Poesie d'Autore migliori


in Poesie (Poesie d'Autore)
Dai il meglio di te
Se fai il bene, ti attribuiranno
secondi fini egoistici
non importa, fa il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi,
troverai falsi amici e veri nemici
non importa realizzali.
Il bene che fai verrà domani
dimenticato.
Non importa fa il bene
L'onestà e la sincerità ti
rendono vulnerabile
non importa, sii franco
e onesto.
Dà al mondo il meglio di te, e ti
prenderanno a calci.
Non importa, dà il meglio di te.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Lontano di già si è ritirato il mare
    E tu
    Come alga dolcemente accarezzata dal vento
    Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Lontano di già si è ritirato il mare
    Ma nei tuoi occhi socchiusi
    Due piccole onde son rimaste
    Demoni e meraviglie
    Venti e maree
    Due piccole onde per annegarmi.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Edge

      The woman is perfected.
      Her dead
      Body wears the smile of accomplishment,
      The illusion of a Greek necessity
      Flows in the scrolls of her toga,
      Her bare
      Feet seem to be saying:
      We have come so far, it is over.
      Each dead child coiled, a white serpent,
      One at each little
      Pitcher of milk, now empty.
      She has folded
      Them back into her body as petals
      Of a rose close when the garden
      Stiffens and odors bleed
      From the sweet, deep throats of the night flower.
      The moon has nothing to be sad about,
      Staring from her hood of bone.
      She is used to this sort of thing.
      Her blacks crackle and drag.
      Orlo
      -Sylvia Plath

      La donna è a perfezione.
      Il suo morto

      Corpo ha il sorriso del compimento,
      un'illusione di greca necessità

      scorre lungo i drappeggi della sua toga,
      i suoi nudi

      piedi sembran dire:
      abbiamo tanto camminato, è finita.

      Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno
      come un bianco serpente a una delle due piccole

      tazze del latte, ora vuote.
      Lei li ha riavvolti

      Dentro il suo corpo come petali
      di una rosa richiusa quando il giardino

      s'intorpidisce e sanguinano odori
      dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.

      Niente di cui rattristarsi ha la luna
      che guarda dal suo cappuccio d'osso.

      A certe cose è ormai abituata.
      Crepitano, si tendono le sue macchie nere.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Se proprio devi odiarmi
        fallo ora,
        ora che il mondo è intento
        a contrastare ciò che faccio,
        unisciti all'ostilità della fortuna,
        piegami
        non essere l'ultimo colpo
        che arriva all'improvviso
        Ah quando il mio cuore
        avrà superato questa tristezza.
        Non essere la retroguardia
        di un dolore ormai vinto
        non far seguire ad una notte ventosa
        un piovoso mattino
        non far indugiare un rigetto già deciso.
        Se vuoi lasciarmi
        non lasciarmi per ultimo
        quando altri dolori meschini
        avran fatto il loro danno
        ma vieni per primo
        così che io assaggi fin dall'inizio
        il peggio della forza del destino
        e le altri dolenti note
        che ora sembrano dolenti
        smetteranno di esserlo
        di fronte la tua perdita.
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          Scritta da: mor-joy
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Se tu mio fratello

          Se tu mi rivenissi incontro vivo,
          con la mano tesa,
          ancora potrei,
          di nuovo in uno slancio d'oblio, stringere,
          fratello, una mano.

          Ma di te, di te più non mi circondano
          che sogni, barlumi,
          i fuochi senza fuoco del passato.

          La memoria non svolge che le immagini
          e a me stesso, io stesso
          non sono già più
          che l'annientante nulla del pensiero.
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            Scritta da: Robertyna Superbyna
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Questo amore
            Così violento
            Così fragile
            Così tenero
            Così disperato
            Questo amore
            Bello come il giorno
            E cattivo come il tempo
            Quando il tempo è cattivo
            Questo amore così vero
            Questo amore così bello
            Così felice
            Così gaio
            E così beffardo
            Tremante di paura come un bambino al buio
            E così sicuro di sé
            Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
            Questo amore che impauriva gli altri
            Che li faceva parlare
            Che li faceva impallidire
            Questo amore spiato
            Perché noi lo spiavamo
            Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
            Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
            Questo amore tutto intero
            Ancora così vivo
            E tutto soleggiato
            È tuo
            È mio
            È stato quel che è stato
            Questa cosa sempre nuova
            E che non è mai cambiata
            Vera come una pianta
            Tremante come un uccello
            Calda e viva come l'estate
            noi possiamo tutti e due
            Andare e ritornare
            Noi possiamo dimenticare
            E quindi riaddormentarci
            Risvegliarci soffrire invecchiare
            Addormentarci ancora
            Sognare la morte
            Svegliarci sorridere e ridere
            E ringiovanire
            Il nostro amore è là
            Testardo come un asino
            Vivo come il desiderio
            Crudele come la memoria
            Sciocco come i rimpianti
            Tenero come il ricordo
            Freddo come il marmo
            Bello come il giorno
            Fragile come un bambino
            Ci guarda sorridendo
            E ci parla senza dir nulla
            E io tremante l'ascolto
            E grido
            Grido per te
            Grido per me
            Ti supplico
            Per te per me per tutti coloro che si amano
            E che si sono amati
            Sì io gli grido
            Per te per me e per tutti gli altri
            Che non conosco
            Fermati là
            Là dove sei
            Là dove sei stato altre volte
            Fermati
            Non muoverti
            Non andartene
            Noi che siamo amati
            Noi tu abbiamo dimenticato
            Tu non dimenticarci
            Non avevamo che te sulla terra
            Non lasciarci diventare gelidi
            Anche se molto lontano sempre
            E non importa dove
            Dacci un segno di vita
            Molto più tardi ai margini di un bosco
            Nella foresta della memoria
            Alzati subito
            Tendici la mano
            E salvaci.
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              Scritta da: Dario Pautasso
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              La morte si fuma i miei sigari

