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Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Thanaty
in Poesie (Poesie d'Autore)
Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
in noi di cari inganni,
non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T'acqueta omai. Dispera
l'ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l'infinita vanità del tutto.
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    Scritta da: Elisa Iacobellis
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Ciò che ho scritto di noi

    Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
    è la mia nostalgia
    cresciuta sul ramo inaccessibile
    è la mia sete
    tirata su dal pozzo dei miei sogni
    è il disegno
    tracciato su un raggio di sole

    ciò che ho scritto di noi è tutta verità
    è la tua grazia
    cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
    è la tua assenza
    quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
    è la mia gelosia
    quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
    è la mia felicità
    fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

    ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
    ciò che ho scritto di noi è tutta verità.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La quiete dopo la tempesta

      Passata è la tempesta:
      Odo augelli far festa, e la gallina,
      Tornata in su la via,
      Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
      Rompe là da ponente, alla montagna;
      Sgombrasi la campagna,
      E chiaro nella valle il fiume appare.
      Ogni cor si rallegra, in ogni lato
      Risorge il romorio
      Torna il lavoro usato.
      L'artigiano a mirar l'umido cielo,
      Con l'opra in man, cantando,
      Fassi in su l'uscio; a prova
      Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
      Della novella piova;
      E l'erbaiuol rinnova
      Di sentiero in sentiero
      Il grido giornaliero.
      Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
      Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
      Apre terrazzi e logge la famiglia:
      E, dalla via corrente, odi lontano
      Tintinnio di sonagli; il carro stride
      Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
      Si rallegra ogni core.
      Sì dolce, sì gradita
      Quand'è, com'or, la vita?
      Quando con tanto amore
      L'uomo à suoi studi intende?
      O torna all'opre? O cosa nova imprende?
      Quando dè mali suoi men si ricorda?
      Piacer figlio d'affanno;
      Gioia vana, ch'è frutto
      Del passato timore, onde si scosse
      E paventò la morte
      Chi la vita abborria;
      Onde in lungo tormento,
      Fredde, tacite, smorte,
      Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
      Mossi alle nostre offese
      Folgori, nembi e vento.
      O natura cortese,
      Son questi i doni tuoi,
      Questi i diletti sono
      Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
      È diletto fra noi.
      Pene tu spargi a larga mano; il duolo
      Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
      Che per mostro e miracolo talvolta
      Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
      Prole cara agli eterni! Assai felice
      Se respirar ti lice
      D'alcun dolor: beata
      Se te d'ogni dolor morte risana.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Credevo che il mio viaggio
        fosse giunto alla fine
        mancandomi oramai le forze.
        Credevo che la strada
        davanti a me
        fosse chiusa
        e le provviste esaurite.
        Credevo che fosse giunto
        il tempo
        di trovare riposo
        in una oscurità pregna
        di silenzio.
        Scopro invece che i tuoi
        progetti
        per me non sono finiti
        e quando le parole ormai
        vecchie
        muoiono sulle mie labbra
        nuove melodie nascono dal
        cuore;
        e dove ho perduto le tracce
        dei vecchi sentieri
        un nuovo paese mi si apre
        con tutte le sue meraviglie.
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          Scritta da: Gaetano Toffali
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Sognando la religione

          Signore
          non credo non credo
          eppure sono qui
          davanti inginocchiato
          Ah se sapessi
          mi piacciono le contraddizioni
          per poter restare me stesso
          Sono uno stupido
          non occorre che te lo dica
          il meno riuscito
          dei tuoi figli
          Sono brutto sono un fallito
          eppure non ho nulla da chiederti,
          non voglio miracoli per me,
          mi accontento che il sole
          mi dica buongiorno.
          Signore, non sono qui
          per fare la ruota come un pavone
          ma neanche per battermi il petto
          domandando perdono.
          Io sono solo un bambino
          che piange e arranca e fatica.
          Io muoio su una croce diversa
          mordendo i chiodi
          e spingendo i piedi
          verso il basso a sentire
          l'erba che cresce.
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            Scritta da: Roberta68
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            10 agosto

            San Lorenzo, io lo so perché tanto
            di stelle per l'aria tranquilla
            arde e cade, perché sì gran pianto
            nel concavo cielo favilla.
            Ritornava una rondine al tetto:
            l'uccisero: cadde tra spini:
            ella aveva nel becco un insetto:
            la cena dei suoi rondinini.
            Ora è là, come in croce, che tende
            quel verme a quel cielo lontano;
            e il suo nido è nell'ombra, che attende
            che pigola sempre più piano.
            Anche un uomo tornava al suo nido:
            l'uccisero: disse: Perdono;
            e restò negli aperti occhi un grido:
            portava due bambole in dono...
            Ora là, nella casa romita,
            lo aspettano, aspettano in vano:
            egli immobile, attonito, addita
            le bambole al cielo lontano.
            E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
            sereni, infinito, immortale,
            oh! d'un pianto di stelle lo inondi
            quest'atomo opaco del Male!
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              La più bella storia d'amore

              L'ultimo suono del tuo addio,
              mi disse che non sapevo nulla
              e che era giunto
              il tempo necessario
              di imparare i perché della materia.

              Così, tra pietra e pietra
              seppi che sommare è unire
              e che sottrarre ci lascia
              soli e vuoti.
              Che i colori riflettono
              l'ingenua volontà dell'occhio.

              Che i solfeggi e i sol
              implorano la fame dell'udito.
              Che le strade e la polvere
              sono la ragione dei passi.

              Che la strada più breve
              fra due punti
              è il cerchio che li unisce
              in un abbraccio sorpreso.

              Che due più due
              può essere un brano di Vivaldi.
              Che i geni amabili
              abitano le bottiglie del buon vino.

              Con tutto questo già appreso
              tornai a disfare l'eco del tuo addio
              e al suo posto palpitante a scrivere
              La Più Bella Storia d'Amore
              ma, come dice l'adagio
              non si finisce mai
              di imparare e di dubitare.

              E così, ancora una volta
              tanto facilmente come nasce una rosa
              o si morde la coda una stella fugace,
              seppi che la mia opera era stata scritta
              perché La Più Bella Storia d'Amore
              è possibile solo
              nella serena e inquietante
              calligrafia dei tuoi occhi.
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                Scritta da: Ombra Nella Notte
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                De profundis clamavi

                Imploro pietà da Te, l'unica che io ami, dal fondo dell'anima in cui è caduto il mio cuore. È un universo tristissimo, dall'orizzonte plumbeo, e vi si muovono, la notte, l'orrore e la bestemmia;
                un sole privo di calore si libra sopra per sei mesi, gli altri se la notte copre la terra; è un paese più nudo della terra polare: né bestie, né ruscelli, né verde di boschi!
                Non v'è orrore al mondo che sorpassi la fredda crudeltà di questo sole di ghiaccio e di questa immensa notte simile al vecchio Caos;
                io invidio la sorte dei più vili animali, che possono inabissarsi in uno stupido sonno, tanto lentamente si dipana la matassa del tempo.
                Composta lunedì 14 febbraio 2011
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