Ricordi che volano
Ricordi volano
come il vento si agita
nelle stagioni fredde
in noi si agitano i ricordi
belli e brutti
nel nostro cuore
come un involucro
ricordi che non tornano
più.
Composta domenica 27 dicembre 2009
Ricordi volano
come il vento si agita
nelle stagioni fredde
in noi si agitano i ricordi
belli e brutti
nel nostro cuore
come un involucro
ricordi che non tornano
più.
Amo le querce...
così rugose
così terrose...
innalzano i loro rami
aggrovigliati
verso il cielo
in maestosa gloria!
Bellezza che affascina...
massicci tronchi...
morbidi al contatto...
la quercia sorride a me...
e parla a me dell'universo...
il suo spirito lo tocca
nella sua profondità,
respira con lui.
Non è più il sangue o la carne.
Un tempo fui prima di nascer.
Oggi a respirar lo spettro mio,
Viaggio nel cerchio riflesso,
A palpar l'infinito appena.
Alita il profumo di note antiche.
Riecheggian ne l'ombra di verde luce.
Intorno è color di Terra,
Anima vitrea d'un mondo nuovo.
È sinfonia che tutto plasma.
Il meglio di me è quel respiro
che dedico avvolgendomi a te,
è... quell'immacolato ricordo
rude nell'animo, aspro in gola.
Il meglio di me è lo sguardo
sopra le righe, sopra i gigli,
è quella carcassa che trasporto, ormai
ridente, fumosa e, se volessi, celebre.
Il meglio di me è la paura
che mi opprime nel sentirmi inadatto,
è quell'ossessione impalpabile
di averti ora, sempre, da sempre.
Il meglio di me è quel brivido
che mi trapassa attraversando i tuoi occhi,
è l'insieme dei sogni da custodire,
da perseguire, da amare come amo te.
Il meglio di me è quella maschera da
infallibile, quasi inaffondabile per il nemico,
è quell'irascibile passato che mi tormenta,
mi percuote e mi rigenera per divenire re.
Il meglio di me è quella passione
soffocante e intoccabile che mi ammalia,
è il costante ballo nei risvolti della strada
tra anime sconsacrate, discepoli falliti.
Allora fu la paura
che arrestò il passo
strinse le mani
in pugni chiusi
serrò le labbra.
Allora fu la paura
che tu non comprendesti.
E adesso
voglio ridere
delle mie passate priorità
inutili e castranti,
delle lacrime versate
che solo le mie mani
hanno asciugato,
degli sguardi ottusi
di un'umanità
senza sogni,
dei miei sogni
mai realizzati.
Degli uomini
che hanno il rimpianto
di avermi perduta
e per quelli
che mi perderanno ancora,
alla loro vilta,
alla loro libertà
ingabbiata.
E rido
delle donne
omolagate
in parole,
pensieri
opere e
omissioni,
delle madri
che non sono amanti
e delle amanti
senza figli.
E continuerò
a ridere
sotto i miei cappellini retrò,
avvolta dal fumo
delle mie sigarette,
sorseggiando
i miei caffè
libera
insieme
alla mia musica.
I compiti
sono finiti da tempo,
l'ultimo
si è appena concluso.
La scolara diligente
non ha più
dettati da scrivere,
ha svolto
tutti i componimenti
e la chiosa dei pensieri
ha avuto la sua morale.
Mai
è stato assegnato
il tema principale,
il più importante
da elaborare.
Quindi non resta
che chiudere
il quaderno
con tanti errori
di distrazione,
di stanchezza,
di ignoranza,
ma
mai
di inefficienza.
S'è che tu vada, andrai.
E tornerò a cercarti
rar'amore che m'avrai.
Elìsi cieli e parti,
nel cuor, di noi, di sensi.
Ancor duole pensarti!
Ancora baci intensi
donerò in viaggi altri.
In caldi abbracci altri
oscurerò i tuoi persi.
La linea della vita
tu! Un muro da abbattere, un ostacolo da superare, una lacrima da versare
io! Un sogno già vissuto, un ricordo da rammentare, un libro letto da dover posare
noi! Un errore dettato dal fato solo per far divertire chi la linea della nostra vita ha disegnato,
con la sarcastica consapevolezza che il quel momento due sguardi, due cuori si
sarebbero incontrati come una arpa un violino In un concerto di memorabile bellezza.
Due mani sfioratisi solo il tempo per catturarne il calore il sudore, l'intenso ardore in un fondersi
nel pensiero di un metallo pronto a divenire spada per chiunque tenti di rapire questo amore
con l'intensa voglia di stringersi ma per un solo attimo, il tempo di un respiro
di uno sguardo annebbiato da una lacrima che discendendo segna i visi per poi cadere
da qui un guardarsi indietro per poi proseguire lungo la propria via per mai più forse rincontrarsi.
Vivo senza cercare, vivo senza dare colpa a nessuno.
Vivo ridendo e piangendo,
Vivo sulla mia pelle, a pugni chiusi
Vivo amando, senza chiedere.
E quella sottile fluente contentezza che sempre mi attraversa,
ovunque io sia, è già la mia ricompensa.
Vivo con mente aperta e cuore attento.
Vivo desiderando vivere.