Poesie d'Autore migliori


Scritta da: MARINA PADOVAN
in Poesie (Poesie d'Autore)

Istanti

Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Al mare (o quasi)

    L'ultima cicala stride
    sulla scorza gialla dell'eucalipto
    i bambini raccolgono pinòli
    indispensabili per la galantina
    un cane alano urla dall'inferriata
    di una villa ormai disabitata
    le ville furono costruite dai padri
    ma i figli non le hanno volute
    ci sarebbe spazio per centomila terremotati
    di qui non si vede nemmeno la proda
    se può chiamarsi cosí quell'ottanta per cento
    ceduta in uso ai bagnini
    e sarebbe eccessivo pretendervi
    una pace alcionica
    il mare è d'altronde infestato
    mentre i rifiuti in totale
    formano ondulate collinette plastiche
    esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto
    i deliziosi figli della ruggine
    gli scriccioli o reatini come spesso
    li citano i poeti. E c'è anche qualche boccio
    di magnolia l'etichetta di un pediatra
    ma qui i bambini volano in bicicletta
    e non hanno bisogno delle sue cure
    Chi vuole respirare a grandi zaffate
    la musa del nostro tempo la precarietà
    può passare di qui senza affrettarsi
    è il colpo secco quello che fa orrore
    non già l'evanescenza il dolce afflato del nulla
    Hic manebimus se vi piace non proprio
    ottimamente ma il meglio sarebbe troppo simile
    alla morte ( e questa piace solo ai giovani)
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Quanto ancor più bella sembra la bellezza (Sonetto 54)

      Quanto ancor più bella sembra la bellezza,
      per quel ricco ornamento che virtù le dona!
      Bella ci appar la rosa, ma più bella la pensiamo
      per la soave essenza che vive dentro a lei.
      Anche le selvatiche hanno tinte molto intense
      simili al colore delle rose profumate,
      hanno le stesse spine e giocano con lo stesso brio
      quando la brezza d'estate ne schiude gli ascosi boccioli:
      ma poiché il loro pregio è solo l'apparenza,
      abbandonate vivono, sfioriscono neglette e
      solitarie muoiono. Non così per le fragranti rose:
      la loro dolce morte divien soavissimo profumo:
      e così è; per te, fiore stupendo e ambito,
      come appassirai, i miei versi stilleran la tua virtù.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        La morte di Tantalo

        Noi sedemmo sull'orlo
        della fontana nella vigna d'oro.
        Sedemmo lacrimosi in silenzio.
        Le palpebre della mia dolce amica
        si gonfiavano dietro le lagrime
        come due vele
        dietro una leggera brezza marina.
        Il nostro dolore non era dolore d'amore
        né dolore di nostalgia
        né dolore carnale.
        Noi morivamo tutti i giorni
        cercando una causa divina
        il mio dolce bene ed io.

        Ma quel giorno già vanía
        e la causa della nostra morte
        non era stata rivenuta.

        E calò la sera su la vigna d'oro
        e tanto essa era oscura
        che alle nostre anime apparve
        una nevicata di stelle.

        Assaporammo tutta la notte
        i meravigliosi grappoli.
        Bevemmo l'acqua d'oro,
        e l'alba ci trovò seduti
        sull'orlo della fontana
        nella vigna non piú d'oro.

        O dolce mio amore,
        confessa al viandante
        che non abbiamo saputo morire
        negandoci il frutto saporoso
        e l'acqua d'oro, come la luna.

        E aggiungi che non morremo piú
        e che andremo per la vita
        errando per sempre.
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          Scritta da: Gabriella Stigliano
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Non mi accorsi del momento

          Non mi accorsi del momento in cui varcai
          per la prima volta la soglia
          di questa vita
          Quale fu la potenza che mi schiuse
          in questo vasto mistero
          come sboccia un fiore
          in una foresta a mezzanotte?
          Quando al mattino guardai la luce,
          subito sentii che non ero
          uno straniero in questo mondo,
          che l'inscrutabile, senza nome e forma
          mi aveva preso tra le sue braccia
          sotto l'aspetto di mia madre.
          Così, nella morte, lo stesso sconosciuto
          m'apparirà come sempre a me noto.
          e poiché amo questa vita
          so che amerò anche in morte.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Seduto accanto al fuoco, rifletto
            Su tutto quel che ho visto,
            Sulle farfalle ed i fiori dei campi
            In estati ormai da me distanti;

            Penso alle foglie gialle e tele di ragno
            In autunni che più non torneranno;
            Alle nebbiose mattine, e al sole d'argento,
            E ai miei capelli agiatati dal vento.

