Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza, l'orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato, sarà a brandelli, tenuto in nessun conto. Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace, dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni, rispondere ch'essi s'adagiano infossati nei tuoi occhi per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto. Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza, se tu potessi replicare: "Questo mio bel bambino pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni", dando prova che la sua bellezza da te fu data. Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio, mirare il tuo sangue caldo quand'esso nelle tue vene è freddo.
Tu non ricordi la casa dei doganieri sul rialzo a strapiombo sulla scogliera: desolata t'attende dalla sera in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura e il suono del tuo riso non è più lieto: la bussola va impazzita all'avventura e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna la tua memoria; un filo s'addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana la casa e in cima al tetto la banderuola affumicata gira senza pietà. Ne tengo un capo; ma tu resti sola nè qui respiri nell'oscurità.
Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende rara la luce della petroliera! Il varco è qui? (ripullula il frangente ancora sulla balza che scoscende... ). Tu non ricordi la casa di questa mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
Molti prodigi ho veduto stamane: il sole, che col primo bacio terse le lacrime dagli occhi dell'aurora; le corone d'alloro degli eletti, chine sull'aureo manto della sera; l'oceano, verdeazzurro, sterminato, e scogli, navi, grotte, aneliti e terrori; e la sua voce arcana che, a chi l'ode, fa meditare quello che sarà o è stato. E anche ora, Giorgio, che ti dedico il verso, Cinzia fra coltri di seta appena si profila, come fosse una sposa alla sua prima notte, e lascia intravedere le amorose giostre. Ma che sarebbero i prodigi in mare e cielo senza averti compagno al mio pensiero.
Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz'ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d'essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo, ma sono triste perché Rossana è bella, siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi.
Alberi, eravate frecce cadute dall'azzurro? Che terribili guerrieri vi scagliarono? Sono state le stelle?
Le vostre musiche vengono dall'anima degli uccelli, dagli occhi di Dio, da una perfetta passione. Alberi! Le vostre radici rozze si accorgeranno del mio cuore sotto terra?
Se riesci a mantenere la calma, quando tutti attorno a te la stanno perdendo, e te ne fanno una colpa; Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te tenendo però nel giusto conto i loro dubbi; Se sai aspettare senza stancarti di aspettare, o essendo calunniato non rispondere con calunnie, o essendo odiato, non dare spazio all'odio, senza tuttavia sembrare troppo buono ne parlare troppo saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni; Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine; Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta e trattare questi due impostori allo stesso modo; Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui; o vedere le cose, per le quali hai dedicato la vita, distrutte, o umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;
Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie, e rischiarla in un sol colpo a testa o croce, e perdere, e ricominciare di nuovo dall'inizio senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso; se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e così resistere quando in te non c'è più nulla tranne la volontà che dice loro "Resistete!";
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale; Se non possono ferirti né i nemici né gli amici troppo premurosi; Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo; Se riesci a riempire l'inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa; tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa e - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!
Ti aspetto e ogni giorno mi spengo poco per volta e ho dimenticato il tuo volto. Mi chiedono se la mia disperazione sia pari alla tua assenza no, è qualcosa di più: è un gesto di morte fissa che non ti so regalare.
Difficoltoso è riconoscer l'amore. Ma io quella sera più del tuo corpo ho desiderato il tuo tempo. Ho desiderato il tuo cuore. E forse questo significa amare. Voler aspettare. Voler condividere. Voler ricordare. Perciò sognavo di averti vicina. Di averti con me. Per ogni mattina. Quando la luce del giorno ci avrebbe svegliati. Accolti. Abbracciati. A far colazione. Dopo una doccia veloce. Chiederti: ti va di restare? Possiamo andarcene a correre. E dopo pranzare. Magari se vuoi questa sera ti porto a ballare. Nessun programma. Nessuna promessa. Soltanto una luce negli occhi a indicarci la strada. La stessa. E mentre stai dormendo penso che potrei abbracciarti. E invece resto fermo fermo ad osservarti. Che vadano affanculo tutte le paure della vita. Mi perdo dentro ai tuoi respiri e mi ripeto che ogni notte passata accanto a te vicino ai nostri sogni dovrebbe per giustizia essere infinita.