Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Supplica a mia madre

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile….
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Alla mia nazione

    Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
    ma nazione vivente, ma nazione europea:
    e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
    governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
    avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
    funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
    una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
    Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
    pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
    tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
    Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
    proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
    E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
    che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
    Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La quiete dopo la tempesta

      Passata è la tempesta:
      Odo augelli far festa, e la gallina,
      Tornata in su la via,
      Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
      Rompe là da ponente, alla montagna;
      Sgombrasi la campagna,
      E chiaro nella valle il fiume appare.
      Ogni cor si rallegra, in ogni lato
      Risorge il romorio
      Torna il lavoro usato.
      L'artigiano a mirar l'umido cielo,
      Con l'opra in man, cantando,
      Fassi in su l'uscio; a prova
      Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
      Della novella piova;
      E l'erbaiuol rinnova
      Di sentiero in sentiero
      Il grido giornaliero.
      Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
      Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
      Apre terrazzi e logge la famiglia:
      E, dalla via corrente, odi lontano
      Tintinnio di sonagli; il carro stride
      Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
      Si rallegra ogni core.
      Sì dolce, sì gradita
      Quand'è, com'or, la vita?
      Quando con tanto amore
      L'uomo à suoi studi intende?
      O torna all'opre? O cosa nova imprende?
      Quando dè mali suoi men si ricorda?
      Piacer figlio d'affanno;
      Gioia vana, ch'è frutto
      Del passato timore, onde si scosse
      E paventò la morte
      Chi la vita abborria;
      Onde in lungo tormento,
      Fredde, tacite, smorte,
      Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
      Mossi alle nostre offese
      Folgori, nembi e vento.
      O natura cortese,
      Son questi i doni tuoi,
      Questi i diletti sono
      Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
      È diletto fra noi.
      Pene tu spargi a larga mano; il duolo
      Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
      Che per mostro e miracolo talvolta
      Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
      Prole cara agli eterni! Assai felice
      Se respirar ti lice
      D'alcun dolor: beata
      Se te d'ogni dolor morte risana.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Il Vampiro

        Tu che t'insinuasti come una lama
        Nel mio cuore gemente; tu che forte
        Come un branco di demoni venisti
        A fare folle e ornata, del mio spirito
        Umiliato il tuo letto e il regno-infame
        A cui, come il forzato alla catena,
        Sono legato: come alla bottiglia
        L'ubriacone; come alla carogna
        I vermi; come al gioco l'ostinato
        Giocatore - che sia maledetta.
        Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
        Di conquistare la mia libertà;
        Ed il veleno perfido ho pregato
        Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
        Ed il veleno, pieni di disprezzo,
        M'han detto: "Non sei degno che alla tua
        Schiavitù maledetta ti si tolga,
        Imbecille! - una volta liberato
        Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
        tu faresti rivivere il cadaver
        del tuo vampiro, con i baci tuoi!"
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Continuità

          Nulla è mai veramente perduto, o può essere perduto,
          nessuna nascita, forma, identità - nessun oggetto del mondo,
          né vita, né forza, né alcuna cosa visibile;
          l'apparenza non deve ingannare, né l'ambito mutato confonderti il cervello.
          Vasti sono il tempo e lo spazio - vasti i campi della Natura.
          Il corpo lento, invecchiato, freddo - le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo,
          la luce degli occhi divenuta tenue, tornerà puntualmente a risplendere;
          il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
          alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
          con l'erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.
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            Scritta da: Eclissi
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Amore a prima vista

            Sono entrambi convinti
            che un sentimento improvviso li unì.
            È bella una tale certezza
            ma l'incertezza è più bella.

            Non conoscendosi prima, credono
            che non sia mai successo nulla fra loro.
            Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
            dove da tempo potevano incrociarsi?

            Vorrei chiedere loro
            se non ricordano -
            una volta un faccia a faccia
            forse in una porta girevole?
            Uno "scusi" nella ressa?
            Un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
            - ma conosco la risposta.
            No, non ricordano.

            Li stupirebbe molto sapere
            che già da parecchio
            il caso stava giocando con loro.

            Non ancora del tutto pronto
            a mutarsi per loro in destino,
            li avvicinava, li allontanava,
            gli tagliava la strada
            e soffocando un risolino
            si scansava con un salto.

            Vi furono segni, segnali,
            che importa se indecifrabili.
            Forse tre anni fa
            o il martedì scorso
            una fogliolina volò via
            da una spalla all'altra?
            Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
            Chissà, era forse la palla
            tra i cespugli dell'infanzia?

            Vi furono maniglie e campanelli
            in cui anzitempo
            un tocco si posava sopra un tocco.
            Valigie accostate nel deposito bagagli.
            Una notte, forse, lo stesso sogno,
            subito confuso al risveglio.

            Ogni inizio infatti
            è solo un seguito
            e il libro degli eventi
            è sempre aperto a metà.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              La bambola blu

              Stamattina ho sognato che ritornavi e lasciavi una bambola
              blu a faccia in giù sulla trapunta di mia madre. Mi allungai
              per girarla, quando un liquido nero colò da una fessura del
              muro e sanguinò in una pozza che si apriva sotto il letto. La
              bambola aveva i capelli e il volto blu. L'afferrai per le caviglie
              e la scossi come il sonaglio di uno sciamano. La scossi
              con tale forza che la testa roteò e sentii rimorso.

              Mi alzai e legai i capelli. La mia vestaglia sfiorò il bordo
              d'acqua nera. Il naso cominciò a sanguinarmi, dapprima
              lentamente, poi gocce della grandezza di lacrime mi scivolarono
              sulla gola, tingendo il colletto e il corpino. Il mio vestito era quello
              della bambola blu. Camminai sull'acqua attraverso
              la parete nella foresta fino a una collinetta rocciosa.
              Mi tagliai un sentiero e salii a piedi nudi.

              Mi distesi a faccia in giù sulla cima, canticchiando la musica
              di un sole flautato. Non ero più arrabbiata. Non ero altro
              che lo spazio di una nota cantata da un tordo nel bosco.
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                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                La terra santa

                Ho conosciuto Gerico,
                ho avuto anch'io la mia Palestina,
                le mura del manicomio
                erano le mura di Gerico
                e una pozza di acqua infettata
                ci ha battezzati tutti.
                Lì dentro eravamo ebrei
                e i Farisei erano in alto
                e c'era anche il Messia
                confuso dentro la folla:
                un pazzo che urlava al Cielo
                tutto il suo amore in Dio.
                Noi tutti, branco di asceti
                eravamo come gli uccelli
                e ogni tanto una rete
                oscura ci imprigionava
                ma andavamo verso la messe,
                la messe di nostro Signore
                e Cristo il Salvatore.
                Fummo lavati e sepolti,
                odoravamo di incenso.
                E dopo, quando amavamo
                ci facevano gli elettrochoc
                perché, dicevano, un pazzo
                non può amare nessuno.
                Ma un giorno da dentro l'avello
                anch'io mi sono ridestata
                e anch'io come Gesù
                ho avuto la mia resurrezione,
                ma non sono salita ai cieli
                sono discesa all'inferno
                da dove riguardo stupita
                le mura di Gerico antica.
                Composta lunedì 30 marzo 2015
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