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Poesie di Nelson Padoan

Artista, nato lunedì 9 febbraio 1987 a Mestre (VE) (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Nelson

Qui intorno è tutto così sciolto

Qui intorno è tutto così sciolto.
Il mare, il cielo e l'aria, il tempo.
Il ticchettio s'infrange silenzioso
nel mio mite riposo, culla di voci
e indovinelli, pace, nostalgia.
Ora un piccolo ventilatore,
ieri la brezza di montagna.
Tutto è unito in un unico sigillo,
saldato al petto e ben pesante.
Cavaliere dipinto dalla memoria,
fanciullo rapito dal vortice.

Mi aggrappo alla cornice
e vedo tutto girare.
Tutto è così sciolto,
il soffitto, la luce, le pareti,
ogni cosa è irrilevante.
Ogni quadro ha la sua data,
ogni vittoria la sua festa.
Alla fine tutto si scioglie
e non resta che cavalcare
lontano, in un altro sogno,
in un altro paesaggio.
Nelson Padoan
Composta martedì 18 agosto 2009
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    Scritta da: Nelson

    Racconto improvvisato dalla c alla z

    Converge il cromosoma
    tra il cono e la cronaca,
    tra pagina 352 e 383.
    Un panino al crudo, grazie.
    Continuo a ritrovare
    termini e congiunzioni;
    significati e verbi.
    A pagina 420 inizia
    Il dibattito tra il diamante
    E la diarrea,
    dal divertimento al fegato
    ne passano di mesi,
    di feste e di formule,
    di pasti e fazzoletti.
    Pezzetti di feltro
    Vengon rubati dai feticisti,
    Mentre le femmine
    Si toccan la fetida fessura,
    da dove esce il feto
    per aggiudicarsi la sua fetta.
    Al margine della marchesa
    Il maresciallo procede la marcia,
    il malridotto vien maltrattato
    e il malvisto malmenato.
    Che dire della membrana,
    del missionario e del negoziante;
    stan tutti occupati ad odorare
    i piedi dell'operaia!
    L'ottimista litiga con l'ottomano,
    vanno avanti dall'800 e son ormai
    a pagina 958.
    Il nottambulo dormiva
    E non si accorse dell'era nucleare,
    dell'overdose di ovaie
    e dell'orgia orientale;
    non vide l'origine del mondo,
    il papero con le pantofole
    e la pernice impasticcata.
    Pernacchie, perplessità
    E perquisizioni;
    pisciate, pistole e piumini.
    Girano pagina i pittori,
    rassegnati dai ricordi,
    rammendati dai rimpianti.
    A pagina 1178
    Il rinoceronte viene rintracciato,
    lo sbadato si sballa e satana
    saccheggia la savana.
    Sembra un racconto
    Un poco sconclusionato,
    precotto e scongelato,
    ma scordatevelo
    perché è tutto improvvisato,
    lo sa bene il servo
    che sessualmente
    si disseta dalla sfiga,
    togliendosi lo sfizio
    e aprendo lo sfintere.
    Sculacciami! Dice
    Lo sgombro allo sgabello,
    mentre splende la serpe
    nel suo spogliarello
    spregiudicato.
    I tabù vengon scritti
    Sul tabellone del tabernacolo,
    letti dal tedesco e telegrafati,
    telefonati e trasmessi
    alle teenager americane.
    I telegiornali si trasformano
    In tossici torrenti,
    tossiscono i toscani
    e tremano le tribù.
    Il treno si scontra con l'ufo
    Di fronte all'ufficiale,
    affetto da ulcera uncinata.
    In uniforme arriva la vulva,
    valorizzata e vanitosa,
    recita il vangelo
    senza badare al vulcano
    in erezione e al viavai
    di videoclip, virgole e virtù.
    Virtuale virtuosismo,
    viscerale visione;
    volendo potrei continuare
    a parlarvi dello zombie zampettante;
    dei zampilli dello zingaro zoccolo
    e dello zotico zuccheroso,
    ma la zucchina è finita nella zuppa
    e la zuppiera è giunta a pagina 1547,
    tra le mani dello zuzzurellone.
    Nelson Padoan
    Composta martedì 24 luglio 2012
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      Scritta da: Nelson

