Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Noi saremo

Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,

talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

Nell'amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,

non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l'anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Né mistero né dolore

    Né mistero né dolore
    né volontà sapiente del destino:
    sempre quell'incontrarci ci lasciava
    l'impressione di una lotta.

    Ed io, indovinato dal mattino
    l'attimo del tuo arrivo,
    percepivo nei palmi socchiusi
    il morso leggero di un tremito.

    Con dita arse sgualcivo
    la variopinta tovaglia del tavolo...
    Capivo fin da allora
    quanto è angusta questa terra.
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      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Colui che non sa niente, non ama niente.
      Colui che non fa niente, non capisce niente.
      Colui che non capisce niente è spregevole.
      Ma colui che capisce, ama, vede, osserva...
      La maggiore conoscenza è congiunta indissolubilmente all'amore...
      Chiunque crede che tutti i frutti maturino contemporaneamente come le fragole, non sa nulla dell'uva.
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        Scritta da: Elisabetta
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        La pioggia nel pineto

        Taci. Su le soglie
        del bosco non odo
        parole che dici
        umane; ma odo
        parole più nuove
        che parlano gocciole e foglie
        lontane.

        Ascolta. Piove
        dalle nuvole sparse.
        Piove su le tamerici
        salmastre ed arse,
        piove sui pini
        scagliosi ed irti,
        piove su i mirti
        divini,
        su le ginestre fulgenti
        di fiori accolti,
        su i ginepri folti
        di coccole aulenti,
        piove su i nostri volti
        silvani,
        piove su le nostre mani
        ignude,
        su i nostri vestimenti
        leggeri,
        su i freschi pensieri
        che l'anima schiude

        novella,
        su la favola bella
        che ieri
        t'illuse, che oggi m'illude,
        o Ermione.

        Odi? La pioggia cade
        su la solitaria
        verdura
        con un crepitio che dura
        e varia nell'aria secondo le fronde
        più rade, men rade.

        Ascolta. Risponde
        al pianto il canto
        delle cicale
        che il pianto australe
        non impaura,
        né il ciel cinerino.

        E il pino
        ha un suono, e il mirto
        altro suono, e il ginepro
        altro ancora, stromenti
        diversi
        sotto innumerevoli dita.

        E immersi
        noi siam nello spirito
        silvestre,
        d'arborea vita viventi;
        e il tuo volto ebro
        è molle di pioggia
        come una foglia,
        e le tue chiome
        auliscono come
        le chiare ginestre,
        o creatura terrestre
        che hai nome
        Ermione.

        Ascolta, Ascolta. L'accordo
        delle aeree cicale
        a poco a poco
        più sordo
        si fa sotto il pianto
        che cresce;
        ma un canto vi si mesce
        più roco
        che di laggiù sale,
        dall'umida ombra remota.

        Più sordo e più fioco
        s'allenta, si spegne.
        Sola una nota
        ancor trema, si spegne,
        risorge, trema, si spegne.
        Non s'ode voce del mare.
        Or s'ode su tutta la fronda
        crosciare
        l'argentea pioggia
        che monda,
        il croscio che varia
        secondo la fronda
        più folta, men folta.

        Ascolta.
        La figlia dell'aria
        è muta: ma la figlia
        del limo lontana,
        la rana,
        canta nell'ombra più fonda,
        chi sa dove, chi sa dove!
        E piove su le tue ciglia,
        Ermione.

        Piove su le tue ciglia nere
        sì che par tu pianga
        ma di piacere; non bianca
        ma quasi fatta virente,
        par da scorza tu esca.
        E tutta la vita è in noi fresca
        aulente,
        il cuor nel petto è come pesca
        intatta,
        tra le palpebre gli occhi
        son come polle tra l'erbe,
        i denti negli alveoli
        son come mandorle acerbe.

        E andiam di fratta in fratta,
        or congiunti or disciolti
        (e il verde vigor rude
        ci allaccia i malleoli
        c'intrica i ginocchi)
        chi sa dove, chi sa dove!
        E piove su i nostri volti
        silvani,
        piove su le nostre mani
        ignude,
        su i nostri vestimenti
        leggeri,
        su i freschi pensieri
        che l'anima schiude
        novella,
        su la favola bella
        che ieri
        m'illuse, che oggi t'illude,
        o Ermione.
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          Scritta da: Sonia Dem.
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Bocca di rosa

          Se ritornasse indietro questa vita...
          come crearla e poi plasmarla nuovamente

          farei di te germogli di un arbusto
          che al vento non si piega e non si spezza;

          Farei dell'aria un misero concerto...
          vibrato al sole, libero e sofferto;

          Se ritornasse indietro questa vita...
          come crearla e poi plasmarla nuovamente...

          farei di me ninfea che brilla al sole...
          tra il glicine fiorito e le parole...

          e a te che gli occhi inteneristi...
          darei bocca di rosa per sfamarti.
          Composta nel giugno 2009
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Sarei forse più sola
            senza la mia solitudine.
            Sono abituata al mio destino.
            Forse l'altra - la pace -

            potrebbe spezzare il buio
            e riempire la stanza -
            troppo stretta per contenere
            il suo sacramento.

