Scritta da: Dorian Meta
in Poesie (Poesie personali)
Respira con me l'infinito.
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Respira con me l'infinito.
C'è chi parte perché fugge,
C'è chi parte per affari.
C'è chi parte per non tornare.
C'è chi parte ha il cuore rotto.
C'è chi parte perché ha rimpianti.
C'è chi parte perché ha tanti soldi.
C'è chi parte per abitudine.
C'è chi parte perché non ama.
C'è chi parte perché non si sente libero.
C'è chi parte perché ha perso tutto.
C'è chi parte senza salutare,
senza dare spiegazioni perché non vuol più tornare.
Lascia libere le ali per volare,
senza rimpianti, senza affanni.
Vola, va via, non ti voltare, non avrai rimpianti.
Getta la chiave di quel cassetto.
Finalmente.
LIBERO.
Già sveglia, sazia di sonno.
La testa, un turbinio di pensieri,
tra ricordi di sogni notturni
e anticipi di quelli odierni.
Che ore sono? Solo le 5:40
troppo tardi per essere notte
troppo presto per essere giorno.
Occhi aperti, fianco sinistro.
Alle mie spalle tu dormi ancora.
Resto ad ascoltare il tuo sonno
sembri così vulnerabile
mi ingigantisco e ti custodisco:
caccio via gli incubi oscuri,
lascio volteggiare pace e silenzio.
All'improvviso
il mio respiro regolare sveglia il tuo.
Sospirando ti avvicini
ti stringi a me
cerchi il mio collo
mi avvolgi con le tue braccia
sposto le onde dei miei capelli
cerco le tue labbra
ti bacio mi baci ci baciamo,
mi sovrasti e diventi il mio cielo,
mi ami ti amo ci amiamo.
Senza dire una parola
ci raccontiamo tutti i sogni,
e guardandoci al buio, a memoria,
ci stringiamo in un abbraccio che ci completa.
Ci riaddormentiamo con lo stesso respiro
per sognare lo stesso sogno.
5:40
Troppo tardi per essere notte
troppo presto per essere giorno.
È un magico momento
rubato al mondo degli altri,
un brillante gioiello
incastonato tra notte e giorno.
Anime raccolte e bruciate, fuse
al dolore, consegnate alla morte;
egoista follia di razza.
Rinato conflitto cresce, oggi
ricordiamo quelle urla,
quella carne smunta sparsa
al campo, e le sue ossa.
In quel fumo che coprì cieli
prima azzurri, è andata umanità
colpevole d'essere diversa.
E noi oggi, ridicoli, ne piangiamo
ma gridando contro colori
vivi, diversi dal nostro credere...
Non contano i miei errori
il mio mestiere consiste nel vedere i tuoi,
non contano i tuoi errori
il tuo lavoro consiste nel rinfacciami i miei,
ma entrambi sappiamo dove arrivare,
dove fermarci,
perché andare oltre vorrebbe dire
togliere il tappo a questa barca
che ci sopporta a malapena
ed affondare entrambi.
Socia bottiglia che non mi tradisci,
che vorrei piena anche dopo mille bicchieri,
mi conosci così bene che quasi ti versi da sola,
ed in base al mio volere del momento,
come se fossi una cantina ben fornita,
mi dai ciò che mi serve per esser o triste o allegro,
o più semplicemente qualcosa per dormire.
Sei legata per la mia vita a quel bicchiere
che non disdegno a volte di tradire,
sfacciatamente,
rovesciando la tua bocca sulla mia
specie quando la sete è ancora tanta
e tu purtroppo sei ormai vuota,
e mi costringi ad aspettare l'arrivo dal tuo fondo di poche gocce del tuo umore,
come se fossi donna ed io la bocca sul tuo sesso.
Sai quante volte ti vorrei lanciare al muro
spaccarti in mille pezzi e poi sentirmi puro.
Ma penso che tu non mi hai mai fatto niente,
che mi sei rimasta accanto sempre fedele ed ubbidiente.
Se ti dovesse capitare qualcosa,
se avessi un infortunio sul lavoro,
giuro che ti farei un funerale con sepoltura degna
e dedica d'amore,
e come voto,
te lo dico fin da adesso,
dopo di te non guarderei più in faccia una bottiglia,
m'inventerei qualcosa per continuare a bere,
farlo di schiena,
da botti o fiaschi,
o forse solo dal bicchiere,
l'orfano ed il vedovo uniti nel loro dispiacere.
Ti sfiora per sentire le curve del tuo corpo.
Scivola la sua mano sopra la tua mano,
poi sale al braccio,
fino alla spalla,
al viso,
lui porta i tuoi profumi al naso,
e cambia il suo respiro.
La mano adesso scende al contrario,
ti accarezza lenta con le nocche,
il ruvido dell'osso sulle morbide guance,
sulla schiena,
... il brivido di entrambi.
Ti vede con le mani,
col corpo,
con la bocca,
anche se non con gli occhi,
il tuo amore cieco.
Diamola a questo tempo così improbabile la colpa di tutto,
salviamo noi stessi dalle reciproche critiche che non ci portano a nulla.
Chiudiamo la porta al fuori,
basta col lasciarla aperta apposta per far sentire agli altri ognuno le proprie ragioni.
Basta con quel provare e riprovare che non è bastato,
non è servito.
Salviamo quel poco dell'insieme
e non quel troppo dell'essere nemici.
E facciamo in modo che non sia l'ennesima inutile prova.
Posso dartela vinta già da adesso se questo può servirti,
tanto non cambia nulla,
ho perso,
e non so neppure contro chi.
Quanta falsa morale
spacciata per ideale.
Quanta ipocrisia
spacciata per sincerità.
Quanti valori spacciati ad un angolo della strada,
sotto un lampione.
Quanti sorrisi di donne adulte
in corpi di bimbe.
Quanta volontà
in quella finta ingenuità.
E cammino su questa fune
tesa e sospesa
mi muovo leggero
vado avanti...
per quel che sono
non ricordo più chi ero.
Questa fune è la mia vita
ed io sono equilibrista.
Vi chiederete se ho paura...
certo amici ne ho tanta
... eppure ne ho fatte di acrobazie...
senza rete, senza salvezze...
senza nessuna sicurezza...
Posso andare solo avanti...
con equilibrio e simmetria
passo dopo passo lascio il ieri
e il domani... sia quel che sia...
E voi mi guardate con il fiato sospeso
con i piedi per terra
e i visi per aria.
Ma se questa è stata la mia vita
questo il mio destino
io vi saluto con l'inchino
di chi non ha più niente da dire...
e a voi non resta...
che applaudire.