      Ricordi internazionali

      Una bibita americana
      Scende nella mia gola.
      Indosso un vestito italiano
      mentre piango
      in un giardino greco,
      ripensando a paesaggi irlandesi,
      stagliati nella mia mente
      come ombre cinesi
      sul muro antico, romano.
      Una canzone spagnola
      riempie le mie orecchie,
      mentre fumo dell’erba olandese.
      Un viandante arabo
      passa veloce oltre la siepe,
      oltre i miei ricordi
      di vacanze africane,
      feste londinesi
      e baci alla francese.
      Una ragazza svedese balla
      nella mia mente consumata,
      dalla guerra punica
      tra fegato e cervello,
      dalla birra tedesca
      e la vodka russa.
      Una piramide di emozioni,
      un deserto di follie.
      Ho deciso che domani
      partirò per l’Egitto.
      Nelson Padoan
      Composta venerdì 17 agosto 2012
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        Scritta da: Nelson

        Risveglio mentale

        Illuminanti pensieri sorgono
        carezzando il mio ego,
        spolverando le mie tensioni,
        inspiegabili gesta.
        Immacolate concezioni
        di beata follia, candide storie
        di putrida luminescenza.
        Vago nel mio manto cerebrale
        assaporando i teneri frutti,
        cogliendo le bacche acerbe
        e le dolci note dei ricordi.
        Nuoto in un mare nero,
        liquoroso e sottile.
        Affogo nelle mie ceneri,
        risvegliandomi nudo
        in un letto nuovo.
        Nelson Padoan
        Composta sabato 13 ottobre 2012
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          Scritta da: Nelson

          Sono arrivato

          Squali,
          tigri e zanne,
          elefanti alati,
          montagne di ghiaccio
          e sogni irraggiungibili.
          Sono queste le mie paure,
          sono queste le mie leccornie.
          Ciambelle in agrodolce,
          succose ambientazioni,
          registi senza faccia e
          maschere dipinte.
          Il mio ecosistema è diverso
          dal vostro, da quello studiato,
          da quello conosciuto,
          da quello che è stato.
          Viaggio nella mia navicella
          tra Vergine, Saturno, Orione
          e Andromeda. Vedo universi
          paralleli e squadrati,
          incrocio comete senza coda,
          anni senza luce.
          Abbaiano i cani al mio arrivo,
          si perdono i segnali;
          si spegne la luce e
          suonano le campane.
          Uscite ad accogliermi,
          sono arrivato.
          Nelson Padoan
          Composta martedì 10 luglio 2012
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            Scritta da: Nelson

            Una lenta morte

            Penetro nel suono
            come una cuspide affilata,
            come un angelo dimenticato
            dalle grazie del firmamento.
            Lento, mi lascio scolpire,
            stendere, rilassare.

            Mi lascio andare, in questo bagno
            di gioia luminosa, chiudendo gli occhi
            per vedere nel sonno quello che accadrà.

            Le mie membra si fanno leggere,
            s'abbandonano lievi nel vento,
            come foglie variopinte, colpite
            dalla rugiada durante il mite autunno.

            Ascolto la mia pelle vibrare
            come tante farfalle migranti.
            Leggo, dolci suoni vaporosi
            mentre macchine infernali
            costruiscono gabbie d'acciaio
            per i miei sogni, per la mia notte.

            Odo vascelli imperiali
            solcare le tiepide acque
            di questo madido pensiero.

            Muoio in un deserto di ghiaccio,
            in una culla di profondi respiri,
            mentre cavalli meccanici, forgiati
            in ferro e avorio, cavalcano con furia
            le mie vertebre doloranti, corrose
            dall'acido del battito ancestrale.

            Una folla mi acclama,
            sorride eterea
            durante la mia passione.

            S' apre una porta tra le nubi,
            un cancello di luce
            al di sopra dei volti
            e delle foreste innevate.

