Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisabetta
in Poesie (Poesie d'Autore)

Passione d'amore

Quei parmi in cielo fra gli Dei, se accanto
ti siede, e vede il tuo bel riso, e sente
i dolci detti e l'amoroso canto!

A me repente,
con più tumulto il core urta nel petto:
more la voce, mentre ch'io ti miro,
su la mia lingua nelle fauci stretto
geme il sorriso.

Serpe la fiamma entro il mio sangue, ed ardo:
un indistinto tintinnio m'ingombra
gli orecchi, e sogno: mi s'innalza al gaurdo
torbida l'ombra.

E tutta molle d'un sudor di gelo,
e smorta in viso come erba che langue,
tremo e fremo di brividi, ed anelo
tacito, esangue.
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    Scritta da: Elisabetta
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    L'eternità

    È ritrovata.
    Che cosa? L'Eternità.
    E il mare andato via
    Col sole.

    Anima sentinella,
    Mormoriamo la confessione
    Della notte così nulla
    E del giorno di fuoco.

    Dagli umani suffragi,
    Dai comuni slanci
    lì tu ti liberi
    E voli a seconda.

    Poiché soltanto da voi,
    Braci di raso,
    Il Dovere si esala
    Senza dire: finalmente.

    Là nessuna speranza,
    Nessun orietur.
    Scienza con pazienza,
    Il supplizio Ë certo.

    È ritrovata.
    Che cosa? - l'Eternità
    E il mare andato via
    Col sole.

    Maggio 1872.
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      Scritta da: Antonietta
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Se mi ami non piangere!

      Se conoscessi il mistero immenso del cielo
      dove ora vivo, se potessi vedere e sentire
      quello che io sento e vedo in questi orizzonti
      senza fine e in questa luce che tutto investe e
      penetra, non piangeresti se mi ami!
      Sono ormai assorbito dall'incanto di Dio
      dalle Sue espressioni di sconfinata bellezza.
      Le cose di un tempo sono così piccole e
      meschine al confronto! Mi è rimasto l'affetto per te, una tenerezza che non hai mai conosciuto! Ci siamo amati e conosciuti nel tempo: ma tutto era così fugace e
      limitato!
      Io vivo nella serena e gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi: tu pensami così, nelle tue
      battaglie pensa a questa meravigliosa casa,
      dove non esiste la morte, e dove ci
      disseteremo insieme nel trasporto più puro e
      più intenso alla fonte inestinguibile della gioia e dell'amore.
      Non piangere più se veramente mi ami!
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        Scritta da: mor-joy
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Confessione

        Aspettando la morte
        come un gatto
        che sta per saltare sul letto
        mi dispiace così tanto per
        mia moglie
        lei vedrà questo
        corpo
        rigido e
        bianco
        lo scuoterà una volta, e poi
        forse
        ancora:
        "Hank!"
        Hank non
        risponderà.
        Non è la mia morte che
        mi preoccupa, è lasciare
        mia moglie con questa
        pila di
        niente.
        Però vorrei che
        lei sapesse
        che tutte le notti
        dormite
        accanto a lei
        anche le discussioni
        inutili
        erano sempre
        cose splendide
        e le più difficili
        delle parole
        che ho sempre avuto paura
        a dire
        ora possono essere
        dette: "Ti amo".
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Auto-invitati

          E va bene, mettimi le mutande al contrario, telefona in Cina,
          fai volar via gli uccelli,
          compra un quadro di una colomba rossa e ricordati
          di Herbert Hoover.
          Quel che cerco di dire è che 6 delle ultime
          8 sere abbiamo avuto ospiti, tutti auto-invitati,
          e come dice mia moglie: "non vogliamo farli restar male".
          Sicché ci sediamo e li ascoltiamo, certuni famosi
          e certuni mica tanto, certuni piuttosto svegli
          e divertenti, certuni mica tanto
          ma finisce tutto in chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera,
          parole, parole, parole, un garbato mulinello di suoni
          che rivela innanzitutto solitudine: in un modo o nell'altro
          chiedono tutti di essere accettati,
          di essere ascoltati, e ciò è comprensibile,
          ma io sono uno di quelli che preferirebbe
          starsene tranquillo a casa con la moglie e i suoi 6 gatti
          (o di sopra da solo a fare niente).
          L'impressione è che sia un egoista
          e mi senta sminuito dalla gente
          ma non ho l'impressione che loro
          si sentano vuoti, ho l'impressione
          che li diletti il movimento
          delle loro bocche.
          E quando se ne vanno quasi tutti accennano
          a un'altra visitina.
          Mia moglie è carina, li saluta con calore,
          ha un cuore d'oro, così d'oro che quando, che so,
          andiamo al ristorante e scegliamo un tavolo
          lei prende il posto da cui si può "veder la gente"
          e io quello da cui non è possibile.
          D'accordo, sono un figlio del demonio;
          l'intera umanità mi annoia e no, non è
          paura, sebbene qualcosa in loro mi spaventi,
          e non è invidia perché non voglio nulla
          di ciò che loro vogliono, è solo che
          in tutte quelle ore di
          parole parole parole
          non sento niente di davvero buono coraggioso o nobile,
          e che valga un briciolo del tempo in cui mi hanno impallinato
          le cervella.
          Te lo ricordi quando avevi l'abitudine di buttarli fuori
          dalla porta invece di fargli scaricar le batterie
          sui tuoi divani,
          quei tipi malinconici sempre a caccia di compagnia,
          e ti vergogni di te stesso per esserti arreso
          alle loro insane fesserie
          ma altrimenti tua moglie direbbe:
          "pensi di essere forse l'unico essere umano
          sulla terra?"
          Vedete, ecco come il diavolo
          mi acchiappa.
          Perciò io ascolto e loro si sentiranno
          realizzati.
          Composta mercoledì 25 settembre 2013
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            Scritta da: Gabriella Stigliano
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Il talismano

