Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.
Dai il meglio di te Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici non importa, fa il bene. Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici non importa realizzali. Il bene che fai verrà domani dimenticato. Non importa fa il bene L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile non importa, sii franco e onesto. Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci. Non importa, dà il meglio di te.
Demoni e meraviglie Venti e maree Lontano di già si è ritirato il mare E tu Come alga dolcemente accarezzata dal vento Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando Demoni e meraviglie Venti e maree Lontano di già si è ritirato il mare Ma nei tuoi occhi socchiusi Due piccole onde son rimaste Demoni e meraviglie Venti e maree Due piccole onde per annegarmi.
The woman is perfected. Her dead Body wears the smile of accomplishment, The illusion of a Greek necessity Flows in the scrolls of her toga, Her bare Feet seem to be saying: We have come so far, it is over. Each dead child coiled, a white serpent, One at each little Pitcher of milk, now empty. She has folded Them back into her body as petals Of a rose close when the garden Stiffens and odors bleed From the sweet, deep throats of the night flower. The moon has nothing to be sad about, Staring from her hood of bone. She is used to this sort of thing. Her blacks crackle and drag. Orlo -Sylvia Plath
La donna è a perfezione. Il suo morto
Corpo ha il sorriso del compimento, un'illusione di greca necessità
scorre lungo i drappeggi della sua toga, i suoi nudi
piedi sembran dire: abbiamo tanto camminato, è finita.
Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno come un bianco serpente a una delle due piccole
tazze del latte, ora vuote. Lei li ha riavvolti
Dentro il suo corpo come petali di una rosa richiusa quando il giardino
s'intorpidisce e sanguinano odori dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.
Niente di cui rattristarsi ha la luna che guarda dal suo cappuccio d'osso.
A certe cose è ormai abituata. Crepitano, si tendono le sue macchie nere.
Se proprio devi odiarmi fallo ora, ora che il mondo è intento a contrastare ciò che faccio, unisciti all'ostilità della fortuna, piegami non essere l'ultimo colpo che arriva all'improvviso Ah quando il mio cuore avrà superato questa tristezza. Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto non far seguire ad una notte ventosa un piovoso mattino non far indugiare un rigetto già deciso. Se vuoi lasciarmi non lasciarmi per ultimo quando altri dolori meschini avran fatto il loro danno ma vieni per primo così che io assaggi fin dall'inizio il peggio della forza del destino e le altri dolenti note che ora sembrano dolenti smetteranno di esserlo di fronte la tua perdita.
Questo amore Così violento Così fragile Così tenero Così disperato Questo amore Bello come il giorno E cattivo come il tempo Quando il tempo è cattivo Questo amore così vero Questo amore così bello Così felice Così gaio E così beffardo Tremante di paura come un bambino al buio E così sicuro di sé Come un uomo tranquillo nel cuore della notte Questo amore che impauriva gli altri Che li faceva parlare Che li faceva impallidire Questo amore spiato Perché noi lo spiavamo Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Questo amore tutto intero Ancora così vivo E tutto soleggiato È tuo È mio È stato quel che è stato Questa cosa sempre nuova E che non è mai cambiata Vera come una pianta Tremante come un uccello Calda e viva come l'estate noi possiamo tutti e due Andare e ritornare Noi possiamo dimenticare E quindi riaddormentarci Risvegliarci soffrire invecchiare Addormentarci ancora Sognare la morte Svegliarci sorridere e ridere E ringiovanire Il nostro amore è là Testardo come un asino Vivo come il desiderio Crudele come la memoria Sciocco come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo Bello come il giorno Fragile come un bambino Ci guarda sorridendo E ci parla senza dir nulla E io tremante l'ascolto E grido Grido per te Grido per me Ti supplico Per te per me per tutti coloro che si amano E che si sono amati Sì io gli grido Per te per me e per tutti gli altri Che non conosco Fermati là Là dove sei Là dove sei stato altre volte Fermati Non muoverti Non andartene Noi che siamo amati Noi tu abbiamo dimenticato Tu non dimenticarci Non avevamo che te sulla terra Non lasciarci diventare gelidi Anche se molto lontano sempre E non importa dove Dacci un segno di vita Molto più tardi ai margini di un bosco Nella foresta della memoria Alzati subito Tendici la mano E salvaci.
