Belle Poesie d'Autore da leggere


Scritta da: Andrea De Candia
in Poesie (Poesie d'Autore)

La vergine

Non avete veduto le farfalle
con che leggera grazia
sfiorano le corolle in primavera?
Con pari leggerezza
limpido aleggia sulle cose tutte
lo sguardo della vergine sorella.
Non avete veduto quand'è notte
le vergognose stelle
avanzare la luce e ritirarla?...
Così, timidamente, la parola
varca la soglia
del suo labbro al silenzio costumato.
Non ha forma la veste ch'essa porta,
la luce che ne filtra
ne disperde i contorni. Il suo bel volto
non si sa ove cominci, il suo sorriso
ha la potenza di un abbraccio immenso.
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    Scritta da: Alfonso Trivisonne
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    L'amico Manitù

    Il bambino Manitù
    a piedi nudi sul selciato
    con il viso un po' adombrato
    camminava affaticato.

    È un bambino Manitù
    che sta sempre in riva al mare,
    pescatori da guardare
    e onde bianche da ascoltare.

    Caro bimbo Manitù
    cerchi all'alba nella nebbia
    le conchiglie nella sabbia
    come cerchi la tua mamma.

    Mio amico Manitù
    non lo scorderò mai più
    tutto questo enorme mare
    e le tue lacrime di sale.
    Composta giovedì 20 ottobre 2016
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      Scritta da: Andrea De Candia
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Una Maddalena

      Uomo, mi hanno condotta dall'estremo
      dove vivevo intera la "mia" vita
      al Tuo opposto tremendo di giustizia:
      che cosa dedurranno dal confronto
      dei nostri due insondabili princìpi?
      Qualcuno certo, conscio del Tuo inizio,
      tratteneva i Tuoi volti successivi
      in un travaglio cieco di rapporti
      ma io, ancor prima che gli anelli tutti
      della mia vita fossero congiunti,
      mi distaccai precipite dal nulla
      e proclamai la carne concepita.
      Uomo Perfetto, cosa dannerai
      di questo seme che, nel modularsi,
      s'è rinforzato solo di se stesso
      senza estasiarsi in giochi di virtù?
      Certo conoscerai che equilibrando
      ogni comandamento che mi esorta
      a saturarmi tutta di peccato,
      che riportando a questo intendimento
      la perfezione delle mie lacune,
      confluirei con adeguato passo
      verso una vita lineare e assente.
      Ma per ora, il peccato del mio tutto,
      resta la tappa ultima e possente
      ed un ritmo incessante di condanna
      mi rigetta dal muovermi comune.
      Quando, fanciulla appena, mi concessi,
      quando mi sciolsi per la prima volta
      da quel bruciore acuto di purezza
      che sublimava ambiguità tremende,
      sentii l'impegno che covavo dentro
      crescere, quasi a forza di missione.
      Non ho altra virtù che di condurmi
      a prodigiose altezze di consenso
      e una stanchezza illimite mi prende
      se non mi adagio sopra un'altra forma...
      Allineando tutte le mie ombre
      volte perdutamente verso terra,
      posso durare un tempo indefinito
      accentrata in un'unica figura.
      Ma che dolore sale le mie braccia
      reggenti il grave fascio di me stessa:
      l'essere dura giova solamente
      a questa dubbia resistenza mia...
      Sotto il piede che immagino sicuro
      cerco il terreno viscido di sempre:
      la tentazione è come un tempo lungo
      ch'io devo bere, abbrividendo, in fretta...
      Guarda, perché previeni il Tuo guardarmi
      con errata coscienza di pudore?
      Guarda, senza sapere l'astinenza,
      queste carni purgate dal piacere,
      questi occhi sinceri nell'orgoglio,
      questi capelli dal profumo intenso
      di vita e di memorie...
      Peccato questo vivere me stessa?
      So che la santità germoglierebbe
      esercitando in me falsi connubi,
      ma asségnami una giusta tolleranza
      se l'indulgenza nega questo passo,
      fa che il ritorno al vivere di sempre
      non sprofondi nel buio di un abisso
      e che non mi si dia maggiore colpa
      se come gli altri, e con eguale indugio,
      gioco il distacco dalla mia matrice.
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        Scritta da: Andrea De Candia
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Lirica

        Oh, dove prima al limite del giorno
        s'appiattava una forza ordinatrice,
        quale scoscendimento pauroso
        che mi rimonta sulla stessa ruota,
        sulla ruota del giorno e del tormento?
        E dove il digiuno di un incontro
        rovesciare codeste verità?
        Ah, fantasmi di te, mille fantasmi
        arsi di sete, tutti, alla mia fonte!
        Una forza stranissima si insinua
        nelle mie labbra docili e le incurva;
        io ruoto, sento, sul mio desiderio
        schiava di un magnetismo che mi ha vinta.
        La corsa dopo invaderà il mio corpo
        che la esercita in sé, nel suo tormento,
        per superare ciecamente il solco
        dove tu, assente, non puoi più fiorire.
        Ardo di mille musiche diverse,
        ma dove è tempo di un incontro nuovo,
        resiste il "poter essere" di te.
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          Scritta da: Andrea De Candia
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Il tempo muore visibilmente nell'ombra.
          Il sole fa una musica diversa dalla luna?
          I morenti hanno vasi di musica nelle orecchie.
          È sera, il sole getta in mare il tempo
          che s'infrange e sanguina.
          È sera e nessuna forma
          sopporta più il dolore.
          L'ardore sale dalle tombe
          e lacera la pelle.
          È sera
          la grande nostalgia di casa esce dalle piaghe
          delle costellazioni più antiche
          scrivendo col fuoco
          e le lacrime, per l'anima
          visibili meteore della nostalgia
          cercano nell'aria il loro nido terreno.
          È sera
          e tutte le eccedenze dell'amore
          costruiscono musicando
          nuovi mondi -
          appesi all'ardore -
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