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Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

L'agrifoglio

Sul, limitare, tra la casa e 1'orto
dove son brulli gli alberi, te voglio,
che vi verdeggi dopo ch'io sia morto,
sempre, agrifoglio.

Lauro spinoso t'ha chiamato il volgo,
che sempre verde t'ammirò sul monte:
oh! Cola il sangue se un tuo ramo avvolgo
alla mia fronte!

Tu devi, o lauro, cingere l'esangue
fronte dei morti! E nella nebbia pigra
alle tue bacche del color di sangue,
venga chi migra,

tordo, frosone, zigolo muciatto,
presso la casa ove né suona il tardo
passo del vecchio. E vengavi d'appiatto
l'uomo lombardo,

e del tuo duro legno, alla sua guisa
foggi cucchiari e mestole; il cucchiare
con cui la mamma imbocca il bimbo, assisa
sul limitare.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La morte di Tantalo

    Noi sedemmo sull'orlo
    della fontana nella vigna d'oro.
    Sedemmo lacrimosi in silenzio.
    Le palpebre della mia dolce amica
    si gonfiavano dietro le lagrime
    come due vele
    dietro una leggera brezza marina.
    Il nostro dolore non era dolore d'amore
    né dolore di nostalgia
    né dolore carnale.
    Noi morivamo tutti i giorni
    cercando una causa divina
    il mio dolce bene ed io.

    Ma quel giorno già vanía
    e la causa della nostra morte
    non era stata rivenuta.

    E calò la sera su la vigna d'oro
    e tanto essa era oscura
    che alle nostre anime apparve
    una nevicata di stelle.

    Assaporammo tutta la notte
    i meravigliosi grappoli.
    Bevemmo l'acqua d'oro,
    e l'alba ci trovò seduti
    sull'orlo della fontana
    nella vigna non piú d'oro.

    O dolce mio amore,
    confessa al viandante
    che non abbiamo saputo morire
    negandoci il frutto saporoso
    e l'acqua d'oro, come la luna.

    E aggiungi che non morremo piú
    e che andremo per la vita
    errando per sempre.
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      Scritta da: Lucia Galasso
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Preghiera del clown

      Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,
      ma non importa, io li perdono, un po' perché essi non sanno,
      un po' per amor Tuo e un po' perché hanno pagato il biglietto.
      Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene,
      rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola,
      ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

      C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità,
      noi dobbiamo soffrire per divertirla.
      Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo,
      capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.
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        Scritta da: R. Parisi
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        I miei incantesimi sono infranti

        I miei incantesimi sono infranti.
        La penna mi cade, impotente, dalla mano tremante.
        Se il mio libro è il tuo caro nome, per quanto mi preghi,
        non posso più scrivere. Non posso pensare, né parlare,
        ahimè non posso sentire più nulla,
        poiché non è nemmeno un'emozione,
        questo immobile arrestarsi sulla dorata
        soglia del cancello spalancato dei sogni,
        fissando in estasi lo splendido scorcio,
        e fremendo nel vedere, a destra
        e a sinistra, e per tutto il viale,
        fra purpurei vapori, lontano
        dove termina il panorama nient'altro che Te.
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          Scritta da: Edoardo Grimoldi
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Spleen

          Quando basso e pesante il cielo grava
          Come un coperchio al gemebondo spirito
          Preda di lunghe accidie, e a noi, abbracciando
          Tutto il cerchio dell'orizzonte, versa
          Un buio lume, più triste che notte;
          Quando la terra si trasforma in umido
          Carcere dove la Speranza, come
          Un pipistrello, se ne va sbattendo
          Contro i muri la sua timida ala,
          Urtando il capo a putridi soffitti;
          Quando la pioggia, stendendo le sue
          Immense strisce, imita le sbarre
          D'una vasta prigione, e un muto popolo
          Di ragni infami al fondo del cervello
          Viene a tenderci le sue reti, - a un tratto
          Campane erompono furiose e lanciano
          Verso il cielo uno spaventoso urlo,
          Come spiriti erranti e senza patria
          Che diano in gemiti, ostinatamente.
          E dei lunghi, funerei cortei
          Vanno sfilando nell'anima mia
          Senza tamburi né musica, lenti.
          È in lacrime, ormai vinta, la Speranza;
          L'atroce Angoscia mi pianta, dispotica,
          Sul cranio chino il suo vessillo nero.
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            Scritta da: Paolo Pinto
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Francesca

