Scritta da: Violetta Serreli
in Poesie (Poesie personali)
Sei nebbia fitta davanti ai miei occhi.
Passerà l'inverno, e il gelo dentro. In questa notte
ancora nebbia
prima che la tagli il sole.
Composta lunedì 30 novembre 2009
Sei nebbia fitta davanti ai miei occhi.
Passerà l'inverno, e il gelo dentro. In questa notte
ancora nebbia
prima che la tagli il sole.
Come d'incanto appare
nel bel mezzo del mare
un puntino.
A ben vedere
ha due gambette che scalciano
le manine piccine.
Se si ascolta con attenzione
mille cavalli galoppano...
è il suo cuore.
Colmo d'amore è questo istante
nell'attesa di poterti abbracciare
e odorare
e baciare
e stringerti forte al mio seno.
I giorni passano
e tu dentro di me
stai crescendo.
Il tuo cuore
è nel mio cuore...
ora e per sempre...
Lo sbadiglio di un dolce ricordo
Cullato dall'armonico andar del vento
Pensiero d'età felice,
pensiero di un tempo amico.
È accaduto osservando un salice,
e la mia mente è tornata lì
a spolverar ricordi sbiaditi
di quando la forza mia eran le onde
che mi cullavano e portavano in tempeste di zucchero.
Non so dirmi perché il pensier mio
A te volge notte tempo
Compagno un salice piangente...
Par che m'ascolti, par che mi consoli,
par che m'abbracci e poi m'abbandoni.
Par che il mondo si sia fermato
Col respiro tuo poi sia finito.
È accaduto osservando un salice
Che le stelle si sian arrese
E mi abbiano sorriso
E sorridevo anch'io...
Che mai il salice pianga dinanzi a stelle che
Sorridono!
Se vivere è
un continuo intreccio
di sfida,
tra fredda ragione
e
caldo sentimento,
come trovare l'equilibrio
se non regna
madre tolleranza?
L'eterna agonizzata
ricerca umana
è nell'essere,
sprofondato
nell'oscurità remota,
tanto che ritrovarlo
è arduo.
Mai ritenersi pago:
la vittoria.
Ascolta lo senti?
è il silenzio quello del mio cuore
non so dirti mai con precisione le cose
avrei voglia di stare li vicino a te ma invece
potrei andarmene lontano da te
cosa dirti?
ti voglio bene o se vuoi ti amo.
Vento, asciugami il sudore freddo, scivola
sulla pelle al buio tra le sbarre di ferro.
Non cancellare il giorno, dove la luce
a strisce scava dentro il cervello.
C'è l'ora d'aria, è un'aria stagnante nella Casa
Circondariale. Raccontami Vento, raccontami i miei
errori, che io possa espiare fuori dalle prigioni.
Portami in cella gli odori di casa, gli schizzi di salsedine
spumosi – bianchi – intatti. Succhiami
a mulinello attraverso le sbarre, polvere tra le dita
soffiami! Entrerò nella zolla davanti casa mia, dopo
un bagno di pioggia, mi affaccerò alla vita.
Cade la neve
lentamente
ritorna primavera; alto il sole
arroventa l'aria
ricresce l'erba
cadono le foglie,
novembre torna grigio
il tempo si dissolve.
Un fiore in bocca
rosso mi consuma, mastico amaro. Un pensiero
antico mi arrovella schiodo il tarlo, lo chiudo
stretto in pugno
e gli sussurro: "A chi giova la vita
appesa al filo della morta
speranza"?
– La vita è dono! –
Se Dio comanda Cristo
rimase in croce
un solo giorno,
anch'io risorgerò vicino a Dio.
"Maddalena
sorella
assassina – insinua il tarlo –
non bere la cicuta, si tocchi Caina".
Pesano, quelle parole non dette, rimaste dentro a prender
polvere, come non fossero necessarie, come fossero superflue.
Pesano, ora, tutti quei silenzi mai raccontati, quelle emozioni
nascoste per non ferire, quelle parti di te, quelle parti di me,
da cui volevamo proteggerci.
Pesano come macigni sul cuore, come una serie infinita di
segreti e bugie, un muro che divide, invalicabile.
Pesano le parole dette per comodo, senza che fossero
vere, quelle frasi pronunciate senza pesar parole, come se
ognuna non avesse un significato profondo e unico.
Si aggrovigliano al resto e soffocano in gola anche tutto il
buono, anche tutto il bello,
in attesa di un tempo in cui saranno davvero inutili,
in attesa del tempo in cui l'indifferenza avrà rubato il posto
all'amore.
Non permettere
mai a nessuno
di farti accantonare
i tuoi sogni,
i tuoi desideri,
le tue speranze.
Apri il cassetto
e falli uscire.
Non tenerli
mai intrappolati,
chiusi a chiave.
Realizzali.
Fai di tutto
per poter vivere
quella vita
che ti sei sempre
immaginata.
Diventa
artefice
della tua vita,
del tuo futuro.
di te.
Tra una canzone e un bicchiere di vino
nasce un piccolo sorriso
lieve si apre sul mio viso!
Aspro e intenso quel vino,
forte come un grido...
Quel grido che resta dentro,
così in un silenzio quasi estremo.
Sorseggio un altro po' quel vino
chissà quale sarà il mio destino!