Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Amore non dannarmi

Amore non dannarmi al mio destino
tienimi aperte tutte le stagioni
fa che il mio grande e tiepido declino
non si addormenti lungo le pulsioni
metti al passivo tutte le passioni
dormi teneramente sul cuscino
dove crescono provvide ambizioni
d'amore e di passione universale,
toglimi tutto e non mi fare male.
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    Scritta da: Araba Fenice
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Bambino

    Bambino,
    se trovi l'aquilone della tua fantasia
    legalo con l'intelligenza del cuore.
    Vedrai sorgere giardini incantati
    e tua madre diventerà una pianta
    che ti coprirà con le sue foglie.
    Fa delle tue mani due bianche colombe
    e portino la pace ovunque
    e l'ordine delle cose.
    Ma prima di imparare a scrivere
    guardati nell'acqua del sentimento.
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      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Potessero le mie mani sfogliare

      Pronunzio il tuo nome
      nelle notti scure,
      quando sorgono gli astri
      per bere dalla luna
      e dormono le frasche
      delle macchie occulte.
      E mi sento vuoto
      di musica e passione.
      Orologio pazzo che suona
      antiche ore morte.
      Pronunzio il tuo nome
      in questa notte scura,
      e il tuo nome risuona
      più lontano che mai.
      Più lontano di tutte le stelle
      e più dolente della dolce pioggia.
      T'amerò come allora
      qualche volta? Che colpa
      ha mai questo mio cuore?
      Se la nebbia svanisce,
      quale nuova passione mi attende?
      Sarà tranquilla e pura?
      Potessero le mie mani
      sfogliare la luna!
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        Scritta da: Andrew Ricooked
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Un albero, una strada, un rospo

        Un tavolo da 7, tutti
        che ridono forte, senza smetter,
        in modo quasi assordante,
        ma non c'è gioia nella loro
        risata, sembra
        meccanica.
        Finzione e falsità
        avvelenano l'aria.
        Sembra che gli altri avventori non lo
        notino.
        Sono asfissiato dalle risate,
        le viscere, il cervello, la mia coscienza,
        mi vanno di traverso.
        Sogno di prendere una postola, di
        avvicinarmi al tavolo
        e di far saltare le loro teste,
        una dopo l'altra.
        Naturalmente, questo mi renderebbe
        ancora più colpevole di
        loro.
        Eppure, continuo a fantasticare e
        poi capisco che pretendo
        troppo.
        Avrei già dovuto capire
        da un pezzo che è così
        e basta:
        che dappertutto ci sono tavoli da 2,
        3,7, 10 o anche più
        con gente
        che ride senza motivo e
        senza gioia,
        che ride per niente senza
        trasporto,
        e che questa è una parte inevitabile
        di tutto,
        come un albero, una strada, un rospo.

        Ordino ancora da bere e
        decido di non ucciderli, nemmeno
        nella mia immaginazione.

        Decido, invece, che sono un
        uomo davvero fortunato:
        il tavolo è a 7 metri di distanza.
        Potrei essere a quel tavolo, seduto
        con loro,
        vicino alle loro bocche,
        vicino ai loro occhi e alle loro orecchie
        e alle loro mani,
        e sentire realmente la conversazione
        che provoca le loro risate
        senza gioia.
        Mi sono già trovato in molte situazioni simili
        ed è stata una dura croce,
        davvero.

        Così, mi accontento della mia buona sorte
        ma non posso fare a meno di chiedermi
        se al mondo sia rimasto un angolo
        con un tavolo da 7 dove
        si provano sentimenti autentici,
        dove c'è
        una bella risata vera.
        Spero di si.
        Devo sperare di si.
        Composta domenica 3 gennaio 2010
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Alla tua salute, Amore mio!

          Sono folle di te, amore
          che vieni a rintracciare
          nei miei trascorsi
          questi giocattoli rotti delle mie parole.
          Ti faccio dono di tutto
          se vuoi,
          tanto io sono solo una fanciulla
          piena di poesia
          e coperta di lacrime salate,
          io voglio solo addormentarmi
          sulla ripa del cielo stellato
          e diventare un dolce vento.
          Composta venerdì 10 settembre 2010
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            Scritta da: Antonio Dati
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            È Natale

            È Natale!

