Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisa Iacobellis
in Poesie (Poesie d'Autore)
I ricordi, un inutile infinito,
Ma soli e uniti contro il mare, intatto
In mezzo a rantoli infiniti...

Il mare,
Voce d'una grandezza libera,
Ma innocenza nemica nei ricordi,
Rapido a cancellare le orme dolci
D'un pensiero fedele...

Il mare, le sue blandizie accidiose
Quanto feroci e quanto, quanto attese,
E nella loro agonia,
Presente sempre, rinnovata sempre,
Nel vigile pensiero l'agonia...

I ricordi,
Il riversarsi vano
di sabbia che si muove
Senza pesare sulla sabbia,
Echi brevi protratti,
Senza voci echi degli addii
A minuti che parvero felici...
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Meriggiare pallido e assorto

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d'orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com'è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate? (Sonetto 18)

      Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate?
      Tu sei ben più raggiante e mite:
      venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
      e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
      talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
      e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
      e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
      spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
      Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
      nè perdere possesso del bello che tu hai;
      nè morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
      perché al tempo contrasterai la tua eternità:
      finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
      questi versi avranno luce e ti daranno vita.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        L'Infinito

        Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
        e questa siepe, che da tanta parte
        dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
        Ma sedendo e mirando, interminati
        spazi di là da quella, e sovrumani
        silenzi, e profondissima quiete
        io nel pensier mi fingo; ove per poco
        il cor non si spaura. E come il vento
        odo stormir tra queste piante, io quello
        infinito silenzio a questa voce
        vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
        e le morte stagioni, e la presente
        e viva, e il suon di lei. Così tra questa
        immensità s'annega il pensier mio:
        e il naufragar m'è dolce in questo mare.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          L'Azzurro

          Del sempiterno azzurro la serena ironia
          Perséguita, indolente e bella come i fiori,
          Il poeta impotente di genio e di follia
          Attraverso un deserto sterile di Dolori.

          Fuggendo, gli occhi chiusi, io lo sento che scruta
          Intensamente, come un rimorso atterrante,
          L'anima vuota. Dove fuggire? E quale cupa
          Notte gettare a brani sul suo spregio straziante?

          Nebbie, salite! Ceneri e monotoni veli
          Versate, ad annegare questi autunni fangosi,
          Lunghi cenci di bruma per i lividi cieli
          Ed alzate soffitti immensi e silenziosi!

          E tu, esci dai morti stagni letei e porta
          Con te la verde melma e i pallidi canneti,
          Caro Tedio, per chiudere con una mano accorta
          I grandi buchi azzurri degli uccelli crudeli.

          Ed ancora! Che senza sosta i tristi camini
          Fùmino, e di caligine una prigione errante
          Estingua nell'orrore dei suoi neri confini
          Il sole ormai morente giallastro all'orizzonte!

          -Il cielo è morto. - A te, materia, accorro! Dammi
          L'oblio dell'Ideale crudele e del Peccato:
          Questo martire viene a divider lo strame
          Dove il gregge degli uomini felice è coricato.

          Io voglio, poiché infine il mio cervello, vuoto
          Come il vaso d'unguento gettato lungo il muro,
          Più non sa agghindare il pensiero stentato,
          Lugubre sbadigliare verso un trapasso oscuro…

          Invano! Ecco trionfa l'Azzurro nella gloria
          Delle campane. Anima, ecco, voce diventa
          Per più farci paura con malvagia vittoria,
          Ed esce azzurro angelus dal metallo vivente!

          Si espande tra la nebbia, antico ed attraversa
          La tua agonia nativa, come un gladio sicuro:
          Dove andare, in rivolta inutile e perversa?
          Mia ossessione. Azzurro! Azzurro! Azzurro! Azzurro!
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            An die Melancholie / Alla malinconia

            Zum Wein, zu Freunden bin ich dir entflohn,
            Da mir vor deinem dunklen Auge graute,
            In Liebesarmen und beim Kiang der Laute
            Vergaß ich dich, dein ungetreuer Sohn.

            Du aber gingest mir verschwiegen nach
            Und warst im Wein, den ich verzweifelt zechte,
            Warst in der Schwüle meiner Liebesnächte
            Und warest noch im Hohn, den ich dir sprach.

