Scritta da: Cinzia Coppola
in Poesie (Poesie personali)
Il tuo sguardo:
incantesimo che m'infiamma i sensi
m'inebria il cuore
mi spiazza l'anima
mi tempesta la mente
il tuo sguardo:
divinità suprema!
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Il tuo sguardo:
incantesimo che m'infiamma i sensi
m'inebria il cuore
mi spiazza l'anima
mi tempesta la mente
il tuo sguardo:
divinità suprema!
Cessato è il tempo...
tra le spoglie e il puzzo...
odori santi su cui morte incombe.
Vacilla il vento tra gli spettri bianchi,
tra un miserere
che s'ode tra le tombe.
Adagio fra le membra
e il marmo bianco
s'ode soave il celeste canto...
ma non saprò ma chi sei!
Se un operaio o un santo!
"Baratteresti
5 anni della tua vita
per realizzare un sogno?"
Mi disse
un giorno
un angelo
"però non vi è dato sapere
se sono gli ultimi"
"non importa"
risposi
"direi comunque si!"
Fragile la vita,
come un bocciolo in germoglio,
ogni giorno fai i conti col tuo futuro,
spendendo dei giorni,
che non hai ancora guadagnato.
Vivi con la speranza di un domani migliore,
e fai progetti...
Vedi la tua Famiglia, i tuoi figli, e quattro mura,
gli stessi che ti sono caduti addosso...
Trema la terra con tutta la sua crudeltà,
e nel tremore, fra le grida dei tuoi cari,
si spengono le luci,
e tu urli, fino all'ultimo respiro.
... e poi, quando l'ultimo granello di polvere
si posa al suolo, tutto tace...
Sotto i detriti qualcuno troverà il tuo freddo corpo,
che stringe fra le braccia il tuo piccolo amore,
che hai protetto per regalargli un nuovo giorno,
quel tuo piccolo fiore,
crescerà con le sue stesse lacrime,
e tu, dall'alto del cielo,
gli resterai sempre accanto, come hai fatto
sino all'ultimo respiro!
I giorni seguenti al...
Sempre e solo
la "speme
parola difficile,
da pronunciare
ormai, solo
da" ingoiare"
alla vista di
morti!
Scempio totale,
col crollo di case
quello
della continuazione
dei sogni,
della realtà
del continuare a vivere...
anche se,
per i sopravvissuti
diventa quasi un
dovere!
Odore di morte si avverte nell'aria,
dove prima c'era la primavera,
polvere sotto le stelle, pezzi di storia andati in fumo,
attonita si guarda il vuoto là dove prima c'era un muro.
Per un accordo amaro tra la terra e il cielo
si trema ancora, ci si dispera,
non è arrivata la bella stagione
nei cuori di coloro che hanno perso il passato, e la ragione.
La morte non ha un colore, non ha pure un senso,
incurante di ogni ragione raggiunge senza cadenza,
come foglia che cade sulla terra
scricchiola furtiva sulle macerie perse e ne è fiera...
Tutto trema ed io
vorrei essere pala
per scavare
tutte le macerie
vorrei essere sole
per scaldare
chi non ha più casa
vorrei essere cielo
per dare spazio
a chi si è visto perso
tutto trema ed io
sono solo lacrima
sui volti
della gente.
Cercare suoni trillanti
per innalzare lo sguardo
e vedere intrigato il sole
tra palme ridenti... di brezza.
Avvertire sulla pelle
carezze di raggi
come lievi dita
che arpeggiano note al tempo.
Non dolersi del vento
che schiaffeggia onde
al di là dell'orizzonte
e sorridere alla risacca
che, invadente di schiuma, dissolve orme...
Continuare invece l'incerto cammino
in voli della mente
e allontanarsi, piano respirando,
libera da malinconie,
nell'infinito di un sogno.
È destino...
La nuvola che passa
e si dissolve...
Forse non era suo il momento
per aggregarsi
e scuotere foglie di pioggia...
e il mandorlo
che sfida l'ultimo gelo
e s'appropria di raggi deboli
imponendo il fiorire dei suoi rami
forse è perché confonde l'effimero tepore
o forse s'inganna d'improvvisi terrosi umori. Guardare oltre...
oltre la mente
segni indefiniti di germogli
che s'incuneano in petali chiusi
apparentemente pronti a palpiti
d'inaspettate visioni... è desiderio.
E avverti solo magia... guardando
al di là del tempo
... che non è però il tuo tempo...
Ed è difficile e infelice poi il solito soffermare lo sguardo su addomesticate sensazioni.
Ma guardare oltre è anche,
per un interminabile attimo,
voler lasciare l'emozione
alimentarsi di sogni quasi reali
che accompagnano passi con un sorriso,
senza far caso che hai già iniziato,
nel medesimo secondo,
a dissolvere nel silenzio ogni illusione.
La società recidiva
senza occhi
senza voce
senza orecchie
reprime immensità di nuova vita
in metafore di vista, di urli, di udito.
La compagine povera che soffre
percepisce ciò che nessun potente
potrà mai imitare o soffocare.
Una nuova èra avanza
nell'aria e nel sangue
già volteggia e pulsa.
Nel sapere di chi non sa
l'alba e il tramonto
è ancora alba e tramonto.
Ma se il tramonto
si chiamasse alba?
E se l'alba
si chiamasse tramonto?
E se la morte della ricchezza
si chiamasse vita?