            Sciolgo qui le mie vene,
            in un canto di cigni lontani,
            guardando il cielo incupirsi
            e le madri morire, davanti
            i propri figli, i loro avi
            e questa marcia di cadaveri ansiosi.
            Nelson Padoan
            Composta venerdì 16 novembre 2012
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              Scritta da: Nelson

              Sono solo

              Un faro rosso oltre le sbarre,
              una prigione di fuoco tra serpenti,
              sassi e letame. Piango,
              sommerso tra le fronde
              di una foresta eterna, di una vita
              legata a questo acciaio. Messico,
              strade perdute e qualche macchina,
              qualche birra e qualche sigaretta.
              Sono solo un uomo, un uomo
              che ha commesso un peccato;
              sono una voce tra le tante,
              tra la folla. Sono una foglia,
              sono una goccia, un cane
              e una canzone. Sono
              un viaggio in treno, una pistola,
              un disonesto e un cantante.
              Sono un poeta, un pittore,
              un amante. Sono, sogno
              e osservo, spero;
              sono prigioniero, sono solo.
              Nelson Padoan
              Composta venerdì 27 luglio 2012
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                Scritta da: Nelson

                Mangio da solo

                Mangio da solo
                assaporando i venti,
                mercanti di profumi
                e celibi palpiti di
                violenza letteraria.
                Una casa rossa
                spia il mio dolce
                trafficare, tra quadri
                equestri e nobili costumi.
                Un bracciale di perle
                cade dal tavolo,
                frantumandosi placidamente
                in sovversive idee
                dipinte a mano
                da formiche operaie
                e docili nani deformi.
                Giungo espressamente
                ad una splendida conclusione,
                digerendo questo pasto
                crudo ed elegante
                come un sushi ripieno
                di gelida bontà.
                Nelson Padoan
                Composta lunedì 1 aprile 2013
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                  Scritta da: Nelson

                  Ode al Dio meccanico che governa il mondo

                  Un Dio meccanico
                  governa questo mondo.
                  Lubrifica e distende
                  ingranaggi e vanità,
                  grazie, peccati di gola.
                  Imbottiglia passioni,
                  voli, tergicristalli
                  e volontà. Organi
                  d'acciaio consunto
                  suonano celestiali
                  filastrocche, roboanti
                  poesie d'elettrico vigore.
                  Macchine d'orrida fattura
                  camminano sulla terra,
                  come creature di carne,
                  come cristiani tumefatti
                  dalla pazienza ecclesiastica.
                  Margini d'umanità, margini
                  di sopravvivenza cerebrale.
                  La natura ormai allo stremo
                  richiama gli alberi, le acque,
                  le foglie cadute oltre i campi
                  d'eroi sepolti, di figli perduti.
                  Oltre la cortina di fumo denso,
                  sorge fausto il cantautore.
                  Quel suo becco ciondola,
                  brillante, tra le cromate venature
                  del sentiero artificiale,
                  della perversione umana,
                  dell'organo riproduttore
                  di questa terra bagnata.
                  Sudicia, come la donna lasciva,
                  i bagni del patronato,
                  l'idea del divino
                  della moderna istituzione.
                  Sorgono nuovi ideali,
                  nuove fantasie tra i pittori,
                  tra le armate di guerriglia.
                  Incalza, l'incessante ritmo
                  del popolo profano,
                  tra le rette vie dell'aldilà
                  oscuro, promosso, migliore.
                  Suonano le campane a festa,
                  abbondano le tavole, le favole,
                  le ragazzine desiderose
                  e ben vestite. Piangono
                  i millantatori, i preti,
                  le cornacchie
                  dagli occhi di ghiaccio.
                  Io rubo, dalle mie costole
                  sporgenti, altro fiato,
                  altra ira. Possano
                  le voraci credenze,
                  abbandonare il nido
                  dove ci nutriamo a stormo
                  come uccelli senz'ali.
                  Imboccati come teneri feti
                  aspettiamo con le fauci
                  dischiuse, il boccone ultimo
                  del nostro caro padrone,
                  del nostro meraviglioso
                  e superbo, capace, nobile
                  e generoso Dio meccanico.
                  Nelson Padoan
                  Composta sabato 30 marzo 2013
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