Per il mio cuore basta il tuo petto, per la tua libertà bastano le mie ali. Dalla mia bocca arriverà fino in cielo ciò che stava sopito sulla tua anima.
È in te l'illusione di ogni giorno. Giungi come la rugiada sulle corolle. Scavi l'orizzonte con la tua assenza. Eternamente in fuga come l'onda.
Ho detto che cantavi nel vento come i pini e come gli alberi maestri delle navi. Come quelli sei alta e taciturna. E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada. Ti popolano echi e voci nostalgiche. Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono gli uccelli che dormivano nella tua anima.
Vorrei sedermi vicino a te in silenzio, ma non ne ho il coraggio: temo che il mio cuore mi salga alle labbra. Ecco perché parlo stupidamente e nascondo il mio cuore dietro le parole. Tratto crudelmente il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso.
Ci siamo sempre amati come se fosse per noi incontrarci impossibile. Forse per questo tutto è stato tra noi vero. Quando il sole sorge, la luna tramonta; non possono stare insieme per un intero niente vale di più che il quasi - mistero del loro lento, necessario inseguirsi.
A volte sulla sponda della via preso da infinito scoramente mi seggo; e dove vado mi domando, perché cammino. E penso la mia morte e mi vedo già steso nella bara troppo stretta fatoccio inanimato...
Quant'albe nasceranno ancora al mondo dopo di noi! Di ciò che abbiam sofferto di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore non rimarrà il più piccolo ricordo
Le generazioni passan come onde di fiume...
Una mortale pesantezza il cuore m'opprime. Inerte vorrei esser fatto come qualche antichissima rovina e guardare succedersi le ore, e gli uomini mutare i passi, i cieli all'alba colorirsi, scolorirsi a sera...
Santa Maria, Vergine della notte, noi t'imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore, irrompe la prova, sibila il vento della disperazione, e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni, o il freddo delle delusioni o l'ala severa della morte.
Liberaci dai brividi delle tenebre.
Nell'ora del nostro calvario, Tu, che hai sperimentato l'eclissi del sole, stendi il tuo manto su di noi, sicché, fasciati dal tuo respiro, ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.
Alleggerisci con carezze di Madre la sofferenza dei malati.
Riempi di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo. Spegni i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti, e offri loro la spalla, perché vi poggino il capo.
Preserva da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e conforta, col baleno struggente degli occhi, chi ha perso la fiducia nella vita.
Ripeti ancora oggi la canzone del Magnificat, e annuncia straripamenti di giustizia a tutti gli oppressi della terra.
Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure. Anzi, se nei momenti dell'oscurità ti metterai vicino a noi e ci sussurrerai che anche Tu, Vergine dell'Avvento, stai aspettando la luce, le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto.
Oggi sento nel cuore un vago tremore di stelle, ma il mio sentiero si perde nell'anima della nebbia. La luce mi spezza le ali e il dolore della mia tristezza bagna i ricordi alla fonte dell'idea. Tutte le rose sono bianche, bianche come la mia pena, e non sono le rose bianche, perché ci ha nevicato sopra. Prima ci fu l'arcobaleno. Nevica anche sulla mia anima. La neve dell'anima ha fiocchi di baci e di scene che sono affondate nell'ombra o nella luce di chi le pensa. La neve cade dalle rose, ma quella dell'anima resta e l'artiglio degli anni ne fa un sudario. Si scioglierà la neve quando moriremo? O ci sarà altra neve e altre rose più perfette? Scenderà la pace su di noi come c'insegna Cristo? O non sarà mai possibile la soluzione del problema? E se l'amore c'inganna? Chi animerà la nostra vita se il crepuscolo ci sprofonda nella vera scienza del Bene che forse non esiste e del Male che batte vicino? Se la speranza si spegne e ricomincia Babele che torcia illuminerà le strade della Terra? Se l'azzurro è un sogno, che ne sarà dell'innocenza? Che ne sarà del cuore se l'Amore non ha frecce? Se la morte è la morte, che ne sarà dei poeti e delle cose addormentate che più nessuno ricorda? O sole della speranza! Acqua chiara! Luna nuova! Cuori dei bambini! Anime rudi delle pietre! Oggi sento nel cuore un vago tremore di stelle e tutte le rose sono bianche come la mia pena.
Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.
Ho dimenticato di dimenticarti. Non te la prendere. Problema mio. Che sotto la doccia un po' ti penso. E spesso rido. E spesso piango. Ma non si vede. Acqua nell'acqua. E non si sente. Vuoto nel vuoto. I miei pensieri pesano poco. Prendono il volo. Il tuo, però, è ancora qua. Nella mia testa tra le mie gambe sopra la schiena. Dentro le ossa. Non se ne va. E chiudo spesso gli occhi senza pensare a niente. E metto spesso le cuffie senza ascoltare niente. E stringo spesso le mani senza afferrare niente. Ti chiuderei a giro sulla mia pelle in questo istante per fartela sentire quanto è forte questa voglia di rinascere che senza te, però, non ce la fa a partire. Ci vorrà un bel po' per riprendere a mangiare. Riesce a farmi schifo persino la lasagna di mia madre quando non ci sei. Converrai da te che la situazione è alquanto grave. Io ti ho avvisata ora vedi che puoi fare. Ho fatto crescere i capelli così posso disfarli come un letto. A te ne non sono mai piaciuti, dici che un uomo deve tenerli sempre corti. Questione di gusti. Talvolta l'intelligenza è tutta nel baciare i punti giusti. Ho dimenticato di dimenticarti. Non te la prendere. Problema mio. Questa mattina ho fatto un sogno. Era d'estate. Faceva caldo. Nevicava. Dicevi: sei il mio miracolo più bello. Io prima ti ho baciata. Poi ti ho risposto: non credo nei miracoli. E forse il mio problema è proprio quello. Non credo nei miracoli. E forse il mio problema è solo quello.