Questo sito contribuisce alla audience di

Affascinanti Poesie d'Autore


in Poesie (Poesie d'Autore)

Sperdutamente

Sperdutamente amanti, per il mondo, amare! Che confusione senza pari! Quanti errori! Baciare volti invece di maschere amate. Universo in equivoci: minerali in fiore, che vogano nel cielo, sirene e coralli sulle nevi perenni, e nel fondo del mare, costellazioni ormai stanche, transfughe dalla gran notte orfana dove muoiono i palombari. Noi due. Che smarrimento! Questa strada, l'altra, quella? Le carte, false, scombussolando le rotte, giocano a farci smarrire, fra rischi senza faro. I giorni ed i baci sono in errore: non hanno termine dove dicono. Ma per amare dobbiamo imbarcarci su tutti i progetti che passano, senza chiedere nulla, pieni, pieni di fede nell'errore di ieri, di oggi, di domani, che non può mancare. Dell'allegria purissima di sbagliare e trovarci sulle soglie, sui margini tremuli di vittoria, senza voglia di vincere. Con il giubilo unico di vivere una vita innocente tra errori, e che non vuole altro che essere, amare, amarsi nell'immensa altezza di un amore che si ama ormai con tanto distacco da tutto ciò che non è lui, che si muove ormai al di sopra di trionfi o di sconfitte, ebbro nella pura gloria della sua certezza.
Vota la poesia: Commenta
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Amore, amore, catastrofe

    Amore, amore, catastrofe.
    Che inabissarsi del mondo!
    Un grande orrore di tetti
    schianta colonne, tempi;
    li cambia con cieli
    atemporali. Ci muoviamo
    tra le rovine
    di estati e di inverni
    travolti. Si estinguono
    i pesi e le norme.
    Tutta volta al indietro la vita
    si sta togliendo secoli,
    frenetica, di dosso;
    disfa, veloce, la trama
    del suo corso, lento prima;
    muore dall'ansia
    di cancellare la sua storia,
    di non essere altro che il puro
    desiderio di iniziarsi
    di nuovo. Il futuro
    si chiama ieri. Ieri
    occulto, segretissimo,
    che abbiamo scordato
    e che si deve riconquistare
    con l'anima e col sangue,
    dietro quegli altri
    ieri conosciuti.
    Indietro e sempre indietro!
    Ripiegare, smarriti,
    al interno, verso il domani!
    Che crolli tutto! Ormai
    lo sento appena.
    A forza di baciare stiamo
    inventando le rovine
    del mondo, per mano
    tu ed io
    nel grande crollo
    del fiore e dell'ordine.
    E fra contatti, fra abbracci,
    sento già la tua pelle
    che mi offre il ritorno
    al palpito iniziale,
    senza luce, prima del mondo,
    totale, senza forma, caos.
    Vota la poesia: Commenta
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Paura. Di te. Amarti
      è il rischio più alto.
      Molteplici, la tua vita e tu.
      Ti ho, quella di oggi;
      ormai ti conosco, penetro
      in labirinti, facili
      grazie a te, alla tua mano.
      E i miei ora, sì.
      Però tu sei
      il tuo stesso più oltre,
      come la luce e il mondo:
      giorni, notti, estati,
      inverni che si succedono.
      Fatalmente, ti trasformi,
      e sei sempre tu,
      nel tuo stesso mutamento,
      con la fedeltà
      costante del mutare.

