Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Marilù Rossi
in Poesie (Poesie d'Autore)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
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    Scritta da: Elisa Iacobellis
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Al chiar di luna

    Calma, calma questo cuore agitato,
    tu, notte tranquilla di luna piena.
    Troppe gravi preoccupazioni,
    più e più volte
    gravano sul mio cuore.
    Versa tenere lacrime
    Sopra brucianti pene.
    Con i tuoi raggi argentati,
    portatori di sogno e di magia,
    morbidi come petali di loto,
    o notte, vieni, accarezza
    tutto il mio essere
    e fammi dimenticare
    tutte le mie pene.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Alla mia nazione

      Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
      ma nazione vivente, ma nazione europea:
      e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
      governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
      avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
      funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
      una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
      Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
      pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
      tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
      Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
      proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
      E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
      che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
      Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        La quiete dopo la tempesta

        Passata è la tempesta:
        Odo augelli far festa, e la gallina,
        Tornata in su la via,
        Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
        Rompe là da ponente, alla montagna;
        Sgombrasi la campagna,
        E chiaro nella valle il fiume appare.
        Ogni cor si rallegra, in ogni lato
        Risorge il romorio
        Torna il lavoro usato.
        L'artigiano a mirar l'umido cielo,
        Con l'opra in man, cantando,
        Fassi in su l'uscio; a prova
        Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
        Della novella piova;
        E l'erbaiuol rinnova
        Di sentiero in sentiero
        Il grido giornaliero.
        Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
        Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
        Apre terrazzi e logge la famiglia:
        E, dalla via corrente, odi lontano
        Tintinnio di sonagli; il carro stride
        Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
        Si rallegra ogni core.
        Sì dolce, sì gradita
        Quand'è, com'or, la vita?
        Quando con tanto amore
        L'uomo à suoi studi intende?
        O torna all'opre? O cosa nova imprende?
        Quando dè mali suoi men si ricorda?
        Piacer figlio d'affanno;
        Gioia vana, ch'è frutto
        Del passato timore, onde si scosse
        E paventò la morte
        Chi la vita abborria;
        Onde in lungo tormento,
        Fredde, tacite, smorte,
        Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
        Mossi alle nostre offese
        Folgori, nembi e vento.
        O natura cortese,
        Son questi i doni tuoi,
        Questi i diletti sono
        Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
        È diletto fra noi.
        Pene tu spargi a larga mano; il duolo
        Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
        Che per mostro e miracolo talvolta
        Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
        Prole cara agli eterni! Assai felice
        Se respirar ti lice
        D'alcun dolor: beata
        Se te d'ogni dolor morte risana.
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          Scritta da: Andrew Ricooked
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Fuori posto

          Brucia all'inferno
          questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
          mentre le altre persone trovano cose
          da fare
          nel tempo che hanno
          posti dove andare
          insieme
          cose da
          dirsi.

          Io sto
          bruciando all'inferno
          da qualche parte nel nord del Messico.
          Qui i fiori non crescono.

          Non sono come
          gli altri
          gli altri sono come
          gli altri.

          Si assomigliano tutti:
          si riuniscano
          si ritrovano
          si accalcano
          sono
          allegri e soddisfatti
          e io sto
          bruciando all'inferno.

          Il mio cuore ha mille anni.
          Non sono come
          gli altri.
          Morirei nei loro prati da picnic
          soffocato dalle loro bandiere
          indebolito dalle loro canzoni
          non amato dai loro soldati
          trafitto dal loro umorismo
          assassinato dalle loro preoccupazioni.

          Non sono come
          gli altri.
          Io sto
          bruciando all'inferno.

          L'inferno di
          me stesso.
          Composta domenica 3 gennaio 2010
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            Scritta da: Roberta68
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            10 agosto

            San Lorenzo, io lo so perché tanto
            di stelle per l'aria tranquilla
            arde e cade, perché sì gran pianto
            nel concavo cielo favilla.
            Ritornava una rondine al tetto:
            l'uccisero: cadde tra spini:
            ella aveva nel becco un insetto:
            la cena dei suoi rondinini.
            Ora è là, come in croce, che tende
            quel verme a quel cielo lontano;
            e il suo nido è nell'ombra, che attende
            che pigola sempre più piano.
            Anche un uomo tornava al suo nido:
            l'uccisero: disse: Perdono;
            e restò negli aperti occhi un grido:
            portava due bambole in dono...
            Ora là, nella casa romita,
            lo aspettano, aspettano in vano:
            egli immobile, attonito, addita
            le bambole al cielo lontano.
            E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
            sereni, infinito, immortale,
            oh! d'un pianto di stelle lo inondi
            quest'atomo opaco del Male!
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              Scritta da: Ombra Nella Notte
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              De profundis clamavi

              Imploro pietà da Te, l'unica che io ami, dal fondo dell'anima in cui è caduto il mio cuore. È un universo tristissimo, dall'orizzonte plumbeo, e vi si muovono, la notte, l'orrore e la bestemmia;
              un sole privo di calore si libra sopra per sei mesi, gli altri se la notte copre la terra; è un paese più nudo della terra polare: né bestie, né ruscelli, né verde di boschi!
              Non v'è orrore al mondo che sorpassi la fredda crudeltà di questo sole di ghiaccio e di questa immensa notte simile al vecchio Caos;
              io invidio la sorte dei più vili animali, che possono inabissarsi in uno stupido sonno, tanto lentamente si dipana la matassa del tempo.
              Composta lunedì 14 febbraio 2011
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                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Lirica antica

                Caro, dammi parole di fiducia
                per te, mio uomo, l'unico che amassi
                in lunghi anni di stupido terrore,
                fa che le mani m'escano dal buio
                incantesimo amaro che non frutta...
                Sono gioielli, vedi, le mie mani,
                sono un linguaggio per l'amore vivo
                ma una fosca catena le ha ben chiuse
                ben legate ad un ceppo. Amore mio
                ho sognato di te come si sogna
                della rosa e del vento,
                sei purissimo, vivo, un equilibrio
                astrale, ma io sono nella notte
                e non posso ospitarti. Io vorrei
                che tu gustassi i pascoli che in dono
                ho sortiti da Dio, ma la paura
                mi trattiene nemica; oso parole,
                solamente parole e se tu ascolti
                fiducioso il mio canto, veramente
                so che ti esalterai delle mie pene.
                Composta venerdì 10 aprile 2015
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