Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Alessandro Rossini
in Poesie (Poesie d'Autore)

Le cose che fanno la domenica

L'odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L'urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
La biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L'elemosina.
La neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I ricoverati grigi.
L'azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati.
Lo stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le bucce d'oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestibuli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.
Composta domenica 18 ottobre 2015
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Alla mia nazione

    Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
    ma nazione vivente, ma nazione europea:
    e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
    governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
    avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
    funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
    una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
    Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
    pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
    tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
    Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
    proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
    E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
    che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
    Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La quiete dopo la tempesta

      Passata è la tempesta:
      Odo augelli far festa, e la gallina,
      Tornata in su la via,
      Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
      Rompe là da ponente, alla montagna;
      Sgombrasi la campagna,
      E chiaro nella valle il fiume appare.
      Ogni cor si rallegra, in ogni lato
      Risorge il romorio
      Torna il lavoro usato.
      L'artigiano a mirar l'umido cielo,
      Con l'opra in man, cantando,
      Fassi in su l'uscio; a prova
      Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
      Della novella piova;
      E l'erbaiuol rinnova
      Di sentiero in sentiero
      Il grido giornaliero.
      Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
      Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
      Apre terrazzi e logge la famiglia:
      E, dalla via corrente, odi lontano
      Tintinnio di sonagli; il carro stride
      Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
      Si rallegra ogni core.
      Sì dolce, sì gradita
      Quand'è, com'or, la vita?
      Quando con tanto amore
      L'uomo à suoi studi intende?
      O torna all'opre? O cosa nova imprende?
      Quando dè mali suoi men si ricorda?
      Piacer figlio d'affanno;
      Gioia vana, ch'è frutto
      Del passato timore, onde si scosse
      E paventò la morte
      Chi la vita abborria;
      Onde in lungo tormento,
      Fredde, tacite, smorte,
      Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
      Mossi alle nostre offese
      Folgori, nembi e vento.
      O natura cortese,
      Son questi i doni tuoi,
      Questi i diletti sono
      Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
      È diletto fra noi.
      Pene tu spargi a larga mano; il duolo
      Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
      Che per mostro e miracolo talvolta
      Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
      Prole cara agli eterni! Assai felice
      Se respirar ti lice
      D'alcun dolor: beata
      Se te d'ogni dolor morte risana.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Il Vampiro

        Tu che t'insinuasti come una lama
        Nel mio cuore gemente; tu che forte
        Come un branco di demoni venisti
        A fare folle e ornata, del mio spirito
        Umiliato il tuo letto e il regno-infame
        A cui, come il forzato alla catena,
        Sono legato: come alla bottiglia
        L'ubriacone; come alla carogna
        I vermi; come al gioco l'ostinato
        Giocatore - che sia maledetta.
        Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
        Di conquistare la mia libertà;
        Ed il veleno perfido ho pregato
        Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
        Ed il veleno, pieni di disprezzo,
        M'han detto: "Non sei degno che alla tua
        Schiavitù maledetta ti si tolga,
        Imbecille! - una volta liberato
        Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
        tu faresti rivivere il cadaver
        del tuo vampiro, con i baci tuoi!"
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Continuità

          Nulla è mai veramente perduto, o può essere perduto,
          nessuna nascita, forma, identità - nessun oggetto del mondo,
          né vita, né forza, né alcuna cosa visibile;
          l'apparenza non deve ingannare, né l'ambito mutato confonderti il cervello.
          Vasti sono il tempo e lo spazio - vasti i campi della Natura.
          Il corpo lento, invecchiato, freddo - le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo,
          la luce degli occhi divenuta tenue, tornerà puntualmente a risplendere;
          il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
          alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
          con l'erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.
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            Scritta da: Roberta68
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            10 agosto

            San Lorenzo, io lo so perché tanto
            di stelle per l'aria tranquilla
            arde e cade, perché sì gran pianto
            nel concavo cielo favilla.
            Ritornava una rondine al tetto:
            l'uccisero: cadde tra spini:
            ella aveva nel becco un insetto:
            la cena dei suoi rondinini.
            Ora è là, come in croce, che tende
            quel verme a quel cielo lontano;
            e il suo nido è nell'ombra, che attende
            che pigola sempre più piano.
            Anche un uomo tornava al suo nido:
            l'uccisero: disse: Perdono;
            e restò negli aperti occhi un grido:
            portava due bambole in dono...
            Ora là, nella casa romita,
            lo aspettano, aspettano in vano:
            egli immobile, attonito, addita
            le bambole al cielo lontano.
            E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
            sereni, infinito, immortale,
            oh! d'un pianto di stelle lo inondi
            quest'atomo opaco del Male!
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              Scritta da: Andrea De Candia
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              La terra santa

              Ho conosciuto Gerico,
              ho avuto anch'io la mia Palestina,
              le mura del manicomio
              erano le mura di Gerico
              e una pozza di acqua infettata
              ci ha battezzati tutti.
              Lì dentro eravamo ebrei
              e i Farisei erano in alto
              e c'era anche il Messia
              confuso dentro la folla:
              un pazzo che urlava al Cielo
              tutto il suo amore in Dio.
              Noi tutti, branco di asceti
              eravamo come gli uccelli
              e ogni tanto una rete
              oscura ci imprigionava
              ma andavamo verso la messe,
              la messe di nostro Signore
              e Cristo il Salvatore.
              Fummo lavati e sepolti,
              odoravamo di incenso.
              E dopo, quando amavamo
              ci facevano gli elettrochoc
              perché, dicevano, un pazzo
              non può amare nessuno.
              Ma un giorno da dentro l'avello
              anch'io mi sono ridestata
              e anch'io come Gesù
              ho avuto la mia resurrezione,
              ma non sono salita ai cieli
              sono discesa all'inferno
              da dove riguardo stupita
              le mura di Gerico antica.
              Composta lunedì 30 marzo 2015
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