Poesie d'Autore migliori


in Poesie (Poesie d'Autore)
Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
l'orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.
Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
rispondere ch'essi s'adagiano infossati nei tuoi occhi
per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.
Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
se tu potessi replicare: "Questo mio bel bambino
pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni",
dando prova che la sua bellezza da te fu data.
Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
mirare il tuo sangue caldo quand'esso nelle tue vene è freddo.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La casa dei doganieri

    Tu non ricordi la casa dei doganieri
    sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
    desolata t'attende dalla sera
    in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
    e vi sostò irrequieto.

    Libeccio sferza da anni le vecchie mura
    e il suono del tuo riso non è più lieto:
    la bussola va impazzita all'avventura
    e il calcolo dei dadi più non torna.

    Tu non ricordi; altro tempo frastorna
    la tua memoria; un filo s'addipana.

    Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
    la casa e in cima al tetto la banderuola
    affumicata gira senza pietà.
    Ne tengo un capo; ma tu resti sola
    nè qui respiri nell'oscurità.

    Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
    rara la luce della petroliera!
    Il varco è qui? (ripullula il frangente
    ancora sulla balza che scoscende... ).
    Tu non ricordi la casa di questa
    mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      A mio fratello Giorgio

      Molti prodigi ho veduto stamane:
      il sole, che col primo bacio terse le lacrime
      dagli occhi dell'aurora; le corone d'alloro
      degli eletti, chine sull'aureo manto della sera;
      l'oceano, verdeazzurro, sterminato,
      e scogli, navi, grotte, aneliti e terrori;
      e la sua voce arcana che, a chi l'ode,
      fa meditare quello che sarà o è stato.
      E anche ora, Giorgio, che ti dedico il verso,
      Cinzia fra coltri di seta appena si profila,
      come fosse una sposa alla sua prima notte,
      e lascia intravedere le amorose giostre.
      Ma che sarebbero i prodigi in mare e cielo
      senza averti compagno al mio pensiero.
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        Scritta da: Marianna Mansueto
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Ma quando sono solo con questo naso al piede
        che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
        si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
        che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
        non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
        per colpa o per destino le donne le ho perdute
        e quando sento il peso d'essere sempre solo
        mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
        ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
        amo senza peccato, amo, ma sono triste
        perché Rossana è bella, siamo così diversi,
        a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi.
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          Scritta da: Carlotta B.
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Sono qui di fronte a te
          con la mia finta felicità,
          i miei falsi sorrisi,
          che non possono nascondere
          il desiderio che ho di te,
          di toccare i tuoi capelli biondi,
          di sfiorare le tue labbra con le mie.
          Sei bellissima, lo vedo anch'io,
          ma non so dirtelo.
          No, non sono innamorato di te
          - non lo sono mai stato di nessuna -
          ma mi piacerebbe sentirti
          almeno per un attimo mia,
          provare emozione
          per un tuo sguardo d'amore
          ... io che non voglio
          amore eterno né pietà.
          Aiutami, ti prego,
          sto male:
          nel dolore che attraversa
          le mie risate stanche,
          nell'oblìo assurdo delle mie sere vuote.
          Inségnami ad amare,
          a dare soprattutto,
          a sciogliere il mare di ghiaccio
          per poterti ricevere
          e riscaldare.
          Aiutami
          a riscoprire il calore del mio cuore,
          l'ingenua energia di un bambino stupìto,
          il faro accecante del sole di luglio
          soffocante nel tardo mattino.
          Inségnami ad amare,
          senza pretese,
          senza progetti,
          senza troppe speranze.
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            Scritta da: Rosarita De Martino
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Andiamo fino a Betlemme

            Andiamo fino a Betlemme,
            come i pastori.
            L'importante è muoversi.
            E se invece di un Dio glorioso,
            ci imbattiamo nella fragilità
            di un bambino,
            non ci venga il dubbio di aver
            sbagliato il percorso.
            Il volto spaurito degli oppressi,
            la solitudine degli infelici,
            l'amarezza di tutti gli
            uomini della Terra,
            sono il luogo dove Egli continua
            a vivere in clandestinità.
            A noi il compito di cercarlo.
            Mettiamoci in cammino senza paura.
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              Scritta da: Davide Bidin
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Hymn

