Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza, l'orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato, sarà a brandelli, tenuto in nessun conto. Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace, dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni, rispondere ch'essi s'adagiano infossati nei tuoi occhi per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto. Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza, se tu potessi replicare: "Questo mio bel bambino pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni", dando prova che la sua bellezza da te fu data. Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio, mirare il tuo sangue caldo quand'esso nelle tue vene è freddo.
T'amo senza sapere come, né quando né da dove, t'amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
Strinsi le mani sotto il velo oscuro... "Perché oggi sei pallida?" Perché d'agra tristezza l'ho abbeverato fino ad ubriacarlo. Come dimenticare? Uscì vacillando, sulla bocca una smorfia di dolore... Corsi senza sfiorare la ringhiera, corsi dietro di lui fino al portone. Soffocando, gridai: "È stato tutto uno scherzo. Muoio se te ne vai". Lui sorrise calmo, crudele e mi disse: "Non startene al vento".
Perdettero la stella un giorno. Come si a perdere La stella? Per averla troppo a lungo fissata… I due re bianchi, ch'eran due sapienti di Caldea, tracciaron al suolo dei cerchi, col bastone.
Si misero a calcolare, si grattarono il mento… Ma la stella era svanita come svanisce un'idea, e quegli uomini, la cui anima aveva sete d'essere guidata, piansero innalzando le tende di cotone.
Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri, si disse: " Pensiamo alla sete che non è la nostra. Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali":
E mentre sosteneva il suo secchio per l'ansa, nello specchio di cielo in cui bevevano i cammelli egli vide la stella d'oro che danzava in silenzio.
Quando Dio creò l'amore non ci ha aiutato molto quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma quando Dio creò l'odio ci ha dato una normale cosa utile quando Dio creò Me creò Me quando Dio creò la scimmia stava dormendo quando creò la giraffa era ubriaco quando creò i narcotici era su di giri e quando creò il suicidio era a terra
Quando creò te distesa a letto sapeva cosa stava facendo era ubriaco e su di giri e creò le montagne e il mare e il fuoco allo stesso tempo
Ha fatto qualche errore ma quando creò te distesa a letto fece tutto il Suo Sacro Universo.
Ogni uomo deve capire che tutto può sparire molto in fretta: il gatto, la donna, il lavoro, la ruota davanti, il letto, le pareti, la stanza; tutte le nostre necessità amore compreso, poggiano su fondamenta di sabbia - e ogni causa determinata, per sconnessa che sia: la morte di un ragazzo a Hong Kong o una tormenta a Omaha... può essere la tua rovina. Tutte le tue stoviglie che si spaccano sul pavimento della cucina, la tua ragazza entra e tu sei là, ubriaco, in mezzo alla stanza e lei domanda: mio Dio, cosa succede? E tu rispondi: non so, non so...
Il sontuoso carro di Dioniso, Ricolmo di fiori e ghirlande, Avanza lento, trainato Da feroci bestie ammansite. È un percorso che irradia Magia: crollano le barriere, Si annullano i bisogni, Svaporano divieti e arbitrii. Riconciliazione, fusione, Riunione del singolo Con tutti in un'armonia Universale: ecco la suprema Beatificazione, l'ebbrezza Soprannaturale. Non camminiamo Più, né più parliamo: Cantiamo e danziamo invasati Simili a dèi rapiti, artisti Dionisiaci dell'ebbrezza.
Non attender che Dio su te discenda e che ti dica: sono. Senso alcuno non ha quel Dio che afferma l'onnipotenza sua. Sentilo tu, nel soffio ond'ei ti ha colmo da che respiri e sei. Quando, non sai perché, ti avvampa il cuore, è lui che in te si esprime.
L'ultimo suono del tuo addio, mi disse che non sapevo nulla e che era giunto il tempo necessario di imparare i perché della materia.
Così, tra pietra e pietra seppi che sommare è unire e che sottrarre ci lascia soli e vuoti. Che i colori riflettono l'ingenua volontà dell'occhio.
Che i solfeggi e i sol implorano la fame dell'udito. Che le strade e la polvere sono la ragione dei passi.
Che la strada più breve fra due punti è il cerchio che li unisce in un abbraccio sorpreso.
Che due più due può essere un brano di Vivaldi. Che i geni amabili abitano le bottiglie del buon vino.
Con tutto questo già appreso tornai a disfare l'eco del tuo addio e al suo posto palpitante a scrivere La Più Bella Storia d'Amore ma, come dice l'adagio non si finisce mai di imparare e di dubitare.
E così, ancora una volta tanto facilmente come nasce una rosa o si morde la coda una stella fugace, seppi che la mia opera era stata scritta perché La Più Bella Storia d'Amore è possibile solo nella serena e inquietante calligrafia dei tuoi occhi.
Svevo aveva ragione Fuori dalla penna non c'è salvezza diceva Svevo e io m'accorgo c'aveva ragione se questa è l'unica maniera che m'è rimasta di vivere ben venga tale splendore ornato di pezzi di carta e parole venute dal cuore, un cuore di plastica che scioglie al sole, auto combustibile e pieno di vapore - costretto a evaporare senza alcun pudore, lasciare il mondo cacciato dall'amore.
Svevo aveva ragione che quando scrivo sento vita fluire nient'altro in questo paradiso mi allieta al punto da dire che vi sia qualcosa di meglio di migliaia di pagine da riempire, con svaghi di realtà e di orrore che paion fantasia all'occhi del lettore e che in verità son più reali di qualsiasi attore che impara a memoria un copione per compensare un vuoto interiore.
Siamo attori di noi stessi e ci perdiamo tra i riflessi di una falsa ambizione costruita sulla notte e se mi chiami per nome allora posso dire che mi è concesso l'onore di portare vibrazione un vuoto d'emozione che parla più del sole un'assenza, una canzone una presenza priva di parole.
Svevo aveva ragione non c'è salvezza senza penna senza un cuore lacerato che si apra alla vita e le faccia da antenna.