            Seduto accanto al fuoco, rifletto
            Al mondo che sarà,
            Quando l'inverno un giorno giungerà,
            Ma della primavera io non vedrò l'aspetto.

            Vi sono infatti tante e tante cose
            Che io purtroppo ancora non conosco:
            Diversi in ogni prato ed ogni bosco
            Il verde e il profumo delle rose.

            Seduto accanto al fuoco, rifletto
            Ai popoli vissuti tanto tempo fa,
            Ed a coloro che vedranno un mondo
            Che a me per sempre ignoto resterà.

            Ma mentre lì seduto rifletto
            Sui tempi che fuggiron veloci,
            Ascolto in ansia ed aspetto
            Il ritorno di passi e di voci.
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              Scritta da: Paul Mehis
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Per la vecchia denti-storti

              Conosco una donna
              che compera continuamente puzzle
              cinesi
              puzzle
              cubi
              cavi
              pezzi che alla fine s'incastrano
              in un ordine
              li completa
              matematicamente
              risolve tutti i suoi
              puzzle
              vive giù in riva al mare
              mette lo zucchero fuori per le formiche
              e crede
              alla fin fine
              in un mondo migliore.
              Ha i capelli bianchi
              li pettina di rado
              ha i denti storti
              e indossa ampie tute informi
              su un corpo che molte
              donne vorrebbero avere.
              Per anni mi ha irritato
              con quelle che giudicavo
              eccentricità - come i gusci d'uovo a mollo
              (per nutrire le piante
              col calcio).
              Ma infine quando penso alla sua
              vita
              e la paragono alle altre vite
              più eccitanti, più belle
              e originali
              mi accorgo che lei ha ferito meno
              gente di tutti quelli che conosco
              (e per ferire intendo semplicemente ferire).
              Ha passato periodi tremendi,
              periodi in cui avrei forse potuto
              aiutarla di più
              perché è la madre della mia unica figlia
              e siamo stati un tempo grandi amanti,
              ma ne è uscita,
              come ho detto
              ha ferito meno gente di
              tutti quelli che conosco,
              e se guardi le cose così,
              beh,
              ha creato un mondo migliore.
              Ha vinto.
              Composta martedì 21 luglio 2009
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Mamm'Emilia

                In te sono stato albume, uovo, pesce,
                le ere sconfinate della terra
                ho attraversato nella tua placenta,
                fuori di te sono contato a giorni.

                In te sono passato da cellula a scheletro
                un milione di volte mi sono ingrandito,
                fuori di te l'accrescimento è stato immensamente meno.
                Sono sgusciato dalla tua pienezza
                senza lasciarti vuota perché il vuoto
                l'ho portato con me.

                Sono venuto nudo, mi hai coperto
                così ho imparato nudità e pudore
                il latte e la sua assenza.
                Mi hai messo in bocca tutte le parole
                a cucchiaini, tranne una: mamma.
                Quella l'inventa il figlio sbattendo le due labbra
                quella l'insegna il figlio.
                Da te ho preso le voci del mio luogo,
                le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
                da te ho ascoltato il primo libro
                dietro la febbre della scarlattina.
                Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
                a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
                a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
                e ho macchiato la tavola,
                non ti ho messo un nipote sulle gambe
                non ti ho fatto bussare a una prigione
                non ancora,
                da te ho imparato il lutto e l'ora di finirlo,
                a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
                non sono stato figlio.
                Da te ho preso gli occhi chiari
                Non il loro peso
                a te ho nascosto tutto.
                Ho promesso di bruciare il tuo corpo
                di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
                fratello vulcano che ci orientava il sonno.
                Ti spargerò nell'aria dopo l'acquazzone
                all'ora dell'arcobaleno
                che ti faceva spalancare gli occhi.
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