            La speranza non mi è amica -
            come un'intrusa potrebbe
            profanare questo luogo di dolore -
            con la sua dolce corte.

            Potrebbe essere più facile
            affondare - in vista della terra -
            che giungere alla mia limpida penisola
            per morire - di piacere.
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              Scritta da: Antonella Marotta
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Cocotte

              Ho rivisto il giardino, il giardinetto
              contiguo, le palme del viale,
              la cancellata rozza dalla quale
              mi protese la mano ed il confetto...

              "Piccolino, che fai solo soletto?"
              "Sto giocando al Diluvio Universale"
              Accennai gli strumenti, le bizzarre
              cose che modellavo nella sabbia,
              ed ella si chinò come chi abbia
              fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
              la bocca, e mi baciò tra le sbarre
              come si bacia un uccellino in gabbia.

              Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto
              di quel volto tra le sbarre quadre!
              La nuca mi serrò con le mani ladre;
              ed io stupivo di vedermi accanto
              al viso, quella bocca tanto, tanto
              diversa dalla bocca di mia Madre!

              "Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
              Sei qui pei bagni? Ed affittate là?"
              Subito mi lasciò, con negli sguardi
              un vano sogno (ricordai più tardi)
              un vano sogno di maternità...

              "Una cocotte..."

              "Che vuol dire mammina?"
              "Vuo dire che è una cattiva signorina:
              non bisogna parlare alla vicina!"
              Co-co-tte... La strana voce parigina
              dava alla mia fantasia bambina
              un senso buffo d'uovo e di gallina...

              Pensavo deità favoleggiate:
              i naviganti e l'Isole Felici...
              Co-co-tte... le fate intese a malefici
              con cibi e bevande affatturate...
              Fate saranno, chi sa quali fate,
              e in chi sa quali tenebrosi offici!

              Un giorno -giorni dopo- mi chiamò
              tra le sbarre fiorite di perbene:
              "O piccolino, che non mi vuoi più bene?"
              "È vero che sei una cocotte? "
              Perdutamente rise... E mi baciò
              con le pupille di tristezza piene

              Tra le gioie defunte e i disinganni
              dopo vent'anni, oggi si ravviva
              il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
              signorina? Sei viva? Come inganni
              (meglio per te non essere più viva!)
              la discesa terribile degli anni?

              Oimè! Da che non giova il tuo belletto
              e il cosmetico già fa mala prova
              l'ultimo amante disertò l'alcova...
              Uno, sol uno: il piccolo folletto
              che donasti d'un bacio e d'un confetto,
              dopo vent'anni, oggi, ti ritrova

              in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
              Da quel mattino dell'infanzia pura
              forse ho amato te sola, o creatura!
              Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
              Se leggi questi versi di richiamo
              ritorna a chi t'aspetta, o creatura!

              Vieni, Che importa se non sei più quella
              che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno,
              o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
              del tuo passato! Ti rifarò bella
              coma Carlotta, come Graziella,
              come tutte le donne del mio sogno!

              Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
              di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi.
              Non amo che le cose che potevano essere e non sono state...
              Vedo la casa; ecco le rose
              del bel giardino di vent'anni or sono!

              Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
              fra gli eucalipti liguri si spazia...
              Vieni! T'accoglierà l'anima sazia.
              Fa' che io riveda il tuo volto disfatto;
              ti bacerò: rifiorirà nell'atto,
              sulla tua bocca l'ultima tua grazia.

              Vieni! Sarà come se a me, per mano,
              tu riportassi me stesso d'allora,
              il bimbo parlerà con la Signora.
              Risorgeremo dal tempo lontano.
              Vieni! Sarà come se a te, per mano,
              io riportassi te, giovane ancora.
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                Scritta da: Laura Di Nella
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Se
                Se... riesci a a non perdere la testa,
                quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa
                Se... riesci ad aver fiducia di te stesso, quando tutti dubitano di te
                ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare
                Se... riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,
                o, se mentono a tuo riguardo, a non rispondere con calunnie
                o, essendo odiato, a non lasciarti prendere dall'odio
                e tuttavia a non mostrati troppo buono e a non parlare troppo da saggio
                Se... riesci a sognare senza fare del tuo sogno il tuo padrone
                Se... riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine
                Se... riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
                e trattare questi due impostori allo stesso modo
                Se... riesci a sopportare di udire la verità che hai detto,
                distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi,
                o contemplare le cose a cui tu hai dedicato la vita, distrutte
                e, umilmente, ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori
                Se... riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,
                e rischiarle in un colpo a testa e croce
                e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
                e non dire mai una parola sulla perdita
                Se... riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
                a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,
                e a tener duro quando in te non resta altro,
                tranne la tua Volontà che ripete... resisti
                Se... riesci a parlare con la folla e a conservare la tua onestà,
                o a passeggiare con il re senza perdere il contatto con la gente
                Se... tanto amici che nemici non possono ferirti
                Se... tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo
                Se... riesci a colmare l'inesorabile minuto,
                dando valore a ogni attimo che passa,
                Tua è la terra e tutto ciò che è in essa
                e quel che più conta... sarai un uomo... figlio mio!
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