Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisa Iacobellis
in Poesie (Poesie d'Autore)
Come ti amo? Come ti amo? Lascia che ti annoveri i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità,
di altura e di estensione che l'anima mia
può raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell'Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
Ti amo con la stessa purezza con cui essi
rifuggono dalla lode;
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
e quella che fanciulla mettevo nella fede;
Ti amo con quell'amore che credevo aver smarrito
coi miei santi perduti, ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime dell'intera mia vita! E,
se Dio vuole, ancor meglio t'amerò dopo la morte.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    A lungo durerà il mio viaggio

    A lungo durerà il mio viaggio
    e lunga è la via da percorrere.

    Uscii sul mio carro ai primi albori
    del giorno, e proseguii il mio viaggio
    attraverso i deserti del mondo
    lasciai la mia traccia
    su molte stelle e pianeti.

    Sono le vie più remote
    che portano più vicino a te stesso;
    è con lo studio più arduo che si ottiene
    la semplicità d'una melodia.

    Il viandante deve bussare
    a molte porte straniere
    per arrivare alla sua,
    e bisogna viaggiare
    per tutti i mondi esteriori
    per giungere infine al sacrario
    più segreto all'interno del cuore.

    I miei occhi vagarono lontano
    prima che li chiudessi dicendo:
    "Eccoti! "

    Il grido e la domanda: "Dove? "
    si sciolgono nelle lacrime
    di mille fiumi e inondano il mondo
    con la certezza: " lo sono! "
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Elena (1848)

      Ti vidi una volta, una sola volta –anni fa:
      non voglio dir quanti – non molti, tuttavia.
      Era notte, di Luglio; e dalla grande luna piena
      che, come la tua anima, ricercava, elevandosi,
      un suo erto sentiero per l'arco del cielo,
      piovve un serico argenteo velo di luce,
      con sé recando requie, grave afa e sopore,
      sui sollevati visi d'almeno mille rose
      che s'affollavano in un incantato giardino,
      che nessun vento – se non in punta di piedi – osava agitare.
      E cadde su quei visi di rose levati al cielo,
      che in cambio restituirono, per l'amorosa luce,
      le loro anime stesse odorose, in estatica morte.
      Cadde su quei visi di rose levati al cielo,
      che sorridendo morirono, in quel chiuso giardino,
      da te incantati, da quella poesia che tu eri.
      In bianca veste, sopra una sponda di viole,
      ti vidi reclina, mentre che quella luce lunare
      cadeva sui visi sollevati delle rose,
      e sul tuo, sul tuo viso –ahimé, dolente!
      Non fu il Destino che, in quella notte di Luglio,
      non fu forse il Destino ( e Dolore è l'altro suo nome)
      che m'arrestò, davanti a quel giardino,
      a respirar l'incenso di quelle rose addormentate?
      Non un passo nel silenzio: dormiva l'odiato mondo,
      tranne io e te. M'arrestai, guardai
      e ogni cosa in un attimo disparve
      (Oh, ricorda ch'era un magico giardino! )
      Si spense il perlaceo lume della luna:
      non più vidi sponde muscose, tortuosi sentieri,
      i lieti fiori e gli alberi gementi;
      e moriva quel profumo stesso delle rose
      tra le braccia dell'aria innamorata.
      Tutto svaniva fuor che tu sola – una parte anzi di te:
      fuor che quella divina luce nei tuoi occhi-
      fuor che la tua anima nei tuoi occhi alzati al cielo.
      Quelli io vedevo e non altro – l'intero mondo per me.
      Quelli io vedevo e non altro – e così per molte ore-
      quelli solo io vedevo – finché la luna non tramontò.
      Quali selvagge storie del cuore erano inscritte
      in quelle celestiali sfere di cristallo!
      Quale fosco dolore! E sublime speranza!
      Quale tacito e pacato mare d'orgoglio!
      Quale audace ambizione! E che profonda-
      insondabile capacità d'amore!
      Ma disparve infine Diana alla mia vista,
      velata in un giaciglio di scure nuvole a ponente;
      e tu – uno spettro – tra i sepolcrali alberi
      ti dileguasti. Solo i tuoi occhi rimasero.
      Essi non vollero andar via – mai più disparvero.
      Quella notte illuminando il mio solingo cammino,
      non più mi lasciarono (come invece, ahimé,
      le speranze! ). Ovunque mi seguono, mi guidano
      negli anni. Sono i miei ministri – ma io il loro schiavo.
      Loro compito è d'illuminarmi, d'infiammarmi,
      e mio dovere è d'esser salvato da quella luce,
      in quel loro elettrico fuoco purificato,
      in quel loro elisio fuoco santificato.
      Mi colmano l'anima di beltà, di speranza –
      su nel cielo – le stelle a cui mi prostro
      nelle tristi, mute veglie delle mie notti;
      e nel meridiano splendore el giorno
      ancora io le vedo – due fulgenti e dolci
      Veneri, che il sole non può oscurare.
      Vota la poesia: Commenta
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Posta