      Dimmi, potrò io vivere
      in quegli altri climi,
      o futuri, o luci
      che stai elaborando,
      come il frutto il suo succo,
      per un domani tuo?
      O sarò appena qualcosa
      nata per un giorno
      tuo il mio giorno eterno,
      per una primavera
      in me fiorita sempre,
      e non potrò più vivere
      quando giungeranno
      successive in te,
      inevitabilmente,
      le forze e i venti
      nuovi, le altre luci,
      che attendono già il momento
      di essere, in te, la tua vita?
      Vota la poesia: Commenta
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        È stato, accadde, è vero

        È stato, accadde, è vero.
        Fu in un giorno, fu una data
        che segna il tempo al tempo.
        Fu in luogo che io vedo.
        I suoi piedi toccavano il suolo
        questo stesso che tutti tocchiamo.
        Il suo vestito
        era simile ad altri
        che indossano altre donne.
        Il suo orologio
        sfogliava calendari,
        senza scordare un'ora:
        come contano gli altri.
        E quello che lei mi disse
        fu in una lingua del mondo,
        con grammatica e storia.
        Così vero
        che sembrava menzogna.

        No.
        Devo viverlo dentro,
        me lo devo sognare.
        Togliere il colore, il numero,
        il respiro tutto fuoco,
        con cui mi bruciò nel dirmelo.
        Mutare tutto in forse,
        in mero caso, sognandolo.
        Così, quando vorrà smentire
        ciò che mi disse allora,
        non mi morderà il dolore
        d'una felicità perduta
        che io tenni fra le braccia,
        come si tiene un corpo.
        Crederò di aver sognato.
        Che tutte quelle cose, così vere,
        non ebbero corpo, né nome.
        Che perdo
        un'ombra, un sogno ancora.
        Vota la poesia: Commenta
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Quello che sei

          Quello che sei
          mi distrae da quello che dici.
          Lanci parole veloci,
          pavesate di risa,
          invitandomi
          ad andare dove mi porteranno.
          Non ti presto attenzione, non le seguo:
          sto guardando
          le labbra da cui sono nate.
          Intanto guardi lontano.
          Fissi lo sguardo laggiù,
          non so in cosa, e già si precipita
          a cercarlo la tua anima
          affilata, come saetta.
          Io non guardo dove guardi:
          io ti vedo guardare.
          E quando desideri qualcosa
          non penso a quello che vuoi
          né lo invidio: è il meno.
          Ciò che ami oggi, lo desideri;
          domani lo dimenticherai per un nuovo amore.
          No.
          Ti aspetto oltre qualsiasi fine o termine
          in ciò che non deve succedere.
          Io resto nel puro atto del tuo desiderio,
          amandoti.
          E non voglio altro
          che vederti amare.
          Vota la poesia: Commenta
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Io di più non posso darti

            Io di più non posso darti.
            Non sono che quello che sono.
            Ah, come vorrei essere
            sabbia, sole, in estate!
            Che tu ti distendessi
            riposata a riposare.
            Che andando via tu mi lasciassi
            il tuo corpo, impronta tenera,
            tiepida, indimenticabile.
            E che con te se ne andasse
            sopra di te, il mio bacio lento:
            colore,
            dalla nuca al tallone,
            bruno.
            Ah, come vorrei essere
            vetro, tessuto, legno,
            che conserva il suo colore
            qui, il suo profumo qui,
            ed è nato tremila chilometri lontano!
            Essere
            la materia che ti piace,
            che tocchi tutti i giorni,
            che vedi ormai senza guardare
            intorno a te, le cose
            - collana, profumi, seta antica -
            di cui se senti la mancanza
            domandi: ah, ma dov'è?.
            ah, come vorrei essere
            un'allegria fra tutte,
            una sola,
            l'allegria della tua allegria!
            Un amore, un solo amore:
            l'amore di cui tu ti innamorassi.
            Ma
            non sono che quello che sono.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Alessandro
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Come un fulmine

              \Con la sua partenza
              quella fiamma che ardeva
              dentro di noi
              come un fulmine
              al ciel sereno
              si è spenta,
              si è spenta, lasciando
              in noi la speranza
              di riaccenderla,
              nel suo silenzio lei,
              nostalgica sarà
              e una piccola lacrima
              il suo dolce viso bagnerà,
              ma con la gioia
              di un sorriso ci lascerà
              e con questi fiori
              tra le braccia se ne andrà.
              Composta giovedì 13 giugno 2019
              Vota la poesia: Commenta