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Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Thanaty
in Poesie (Poesie d'Autore)
Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
in noi di cari inganni,
non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T'acqueta omai. Dispera
l'ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l'infinita vanità del tutto.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Dai il meglio di te
    Se fai il bene, ti attribuiranno
    secondi fini egoistici
    non importa, fa il bene.
    Se realizzi i tuoi obiettivi,
    troverai falsi amici e veri nemici
    non importa realizzali.
    Il bene che fai verrà domani
    dimenticato.
    Non importa fa il bene
    L'onestà e la sincerità ti
    rendono vulnerabile
    non importa, sii franco
    e onesto.
    Dà al mondo il meglio di te, e ti
    prenderanno a calci.
    Non importa, dà il meglio di te.
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      Scritta da: Elisa Iacobellis
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Come ti amo? Come ti amo? Lascia che ti annoveri i modi.
      Ti amo fino agli estremi di profondità,
      di altura e di estensione che l'anima mia
      può raggiungere, quando al di là del corporeo
      tocco i confini dell'Essere e della Grazia Ideale.
      Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
      alla luce del giorno e al lume di candela.
      Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
      Ti amo con la stessa purezza con cui essi
      rifuggono dalla lode;
      Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
      e quella che fanciulla mettevo nella fede;
      Ti amo con quell'amore che credevo aver smarrito
      coi miei santi perduti, ti amo col respiro,
      i sorrisi, le lacrime dell'intera mia vita! E,
      se Dio vuole, ancor meglio t'amerò dopo la morte.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Il corvo

        Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo

        Su bizzarri volumi di un sapere remoto,

        Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,

        D'improvviso udii bussare leggermente alla porta.

        "C'è qualcuno" mi dissi " che bussa alla mia porta

        Solo questo e nulla più. "

        Ah, ricordo chiaramente quel dicembre desolato,

        Dalle braci morenti scorgevo i fantasmi al suolo.

        Bramavo il giorno e invano domandavo ai miei libri

        Un sollievo al dolore per la perduta Lenore,

        La rara radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore

        E che nessuno, qui, chiamerà mai più.

        E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende

        Rabbrividivo, colmo di assurdi tenori inauditi,

        Ebbene ripetessi, per acquietare i battiti del cuore:

        "È qualcuno alla porta, che chiede di entrare,

        Qualcuno attardato, che mi chiede di entrare.

        Ecco: è questo e nulla più"

        Poi mi feci coraggio e senza più esitare

        "Signore, " dissi "o Signora, vi prego, perdonatemi,

        Ma ero un po' assopito ed il vostro lieve tocco,

        Il vostro così debole bussare mi ha fatto dubitare

        Di avervi veramente udito". Qui spalancai la porta:

        C'erano solo tenebre e nulla più. "

        Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo,

        Stupefatto, impaurito sognai sogni che mai

        Si era osato sognare: ma nessuno violò

        Quel silenzio e soltanto una voce, la mia,

        Bisbigliò la parola "Lenore" e un eco rispose:

        "Lenore". Solo quello e nulla più.

        Rientrai nella mia stanza, l'anima che bruciava.

        Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori,

        E più forte di prima. "Certo" dissi "è qualcosa

        Proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero,

        Renderò pace al cuore, esplorerò il mistero.

        Ma è solo il vento, nulla più. "

        Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali

        Entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi

        Che non fece un inchino, né si fermò un istante.

        E con aria di dame o di gran gentiluomo

        Si appollaiò su un busto di Palladie sulla porta

        Si posò, si sedette, e nulla più.

        Poi quell'uccello d'ebano, col suo austero decoro,

        Indusse ad un sorriso le mie fantasie meste,

        "Perché" dissi "rasata sia la tua cresta, un vile

        Non sei, orrido, antico Corvo venuto da notturne rive.

        Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive? "

        Disse il Corvo: "Mai più".

        Ma quel corvo posato solitario sul placido busto,

        Come se tutta l'anima versasse in quelle parole,

        Altro non disse, immobile, senza agitare piuma,

        Finché non mormorai: "Altri amici di già sono volati via:

        Lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze"

        Allora disse il Corvo: "Mai più".

        Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto esatto,

        "Parole" mi dissi "che sono la sua scorta sottratta

        A un padrone braccato dal Disastro, perseguitato

        Finché un solo ritornello non ebbe i suoi canti,

        Un ritornello cupo, i canti funebri della sua speranza:

        Mai, mai più".

        Rasserenando ancora il Corvo le mie fantasie,

        Sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta,

        Una poltrona dove affondai tra fantasie diverse,

        Pensando cosa mai l'infausto uccello del tempo antico.

        Cosa mai quel sinistro, infausto e torvo anomale antico

        Potesse voler dire gracchiando "Mai più".

        Sedevo in congetture senza dire parola

        All'uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano in cuore;

        Cercavo di capire, chino il capo sul velluto

        Dei cuscini dove assidua la lampada occhieggiava,

        Sul viola del velluto dove la lampada luceva

        E che purtroppo Lei non premerà mai più.

        Parve più densa l'aria, profumata da un occulto

        Turibolo, oscillato da leggeri serafini

        Tintinnanti sul tappeto. "Infelice" esclamai "Dio ti manda

        Un nepente dagli angeli a lenire il ricordo di Lei,

        Dunque bevilo e dimentica la perduta tua Lenore! "

        Disse il Corvo "Mai più".

        "Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello

        Tu sei o demonio, se il maligno" io dissi "ti manda

        O la tempesta, desolato ma indomito su una deserta landa

        Incantata, in questa casa inseguita dall'Onore,

        Io ti imploro, c'è un balsamo, dimmi, un balsamo in Galaad? "

        Disse il Corvo: "Mai più".

        "Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello

        Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi,

        Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest'anima afflitta

        Se nell'Eden lontano riavrà quella santa fanciulla,

        La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore".

        Disse il Corvo: "Mai più".

        "Siano queste parole d'addio" alzandomi gridai

        "uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,

        Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno

        Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,

        Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"

        Disse il Corvo: "Mai più".

        E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora

        Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.

        E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante

        E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.

        E l'anima mia dall'ombra che galleggia sul pavimento

        Non si solleverà "Mai più" mai più.
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          Scritta da: Ombra Nella Notte
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Il gatto

          Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
          trattieni le unghie della zampa,
          e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
          di metallo e d'agata.
          Quando le dita indugiano ad accarezzare
          la tua testa e il dorso elastico
          e la mano s'inebria del piacere di palpare
          il tuo corpo elettrico,
          vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
          come il tuo, amabile bestia,
          profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,
          e, dai piedi fino alla testa,
          un'aria sottile, un minaccioso profumo
          circolano attorno al suo corpo bruno.
          Composta martedì 15 febbraio 2011
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            Scritta da: Marianna Mansueto
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Amici, se disertando la guerra a noi prossima
            voi e io fossimo destinati a vivere per sempre
            senza conoscere alcun decadimento, lo faremmo,
            non sarei fra i primi a combattere, non vi manderei
            nella battaglia che porta la gloria.
            Ma ora, stando così le cose, con i ministri della morte
            pronti attorno a noi a migliaia, che nessun uomo
            nato per morire può sfuggire e nemmeno evadere,
            andiamo.
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              Scritta da: Gabriella Stigliano
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Non mi accorsi del momento

              Non mi accorsi del momento in cui varcai
              per la prima volta la soglia
              di questa vita
              Quale fu la potenza che mi schiuse
              in questo vasto mistero
              come sboccia un fiore
              in una foresta a mezzanotte?
              Quando al mattino guardai la luce,
              subito sentii che non ero
              uno straniero in questo mondo,
              che l'inscrutabile, senza nome e forma
              mi aveva preso tra le sue braccia
              sotto l'aspetto di mia madre.
              Così, nella morte, lo stesso sconosciuto
              m'apparirà come sempre a me noto.
              e poiché amo questa vita
              so che amerò anche in morte.
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