        La posta aumenta.
        lettere su lettere per dirmi
        che grande scrittore
        che sono,
        e poesie, romanzi, novelle,
        racconti, ritratti.
        qualcuno chiede solo un autografo,
        un disegno, una parola.
        altri propongono una corrispondenza
        permanente.
        io leggo tutto, butto tutto,
        faccio i miei
        affari.
        so bene che nessuno è
        un "grande" scrittore.
        può esserlo
        stato,
        ma scrivere è un'impresa
        che ricomincia da capo
        ogni volta
        e tutti gli elogi,
        i sigari, le bottiglie
        di vino inviate
        in tuo onore
        non garantiscono
        come sarà la riga successiva,
        e soltanto quella conta,
        il passato è
        inutile,
        siede sulle ginocchia
        degli dei
        mentre i secoli
        svaniscono
        nel loro marcio
        celere
        sfarzo.
        Composta mercoledì 25 settembre 2013
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Andrea De Candia
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Per una rosa

          Vorrei essere te, così violenta
          così aspra d'amore,
          così accesa di vene di bellezza
          e così castigata.

          Vorrei essere te: sola è piovuta
          una splendida frase musicale
          dalle mani di Dio quando protese
          dentro l'abbraccio della creazione
          spaventava ogni nulla
          e il cammino degli esseri incalzava.

          Tu sei pausa di Dio: Dio in te riposa.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Il lago

            Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
            d'abitar del vasto mondo un luogo
            che non poteva ch'essermi caro e diletto -
            tanto m'era dolce d'un ermo lago
            la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
            con alti pini torreggianti intorno.

            Ma poi che Notte, come su tutto,
            aveva lì disteso il suo manto,
            e il mistico vento e melodioso
            passava sussurrando - oh, allora,
            con un sussulto io mi destavo
            al terrore di quel solitario lago.

            Pure, non mi dava spavento quel terrore,
            ma anzi un tiepido diletto -
            un diletto che nè miniere di gemme
            nè lusinghe o donativi mai potrebbero
            indurmi a definir qual era -
            e neanche Amore - fosse anche l'Amor tuo.

            Morte abitava in quelle acque attossicate,
            e una tomba nel profondo gorgo
            era disposta per chi sapesse ricavarne
            un sollievo al suo immaginare:
            il solingo spirito sapesse fare
            un Eden di quell'oscuro lago.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Rita Cangiano
              in Poesie (Poesie d'Autore)
              Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
              saprò vivere sola e fissare negli occhi
              ogni volto che passa e restare sempre la stessa.
              Questo fresco che sale a cercarmi le vene
              è un risveglio che mai nel mattino ho provato
              così vero: soltanto, mi sento più forte
              che il mio corpo, e un tremore più feddo accompagna il mattino.
              Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
              E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
              ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.
              Da domani la gente riprende a vedermi
              e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
              e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
              ero giovane e non lo sapevo, e
              nemmeno sapevo
              di essere io che passavo-una donna, pdrona
              di se stessa. La magra bambina che fui
              si è svegliata da un pianto non fosse mai stato.
              E desidero solo colori. I colori non piangono,
              sono come un risveglio: domani i colori
              torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
              ogni corpo un colore-perfino i bambini.
              Questo corpo vestito di rosso leggero
              dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
              Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
              mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
              uscirò per le strade cercando i colori.
              Vota la poesia: Commenta
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Ma poi che c'è di strano
                non siamo più vicini
                ma ancora ci pensiamo.
                Sembriamo due cretini.
                Un po' mi fa star bene sapere che non ti rivedrò.
                Però vorrei sapere dove sei
                e se ti manco un po'.
                Desiderarsi troppo può essere un miraggio.
                Assomigliarsi troppo può essere un disastro.
                Le cose belle sono sempre di passaggio.
                Adesso che ci penso
                sapevo che toccarti era stare in mare aperto
                sapevo che baciarti era acqua nel deserto.
                Intreccio un po' di fame d'aria e di speranza
                non può far male così tanto
                una persona a cui hai donato amore
                e chi ti è stata accanto.
                Quando si soffre si torna un po' bambini
                e penso a tutti i calci che non ci siamo dati
                e penso a tutti i posti dove non siamo stati
                e penso che tutti ne sanno più di me.
                Non mi capirai mai mi dicevi
                ma io ti capivo e tu lo sapevi.
                Non mi va di provare ad essere forte.
                Di fare promesse che non so mantenere.
                Non mi va di guardarmi dentro
                di sentirmi speciale.
                E se urli troppo forte tu
                a me va via la voce.
                E se stai male tu
                ho quella sensazione
                che se ti chiedono: che hai?
                Poi non lo sai spiegare.
                Vorrei dimenticarti, però non lo so fare.
                Ma poi che c'è di strano.
                Sicuramente sei felice.
                Cancelleremo tutto.
                Le sere senza uscire
                i baci sopra gli occhi
                e graffi sulla schiena
                che ci facevano impazzire.
                E gli altri non lo sanno
                quello che siamo stati.
                Ma che ne sanno gli altri
                cosa vuol dire amarsi
                amarsi fino a perdersi.
                Ma che ne sanno gli altri
                cosa vuol dire aversi.
                Quand'è impossibile distrarsi.
                Quand'è impossibile dimenticarsi.
                Vota la poesia: Commenta