              E quando mi hai mostrato il Ponte Di Brooklyn
              Al mattino,
              Ah, Dio,
              E la gente che scivolava sul ghiaccio per strada,
              due volte,
              due volte,
              due persone diverse
              sopraggiunsero, andavano a lavorare,
              Così serie e volenterose,
              Col loro penoso Daily News
              In pugno
              Scivolarono sul ghiaccio & caddero
              Entrambe nel giro di 5 minuti
              E io scoppiai in un dirotto pianto
              Fu allora che m'insegnasti a piangere, Ah
              Dio, Quel mattino,
              Ah, Tu
              Con me appoggiato al lampione ad asciugarmi
              Gli occhi,
              gli occhi,
              nessuno sapeva che avevo pianto
              e poi che gliene fregava
              ma Oh ho visto mio padre
              e la madre di mio nonno
              e le lunghe file di sedie
              e gli astanti che piangevano e il morto,
              Ahimè, sapevo che Tu Iddio
              Avevi dei piani migliori di quello
              Così qualsiasi sia il tuo piano per me
              Spaccatore di maestà
              Fa che sia un lampo
              Una folgore
              Fa che sia uno schioccar di dita
              Riportami a casa dalla Madre Eterna
              Oggi stesso
              Sempre a tua disposizione
              (e fino a quel dì)
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Il funerale di uno scrittore

                C'era una frana sulla
                Pacific Coast Highway e ci hanno fatto fare una
                deviazione fin su alle colline di Malibu
                e c'era un gran traffico e faceva caldo, e poi
                ci siamo persi.
                Ma ho intravisto un carro funebre e ho detto: "ecco
                il carro funebre, seguiamolo", e la mia donna ha detto:
                "quello non è il carro funebre", e io ho detto: "sì, è il
                nostro carro funebre".

                Il carro funebre ha girato a sinistra e io l'ho seguito
                mentre si arrampicava per una
                stradina sterrata, fino a quando non ha accostato e io
                ho pensato: "si è perso pure lui". C'era un camioncino parcheggiato lì
                e un signore che vendeva fragole
                e io mi sono fermato
                e ho chiesto
                dov'era la chiesa e lui mi ha dato le indicazioni
                e la mia donna ha detto al tizio delle fragole: "al ritorno
                passiamo a comprare un po' di fragole". poi ho fatto
                inversione e il carro funebre si è rimesso in moto
                e ci siamo avviati uno dietro l'altro
                fino a quando non siamo arrivati alla
                chiesa.

                eravamo lì
                per il funerale di un grand'uomo
                ma
                il gruppo era sparito: la
                famiglia, un paio di vecchi amici sceneggiatori,
                e altre due o tre persone. abbiamo
                detto due parole ai parenti e alla moglie del defunto
                e poi siamo entrati e la messa è cominciata e il
                prete non era niente di che ma uno dei figli del grand'uomo
                ha fatto un bel discorso, e poi è finito tutto
                ed eccoci di nuovo fuori, in macchina,
                di nuovo dietro al carro funebre, giù per la stessa stradina
                ripida
                e di nuovo davanti al camioncino delle fragole, e la mia
                donna ha detto: "non fermiamoci per le fragole",
                e mentre proseguivamo verso il cimitero, ho pensato:
                Fante, sei stato uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi
                e questo è un giorno triste.
                alla fine, eccoci al cimitero; il prete
                ha detto qualcosa ed è tutto finito.
                sono andato dalla vedova che se ne stava lì seduta tutta pallida
                e bella e piuttosto solitaria su una sedia pieghevole di metallo.
                "Hank", mi ha detto, "è difficile", e ho provato inutilmente
                a dire qualcosa che le fosse di conforto.

                allora ce ne siamo andati, lasciandola lì, e
                io stavo proprio male.

                Ho chiesto a un amico di riaccompagnare la mia ragazza in
                città e me ne sono andato all'ippodromo. Sono arrivato
                giusto in tempo per la prima corsa, e mentre giocavo la mia
                scommessa l'impiegato mi guardava strano e mi ha detto
                "Gesù, Hank, come mai porti la cravatta?"
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