Questo sito contribuisce alla audience di

Poesie d'Autore


Scritta da: Franco Mastroianni
in Poesie (Poesie d'Autore)
Questa quasi prigione senza sbarre
ancor di più mi aiuta a scrivere
e poi posso spostarmi dove voglio

passo da un mondo all'altro
e se non mi trovo bene
cambio foglio

scavalco le montagne in sella al biaconiglio
per poi scendere a valle
cibandoci
del verde trifoglio

questa quasi prigione imposta
per dare un freno
al male che dilaga...

potrà farci riflettere
e insieme ragionare
e non pigiare sempre
il dito sulla piaga

queste poche parole non vogliono insegnare proprio niente

non ho nessuna laurea per mettermi a discutere di questa od altra cosa...

però potreste leggere un buon libro o scrivere qualcosa

potrà aiutarvi a uscire fuori...

anche se siete in casa.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Yatriko Di Vento
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Guardami negli occhi

    Guardami negli occhi
    fratello, ora
    che questi infami bastardi maledetti
    ci hanno tolto la possibilità di toccarci
    guardami negli occhi
    e ringraziamoli con queste mascherine
    per il triste scherzo di carnevale.
    I virus non riconoscono i confini,
    ma, sentiamoci
    una sola catena di esseri umani
    guardandoci negli occhi.
    Composta domenica 1 marzo 2020
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Leonardo Cantoro
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Andate nei boschi

      Andate nei boschi,
      prendetevi del tempo per voi stessi.
      Ampliate gli orizzonti.
      Osservate ogni dettaglio.
      Afferrate la terra sotto i vostri piedi
      e "ascoltatene" il profumo,
      perché la terra non si odora
      ma si ascolta.
      Abbracciate forte un albero
      e parlate con lui.
      Vi sorprenderete delle risposte
      che riuscirà a darvi.
      Sfiorate con le dita l'erba lungo il vostro cammino,
      sarà la vostra compagna di viaggio.
      Ascoltate il canto degli uccelli,
      osservateli, studiateli.
      Fate vostra la loro melodia.
      Siate come loro, liberi ma fedeli.
      Scegliete come loro un albero e fateci la vostra casa.
      Perché casa è un dono, perché casa non significa avere delle mura,
      casa è dove hai riposto te stesso
      e le persone che ami.
      Composta lunedì 9 marzo 2020
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: dantino
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Non fu così che poi finì
        quel torbido silenzio dell'amore, che ci condusse mano nella mano nell'oblio
        così distanti in quell'unione
        stupidamente vera
        stupidamente tu ed anche, stupidamente io
        che ci domanda ancora
        se fu il fato... oppure la paura
        oppure un sentimento troppo grande per dei fanciulli con le ali corte
        terrorizzati da un cielo di promesse
        da un vento della vita autoritario e sordo, avaro di certezze.
        Composta mercoledì 11 marzo 2020
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: dantino
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Dio è il più dolce dei bambini

          Discuto con Dio la mia detenzione, più spesso di quanto vi fosse bisogno. Quanto ancora ruberò il respiro alla natura, nell'umana ingratitudine? Non è mai bello discutere con Dio, ci vuole coraggio, vuole sempre aver ragione. Esiste un mondo dove saremo incapaci di soffrire e di renderci ostili? Esiste questo mondo, dove saremo capaci di viverci insieme senza la fame che ci conduce al male? A queste domande si sottrae, come il più dolce dei bambini.
          Composta mercoledì 11 marzo 2020
          Vota la poesia: Commenta
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Ah! Quante cose perdute!

            Ah! Quante cose perdute
            che perdute non erano.
            Tutte le serbavi tu.

            Minuti grani di tempo,
            che portò via un giorno il vento.
            Alfabeti nella spuma,
            che un giorno il mare travolse.
            Io li credevo perduti.

            E perdute le nubi
            che pretendevo fermare
            nel cielo
            fissandole con occhiate.
            E l'allegria alta
            dell'amore, e l'angoscia
            di non amare abbastanza,
            e l'ansia
            di amare, di amarti, di più.
            Tutto perduto, tutto
            nell'essere stato un tempo,
            nel non esistere più.

            E allora tu sei venuta
            dal buio, radiosa
            di giovane pazienza profonda,
            agile, perché non pesava
            sui tuoi fianchi snelli,
            sulle tue spalle nude,
            il passato che tu,
            così giovane, portavi per me.
            Ti guardavo alla luce dei baci
            vergini che mi hai dato,
            e tempi e spume
            e nubi e amori perduti
            furono salvi.
            Se da me fuggirono un giorno,
            non fu per morire
            nel nulla.
            In te continuavano a vivere.
            Ciò che io chiamavo oblio
            eri tu.
            Vota la poesia: Commenta
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              No, non lasciate chiuse

              No, non lasciate chiuse
              le porte della notte,
              del fulmine, del vento,
              di ciò che mai si è visto.
              Restino aperte sempre
              esse, le ben note.
              E tutte, quelle ignote,
              che si aprono
              sui lunghi percorsi
              da tracciare, nell'aria,
              sulle rotte che stanno
              cercandosi un varco
              con volontà oscura
              e ancora non l'hanno trovato
              in punti cardinali.
              Mettete alti segnali,
              astri, meraviglie;
              che si veda chiaramente
              che è qui, che tutto
              desidera accoglierla.
              Perché può venire.
              Oggi o domani, o fra mille
              anni, o il giorno
              penultimo del mondo.
              E tutto
              deve essere così piano
              come la lunga attesa.

              Eppure so che è inutile.
              Che è un gioco mio, tutto,
              aspettarla così
              come folata o brezza,
              temendo che inciampi.
              Perché quando lei verrà
              sfrenata, implacabile,
              a raggiungere me,
              muraglie, nomi, tempi,
              si frangeranno tutti,
              travolti, penetrati
              irresistibilmente
              dalla gigante tempesta del suo amore,
              ormai presenta.
              Vota la poesia: Commenta