Questo sito contribuisce alla audience di

Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Sotto un abietto salice

Sotto un abietto salice
non ti affliggere più, innamorato:
segua al pensiero rapida azione.
A che serve pensare?
La tua incessante prostrazione
mostra quanto sei freddo;
alzati, su, e ripiega
la tua mappa di desolazione.

I rintocchi che scorrono sui prati
da quella fosca guglia
suonan per queste ombre senza amore
che all'amore non servono.
Ciò che è vivo può amare: perché ancora
piegarsi alla sconfitta
con le braccia incrociate?
Attacca e vincerai.

Stormi di anatre in volo sul tuo capo
e sanno dove andare,
freddi ruscelli in corsa ai tuoi piedi
e vanno verso l'oceano.
Cupa e opaca è la tua costernazione:
cammina, dunque, vieni,
non più così tarpato
in preda alla tua soddisfazione.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Al fiume

    Bel fiume! Nel tuo limpido flutto
    di lucido cristallo, acqua errabonda,
    tu sei emblema d'una fulgente
    beltà - cuore non disvelato -
    piacevole intrico dell'arte
    nella figlia del vecchio Alberto;

    ma quando la tua onda ella contempla -
    che scintilla allora e tremola,
    oh, allora il più leggiadro rivo
    si fa simile a colui che l'adora:
    ché nel cuore di lui, come nel tuo scorrere,
    l'immagine di colei è radicata:
    in quel cuore che tremola al raggio
    di occhi che cercano l'anima.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Il lago

      Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
      d'abitar del vasto mondo un luogo
      che non poteva ch'essermi caro e diletto -
      tanto m'era dolce d'un ermo lago
      la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
      con alti pini torreggianti intorno.

      Ma poi che Notte, come su tutto,
      aveva lì disteso il suo manto,
      e il mistico vento e melodioso
      passava sussurrando - oh, allora,
      con un sussulto io mi destavo
      al terrore di quel solitario lago.

      Pure, non mi dava spavento quel terrore,
      ma anzi un tiepido diletto -
      un diletto che nè miniere di gemme
      nè lusinghe o donativi mai potrebbero
      indurmi a definir qual era -
      e neanche Amore - fosse anche l'Amor tuo.

      Morte abitava in quelle acque attossicate,
      e una tomba nel profondo gorgo
      era disposta per chi sapesse ricavarne
      un sollievo al suo immaginare:
      il solingo spirito sapesse fare
      un Eden di quell'oscuro lago.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: mor-joy
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Educare

        Educare è equipaggiare il motore di una barca...
        Serve prendere le misure, pesare, equilibrare...
        e mettere tutto in funzione.
        Ma per questo si deve avere nell'animo un po' del marinaio... un po' del pirata... un po' del poeta... e un chilo e mezzo di pazienza concentrata.
        Ma è consolante sognare, mentre si lavora, che quella barca, quel bambino, prenderà il largo, se ne andrà lontano.
        Sognare che quel bastimento porterà il nostro carico di parole verso porti distanti, verso isole lontane.
        Sognare che quando si sarà messa a dormire la nostra barca, nuove barche porteranno inalberata la nostra bandiera.
        Vota la poesia: Commenta
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Faccio tutto ciò che posso

          Faccio tutto ciò che posso
          perché il mio amore
          non ti disturbi,
          ti guardo di nascosto,
          ti sorrido quando non mi vedi.
          Poso il mio sguardo
          e la mia anima ovunque
          vorrei posare i miei baci:
          sui tuoi capelli,
          sulla tua fronte,
          sui tuoi occhi,
          sulle tue labbra,
          ovunque le carezze
          abbiano libero accesso.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Gabriella Stigliano
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            IL SALICE

            Io crebbi in un silenzio arabescato,
            in un'ariosa stanza del nuovo secolo.
            Non mi era cara la voce dell'uomo,
            ma comprendevo quella del vento.
            Amavo la lappola e l'ortica,
            e più di ogni altro un salice d'argento.
            Riconoscente, lui visse con me
            la vita intera, alitando di sogni
            con i rami piangenti la mia insonnia.
            Strana cosa, ora gli sopravvivo.
            Lì sporge il ceppo, e con voci estranee
            parlano di qualcosa gli altri salici
            sotto quel cielo, sotto il nostro cielo.
            Io taccio... come se fosse morto un fratello.
            Vota la poesia: Commenta