Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

No, non dire mai che il mio cuore è stato falso (Sonetto 109)

No, non dire mai che il mio cuore è stato falso
Anche se l'assenza sembrò ridurre la mia fiamma;
come non è facil ch'io mi stacchi da me stesso,
così è della mia anima che vive nel tuo petto:
quello è il rifugio mio d'amore; se ho vagato
come chi viaggia, io di nuovo lì ritorno
fedelmente puntuale, non mutato dagli eventi,
tanto ch'io stesso porto acqua alle mie colpe.
Non credere mai, pur se in me regnassero
tutte le debolezze che insidiano la carne,
ch'io mi possa macchiare in modo tanto assurdo
da perdere per niente la somma dei tuoi pregi:
perché niente io chiamo questo immenso universo
tranne te, mia rosa; in esso tu sei il mio tutto.
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    Scritta da: Gloria Levrini
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La tigre

    Tigre! Tigre! Divampante fulgore
    Nelle foreste della notte,
    Quale fu l'immortale mano o l'occhio
    Ch'ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

    In quali abissi o in quali cieli
    Accese il fuoco dei tuoi occhi?
    Sopra quali ali osa slanciarsi?
    E quale mano afferra il fuoco?
    Quali spalle, quale arte
    Poté torcerti i tendini del cuore?
    E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
    Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

    Quale mazza e quale catena?
    Il tuo cervello fu in quale fornace?
    E quale incudine?
    Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

    Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
    e il paradiso empivano di pianti?
    Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
    Chi l'Agnello creò, creò anche te?

    Tigre! Tigre! Divampante fulgore
    Nelle foreste della notte,
    Quale mano, quale immortale spia
    Osa formare la tua agghiacciante simmetria?
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      Scritta da: Elisabetta
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Per non dimenticare

      Voi che vivete sicuri
      Nelle vostre tiepide case,
      Voi che trovate tornando a sera
      Il cibo caldo e visi amici:
      Considerate se questo è un uomo
      Che lavora nel fango
      Che non conosce pace
      Che lotta per un pezzo di pane
      Che muore per un si o per un no.
      Considerate se questa è una donna,
      Senza capelli e senza nome
      Senza più forza di ricordare
      Vuoti gli occhi e freddo il grembo
      Come una rana d'inverno.
      Meditate che questo è stato:
      Vi comando queste parole.
      Scolpitele nel vostro cuore
      Stando in casa andando per via,
      Coricandovi alzandovi;
      Ripetetele ai vostri figli.
      O vi si sfaccia la casa,
      La malattia vi impedisca,
      I vostri nati torcano il viso da voi.
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        Scritta da: Eclissi
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Inno alla Bellezza

        Tu vieni dal profondo cielo o sorgi
        dall'abisso, o Beltà? Versa il tuo sguardo
        infernale e divino, mescolati,
        il beneficio e il crimine, e per questo
        al vino ti potrei rassomigliare.
        Hai nell'occhio l'aurora ed il tramonto;
        come una sera tempestosa spandi
        profumi; ed i tuoi baci sono un filtro,
        e la tua bocca un'anfora, che fanno
        coraggioso il fanciullo, l'eroe vile.
        Sorgi dal nero abisso oppure scendi
        dalle stelle? Il Demonio, affascinato,
        come un cane è attaccato alle tue gonne;
        spargi a caso la gioia ed i disastri,
        e tutto reggi, e di nulla rispondi.
        Sopra i morti, o Beltà, di cui ti ridi,
        cammini. Non è il meno affascinante,
        l'Orrore, tra le tue gioie; amoroso
        sopra il tuo ventre orgoglioso danza
        l'Omicidio, fra i ciondoli il più caro.
        Vola abbagliata verso te l'effimera,
        o candela, fiammeggia stride e dice:
        "Benediciamo questa torcia! " Anela
        l'innamorato chino sulla bella,
        e ha l'aria d'un morente che accarezza
        la sua tomba. O Beltà, che cosa importa,
        o mostro spaventoso enorme ingenuo,
        che tu venga dal cielo o dall'inferno,
        se mi schiude la porta il tuo sorriso
        ed il tuo piede e l'occhio a un Infinito
        adorato ed ancora sconosciuto?
        Di Satana o di Dio, che importa? Angelo
        o Sirena, che importa se mi rendi,
        - fata dagli occhi di velluto, ritmo,
        profumo, luce, unica regina! -
        questo universo meno ripugnante
        e questi brevi istanti meno gravi?
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          Scritta da: Marianna Mansueto
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Amici, se disertando la guerra a noi prossima
          voi e io fossimo destinati a vivere per sempre
          senza conoscere alcun decadimento, lo faremmo,
          non sarei fra i primi a combattere, non vi manderei
          nella battaglia che porta la gloria.
          Ma ora, stando così le cose, con i ministri della morte
          pronti attorno a noi a migliaia, che nessun uomo
          nato per morire può sfuggire e nemmeno evadere,
          andiamo.
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            Scritta da: Gabriella Stigliano
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Vi è un piacere nei boschi inesplorati