            Venivi innanzi uscendo dalla notte
            recavi fiori in mano
            ora uscirai fuori da una folla confusa,
            da un tumulto di parole intorno a te.
            Io che ti avevo veduta fra le cose prime
            mi adirai quando sentii dire il tuo nome
            in luoghi volgari.
            Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
            e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
            o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
            per poterti ritrovare,
            sola.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Io non mi sento italiano

              L'Italia è una repubblica democratica fondata... sulla pasta!

              Io G. G. sono nato e vivo a Milano.
              Io non mi sento italiano
              ma per fortuna o purtroppo lo sono.

              Mi scusi Presidente
              non è per colpa mia
              ma questa nostra Patria
              non so che cosa sia.
              Può darsi che mi sbagli
              che sia una bella idea
              ma temo che diventi
              una brutta poesia.
              Mi scusi Presidente
              non sento un gran bisogno
              dell'inno nazionale
              di cui un po' mi vergogno.
              In quanto ai calciatori
              non voglio giudicare
              i nostri non lo sanno
              o hanno più pudore.

              Io non mi sento italiano
              ma per fortuna o purtroppo lo sono.

              Mi scusi Presidente
              se arrivo all'impudenza
              di dire che non sento
              alcuna appartenenza.
              E tranne Garibaldi
              e altri eroi gloriosi
              non vedo alcun motivo
              per essere orgogliosi.
              Mi scusi Presidente
              ma ho in mente il fanatismo
              delle camicie nere
              al tempo del fascismo.
              Da cui un bel giorno nacque
              questa democrazia
              che a farle i complimenti
              ci vuole fantasia.

              Io non mi sento italiano
              ma per fortuna o purtroppo lo sono.

              Questo bel Paese
              pieno di poesia
              ha tante pretese
              ma nel nostro mondo occidentale
              è la periferia.

              Mi scusi Presidente
              ma questo nostro Stato
              che voi rappresentate
              mi sembra un po' sfasciato.
              È anche troppo chiaro
              agli occhi della gente
              che tutto è calcolato
              e non funziona niente.
              Sarà che gli italiani
              per lunga tradizione
              son troppo appassionati
              di ogni discussione.
              Persino in parlamento
              c'è un'aria incandescente
              si scannano su tutto
              e poi non cambia niente.

              Io non mi sento italiano
              ma per fortuna o purtroppo lo sono.

              Mi scusi Presidente
              dovete convenire
              che i limiti che abbiamo
              ce li dobbiamo dire.
              Ma a parte il disfattismo
              noi siamo quel che siamo
              e abbiamo anche un passato
              che non dimentichiamo.
              Mi scusi Presidente
              ma forse noi italiani
              per gli altri siamo solo
              spaghetti e mandolini.
              Allora qui mi incazzo
              son fiero e me ne vanto
              gli sbatto sulla faccia
              cos'è il Rinascimento.

              Io non mi sento italiano
              ma per fortuna o purtroppo lo sono.

              Questo bel Paese
              forse è poco saggio
              ha le idee confuse
              ma se fossi nato in altri luoghi
              poteva andarmi peggio.

              Mi scusi Presidente
              ormai ne ho dette tante
              c'è un'altra osservazione
              che credo sia importante.
              Rispetto agli stranieri
              noi ci crediamo meno
              ma forse abbiam capito
              che il mondo è un teatrino.
              Mi scusi Presidente
              lo so che non gioite
              se il grido "Italia, Italia"
              c'è solo alle partite.
              Ma un po' per non morire
              o forse un po' per celia
              abbiam fatto l'Europa
              facciamo anche l'Italia.

              Io non mi sento italiano
              ma per fortuna o purtroppo lo sono.

              Io non mi sento italiano
              ma per fortuna o purtroppo
              per fortuna o purtroppo
              per fortuna
              per fortuna lo sono.
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