I tuoi occhi m'interrogano tristi. Vorrebbero sapere i miei pensieri come la luna che scandaglia il mare. Dal principio alla fine ho denudato la mia vita davanti ai tuoi occhi, senza nulla celarti o trattenere. Ed è per questo che non mi conosci. Se fosse soltanto una gemma, la romperei in cento pezzi e con essi farei una catena da mettere attorno al tuo collo. Se fosse soltanto un fiore, rotondo e piccolo e dolce, lo coglierei dallo stelo per metterlo nei tuoi capelli.
Ma è il mio cuore, mia diletta Dove sono le sue spiagge e il suo fondo ? Di questo regno tu ignori i confini e tuttavia sei la sua regina. Se fosse solo un momento di gioia fiorirebbe in un facile sorriso, lo potresti capire in un momento. Se fosse soltanto un dolore si scioglierebbe in limpide lacrime, rivelando il suo più intimo segreto senza dire una sola parola. Ma è il mio cuore, amore mio. Le sue gioie e i suoi dolori sono sconfinati, e infiniti i suoi desideri e le sue ricchezze. Ti è vicino come la tua stessa vita, ma non puoi conoscerlo interamente.
Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento. Sii l'espressione della bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito offri sempre un sorriso gioioso. Dà loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.
Se più non fossi viva Quando verranno i pettirossi, Date a quello con la cravatta rossa Per ricordo una briciola. Se non potessi ringraziarvi Perché immersa nbel sonno, Sappiate che mi sforzo Con le mie labbra di granito!
I furbi scendono la corrente come pesci bianchi sulla cresta d'acque blu, oltre le rapide. I furbi, con le loro gole e sopracciglia da furbi, i loro furbi peli nel naso, entrambe le scarpe allacciate, tutte le tragedie cancellate, denti splendenti. I furbi non si scompongono. Anche le loro morti sono morti al quadrato, furbi furbi furbi. Hanno case migliori, auto migliori, risate migliori. Persino i loro incubi sono sogni sgargianti. Questi furbi ti siedono di fronte, con un sorriso pulito, che li riempe, financo i capelli sprizzano nitore. Quanto ho vissuto e quanti ne ho visti. Sapete cos'è davvero la morte? È uno di questi furbi rottinculo che ti stringe la mano e ti abbraccia. Sapete cos'è davvero la morte? Venite a vedermi mentre allungo la carta di credito al cameriere disprezzandovi. O peggio.
Parte delle stelle mattutine La luna e la posta L'insaziabile X, il dolore delirante, - la luna Sittle La Pottle, teh, teh, teh, - I poeti in vecchie stanze gufose che scrivono curvi parole sanno che le parole furono inventate perché il nulla era nulla Usando le parole, usate le parole, le X e gli spazi vuoti E la pagina bianca dell'Imperatore E l'ultimo dei Tori Prima che la primavera si metta in moto Sono una montagna di nulla di cui volenti o nolenti disponiamo Così di notte contratteremo nel mercato delle parole.
Non ti amo come fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco, t'amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l'ombra e l'anima. Ti amo come pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori, e grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il denso aroma che sale dalla terra. Ti amo senza sapere come, né quando, né da dove, ti amo direttamente senza problemi né orgoglio, ti amo così perché non so amare altrimenti che in questo modo in cui non sono e non sei, tanto vicino che la tua mano sul mio petto è mia, tanto vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
Che importa se la voce si è fatta fioca. L'anima ha più vigore: son casti i pensieri. In questo cielo solcato dal vento io, senza amore, rifiorisco libera.
S'è diradata l'ombra dell'insonnia, più non languisco sulla grigia cenere, e non è più una ferita mortale dell'orologio della torre il battito.
Il passato non preme la sua mano sul mio cuore. Rinasco nel perdono assorta a un raggio che già primavera sopra l'edera madida accende.
Io crebbi in un silenzio arabescato, in un'ariosa stanza del nuovo secolo. Non mi era cara la voce dell'uomo, ma comprendevo quella del vento. Amavo la lappola e l'ortica, e più di ogni altro un salice d'argento. Riconoscente, lui visse con me la vita intera, alitando di sogni con i rami piangenti la mia insonnia. Strana cosa, ora gli sopravvivo. Lì sporge il ceppo, e con voci estranee parlano di qualcosa gli altri salici sotto quel cielo, sotto il nostro cielo. Io taccio... come se fosse morto un fratello.
Adesso ci sono computer e ancora più computer e presto tutti ne avranno uno, i bambini di tre anni avranno i computer e tutti sapranno tutto di tutti gli altri molto prima di incontrarli e così non vorranno più incontrarli. Nessuno vorrà incontrare più nessun altro mai più e saranno tutti dei reclusi come me adesso.