            Nun kühlst du die erschöpften Glieder mir
            Und hast mein Haupt in deinen Schoß genommen,
            Da ich von meinen Fahrten heimgekommen:
            Denn all mein Irren war ein Weg zu dir.


            Fuggendo da te mi sono dato ad amici e vino,
            perché dei tuoi occhi oscuri avevo paura,
            e nelle braccia dell'amore ed ascoltando il liuto
            ti dimenticai, io tuo figlio infedele.

            Tu però in silenzio mi seguivi,
            ed eri nel vino che disperato bevevo,
            ed eri nel calore delle mie notti d'amore,
            ed eri anche nello scherno, che t'esprimevo.

            Ora mi rinfreschi le mie membra sfinite
            ed accolto hai nel tuo grembo il mio capo,
            ora che dai miei viaggi son tornato:
            tutto il mio vagare dunque era un cammino verso di te.
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              Scritta da: mor-joy
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              E ti vengo a cercare

              E ti vengo a cercare
              anche solo per vederti o parlare
              perché ho bisogno della tua presenza
              per capire meglio la mia essenza.
              Questo sentimento popolare
              nasce da meccaniche divine
              un rapimento mistico e sensuale
              mi imprigiona a te.
              Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
              non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
              fare come un eremita
              che rinuncia a sé.
              E ti vengo a cercare
              con la scusa di doverti parlare
              perché mi piace ciò che pensi e che dici
              perché in te vedo le mie radici.
              Questo secolo oramai alla fine
              saturo di parassiti senza dignità
              mi spinge solo ad essere migliore
              con più volontà.
              Emanciparmi dall'incubo delle passioni
              cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
              essere un'immagine divina
              di questa realtà.
              E ti vengo a cercare
              perché sto bene con te
              perché ho bisogno della tua presenza.
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                Scritta da: Alessandro Rossini
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Le cose che fanno la domenica

                L'odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
                Il canto del gallo nel pollaio.
                Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
                L'urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
                La biancheria distesa nel prato.
                Il sole sulle soglie.
                La tovaglia nuova nella tavola.
                Gli specchi nelle camere.
                I fiori nei bicchieri.
                Il girovago che fa piangere la sua armonica.
                Il grido dello spazzacamino.
                L'elemosina.
                La neve.
                Il canale gelato.
                Il suono delle campane.
                Le donne vestite di nero.
                Le comunicanti.
                Il suono bianco e nero del pianoforte.
                Le suore bianche bendate come ferite.
                I preti neri.
                I ricoverati grigi.
                L'azzurro del cielo sereno.
                Le passeggiate degli amanti.
                Le passeggiate dei malati.
                Lo stormire degli alberi.
                I gatti bianchi contro i vetri.
                Il prillare delle rosse ventarole.
                Lo sbattere delle finestre e delle porte.
                Le bucce d'oro degli aranci sul selciato.
                I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
                Le fontane aperte nei giardini.
                Gli aquiloni librati sulle case.
                I soldati che fanno la manovra azzurra.
                I cavalli che scalpitano sulle pietre.
                Le fanciulle che vendono le viole.
                Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
                Le colombe che tubano sul tetto.
                I mandorli fioriti nel convento.
                Gli oleandri rosei nei vestibuli.
                Le tendine bianche che si muovono al vento.
                Composta domenica 18 ottobre 2015
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                  Scritta da: Patty Diphusa
                  in Poesie (Poesie d'Autore)
                  Odiami dunque adesso, se lo vuoi,
                  ora che il mondo a contrastarmi seguita,
                  piegami giù, fa lega con la sorte,
                  non affacciarti per estrema perdita.
                  Oh no, se scampa a queste strette il cuore
                  non dar rinforzi a un'angoscia in disfatta,
                  non dare a un vento buio alba di pioggia
                  a tardare, già certa, la catastrofe.
                  Se vuoi lasciarmi non lasciarmi all'ultimo,
                  di già sfiancato da futili pene,
                  ma assalta primo, perché prima io gusti
                  di possente Fortuna il più e il peggio.
                  E ogni altra angoscia che ora par mortale,
                  di fronte al perder te, non parrà uguale.
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