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Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Marilù Rossi
in Poesie (Poesie d'Autore)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Meriggiare pallido e assorto

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d'orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com'è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate? (Sonetto 18)

      Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate?
      Tu sei ben più raggiante e mite:
      venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
      e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
      talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
      e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
      e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
      spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
      Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
      nè perdere possesso del bello che tu hai;
      nè morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
      perché al tempo contrasterai la tua eternità:
      finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
      questi versi avranno luce e ti daranno vita.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        L'Infinito

        Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
        e questa siepe, che da tanta parte
        dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
        Ma sedendo e mirando, interminati
        spazi di là da quella, e sovrumani
        silenzi, e profondissima quiete
        io nel pensier mi fingo; ove per poco
        il cor non si spaura. E come il vento
        odo stormir tra queste piante, io quello
        infinito silenzio a questa voce
        vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
        e le morte stagioni, e la presente
        e viva, e il suon di lei. Così tra questa
        immensità s'annega il pensier mio:
        e il naufragar m'è dolce in questo mare.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          A Elena (1835)

          Elena, la tua bellezza è per me
          come quei navigli nicei d'un tempo
          che, mollemente, sull'odorato mare
          riportavano il pellegrino stanco d'errare
          alla sua sponda natia.

          Da tempo avezzo a disperati mari,
          la tua chioma di giacinto, il tuo classico volto,
          la tua grazia di Naiade riportano me anche in patria,
          a quella gloria che fu la Grecia,
          a quella maestà che fu Roma.

          Là, nel rilucente vano della finestra,
          come statua eretta io ti vedo,
          con in mano la tua lampada d'agata!
          Ah, Psyche, qui venuta dalle regioni
          che son Terra Santa.
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            Scritta da: Cristian Fantuzi
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Sognai che lei sedeva vicino al mio capo,
            arruffando teneramente i capelli
            con le dita, suonando la melodia
            del suo tocco.
            Guardai il suo volto,
            e lottai con le lacrime,
            finché l'agonia di parole non dette
            lacerò il mio sonno come una bolla.

            Mi sedetti sul letto e guardai lo splendore
            della Via Lattea sopra la finestra,
            come un mondo di silenzio in fiamme,
            e mi chiesi se in questo momento
            lei sognasse un sogno simile al mio.
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              Scritta da: mor-joy
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Non dedicarmi troppo tempo

              Non dedicarmi troppo tempo,
              non pormi tante domande.
              Non sfiorare la mia mano
              con i tuoi occhi buoni, fedeli.

              Non seguirmi in primavera
              lungo le pozzanghere.
              Lo so: una volta ancora, nulla
              verrà fuori da questo incontro.

              Forse pensi: è per superbia
              che non mi vuole amico.
              Non la superbia... l'amarezza
              tiene così alta la mia testa.
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                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Del non leggere

                In libreria con l'opera di Proust
                non ti danno un telecomando,
                non puoi cambiare
                sulla partita di calcio
                o sul telequiz con in premio una Volvo.

                Viviamo più a lungo,
                ma con minor esattezza
                e con frasi più brevi.

                Viaggiamo più veloci, più spesso, più lontano
                e torniamo con foto invece di ricordi.
                Qui sono io con uno.
                Là, credo, è il mio ex.
                Qui sono tutti nudi,
                quindi di certo in spiaggia.

                Sette volumi - pietà.
                Non si potrebbe riassumerli, abbreviarli
                o meglio ancora mostrarli in immagini?
                Una volta hanno trasmesso un serial, La bambola,
                ma per mia cognata è di un altro che inizia con la P.

                E poi tra parentesi, chi mai era costui.
                Scriveva, dicono, a letto, per interi anni.
                Un foglio dopo l'altro,
                a velocità ridotta.
                Noi invece andiamo in quinta
                e - toccando ferro - stiamo bene.
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