, ad un Dio che non ci ha salvato.
I miei incantesimi sono infranti. La penna mi cade, impotente, dalla mano tremante. Se il mio libro è il tuo caro nome, per quanto mi preghi, non posso più scrivere. Non posso pensare, né parlare, ahimè non posso sentire più nulla, poiché non è nemmeno un'emozione, questo immobile arrestarsi sulla dorata soglia del cancello spalancato dei sogni, fissando in estasi lo splendido scorcio, e fremendo nel vedere, a destra e a sinistra, e per tutto il viale, fra purpurei vapori, lontano dove termina il panorama nient'altro che Te.
Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po' perché essi non sanno, un po' per amor Tuo e un po' perché hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.
C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo, capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.
Girerò per le strade finché non sarò stanca morta saprò vivere sola e fissare negli occhi ogni volto che passa e restare sempre la stessa. Questo fresco che sale a cercarmi le vene è un risveglio che mai nel mattino ho provato così vero: soltanto, mi sento più forte che il mio corpo, e un tremore più feddo accompagna il mattino. Son lontani i mattini che avevo vent'anni. E domani, ventuno: domani uscirò per le strade, ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo. Da domani la gente riprende a vedermi e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo, ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo di essere io che passavo-una donna, pdrona di se stessa. La magra bambina che fui si è svegliata da un pianto non fosse mai stato. E desidero solo colori. I colori non piangono, sono come un risveglio: domani i colori torneranno. Ciascuna uscirà per la strada, ogni corpo un colore-perfino i bambini. Questo corpo vestito di rosso leggero dopo tanto pallore riavrà la sua vita. Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d'esser io: gettando un'occhiata, mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
Esiste una bocca scolpita, un volto d'angiolo chiaro e ambiguo, una opulenta creatura pallida dai denti di perla, dal passo spedito, esiste il suo sorriso aereo, dubbio, lampante, come un indicibile evento di luce.
Ma poi che c'è di strano non siamo più vicini ma ancora ci pensiamo. Sembriamo due cretini. Un po' mi fa star bene sapere che non ti rivedrò. Però vorrei sapere dove sei e se ti manco un po'. Desiderarsi troppo può essere un miraggio. Assomigliarsi troppo può essere un disastro. Le cose belle sono sempre di passaggio. Adesso che ci penso sapevo che toccarti era stare in mare aperto sapevo che baciarti era acqua nel deserto. Intreccio un po' di fame d'aria e di speranza non può far male così tanto una persona a cui hai donato amore e chi ti è stata accanto. Quando si soffre si torna un po' bambini e penso a tutti i calci che non ci siamo dati e penso a tutti i posti dove non siamo stati e penso che tutti ne sanno più di me. Non mi capirai mai mi dicevi ma io ti capivo e tu lo sapevi. Non mi va di provare ad essere forte. Di fare promesse che non so mantenere. Non mi va di guardarmi dentro di sentirmi speciale. E se urli troppo forte tu a me va via la voce. E se stai male tu ho quella sensazione che se ti chiedono: che hai? Poi non lo sai spiegare. Vorrei dimenticarti, però non lo so fare. Ma poi che c'è di strano. Sicuramente sei felice. Cancelleremo tutto. Le sere senza uscire i baci sopra gli occhi e graffi sulla schiena che ci facevano impazzire. E gli altri non lo sanno quello che siamo stati. Ma che ne sanno gli altri cosa vuol dire amarsi amarsi fino a perdersi. Ma che ne sanno gli altri cosa vuol dire aversi. Quand'è impossibile distrarsi. Quand'è impossibile dimenticarsi.