Sai com'è: sono qui ubriaco ancora una volta e ascolto Chajkovskij alla radio. Gesù, lo sentivo quarantasette anni fa quando ero uno scrittore morto di fame ed eccolo qui di nuovo ora io sono uno scrittore con un po' di successo e la morte va su e giù per questa stanza e si fuma i miei sigari beve qualche sorso del mio vino mentre il vecchio Pietro continua a darci dentro con la sua "Patetica", ho fatto un bel pezzo di strada e se ho avuto fortuna è perché ho tirato bene i dadi: ho fatto la fame per l'arte, ho fatto la fame per riuscire a guadagnare cinque dannati minuti, cinque ore, cinque giorni, volevo soltanto buttare giù qualche frase, il successo, il denaro non importavano: io volevo scrivere e loro volevano che stessi alla pressa meccanica, in fabbrica alla catena di montaggio volevano che facessi il fattorino in un grande magazzino.
Bè, dice la morte, passandomi accanto, ti prenderò comunque, non importa quello che sei stato: scrittore, tassista, pappone, macellaio, paracadutista acrobatico, io ti prenderò... okay, baby, le dico io. Adesso ci beviamo qualcosa insieme mentre l'una di notte diventano le due e lei solo sa quando verrà il momento, ma oggi sono riuscito a fregarla: mi sono preso altri cinque dannati minuti e molto di più.
Tengo nemice? Faccio'o paro e sparo... 'E ttengo mente e dico: "Stongo ccà!" E nun tremmo si sent''e dì: "Te sparo!" Chillo c''o ddice, '0 ddice, nun'0 ffà. Si è p''o buciardo, nun me movo, aspetto. ('A buscia corre assaie, ma campa poco). 'O vuò vedè? '0 canusce comm''o "sette", va pè parlà', se fa una lamp''e fuoco. 'A calunnia? E chella è un venticello, dico vicin'a'o viento: "Nun sciuscià?" Quann'ha fatt''a sfucata vene'o bello, allor'accuminciamm'a raggiunà. E manco'a morte, si me tene mente, me fa paura. 'A morte è generale. Ll'uommene sò rumanze differente, ma tenen'una chiusa, unu finale. M'arrobbano? Arreduco mmiez''a via?... Ì fatico e addevento chillu stesso, ma, quanto voglio bene a mamma mia, a mme me fa paura sul''o fesso!
TRADUZIONE (per quanto possibile, rispettosa del testo in napoletano): Ho nemici? Faccio il "pari e dispari", li tengo a mente e dico: "sto qua!" E non tremo se sento dire "ti sparo!" Colui che lo dice, lo dice ma non lo fa. Quanto al bugiardo, io non mi muovo, io aspetto. (La bugia corre molto, ma vive poco). Lo vuoi vedere? Lo riconosci come il "sette", appena fa per parlare, si fa rosso come una vampata di fuoco. La calunnia? E quella è un venticello, dico al vento: "non soffiare"? Quando ha finito di scatenarsi, viene il bel tempo, allora cominciamo a ragionare. E nemmeno la morte, se mi tiene a mente, mi fa paura. La morte è generale. Gli uomini sono romanzi differenti ma hanno una identica conclusione, un unico finale. Mi derubano? Mi riducono in mezzo ad una strada? Io lavoro e ridivento lo stesso di prima; ma, per quanto voglio bene a mamma mia, a me fa paura solo il fesso!
Sono un uomo ferito. E me ne vorrei andare e finalmente giungere, pietà, dove si ascolta l'uomo che è solo con sé. Non ho che superbia e bontà. E mi sento esiliato in mezzo agli uomini. Ma per essi sto in pena. Non sarei degno di tornare in me? Ho popolato di nomi il silenzio. Ho fatto a pezzi cuore e mente per cadere in servitù di parole? Regno sopra fantasmi. O foglie secche, anima portata qua e là... no, odio il vento e la sua voce di bestia immemorabile. Dio, coloro che t'implorano non ti conoscono più che di nome? M'hai discacciato dalla vita. Mi discaccerai dalla morte? Forse l'uomo è anche indegno di sperare. Anche la fonte del rimorso è secca? Il peccato che importa, se alla purezza non conduce più. La carne si ricorda appena che una volta fu forte. È folle e usata, l'anima. Dio guarda la nostra debolezza. Vorremmo una certezza. Di noi nemmeno più ridi? E compiangici dunque, crudeltà. Non ne posso più di stare murato nel desiderio senza amore. Una traccia mostraci di giustizia. La tua legge qual è? Fulmina le mie povere emozioni, liberami dall'inquietudine. Sono stanco di urlare senza voce.