Poesie personali


Scritta da: Gianluca Ambrosino
in Poesie (Poesie personali)

Solitudine

Solitudine:
il ticchettar della fretta
di chi, nella moltitudine
vede solo confusione
e lascia le parole
gelate dentro sé!

Solitudine
di chi anche in compagnia
vola in un altrove
che altrove poi non è.

Solitudine
infinito leopardiano
dove le cesoie
di un giardiniere
mai spuntare potranno
le alte fronde
della siepe di diffidenza.

Solitudine:
chi la subisce e
chi inconsapevole

la accoglie.
Composta venerdì 19 febbraio 2016
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    Scritta da: Maria Viola
    in Poesie (Poesie personali)

    E poi sono sempre io

    Sono io, nell'immediata semplicità del mio essere.
    Sono io, che svelo i miei pensieri senza debolezza.
    Sono io, che metto a nudo il mio animo.
    Sono io, malinconica e solare.
    Sono io, critica e dura con me stessa.
    Sono io, inguaribile romantica.
    Sono io, che amo cercare il bello della vita.
    Sono io, che mi commuovo ascoltando una canzone.
    Sono io, che nonostante le delusioni continuo a credere.
    Sono io, che credo, amo, spero, piango, sorrido, mi arrabbio.
    E poi... sono sempre io.
    Composta sabato 16 febbraio 2013
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      in Poesie (Poesie personali)

      La liama che aspetta in alto

      Il calare di notte mi fa uscire all'aperto
      dal mio rifugio di pietre.
      Ho un velo di mirto fiorito
      che nessuno mi vede
      a coprirmi il nulla da sera inoltrata,
      ed una cuccia di foglie d'ulivo
      già pronta per accogliere il mio corpo finto.
      Il rumoroso vicino
      giù in basso
      si è messo a tacere.
      Il mare
      adesso mi fa riposare,
      ma senza dormire.
      Domani mattina presto
      dovrò essere più veloce di lui
      per non farmi trovare
      per non farmi battezzare ai piedi dall'acqua col sale
      quando verrà a riprendersi la liama,
      alta sulla guardiola salentina.
      Composta lunedì 14 marzo 2016
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        in Poesie (Poesie personali)

        Il padre da cerca ed il figlio con le zampe di lepre

        Vivo vicino all'estero di casa,
        ma non posso dirti dove.
        Ogni passo che faccio
        calpesto il nome di un posto diverso
        e lo schiaccio.
        Per cercarmi
        dovresti prendere tutti i treni
        che trovi sui binari interrotti,
        fare le strade che non abbiamo mai fatto insieme
        e navigare con i battelli a vapore odoroso
        che battono bandiera strappata
        e vanno sull'acqua all'inverso.
        Dovresti passare confini di fossi
        coperti da nebbia sospesa
        e muri di pietra di pane bruciato,
        imparare a cantare in una lingua che non conosci
        per farti capire dalle statue alle quali chiedi la via.
        Dovresti vestirti ogni volta
        con i costumi dei paesi che passi
        per avvicinarti al mio odore di figlio.
        Forse arriveresti
        ma dopo aver fatto un viaggio inutile.
        Vedresti sempre le miei soste di un giorno che è stato.
        Non sarei più lì
        a farmi trovare.
        Come tu senti il mio odore di figlio
        e ti avvicini
        io sento il tuo puzzo di padre
        e mi allontano.
        Composta lunedì 14 marzo 2016
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          in Poesie (Poesie personali)

          Il bambino e il cuscino

          Piume,
          imprigionate in un cuscino
          che non ti fa dormire,
          che getti a terra ogni notte.
          Non serve.
          E socchiudi gli occhi
          per veder fumare la bocca del bambino che ha corso.
          Fiato rosa che diventa ghiaccio
          il giorno dopo l'arrivo.
          A traguardo ormai chiuso
          a gara finita.
          D'inverno.
          Composta venerdì 11 marzo 2016
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            in Poesie (Poesie personali)

            Il cerchio in fila indiana

            Si abbassa il cielo nero
            a coprire il suo corpo bianco.
            E noi gli stiamo intorno,
            forse sull'attenti,
            ma con la testa bassa
            come se non accettassimo quel fatto
            o fossimo da un'altra parte
            a guardare a terra,
            o lì per caso.
            Ognuno con i suoi ricordi
            e un unico dolore.
            Durerà poco.
            Il tempo di pregare
            o pensare,
            per poi alzare il capo
            e guardarsi intorno
            giusto per controllare
            se tutti c'eravamo.
            Se tutti ci guardiamo.
            Poi lasceremo ad altri
            il compito finale,
            tornando in fila a due,
            e l'ultimo da solo,
            là da dove siamo entrati.
            Composta venerdì 11 marzo 2016
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