            Vi è un piacere nei boschi inesplorati
            e un'estasi nelle spiagge deserte,
            vi è una compagnia che nessuno può turbare
            presso il mare profondo,
            e una musica nel suo ruggito;
            non amo meno l'uomo ma di più la natura
            dopo questi colloqui dove fuggo
            da quel che sono o prima sono stato
            per confondermi con l'universo e lì sentire
            ciò che mai posso esprimere
            né del tutto celare.
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              Scritta da: Davide Bidin
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Alle porte di Madrid

              Non ascoltare le voci delle sfere dell'aldilà,
              né intrecciare nella trama delle righe,
              "poesie ermetiche"
              né cercare
              con pazienza di orafo
              rime graziose
              e fini espressioni,
              stasera, grazie al cielo, io sto più su.
              di tutto ciò.

              Stasera io
              sono un cantastorie di strada.
              La mia voce è semplice, senza artifici,
              e tu
              non puoi udire la mia canzone...

              È notte.
              Nevica.
              Tu sei alle porte di Madrid.
              Davanti a te hai l'armata dei nemici,
              che è venuta per uccidere
              tutto ciò che c'è di più bello:
              la libertà,
              il sogno,
              la speranza
              e i ragazzi.

              E nevica.
              E forse,
              i tuoi piedi nudi gelano.

              Nevica...
              Ed ecco,
              in quest'istante
              che io penso a te con tutto il mio cuore,
              forse
              una pallottola spezzerà la tua vita
              e per te non ci sarà più
              neve
              né vento
              né notte
              né giorno...

              E nevica.
              So
              che anche prima di gridare
              "No pasaran"
              e di montare la guardia
              alle porte di Madrid,
              tu esistevi!

              Chi eri,
              di dove sei venuto?
              Forse
              dalle miniere delle Asturie?
              Forse
              una benda insanguinata sulla tua fronte
              ha coperto
              una ferita che ti sei presa al Nord?
              Forse
              sei tu quello che per ultimo
              sparò nella notte che gli junker
              bombardavano Bilbao?
              O servivi come bracciante
              nelle tenute di un qualche
              conte Pernando Valesquero di Cortolon?
              O avevi una botteguccia
              alla Porta del Sole
              e vendevi le frutta dai colori spagnoli?
              Forse, non avevi alcun talento,
              o forse avevi una bella voce?
              O eri uno studente,
              un futuro giurista,
              e i tuoi libri
              sotto i cingoli d'un carro armato italiano
              son rimasti
              nella città universitaria?
              Forse non credevi in Dio,
              e forse invece portavi una piccola croce di rame
              a un cordino di seta?

              Chi sei,
              come ti chiami,
              quanti anni hai?
              Non ho visto la tua faccia,
              e non la vedrò.

              Forse
              essa ricorda le facce di quelli
              che batterono le bande di Kolciak in Siberia?
              O, in qualche tratto,
              tu ricordi coloro
              che sono caduti
              a Domlupinar?

              O somigli a Robespierre?
              Non hai udito il mio nome,
              e non l'udrai.

              Tra noi due, fratello,
              ci sono i mari e i monti,
              e le mie maledette catene,
              e le prescrizioni
              del comitato di non intervento...
              Non posso venire da te,
              non posso mandarti di qui
              né una cassa di cartucce
              né uova
              né un paio di calze di lana...

              So
              che in questo gelo
              i tuoi piedi nudi,
              là, alle porte di Madrid,
              come due bimbi
              gelano al vento...

              E so
              che tutto ciò che in questo mondo
              c'è di grande
              e di bello,
              tutto ciò che sarà fatto dagli uomini,
              tutta la Verità futura
              e la Grandezza,
              che io aspetto con tanta ansia nel cuore,
              tutto questo riluce nei tuoi occhi,
              sentinella mia,
              stanotte
              alle porte di Madrid...

              E so
              che oggi non posso,
              come non potei ieri
              e non potrò domani,
              fare nient'altro
              che pensare a te
              e amarti.
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