            Là dove il mare batte senza sosta
            contro le rocce solitarie,
            là dove la luna più calda brilla
            nell'ora della nebbia serale,
            dove, negli harem dilettandosi,
            i giorni passa il musulmano,
            là una fata, lusingandomi,
            mi consegnò un talismano.
            E, lusingandomi, diceva:
            "custodisci il mio talismano:
            in esso c'è una forza segreta!
            Ora è qui nella tua mano.
            Dalle malattie, dalla tomba,
            nel minaccioso uragano,
            la tua testa, amico caro,
            non salverà il mio talismano.
            E le ricchezze dell'oriente
            esso giammai ti donerà,
            e gli adoratori del profeta
            esso non ti sottometterà;
            e in grembo agli amici più cari,
            da un triste paese lontano,
            nella tua terra non ti porterà
            questo mio talismano.
            Ma quando dei perfidi occhi
            ti vorranno affascinare,
            o una bocca nella buia notte
            ti bacerà senza amare –
            da nuove ferite del cuore,
            da ogni desiderio insano,
            dal tradimento e dall'oblio
            ti salverà il mio talismano.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Dormi, Liù

              Dorme la corriera
              dorme la farfalla
              dormono le mucche
              nella stalla

              il cane nel canile
              il bimbo nel bimbile
              il fuco nel fucile
              e nella notte nera
              dorme la pula
              dentro la pantera

              dormono i rappresentanti
              nei motel dell'Esso
              dormono negli Hilton
              i cantanti di successo
              dorme il barbone
              dorme il vagone
              dorme il contino
              nel baldacchino
              dorme a Betlemme
              Gesù bambino
              un po' di paglia
              come cuscino
              dorme Pilato
              tutto agitato

              dorme il bufalo
              nella savana
              e dorme il verme
              nella banana
              dorme il rondone
              nel campanile
              russa la seppia
              sul'arenile
              dorme il maiale
              all'Hotel Nazionale
              e sull'amaca
              sta la lumaca
              addormentata

              dorme la mamma
              dorme il figlio
              dorme la lepre
              dorme il coniglio
              e sotto i camion
              nelle autostazioni
              dormono stretti
              i copertoni

              dormono i monti
              dormono i mari
              dorme quel porco
              di Scandellari
              che m'ha rubato
              la mia Liù
              per cui io solo
              porcamadonna
              non dormo più.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Il poeta solitario

                O dolce usignolo che ascolto
                (non sai dove), in questa gran pace
                cantare cantare tra il folto,
                là, dei sanguini e delle acace;
                t'ho presa - perdona, usignolo -
                una dolce nota, sol una,
                ch'io canto tra me, solo solo,
                nella sera, al lume di luna.
                E pare una tremula bolla
                tra l'odore acuto del fieno,
                un molle gorgoglio di polla,
                un lontano fischio di treno...
                Chi passa, al morire del giorno,
                ch'ode un fischio lungo laggiù
                riprende nel cuore il ritorno
                verso quello che non è più.
                Si trova al nativo villaggio,
                vi ritrova quello che c'era:
                l'odore di mesi-di-maggio
                buon odor di rose e di cera.
                Ne ronzano le litanie,
                come l'api intorno una culla:
                ci sono due voci sì pie!
                Di sua madre e d'una fanciulla.
                Poi fatto silenzio, pian piano,
                nella nota mia, che t'ho presa,
                risente squillare il lontano
                campanello della sua chiesa.
                Riprende l'antica preghiera,
                ch'ora ora non ha perché;
                si trova con quello che c'era,
                ch'ora ora ora non c'è...
                Chi sono? Non chiederlo. Io piango,
                ma di notte, perch'ho vergogna.
                O alato, io qui vivo nel fango.
                Sono un gramo rospo che sogna.
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