            È Natale ogni volta
            che sorridi a un fratello
            e gli tendi la mano.
            È Natale ogni volta
            che rimani in silenzio
            per ascoltare l'altro.
            È Natale ogni volta
            che non accetti quei principi
            che relegano gli oppressi
            ai margini della società.
            È Natale ogni volta
            che speri con quelli che disperano
            nella povertà fisica e spirituale.
            È Natale ogni volta
            che riconosci con umiltà
            i tuoi limiti e la tua debolezza.
            È Natale ogni volta
            che permetti al Signore
            di rinascere per donarlo agli altri.
            Composta lunedì 20 dicembre 2010
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              Scritta da: 164gio51vi
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Una carogna

              Ricordi tu l'oggetto, anima mia, che vedemmo quel mattino d'estate così dolce? Alla svolta d'un sentiero un'infame carogna sopra un letto di sassi,
              le gambe all'aria, come una femmina impudica, bruciando e sudando i suoi veleni, spalancava, con noncuranza e cinismo, il suo ventre pieno d'esalazioni.
              Il sole dardeggiava su quel marciume come volendolo cuocere interamente, rendendo centuplicato alla Natura quanto essa aveva insieme mischiato;
              e il cielo contemplava la carcassa superba sbocciare come un fiore. Il puzzo era tale che tu fosti per venir meno sull'erba.
              Le mosche ronzavano sul ventre putrido donde uscivano neri battaglioni di larve colanti come un liquame denso lungo gli stracci della carne.
              Tutto discendeva e risaliva come un'onda, o si slanciava brulicando: si sarebbe detto che il corpo gonfio d'un vuoto soffio, vivesse moltiplicandosi.
              E tutto esalava una strana musica, simile all'acqua corrente o al vento, o al grano che il vagliatore con ritmico movimento agita e volge nel vaglio.
              Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno: schizzo, lento a compiersi, sulla tela (dimenticata) che l'artista condurrà a termine a memoria.
              Dietro le rocce una cagna inquieta ci guardava con occhio offeso, spiando il momento in cui riprendere allo scheletro il brano abbandonato.
              - Eppure tu sarai simile a quell'immondizia, a quell'orribile peste, stella degli occhi miei, sole della mia natura, mia passione, mio angelo!
              Sì, tu, regina delle grazie, sarai tale dopo l'estremo sacramento, allora che, sotto l'erba e i fiori grassi, andrai a marcire fra le ossa.
              Allora, o bella, dillo, ai vermi che ti mangeranno di baci, che io ho conservato la forma e l'essenza divina di tutti i miei decomposti amori.
              Composta martedì 13 dicembre 2011
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                Scritta da: Federico
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Epilogo

                E proprio qui, ai piedi di questa stupenda policromia sistina,
                si riuniscono i cardinali -
                una comunità responsabile per il lascito delle chiavi del Regno.
                Giunge proprio qui.
                E Michelangelo li avvolge, tuttora, della sua visione.
                "In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo... "

                Chi è Lui?
                Ecco, la mano creatrice dell'Onnipotente Vecchio, diretta verso Adamo...
                Al principio Dio ha creato...
                Costui che vede tutto...

                La policromia sistina allora propagherà la Parola del Signore:
                Tu es Petrus - udì Simone, il figlio di Giona.
                "A te consegnerò le chiavi del Regno".
                La stirpe, a cui è stata affidata la tutela del lascito delle chiavi,
                si riunisce qui, lasciandosi circondare dalla policromia sistina,
                da questa visione che Michelangelo ci ha lasciato -
                Era così nell'agosto e poi nell'ottobre, del memorabile anno dei due conclavi,
                e così sarà ancora, quando se ne presenterà l'esigenza dopo la mia morte.
                All'uopo, bisogna che a loro parli la visione di Michelangelo.
                "Con-clave": una compartecipata premura del lascito delle chiavi, delle chiavi del Regno.
                Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine,
                tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio.
                È dato all'uomo di morire una volta sola e poi il Giudizio!

                Una finale trasparenza e luce.
                La trasparenza degli eventi -
                La trasparenza delle coscienze -
                Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni al popolo -

                Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius.
                Tu che penetri tutto - indica!
                Lui additerà...
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