Poesie personali


Scritta da: Stefania Sernicola
in Poesie (Poesie personali)

Formula (di matrimonio)

Resteremo insieme
sempre,
nell'olocausto
di ogni giorno,
tra le sabbie mobili
del tempo;
resteremo insieme
sempre,
nell'ostrica
del mattino,
dietro la grata
della sera
(e il presepe dolce
non curverà le spalle
in un tramonto prematuro,
non avranno
sete di musica
le pietre).

Resteremo insieme
sempre:
un corpo solo
come i gemelli siamesi,
una fine sola,
senza il rimorso
della sopravvivenza.
Composta giovedì 21 settembre 2000
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    Scritta da: Stefania Sernicola
    in Poesie (Poesie personali)

    Anonimo veneziano

    Lo sai anche tu,
    i nostri sogni
    non hanno radici
    nel cratere ingordo del tempo:
    la vita è un cerchio di sabbia
    sul corpo eterno della sfinge.

    La sirena dell'acqua alta
    stanotte ha ululato
    la sua peste nera
    e questo ormai
    è il vizio di sempre:
    la porta è aperta
    ma non si può fuggire.
    Adesso non gridare
    con il guardiano del faro
    nel cotone del sonno:
    non siamo più
    audaci naviganti
    e abbiamo il terrore
    dei pesci nelle reti.

    Lo sai anche tu,
    le vele bianche
    non cancellano
    il male di vivere:
    moriamo un poco
    ogni giorno,
    senza appelli
    e senza frontiere.
    Venezia,
    moriamo un poco
    ogni giorno.
    E le Stelle
    stanno a guardare.
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      Scritta da: Stefano Medel
      in Poesie (Poesie personali)

      Dopo la pioggia

      Dopo la pioggia,
      momento di calma,
      pausa;
      intorno pozzanghere
      di tutte le forme,
      acqua piovana,
      gocce sospese,
      per le grondaie e
      nei vetri;
      erba bagnata,
      odore di umidità,
      di piovasco,
      cielo tetro,
      malinconico,
      ti fa venir voglia
      di continuare a
      dormire,
      e a stare in casa;
      il tempo diventa lento,
      e non passa più.
      Composta lunedì 29 aprile 2013
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        Scritta da: Nadia Consani
        in Poesie (Poesie personali)

        Che fatica non essere poeti

        Sento comprimere la fronte,
        sulle gote poggio le mani
        e chino il capo,
        vuoto d'idee
        come una zucca la notte di Halloween.
        Martellano i pensieri
        sulle pareti d'una campana rotta,
        non giungono amabili note
        ad infiorare l'aria,
        risuonano solo parole sconnesse.
        Premo le tempie
        con le dita intorpidite,
        come a far uscire liquido poetico
        che tarda a venire.
        Guardo il soffitto,
        simile a gobbo, mi piace immaginare,
        dove un invisibile angelo
        suggerisce poesie per me,
        ma poeta non sono
        e resta solo qualche verso sparso,
        partorito dall'illusione
        di un sogno mai concluso.
        Composta lunedì 29 aprile 2013
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          Scritta da: A. Movie
          in Poesie (Poesie personali)

          Paoli

          Ci sono Paoli per tutti.
          Ci sono quelli brutti,
          Quelli belli
          E Quelli che sembrano fratelli.
          Molti sanno fare sforzi per divertirsi
          Vengono da casa loro a voi in pochi passi, cantano versi:
          Contengono le emozioni
          Non le fanno vedere a tutti gli spioni
          Molte poesie sono dedicate
          Ma le più belle sono sempre quelle delicate
          Che toccano e restano impresse nel pensiero
          Come quando resti sincero.
          Composta lunedì 29 aprile 2013
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            Scritta da: A. Cora
            in Poesie (Poesie personali)

            Colore

            Non si può
            cancellare dagl'occhi
            il bagliore d'un raggio di sole
            Quando la luce più astuta, s'è già
            diffusa nelle vallate del cuore
            Quando ha già inciso il suo nome in memoria
            quando anche il silenzio, di lei parla ancora
            Si può soltanto ignorare, fingendo di non capire
            si può anche a se stessi mentire, o altrove guardare
            Ma quando sbadato ti giri, sempre quel
            sole ritrovi, che ti scompiglia pensieri
            che ti ricorda il suo ardito calore
            Puoi campare cent'anni, in un solo
            giorno morire, sempre avrai
            tra le ciglia, e tra le
            anse del cuore
            Quel tanto amato
            colore.
            Composta lunedì 14 maggio 2012
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              in Poesie (Poesie personali)