              Sai com'è: sono qui ubriaco ancora
              una volta
              e ascolto Chajkovskij
              alla radio.
              Gesù, lo sentivo quarantasette anni
              fa
              quando ero uno scrittore morto di fame
              ed eccolo qui
              di nuovo
              ora io sono uno scrittore con un po'
              di successo
              e la morte va
              su e giù
              per questa stanza
              e si fuma i miei sigari
              beve qualche sorso del mio
              vino
              mentre il vecchio Pietro continua a darci dentro
              con la sua "Patetica",
              ho fatto un bel pezzo di strada
              e se ho avuto fortuna è
              perché ho tirato bene
              i dadi:
              ho fatto la fame per l'arte, ho fatto la fame per
              riuscire a guadagnare cinque dannati minuti, cinque ore,
              cinque giorni,
              volevo soltanto buttare giù qualche
              frase,
              il successo, il denaro non importavano:
              io volevo scrivere
              e loro volevano che stessi alla pressa meccanica,
              in fabbrica alla catena di montaggio
              volevano che facessi il fattorino in un
              grande magazzino.

              Bè, dice la morte, passandomi accanto,
              ti prenderò comunque,
              non importa quello che sei stato:
              scrittore, tassista, pappone, macellaio,
              paracadutista acrobatico, io ti
              prenderò...
              okay, baby, le dico io.
              Adesso ci beviamo qualcosa insieme
              mentre l'una di notte diventano
              le due
              e lei solo sa
              quando verrà il
              momento, ma oggi sono
              riuscito a fregarla: mi sono preso
              altri cinque dannati minuti
              e molto di
              più.
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                Scritta da: Domenico De Rosa
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                'A paura mia

                Tengo nemice? Faccio'o paro e sparo...
                'E ttengo mente e dico: "Stongo ccà!"
                E nun tremmo si sent''e dì: "Te sparo!"
                Chillo c''o ddice, '0 ddice, nun'0 ffà.
                Si è p''o buciardo, nun me movo, aspetto.
                ('A buscia corre assaie, ma campa poco).
                'O vuò vedè? '0 canusce comm''o "sette",
                va pè parlà', se fa una lamp''e fuoco.
                'A calunnia? E chella è un venticello,
                dico vicin'a'o viento: "Nun sciuscià?"
                Quann'ha fatt''a sfucata vene'o bello,
                allor'accuminciamm'a raggiunà.
                E manco'a morte, si me tene mente,
                me fa paura. 'A morte è generale.
                Ll'uommene sò rumanze differente,
                ma tenen'una chiusa, unu finale.
                M'arrobbano? Arreduco mmiez''a via?...
                Ì fatico e addevento chillu stesso,
                ma, quanto voglio bene a mamma mia,
                a mme me fa paura sul''o fesso!

                TRADUZIONE (per quanto possibile, rispettosa del testo in napoletano):
                Ho nemici? Faccio il "pari e dispari",
                li tengo a mente e dico: "sto qua!"
                E non tremo se sento dire "ti sparo!"
                Colui che lo dice, lo dice ma non lo fa.
                Quanto al bugiardo, io non mi muovo, io aspetto.
                (La bugia corre molto, ma vive poco).
                Lo vuoi vedere? Lo riconosci come il "sette",
                appena fa per parlare, si fa rosso come una vampata di fuoco.
                La calunnia? E quella è un venticello,
                dico al vento: "non soffiare"?
                Quando ha finito di scatenarsi, viene il bel tempo,
                allora cominciamo a ragionare.
                E nemmeno la morte, se mi tiene a mente,
                mi fa paura. La morte è generale.
                Gli uomini sono romanzi differenti
                ma hanno una identica conclusione, un unico finale.
                Mi derubano? Mi riducono in mezzo ad una strada?
                Io lavoro e ridivento lo stesso di prima;
                ma, per quanto voglio bene a mamma mia,
                a me fa paura solo il fesso!
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                  Scritta da: Andrea De Candia
                  in Poesie (Poesie d'Autore)
                  Sono un uomo ferito.
                  E me ne vorrei andare
                  e finalmente giungere,
                  pietà, dove si ascolta
                  l'uomo che è solo con sé.
                  Non ho che superbia e bontà.
                  E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.
                  Ma per essi sto in pena.
                  Non sarei degno di tornare in me?
                  Ho popolato di nomi il silenzio.
                  Ho fatto a pezzi cuore e mente
                  per cadere in servitù di parole?
                  Regno sopra fantasmi.
                  O foglie secche,
                  anima portata qua e là...
                  no, odio il vento e la sua voce
                  di bestia immemorabile.
                  Dio, coloro che t'implorano
                  non ti conoscono più che di nome?
                  M'hai discacciato dalla vita.
                  Mi discaccerai dalla morte?
                  Forse l'uomo è anche indegno di sperare.
                  Anche la fonte del rimorso è secca?
                  Il peccato che importa,
                  se alla purezza non conduce più.
                  La carne si ricorda appena
                  che una volta fu forte.
                  È folle e usata, l'anima.
                  Dio guarda la nostra debolezza.
                  Vorremmo una certezza.
                  Di noi nemmeno più ridi?
                  E compiangici dunque, crudeltà.
                  Non ne posso più di stare murato
                  nel desiderio senza amore.
                  Una traccia mostraci di giustizia.
                  La tua legge qual è?
                  Fulmina le mie povere emozioni,
                  liberami dall'inquietudine.
                  Sono stanco di urlare senza voce.
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