Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Patty Diphusa
in Poesie (Poesie d'Autore)
I desideri stavano strappandomi l'anima.
Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me...
Ho disarmato l'infelicità.
Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri.
Se tu potessi risalire il mio cammino,
li troveresti uno dopo l'altro,
incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta
di questo viaggio strano che
a nessuno mai ho raccontato se non a te.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Io sono innamorato di tutte le signore
    che mangiano le paste nelle confetterie.

    Signore e signorine -
    le dita senza guanto -
    scelgon la pasta. Quanto
    ritornano bambine!

    Perché nïun le veda,
    volgon le spalle, in fretta,
    sollevan la veletta,
    divorano la preda.

    C'è quella che s'informa
    pensosa della scelta;
    quella che toglie svelta,
    né cura tinta e forma.

    L'una, pur mentre inghiotte,
    già pensa al dopo, al poi;
    e domina i vassoi
    con le pupille ghiotte.

    Un'altra - il dolce crebbe -
    muove le disperate
    bianchissime al giulebbe
    dita confetturate!

    Un'altra, con bell'arte,
    sugge la punta estrema:
    invano! Ché la crema
    esce dall'altra parte!

    L'una, senz'abbadare
    a giovine che adocchi,
    divora in pace. Gli occhi
    altra solleva, e pare

    sugga, in supremo annunzio,
    non crema e cioccolatte,
    ma superliquefatte
    parole del D'Annunzio.

    Fra questi aromi acuti,
    strani, commisti troppo
    di cedro, di sciroppo,
    di creme, di velluti,

    di essenze parigine,
    di mammole, di chiome:
    oh! Le signore come
    ritornano bambine!

    Perché non m'è concesso -
    o legge inopportuna! -
    il farmivi da presso,
    baciarvi ad una ad una,

    o belle bocche intatte
    di giovani signore,
    baciarvi nel sapore
    di crema e cioccolatte?

    Io sono innamorato di tutte le signore
    che mangiano le paste nelle confetterie.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      So quello che dirmi
      vorresti in quest'ora...
      Non dirlo!
      Guarda laggiù il fondo dello stagno
      che si fa cupo
      e come si rincorrono le nuvole
      specchianti sul velluto nero...
      Non dirlo!
      Questa è una mala notte.
      Lo so,
      in quest'ora infuria
      nel profondo del tuo petto
      tutto ciò che ti preme.
      Non chiedere!
      Sulla tua bocca indugia
      ancora la parola che ci fa infelici...
      Non dirla!
      Questa è una mala notte.
      Me lo dirai domani.
      Non lo sappiamo,
      chissà forse
      domani tutto sarà miracolosamente facile
      ciò che oggi nessun cuore può sopportare,
      ciò che oggi mi rende tanto infelice.
      Non chiedere!
      Questa è una mala notte.
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        Scritta da: Lorenzo Mariani
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Inno alla bellezza

        Vieni dal cielo profondo o esci dall'abisso,
        Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
        dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
        ed in questo puoi essere paragonata al vino.

        Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l'aurora;
        profumi l'aria come una sera tempestosa;
        i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un'anfora
        che fanno vile l'eroe e il bimbo coraggioso.

        Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
        Il Destino irretito segue la tua gonna
        come un cane; semini a caso gioia e disastri,
        e governi ogni cosa e di nulla rispondi.

        Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,
        dei tuoi gioielli l'Orrore non è il meno attraente,
        l'Assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli
        sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

        Verso di te, candela, la falena abbagliata
        crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!
        L'innamorato ansante piegato sull'amata
        pare un moribondo che accarezza la tomba.

        Che tu venga dal cielo o dall'inferno, che importa,
        Bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
        Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m'aprono la porta
        di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

        Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
        tu ci rendi -fata dagli occhi di velluto,
        ritmo, profumo, luce, mia unica regina!
        L'universo meno odioso, meno pesante il minuto?
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          Scritta da: Marco Giannetti
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Sul destino di questo bizzarro mondo
          nascono fiori aridi e terribili
          spinosi nel cuore i sentimenti
          che dolcissime albe, dalla notte
          ancora avvolte di nebulose nostalgie,
          riportano nel cuore corroso dalla vita.

          Ed io attendo sul prato di ginestre
          ma tu, incredibile, non giungi.
          Per prenderti la mano ti raggiungo,
          e dalla tua rassegnata indifferenza
          mi porgi in cambio petali e sorrisi
          - logora vita, mia anima, mio tutto! –
          che hanno l'amaro sapore di un addio.
          Composta lunedì 3 agosto 2009
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            Scritta da: Gabriella Stigliano
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            IL SALICE

            Io crebbi in un silenzio arabescato,
            in un'ariosa stanza del nuovo secolo.
            Non mi era cara la voce dell'uomo,
            ma comprendevo quella del vento.
            Amavo la lappola e l'ortica,
            e più di ogni altro un salice d'argento.
            Riconoscente, lui visse con me
            la vita intera, alitando di sogni
            con i rami piangenti la mia insonnia.
            Strana cosa, ora gli sopravvivo.
            Lì sporge il ceppo, e con voci estranee
            parlano di qualcosa gli altri salici
            sotto quel cielo, sotto il nostro cielo.
            Io taccio... come se fosse morto un fratello.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Per la verità, io non ti amo coi miei occhi

              Per la verità, io non ti amo coi miei occhi,
              perché essi vedono in te un mucchio di difetti;
              ma è il mio cuore che ama quel che loro disprezzano
              e, apparenze a parte, ne gode alla follia.
              Né i miei orecchi delizia il timbro della tua voce,
              né la mia sensibilità è incline a vili toccamenti,
              né il mio gusto e l'olfatto bramano l'invito
              al banchetto dei sensi con te soltanto.
              Ma né i miei cinque spiriti, né i miei cinque sensi
              possono dissuadere questo mio sciocco cuore dal tuo servizio,
              avendo ormai perso ogni sembianza umana,
              ridotto a schiavo e misero vassallo del tuo superbo cuore.
              Solo in questo io considero la mia peste un bene:
              che chi mi fa peccare, m'infligge pure la penitenza.
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Che te ne fai d'un titolo?

                Non ce la fanno i belli muoiono tra le fiamme:
                sonniferi, veleno per i topi, corda, qualunque cosa...
                Si strappano le braccia, si buttano dalla finestra, si cavano gli occhi dalle orbite, respingono l'amore
                respingono l'odio respingono, respingono.
                Non ce la fanno i belli non resistono, sono le farfalle, sono le colombe, sono i passeri, non ce la fanno.
                Una lunga fiammata mentre i vecchi giocano a dama nel parco.
                Una fiammata, una bella fiammata mentre i vecchi giocano a dama nel parco, al sole.
                I belli si trovano all'angolo di una stanza
                accartocciati tra ragni e siringhe, nel silenzio, e non sapremo mai perché se ne sono andati, erano tanto
                belli.
                Non ce la fanno i belli muoiono giovani e lasciano i brutti alla loro brutta vita.
                Amabili e vivaci: vita e suicidio e morte mentre i vecchi giocano a dama sotto il sole nel parco.
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