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Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisa Iacobellis
in Poesie (Poesie d'Autore)
I ricordi, un inutile infinito,
Ma soli e uniti contro il mare, intatto
In mezzo a rantoli infiniti...

Il mare,
Voce d'una grandezza libera,
Ma innocenza nemica nei ricordi,
Rapido a cancellare le orme dolci
D'un pensiero fedele...

Il mare, le sue blandizie accidiose
Quanto feroci e quanto, quanto attese,
E nella loro agonia,
Presente sempre, rinnovata sempre,
Nel vigile pensiero l'agonia...

I ricordi,
Il riversarsi vano
di sabbia che si muove
Senza pesare sulla sabbia,
Echi brevi protratti,
Senza voci echi degli addii
A minuti che parvero felici...
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Le sedie dormono in piedi

    Le sedie dormono in piedi
    anche il tavolo
    il tappeto sdraiato sul dorso
    ha chiuso gli arabeschi
    lo specchio dorme
    gli occhi delle finestre sono chiusi
    il balcone dorme
    con le gambe penzolanti nel vuoto
    i camini sul tetto dirimpetto dormono
    sui marciapiedi dormono le acacie
    la nuvola dorme
    stringendosi al petto una stella
    in casa fuori di casa dorme la luce

    ma tu ti sei svegliata
    mia rosa
    le sedie si sono svegliate
    si precipitano da un angolo all'altro anche il tavolo
    il tappeto si è messo a sedere
    gli arabeschi hanno aperto i petali
    lo specchio si è risvegliato come un lago all'aurora
    le finestre hanno spalancato
    immensi occhi azzurri
    il balcone si è risvegliato
    ha tirato su dal vuoto le gambe
    i camini dirimpetto si son messi a fumare
    le acacie han cominciato a chiacchierare
    sui marciapiedi
    la nuvola si è svegliata
    ha lanciato la sua stella nella nostra stanza
    in casa fuori di casa la luce si è risvegliata
    si è versata sui tuoi capelli
    è colata tra le tue palme
    ha cinto la tua vita nuda i tuoi piedi bianchi.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      L'Infinito

      Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
      e questa siepe, che da tanta parte
      dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
      Ma sedendo e mirando, interminati
      spazi di là da quella, e sovrumani
      silenzi, e profondissima quiete
      io nel pensier mi fingo; ove per poco
      il cor non si spaura. E come il vento
      odo stormir tra queste piante, io quello
      infinito silenzio a questa voce
      vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
      e le morte stagioni, e la presente
      e viva, e il suon di lei. Così tra questa
      immensità s'annega il pensier mio:
      e il naufragar m'è dolce in questo mare.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Poichè l'alba si accende...

        Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
        poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
        a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
        poiché questa felicità consente ad esser mia,

        facciamola finita coi pensieri funesti,
        basta con i cattivi sogni, ah! Soprattutto
        basta con l'ironia e le labbra strette
        e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.

        E basta con quei pugni serrati e la collera
        per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
        basta con l'abominevole rancore! Basta
        con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!

        Perché io voglio, ora che un Essere di luce
        nella mia notte fonda ha portato il chiarore
        di un amore immortale che è anche il primo
        per la grazia, il sorriso e la bontà,

        io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
        da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
        camminare diritto, sia per sentieri di muschio
        sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

        sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
        verso la meta a cui mi spingerà il destino,
        senza violenza, né rimorsi, né invidia:
        sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

        E poiché, per cullare le lentezze della via,
        canterò arie ingenue, io mi dico
        che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
        e non chiedo, davvero, altro Paradiso.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          L'Azzurro

          Del sempiterno azzurro la serena ironia
          Perséguita, indolente e bella come i fiori,
          Il poeta impotente di genio e di follia
          Attraverso un deserto sterile di Dolori.

          Fuggendo, gli occhi chiusi, io lo sento che scruta
          Intensamente, come un rimorso atterrante,
          L'anima vuota. Dove fuggire? E quale cupa
          Notte gettare a brani sul suo spregio straziante?

          Nebbie, salite! Ceneri e monotoni veli
          Versate, ad annegare questi autunni fangosi,
          Lunghi cenci di bruma per i lividi cieli
          Ed alzate soffitti immensi e silenziosi!

          E tu, esci dai morti stagni letei e porta
          Con te la verde melma e i pallidi canneti,
          Caro Tedio, per chiudere con una mano accorta
          I grandi buchi azzurri degli uccelli crudeli.

          Ed ancora! Che senza sosta i tristi camini
          Fùmino, e di caligine una prigione errante
          Estingua nell'orrore dei suoi neri confini
          Il sole ormai morente giallastro all'orizzonte!

          -Il cielo è morto. - A te, materia, accorro! Dammi
          L'oblio dell'Ideale crudele e del Peccato:
          Questo martire viene a divider lo strame
          Dove il gregge degli uomini felice è coricato.

          Io voglio, poiché infine il mio cervello, vuoto
          Come il vaso d'unguento gettato lungo il muro,
          Più non sa agghindare il pensiero stentato,
          Lugubre sbadigliare verso un trapasso oscuro…

          Invano! Ecco trionfa l'Azzurro nella gloria
          Delle campane. Anima, ecco, voce diventa
          Per più farci paura con malvagia vittoria,
          Ed esce azzurro angelus dal metallo vivente!

          Si espande tra la nebbia, antico ed attraversa
          La tua agonia nativa, come un gladio sicuro:
          Dove andare, in rivolta inutile e perversa?
          Mia ossessione. Azzurro! Azzurro! Azzurro! Azzurro!
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            Scritta da: Andrea De Candia
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Le quattro del mattino

            Ora dalla notte al giorno.
            Ora da un fianco all'altro.
            Ora per trentenni.

            Ora rassettata per il canto dei galli.
            Ora in cui la terra ci rinnega.
            Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.
            Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.

            Ora vuota.
            Sorda, vana.

            Fondo di ogni altra ora.

            Nessuno sta bene alle quattro del mattino.
            Se le formiche stanno bene alle quattro del mattino
            - le nostre congratulazioni. E che arrivino le cinque,
            se dobbiamo vivere ancora.
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              Scritta da: Eclissi
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Amore a prima vista

              Sono entrambi convinti
              che un sentimento improvviso li unì.
              È bella una tale certezza
              ma l'incertezza è più bella.

              Non conoscendosi prima, credono
              che non sia mai successo nulla fra loro.
              Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
              dove da tempo potevano incrociarsi?

              Vorrei chiedere loro
              se non ricordano -
              una volta un faccia a faccia
              forse in una porta girevole?
              Uno "scusi" nella ressa?
              Un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
              - ma conosco la risposta.
              No, non ricordano.

              Li stupirebbe molto sapere
              che già da parecchio
              il caso stava giocando con loro.

              Non ancora del tutto pronto
              a mutarsi per loro in destino,
              li avvicinava, li allontanava,
              gli tagliava la strada
              e soffocando un risolino
              si scansava con un salto.

              Vi furono segni, segnali,
              che importa se indecifrabili.
              Forse tre anni fa
              o il martedì scorso
              una fogliolina volò via
              da una spalla all'altra?
              Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
              Chissà, era forse la palla
              tra i cespugli dell'infanzia?

              Vi furono maniglie e campanelli
              in cui anzitempo
              un tocco si posava sopra un tocco.
              Valigie accostate nel deposito bagagli.
              Una notte, forse, lo stesso sogno,
              subito confuso al risveglio.

              Ogni inizio infatti
              è solo un seguito
              e il libro degli eventi
              è sempre aperto a metà.
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