              Ti vedrò ancora

              Ti vedrò ancora
              e sarà come la prima volta.
              Ti guarderò come
              una madre fiera
              del suo nascituro!
              Con mani tremanti
              sfiorerò le tue tempie
              bacerò il tuo collo
              fino alle labbra,
              a respirarti
              affannosamente
              come un corridore al
              traguardo!
              Ti vedrò ancora
              e afferrerò i tuoi fianchi
              vedrai il mondo girare
              velocemente
              ruoteremo
              fino a cadere
              con gli occhi
              ubriachi d'amore
              distendersi
              in una morsa d'abbracci
              mentre sentiremo
              scivolarci la terra
              perché l'amore
              ci faccia volare.
              Composta domenica 28 aprile 2013
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                Scritta da: Nelson
                in Poesie (Poesie personali)

                Ode al Dio meccanico che governa il mondo

                Un Dio meccanico
                governa questo mondo.
                Lubrifica e distende
                ingranaggi e vanità,
                grazie, peccati di gola.
                Imbottiglia passioni,
                voli, tergicristalli
                e volontà. Organi
                d'acciaio consunto
                suonano celestiali
                filastrocche, roboanti
                poesie d'elettrico vigore.
                Macchine d'orrida fattura
                camminano sulla terra,
                come creature di carne,
                come cristiani tumefatti
                dalla pazienza ecclesiastica.
                Margini d'umanità, margini
                di sopravvivenza cerebrale.
                La natura ormai allo stremo
                richiama gli alberi, le acque,
                le foglie cadute oltre i campi
                d'eroi sepolti, di figli perduti.
                Oltre la cortina di fumo denso,
                sorge fausto il cantautore.
                Quel suo becco ciondola,
                brillante, tra le cromate venature
                del sentiero artificiale,
                della perversione umana,
                dell'organo riproduttore
                di questa terra bagnata.
                Sudicia, come la donna lasciva,
                i bagni del patronato,
                l'idea del divino
                della moderna istituzione.
                Sorgono nuovi ideali,
                nuove fantasie tra i pittori,
                tra le armate di guerriglia.
                Incalza, l'incessante ritmo
                del popolo profano,
                tra le rette vie dell'aldilà
                oscuro, promosso, migliore.
                Suonano le campane a festa,
                abbondano le tavole, le favole,
                le ragazzine desiderose
                e ben vestite. Piangono
                i millantatori, i preti,
                le cornacchie
                dagli occhi di ghiaccio.
                Io rubo, dalle mie costole
                sporgenti, altro fiato,
                altra ira. Possano
                le voraci credenze,
                abbandonare il nido
                dove ci nutriamo a stormo
                come uccelli senz'ali.
                Imboccati come teneri feti
                aspettiamo con le fauci
                dischiuse, il boccone ultimo
                del nostro caro padrone,
                del nostro meraviglioso
                e superbo, capace, nobile
                e generoso Dio meccanico.
                Composta sabato 30 marzo 2013
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                  Scritta da: Nelson
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Se ne andavano in due

                  Se ne andavano in due,
                  diretti verso il nulla.
                  Una città desolata ove regnava
                  La desolazione, un putrido rancore.
                  Un lercio giardino ricco di fantasmi,
                  ammaestrati dal cantastorie,
                  un piccolo coniglio bianco
                  con tanto di cappello a cilindro.

                  Se ne andavano in due,
                  all'interno dell'ippodromo.
                  Tra puzza di cavalli e spoglie abitudini,
                  si presentarono al caporale, un vecchio
                  senza più nessuna ragione morale,
                  senza più divertimenti per il suo parco giochi.

                  Se ne andavano in due,
                  su quella motorella.
                  Entravano nell'acido castello,
                  costretto tra campi e fabbriche di morti.
                  Il bianconiglio piangeva, si sentiva solo,
                  ma non lo era, così pieno di stupide idee
                  da riempirsi la pancia e il cervello
                  da sentirsi fiero e accompagnato.

                  Se ne andavano in due,
                  l'orrendo suonava e il pazzo ballava.
                  Si divertirono a modo loro,
                  tra cocaina e rum invecchiato,
                  tra bagasce inventate e salti da capogiro.
                  Una bella serata, peccato per il coniglio.
                  Composta domenica 5 agosto 2012
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                    in Poesie (Poesie personali)

                    Com'è dolente il tuo silenzio

                    Com'è dolente il tuo silenzio!
                    La vita ha i suoi attimi d'assenzio!
                    La bocca ingoia il suo amaro!
                    Tu distante
                    ed io a consultar ricordi
                    son come goccia di rugiada
                    dissetano la mia inquietudine!

                    Com'è dolente il tuo silenzio!
                    La tua voce che io rimembro
                    come un sottofondo musicale
                    a riprendermi da quest'oblio.
                    Il mio corpo vuoto e desolato
                    dal deserto del dolore
                    dal dolore del distacco
                    tu sei via chissà dove?

                    Com'è dolente il tuo silenzio!
                    Composta sabato 27 aprile 2013
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